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Cosa dobbiamo aspettarci dai David di Donatello 2019?

Ormai ci siamo: la sessantaquattresima edizione dei David di Donatello è alle porte. 

La sera del 27 marzo verranno premiate quelle che, secondo l'Ente David di Donatello dell'Accademia del Cinema Italiano, sono le eccellenze della Settima Arte Made in Italy.

 

Inutile dire che, come al solito, le nomination hanno immancabilmente generato qualche polemica sulla quale non intendiamo soffermarci oltre, preferendo passare immediatamente alla presentazione dell'evento.

Prima di proseguire con la preview una considerazione è, però, d'obbligo: diversamente da quanto avviene con gli Oscar, difficilmente i premi che hanno preceduto i David sono altamente predittivi.


La composizione della giuria dei Nastri D'Argento è, ad esempio, molto diversa, così come non c'è assolutamente nessun legame tra i premi italiani e quelli europei, tanto gli European Film Awards quanto quelli assegnati nei festival. In ogni caso, però, prestando la giusta attenzione è possibile lanciarsi in qualche previsione.

  

 

 

 

L'evento

 

 

Dopo il piuttosto riuscito biennio 2016-17 sotto l'egida di Sky con la conduzione di Alessandro Cattelan, dallo scorso anno l'evento è tornato sui canali Rai e sarà per il secondo anno presentato da Carlo Conti, che l'anno scorso sembrava un bel po' spaesato in un contesto che - diciamocelo chiaramente - non sembra metterlo del tutto a suo agio. 

 

Se, quindi, dal punto di vista dello spettacolo è lecito non aspettarsi una cerimonia scoppiettante, dall'altra parte abbiamo un'annata cinematografica di enorme qualità che, di certo, non può che alimentare l'hype degli appassionati delle premiazioni, una categoria che in Italia vanta un numero tutt'altro che risibile di membri.

 

Dove eravamo rimasti?

 

Prima di partire con una più o meno ponderata preview di quelli che sono i papabili vincitori, mi sembra doveroso fare un riferimento a quanto avvenuto lo scorso anno, se non altro per comprendere quanto effettivamente le cose siano cambiate nel giro di 12 mesi.

 

Nella sessantatreesima edizione dei David a imporsi come miglior film era stato Ammore e Malavita, action-comedy in salsa musical dei Manetti Bros, che aveva sbaragliato la concorrenza de La Tenerezza, film di un gigante del cinema nostrano come Gianni Amelio.

 

A fare da contorno a queste pellicole nella cinquina finale c'erano ben tre outsider: A Ciambra del semi-esordiente Jonas Carpignano, un sofisticato film d'animazione come Gatta Cenerentola e il biografico Nico 1988 di Susanna Nicchiarelli.

Un quintetto se non altro atipico, che ha condotto a un esito piuttosto soprendente.

 

A un anno di distanza lo scenario sembra completamente capovolto.

 

 

 

[Ammore e Malavita dei Manetti Bros. è stato vincitore nella categoria Miglior film nella scorsa edizione dei David]

 

 

A dominare la cerimonia saranno i grandi nomi, che hanno praticamente monopolizzato le nomination: sono, infatti, ben 15 le candidature per Dogman di Matteo Garrone, 13 quelle per Capri-Revolution di Mario Martone e 12 a testa per Chiamami col tuo nome, acclamatissimo film dal respiro internazionale di Luca Guadagnino, e Loro di Paolo Sorrentino, che malgrado un così importante numero di nomination può tranquillamente essere ritenuto come il grande deluso della serata prima ancora che questa abbia luogo.

 

Perché?

Beh, il motivo lo scoprirete se proseguirete nella lettura.

 

 



MIGLIOR FILM


Malgrado la grande qualità diffusa nella cinquina per il premio principale, Dogman sembra davvero la pellicola favorita a portare a casa la statuetta.

 

Il nono lungometraggio di Matteo Garrone è uscito trionfatore dall'ultima edizione dei Nastri D'Argento e sembra poter avere tutte le carte in regola per confermarsi ai David.

 

 

Dopo un'accoglienza trionfale a Cannes che non si è tradotta in alcun premio per il regista romano, l'esclusione dalla nomination per l'Oscar al miglior film in lingua straniera, una nomination nella medesima categoria ai BAFTA e un ruolo di primo piano agli European Film Awards, il thriller d'autore di Garrone potrebbe finalmente vincere il big prize dopo qualche delusione di troppo.

