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Dario Argento al Bif&st: tra Morricone, Tarantino e i Pink Floyd

Dario Argento è uno dei più influenti registi italiani del secolo scorso.

 

Le sue opere hanno rapito intere generazioni di cineasti, strabiliati dalla sua innata capacità di creare suspense, avvolgere di mistero ogni propria pellicola e generare dei picchi di genuino terrore negli spettatori. 

 

Ma l'eredità di Argento, come ben noto, si spinge anche oltre il terreno dell'immaginario visivo del cinema di genere di cui si è fatto esponente primario per anni.

Il suo lascito, infatti, si estende anche in altri comparti della Settima Arte, primo tra tutti quello musicale.

 

All'interno della filmografia del regista romano, infatti, spiccano alcune delle più note colonne sonore della Storia del Cinema.


Già, perchè Dario Argento non si è fatto mancare niente a livello di collaborazioni musicali: da Ennio Morricone a Pino Donaggio, passando per gli Iron Maiden, i Motorhead e, ovviamente, i Goblin.

 

 

[Jean Gili, Dario Argento e il direttore artistico Felice Laudadio al Teatro Margherita. Credits to Bif&st]

 

 

Proprio questo rapporto così stretto tra Argento e la musica ha portato il Bif&st - Bari International Film Festival a invitarlo per una conversazione con il critico Jean Gili, tenutasi giovedì 2 maggio presso il Teatro Margherita del capoluogo pugliese.

  

Il tema di partenza della conversazione era, ovviamente, la musica da film - e nello specifico il rapporto tra Argento e Morricone - ma, come era inevitabile che fosse, ben presto si è tramutata in un autentico dialogo sulla sua carriera, pieno di cinefacts troppo ghiotti per essere ignorati.

 

Jean Gili ha immediatamente aperto la conversazione notando come Argento avesse collaborato con Morricone in periodi molto distanti tra loro, visto che dopo aver creato le musiche per la Trilogia degli animali (L'uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e 4 mosche di velluto grigio) - che lo stesso Morricone aveva definito musiche infantili, che quasi volevano richiamare le turbe che avevano afflitto gli assassini sin da tenera età - i due erano tornati a collaborare negli anni '90 per La sindrome di Stendhal e Il fantasma dell'opera

 

 

[Michael Brandon in 4 Mosche di Velluto Grigio, 1971]

 

 

Questo ha portato il regista romano a raccontare le origini della loro collaborazione e alla sua visione del lavoro svolto insieme:

 

"Io ho conosciuto Ennio Morricone grazie a Sergio Leone.

Con lui e Bernardo Bertolucci stavamo scrivendo C'era una volta il West e ce lo presentò.

Quando ebbi la possibilità di dirigere un film volli chiaramente rivolgermi a lui per le colonne sonore, ma lui all'inizio non voleva. Fu grazie a mio padre Salvatore, all'epoca produttore, che riuscì a convincerlo.

 

Io non definirei le musiche dei nostri primi film insieme "musiche da bambini".

Certo, richiamavano anche le sonorità tipiche di una ninna nanna, ma era tutto volto a creare maggiore inquietudine.

 

Abbiamo fatto cinque film insieme ma ogni tanto c'è stata qualche discussione, dalla quale siamo emersi amici come prima.

 

Non è facile lavorare con Dario Argento ma vi assicuro che non è facile lavorare nemmeno con Ennio Morricone.

Per esempio una volta andai a casa sua per lavorare alla colonna sonora de L'Uccello dalle piume di cristallo e gli portai una serie di vinili delle band rock più in voga di quegli anni.

E lui mi disse: "Ma che cosa li hai portati a fare questi? Che dobbiamo farci? Portali via. Io sono Ennio Morricone!".

 

Ma lui discuteva molto anche con Sergio Leone, passavano giorni senza che si parlassero ma poi tornavano più amici di prima.

Loro non solo hanno fatto le elementari insieme, erano compagni di banco.

Avevano proprio un rapporto su tutt'altro livello."

 

 

[Rosita Torosh in L'Uccello dalle Piume di Cristallo, 1970]

 

In seguito Argento, interrogato sui generi musicali che ascolta, ha voluto raccontare alla platea l'origine del suo amore per la musica:

 

"Io ho sempre ascoltato musica, anzi, credo di aver ascoltato dal vivo tutti i più grandi musicisti rock e pop transitati dall'Italia e dagli Stati Uniti negli anni in cui ho lavorato lì.

Alcuni di loro mi hanno fatto un'impressione fantastica. E da queste esperienze chiaramente è nata in me la voglia di collaborare con alcuni di loro.

 

Ad esempio avevo chiesto ai Pink Floyd di lavorare con me: avevano appena finito di incidere The Wall e stavano per partire in tourneé.

Il problema di questi gruppi è che poi stanno due anni in giro per il mondo, quindi mi hanno detto che non avevano tempo di farlo, perché per fare una colonna sonora ci vuole tempo e loro non lo avevano. 

 

Ma non solo loro eh, volevo anche lavorare con i Genesis poco dopo l'addio di Peter Gabriel.

Di idee ne ho avute tante, ma comunque sono soddisfatto delle collaborazioni che ho fatto.

 

Questa mia passione per la musica è nata quando ero ragazzino: mia nonna aveva un palchetto all'opera e tutti gli adulti della famiglia lavoravano.

Io ero il più grande dei nipoti e ricevetti il compito di accompagnarla. Le prime volte mi addormentavo sempre.