 

Tra gli altri concorrenti in gara meritano un particolare occhio Chiamami col tuo nome, la cui vittoria potrebbe tradursi nella definitiva riconciliazione tra Luca Guadagnino e i salotti buoni del cinema nostrano, e Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher, anch'esso accolto positivamente a Cannes e protagonista degli European Film Awards.

 

Ancor più attardati ci sono poi Euforia di Valeria Golino e Sulla mia pelle di Alessio Cremonini, che ha strappato la nomination finale - probabilmente cavalcando l'onda della sua attualità in cronaca - e due nomi di grosso calibro come Paolo Sorrentino e Mario Martone.

 

Se quest'ultimo potrà almeno consolarsi con la nomination nella categoria dedicata alla regia, per il Premio Oscar 2014 questa, pesantissima, mancata nomination è solo la prima di un'importante serie che riflette l'accoglienza oltremodo fredda riservata da un certo ambiente cinematografico nostrano a Loro.

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MIGLIOR REGIA


Praticamente la stessa cinquina, con l'eccezione di Mario Martone e del suo Capri-Revolution che prendono il posto di Cremonini e del suo film su Stefano Cucchi - che porterà, con ogni probabilità, al medesimo risultato.

 

Matteo Garrone è favoritissimo in questa categoria che è, probabilmente, tra le più scontate della kermesse.

 

Forte della vittoria del Nastro D'Argento nella stessa categoria e di una nomination agli European Film Awards, il regista romano non sembra aver avversari particolarmente agguerriti, visto che tanto per Chiamami col tuo nome quanto per Lazzaro Felice sono sempre state le rispettive sceneggiature a raccogliere il maggior numero di premi, lasciando un po' in penombra gli importanti sforzi registici di Luca Guadagnino e di Alice Rohrwacher.

 

Estremamente attardata Valeria Golino, che ha raggiunto la nomination in barba al monumentale lavoro creativo di Paolo Sorrentino, ma che difficilmente porterà a casa il premio.

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MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE - PREMIO GIAN LUIGI RONDI

 

Un po' più combattuta potrebbe essere la corsa al titolo di miglior regista esordiente, con cinque candidature a loro modo molto importanti.

 

Sulla mia pelle di Alessio Cremonini non può che partire con un leggero ma significativo vantaggio dovuto alla sua nomination nella categoria principale.

 

Fabio e Damiano D'Innocenzo, però, sono anche loro candidati molto combattivi, forti della vittoria del Nastro D'Argento nella medesima categoria, anche se non ottenuto in concorrenza diretta con il film di Cremonini (che al momento dell'assegnazione dei Nastri non era ancora stata rilasciato).

 

Non da sottovalutare le candidature anche di Valerio Mastandrea, Luca Facchini e Simone Spada che hanno riscosso buon successo con Ride, Fabrizio De André - Principe Libero e Hotel Gagarin.

Categoria aperta alle sorprese, ma con un chiaro favorito.

 

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MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA


Eccoci arrivati a una delle categorie più dure da decifrare.

 

Elena Sofia Ricci ha fornito la miglior prova attoriale della sua carriera nei panni di Veronica Lario in Loro, andando così a guadagnarsi il Nastro D'Argento per la miglior attrice protagonista.

Questo le permette di partire con un discreto vantaggio sulle competitors, che però non forniscono grandi punti di riferimento per permetterci di dare un giudizio.

 

L'unica altra attrice in concorso ad aver vinto un premio prima dei David è Pina Turco, premiata come miglior attrice al Festival del Cinema di Tokyo per Il vizio della Speranza ma, come potete ben capire, è difficile assimilare a un simile premio un' importante rilevanza predittiva.

 

Alba Rohrwacher ha ricevuto la sua nomination ai David per Troppa Grazia dopo esser stata nominata agli European Film Awards per Lazzaro Felice: questo rende la sua candidatura la meno decifrabile del lotto. 

 

Marianna Fontana ha, invece, goduto di un'ottima accoglienza per la sua interpretazione in Capri-Revolution sin dalla prima proiezione alla Mostra Internazionale d'Arte del Cinema di Venezia, pur senza aver raccolto nessun premio. 

 

Alla luce di questa situazione, l'ormai immancabile Anna Foglietta non può che partire con un po' di ritardo sulle altre concorrenti.

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MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

 

Prix d'interpretation masculine a Cannes, Nastro D'argento ed European Film Award al miglior attore: Marcello Fonte ha vinto tutto ciò che era possibile vincere prima dei David.

 

Questo non può che renderlo il grandissimo favorito in questa categoria, che però è più incerta di quanto appaia.

 

La candidatura di Alessandro Borghi nei panni di Stefano Cucchi è molto forte: la sua trasformazione di grande livello e la grande attenzione che Sulla mia pelle ha generato lo rendono sicuramente il primo antagonista del piccolo attore calabrese. 

 

Più staccato Toni Servillo, rimarchevole nella sua prova in Loro ma già superato da Fonte in occasione dei Nastri.

In più, il suo Silvio Berlusconi non ha convinto proprio tutti all'interno del mondo del cinema italiano.

 

Pochissime possibilità per Riccardo Scamarcio e Luca Marinelli, con il primo che probabilmente ha ricevuto la nomination "sbagliata" (ora ci arriviamo) e il secondo che non è stato proprio immune da critiche per il suo ritratto di Fabrizio De André.

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MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE

 

Lazzaro Felice è stato un film importante di questa stagione cinematografica italiana, troppo importante per non portare a casa almeno la statuetta per la sceneggiatura originale.

 

La pellicola di Alice Rohrwacher ha già vinto il Prix du scenario a Cannes, mentre ai Nastri D'Argento si è imposto Loro, che non ha neanche ricevuto la nomination ai David (really?).

 

Dogman, dunque, almeno in questa categoria dovrà partire dalle retrovie visto che non ha mai centrato una statuetta per la sceneggiatura per nessuno dei premi per i quali ha concorso. 

Euforia, Sulla mia Pelle e La Terra dell'abbastanza chiudono una cinquina nelle quali le tematiche sociali hanno comunque un peso specifico piuttosto evidente.

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MIGLIOR SCENEGGIATURA ADATTATA

 

Un BAFTA e un Oscar nella medesima categoria sono due biglietti da visita piuttosto rilevanti, che ne dite?

 

Chiamami col tuo nome è il grandissimo favorito per la statuetta per la sceneggiatura adattata a scapito di Ella & John, Il Testimone Invisibile, La profezia dell'Armadillo e Sono Tornato.

 

Non ce ne vogliano gli altri autori in concorso, ma la sceneggiatura di James Ivory sembra partire con piste intere di vantaggio su tutti gli altri.

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MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

 

Kasia Smutniak ha portato a casa un Nastro D'Argento grazie alla sua interpretazione di Kira, l'ape regina di Loro, battendo però in tale occasione la sola Nicoletta Braschi tra le sue avversarie ai David. 

 

Jasmine Trinca è chiaramente l'attrice che potrebbe contenderle il premio, partendo però forse un po' defilata.

Marina Confalone e Donatella Finocchiaro sono invece autentiche mine vaganti in quella che si preannuncia essere una corsa a due.

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MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

 

Forte del premio come miglior attore ottenuto in coabitazione con Marcello Fonte ai Nastri D'Argento, Edoardo Pesce parte come chiarissimo favorito di una categoria che non vede tra i propri candidati il vincitore del Nastro come miglior attore non protagonista, Riccardo Scamarcio

 

All'esplosivo Sergio Morra portato in vita dall'attore pugliese in Loro è stato preferito il ministro interpretato da Fabrizio Bentivoglio nella medesima pellicola, che sembra avere decisamente meno chance di vittoria. 

 

Da tenere d'occhio la candidatura postuma dell'indimenticabile Ennio Fantastichini, padre di Fabrizio De André nel film di Luca Facchini
Meno agguerriti sembrano, invece, Valerio Mastandrea (che anche quest'anno zitto zitto si è portato a casa due nomination) e Massimo Ghini.

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MIGLIOR PRODUTTORE

 

Eccoci giunti a una categoria tutta italiana, per citare il sempre-verde Stanis La Rochelle. Cosa si intenda per "Miglior produttore" non è mai facile capirlo, dato che siamo abituati a pensare che il miglior producer sia quello che dà vita al miglior film, come ci insegnano gli Oscar.

 

Nella tradizione di questo premio, invece, siamo soliti vederlo assegnare al produttore che in qualche modo si è mostrato più coraggioso
Nella cinquina di quest'anno, infatti, ci sono cinque produzioni che presentano allo stesso modo un gran numero di rischi e una buona dose di coraggio.