Ma poi mi innamorai perdutamente. Non vedevo l'ora di andarci.

 

Quando cominciai a lavorare a Il fantasma dell'Opera cercai addirittura di diventare esperto di musica lirica francese, tanto bistrattata in Italia.

La musica è davvero importante per me."

 

 

[Dario Argento e il Maestro Ennio Morricone]

 


Il passo successivo è stato, ovviamente, quello di spiegare come le collaborazioni musicali funzionassero sui suoi set. 

 

"Come ha detto Morricone, spesso le musiche arrivano a film concluso.

Però qualche volta ho avuto la fortuna di lavorare alle musiche nel periodo della produzione: questa è un'esperienza interessantissima perchè man man che il film cresce puoi sentir crescere le musiche.

 

Questa è una cosa che mi è successa con i Goblin: loro venivano di sera a casa mia e mi facevano sentire ciò che avevano prodotto e io dicevo loro se mi stava bene o se qualcosa andava messa a posto. 

 

Per Suspiria, invece, la musica è stata addirittura creata prima del film stesso.

E anche questa è stata un'esperienza importante, perchè avevo ben chiara l'atmosfera da attribuire alle scene. Io quindi, quindi, preferisco lavorarci sempre prima o in itinere.

Ma nche una colonna sonora che arriva a fine film può essere molto ben riuscita. 

 

 

[Jessica Harper in Suspiria, 1977]

 

 

Per esempio il lavoro fatto da Claudio Simonetti con La terza madre è stato molto interessante, anche se mi ha fatto arrabbiare perchè avevo finito da tempo le riprese e lui non si sbrigava a completare la colonna sonora.

 

Non sempre, però, sentire le musiche prima è una bella esperienza.

Per esempio, una volta fui contattato da Keith Emerson: non lo sentivo da anni, lui viveva alle Bahamas, e voleva creare la colonna sonora per un mio film.

Io la ascoltai e non mi piacque per nulla, quindi gli dissi no.

Da allora, quindi, siamo rimasti 'nemici'".

 

Poi ognuno ha il suo metodo: quando Ennio ha creato le musiche per The Hateful Eight, Quentin Tarantino non gli ha detto niente per tutto il tempo della lavorazione.

Solo alla fine, quando Ennio gli ha chiesto se gli piacesse il risultato, Quentin ha detto "Sì, molto"." 

 

 

[Asia Argento ne La Terza Madre, 2007]

 

 

A questo punto è divenuto inevitabile soffermarsi su Tarantino, su tutti gli altri i suoi emuli e sulle sue metodologie di lavoro che sono rimaste immutate malgrado il tempo:

 

"Quentin lo conosco molto bene. Un tipo eccentrico.

Pensate che per l'incipit di Deathproof che ricalca l'inizio de Il Gatto a Nove Code per trama e atmosfere ha ricomprato la mia colonna sonora, non l'ha fatta rifare.

Mai una volta, però, che a fine film scrivesse "Si ringrazia Dario Argento...".

Ma come lui tanti altri, eh. 


Ora ho letto che il suo prossimo film, C'era una volta a Hollywood, andrà a Cannes.

Dopo i "C'era una volta..." di Leone, ecco i suoi. Guardate quanto è attento al cinema italiano.  

 

Il fatto che lui e altri imitino i miei film è un incentivo a non cambiare metodologia di lavoro.

Il mio buon amico Guillermo del Toro, ad esempio, è un mio grande estimatore, così come Alfonso Cuarón.

Se loro prendono spunto da me, io non vedo perchè dovrei cambiare metodi.

 

L'ambiente all'interno del mondo del cinema è cambiato, i miei metodi di lavoro no." 

 

 

 

[Catherine Spaak ne Il Gatto a Nove Code, 1971]

 

 

Per chiudere la panoramica sul suo cinema, Argento ha voluto soffermarsi sul suo rapporto con le figure femminili, tanto importanti per i suoi film.

 

"Quasi tutte le protagoniste dei miei film sono donne.

Le donne sono importantissime per me, anche se molto giovani. Asia, mia figlia, era una ragazzina al nostro film insieme e l'ho accompagnata nel suo percorso di crescita.

Anche Jennifer Connelly in Phenomena era giovanissima.

 

Questo mio amore per il mondo femminile lo devo a mia madre: lei era una fotografa e immortalava tutte le più belle donne al mondo.

Mi ha trasmesso questa passione per le donne, come una sorta di retaggio freudiano."

 

 

[Dario Argento con Jennifer Connelly sul set di Phenomena, 1985]

 


In chiusura di incontro, Dario Argento ha anche anticipato il suo prossimo progetto: una serie tv, la cui produzione è ancora lontana dall'essere conclusa.

Una sfida inedita per un regista quasi ottantenne che sente di avere ancora molto da dire.

 

Ma di dubbi sulla sua voglia di raccontare ne avevamo pochi, vista l'incredibile maestria con cui ha navigato per un'ora tra i temi dominanti della sua carriera in questa meravigliosa conversazione.

 

Chi lo ha scritto

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1 commento

Benito Sgarlato

5 mesi fa

Interessante articolo, Dario Argento uno dei registi italiani più importanti e talentuosi, nostro orgoglio.
Proprio stanotte ho rivisto con piacere in tv Profondo Rosso, un classico intramontabile.
Peccato per la mancata collaborazione coi Pink Floyd

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