 

A spuntarla potrebbe, però, essere Sulla mia pelle: un' opera seconda su un tema di spinosissima attualità, per di più distribuita da Netflix.


Non che Lazzaro Felice, Dogman, La terra dell'abbastanza e Chiamami col tuo nome siano privi di meriti ma la pellicola che vede Alessandro Borghi nel ruolo del protagonista potrebbe davvero avere tutti i requisiti per portare a casa la posta in palio.

 

Cos'altro dobbiamo aspettarci?

 

Tra i premi già annunciati ci sono già i due David speciali per i leggendari Dario Argento e Francesca Lo Schiavo, scenografa vincitrice di ben tre premi Oscar al fianco di Martin Scorsese, e il premio alla carriera per Tim Burton.

 

Questi tre saranno momenti altissimi, nei quali si spera di non cadere in cattive figure come quella dell'anno scorso, quando una Diane Keaton un po' delusa chiedeva alla platea se a loro non piacesse Al Pacino, dopo un aneddoto sul loro rapporto che aveva lasciato completamente indifferenti i presenti.

 

Tornando ai premi competitivi: non sarei stupito di veder racimolare qualche altra statuetta tecnica a Loro, che potrebbe essere premiato, ad esempio, per gli sfarzosi costumi e scenografie, per il trucco e per il parrucco.

 

Molto interessante sarà anche la categoria dedicata al Miglior autore della fotografia, tra le più equilibrate dell'intera serata, una categoria della quale non farà parte un po' a sorpresa Luca Bigazzi, che ai Nastri aveva ricevuto la candidatura per ben due film: Loro ed Ella & John.

Nella categoria dedicata alla Miglior canzone originale dovrebbe esserci un'agevole vittoria per Sufjan Stevens, mentre di difficile lettura sono le altre candidature inerenti l'aspetto sonoro.

 

Tra i documentari sarà molto difficile non vedere trionfare Nanni Moretti e il suo Santiago, Italia, ammantato da una serie di implicazioni politiche e sociali che difficilmente lasceranno indifferente l'Accademia.

 

Roma è invece la pellicola strafavorita a ricevere il David per il miglior film straniero, un premio che ogni anno viene assegnato un po' in fretta e furia, probabilmente per ovviare alla costante assenza dei vincitori al momento di ritirare il premio.

 

Chiudiamo il quadro con gli altri premi già annunciati: nella categoria dedicata al David dello Spettatore ha vinto Gabriele Muccino con A casa tutti bene, mentre il riconoscimento per il miglior cortometraggio è stato assegnato a Frontiera di Alessandro di Gregorio. 

 

Dovremmo, così, aver completato il quadro di una serata che si prospetta molto interessante. Occhio però: le polemiche, al solito, potrebbero essere dietro l'angolo.

 

Una cosa è certa: questa edizione dei David ci ha confermato ancora una volta che il Cinema Italiano è tutt'altro che morto.

 

E voi? Cosa ne pensate? Quali sono le vostre previsioni?

 

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4 commenti

Luca Colombo

8 mesi fa

Sarà un duello Dogman - Sulla mia pelle per quasi tutte le categorie di peso, Chiamami con il tuo nome è "vecchio" ormai e credo conti molto. Borghi e Fonte sono 50/50 secondo me.

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Jacopo Gramegna

8 mesi fa

Luca Colombo
Sicuramente influirá molto il suo essere un film del 2017, innegabile. Infatti credo porterà a casa due sole statuette (sceneggiatura adattata e canzone)...Su Sulla Mia Pelle vanno fatte una serie di precisazioni, ma concordo con te e "temo", passami il termine, che possa anche sfangarla in alcune categorie in cui non avrebbe tutto'sto diritto di cittadinanza. Ma comunque l'attesa è terminata, stasera ci toglieremo un po' di dubbi ahah

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Sam_swarley

8 mesi fa

personalmente preferirei escludere Chiamami con il tuo nome, l'unico meritevole è il padre per il discorso finale, il resto può essere carino, ma non penso valga la premiazione... incoronate la pesca per le molestie subite 😂😂😂

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Stefano Catano

8 mesi fa

Garrone quest'anno si prende tutto, e se lo merita. Dogman è probabilmente la cosa più vicina ad un capolavoro che abbia visto nel cinema italiano degli ultimi 5 anni.

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