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gLocal Film Festival: Intervista al Direttore Gabriele Diverio

È in corso a Torino il 18° gLocal Film Festival: inaugurato lunedì 5 marzo con la proiezione di Nirvana di Gabriele Salvatores e presentato dalla madrina del festival Stefania Rocca, si è chiuso oggi domenica 10 marzo.

 

 

[Gabriele Diverio, direttore del festival, durante la serata d'apertura]

 

 

Avendo ormai raggiunto la maggiore età, il gLocal sceglie di non perdere una vena pop e giovane che da sempre lo contraddistingue presentando prodotti moderni e freschi come Romolo + Giuly (serie andata in onda su Sky) e una lunga schiera di documentari e cortometraggi, ma anche storici cult movie come Via Montenapoleone e Nirvana. 

 

Tanti gli ospiti di rilievo che sottolineano ancora la doppia natura del festival: da un lato Beatrice Arnera con il Premio Prospettiva, ovvero una scommessa sulla carriera della giovane attrice nei prossimi anni, dall'altro la madrina del festival Stefania Rocca, pilastro della produzione cinematografica e televisiva nostrana, e in mezzo Enrico Vanzina, Umberto Spinazzola (regista televisivo di Masterchef Italia) e Daniele Gaglianone, solo per citarne alcuni.

 

Abbiamo avuto modo di intervistare il direttore Gabriele Diverio per parlare dia di gLocal sia del panorama festivaliero e distributivo italiano.

 

 



FC - gLocal è arrivato alla maggiore età, mantenendo un profilo giovane e propositivo.

Ora che, come il protagonista del film di Richard Linklater a cui si ispira la vostra bellissima locandina, può andare via di casa: quali sono i progetti futuri e cosa sente della responsabilità dell'essere diventato adulto?

 

Gabriele Diverio: "Il nostro ruolo è sempre stato quello di offrire uno spazio che desse attenzione a cortometraggi e documentari che risultano spesso prodotti invisibili: attraverso Spazio Piemonte e Panoramica Doc cerchiamo di dare risalto alle produzioni indipendenti e agli autori che muovono i primi passi nel mondo del cinema e questo è motivo di grande responsabilità, ma siamo felici di farlo e di portarlo avanti.

 

L'obiettivo è riuscire a stabilirsi sempre più come punto di riferimento autorevole per i nostri spettatori: vedere le persone tornare non tanto perchè addetti del settore o legati a chi partecipa al festival ma come riconoscimento di qualità, è uno dei motivi che ci fanno sentire responsabilizzati e che ci spingono a migliorare sempre di più nel futuro. 

 

Inoltre vogliamo raggiungere sempre più una maggiore indipendenza: per ora il festival si basa su volontari e soci senza sovvenzioni, ma in un futuro credo sia giusto riuscire a riconoscere qualcosa a chi lavora così tanto e bene per il festival."

 

FC - Piemonte Movie e gLocal sono da sempre anello di congiunzione per i giovani registi piemontesi tra l'assoluta indipendenza dei primi lavori registici e la professionalità nel mondo del cinema, attraverso progetti come Torino Factory e con il programma del festival. 


Crede che, mancando un semplice instradamento nel mondo del cinema italiano, questo possa essere un modello fondamentale e riproducibile anche a livello nazionale? 

 

GD: "Sì: lo credo e me lo auspico.

Con l'ausilio delle Film Commission credo che si possa portare avanti un progetto di scoperta del cinema giovane regione per regione: si potrebbero creare rassegne o contest per poi costruire una vetrina unica a livello nazionale. 

 

Con questo modello si potrebbe sia fare scouting per giovani talenti sia dare una mano con la distribuzione come noi già facciamo con i nostri presidi del progetto Movie Tellers.

Questo non aiuterebbe solo gli autori ma anche le piccole case di produzione - qui a Torino abbiamo molti esempi - a raggiungere qualche cinema in più e ad avere la possibilità di qualche ulteriore passaggio in sala che in alcune realtà può risultare importantissimo.

 

A questo aggiungiamo da questa edizione il Premio Distribuzione con cui gli esercenti stessi della nostra rete Movie Tellers scelgono di premiare un film nella selezione Panoramica Doc,  garantendogli un primo passaggio in sala."

 

 



FC - Torino ha un panorama festivaliero ampissimo, basti pensare che da novembre ad oggi quasi senza sosta si sono susseguiti quattro eventi di dimensioni e obiettivi differenti.

Perchè così tanti festival? Questa abbondanza può essere un motore aggiunto o è più un freno per mancanza di fondi e spazi in cui convivere? 

 

GD: "Certo sarebbe meglio se fossimo più sparpagliati, ma con altri festival come per esempio Fish & Chips, LoversTOHorror o Seeyousound cerchiamo da sempre di dialogare e di portare avanti progetti comuni come quest'anno in cui abbiamo ospitato cortometraggi legati a vari festival gemellati [molti altri oltre ai tre citati ndr].

 

Il pubblico che magari non conosce un festival o non sarebbe interessato a una rassegna può così scoprire un piccolo pezzettino di ciò che propongono e magari cambiare idea. 

 

Noi siamo un festival generalista, abbiamo un obiettivo e una missione, ma non avendo un solo genere cinematografico a cui riferirci possiamo, attraverso questi cortometraggi, dare visibilità a realtà interessanti e a cui siamo strettamente legati: tra piccoli bisogna premiarsi e darsi una mano a vicenda.

L'importante è cercare di dialogare e non chiudersi come un'isola.

 

Inoltre qui a Torino abbiamo questa grossa risorsa che è il Cinema Massimo, sala del Museo del Cinema, che oltre al lavoro più legato alla memoria è un porto felice per tutte queste iniziative pur non organizzandole loro in prima persona, ma offrendo un supporto fondamentale.

 

Il museo ha portato avanti uno sguardo sull'oggi e sulle voci nuove che trovo fondamentale per il mondo del Cinema: sono un grande amante del Cinema di tutte le epoche, ma morirei se pensassi che non possa più nascere qualcosa di nuovo e penso che il Museo del Cinema si muova proprio in questa direzione. 

 

In fondo non dobbiamo dimenticarci che il Torino Film Festival nasce da Cinema Giovani, quindi è un po' nel DNA di questa città."

 

 

 

 

FC - In diciotto anni il mondo festivaliero, distributivo e cinematografico sono cambiati enormemente, quale crede possa essere oggi il ruolo di un festival indipendente e con un'anima da talent scout come gLocal nel panorama italiano?

 

GD: "Io credo che i festival restino importantissimi per i film piccoli: la possibilità di avere eco sui giornali e di essere visti in sala da un pubblico affezionato possono essere un megafono e un primo motore importantissimi.

 

Inoltre anche i film che sanno già di andare in sala possono giovare del fatto che le persone che l'hanno già visto al festival gli facciano pubblicità: pensa se ognuna delle persone in sala questa sera per Butterfly, per esempio, lo consigliasse a due-tre persone: si avrebbe un passaparola incredibile.

 

Anche perchè i non addetti al settore al cinema ci vanno principalmente per i consigli degli amici o per le voci sentite, quindi è necessaria e importante la promozione social, ma anche una visone a un festival può essere altrettanto importante."

 

FC - Ieri durante l'inaugurazione Stefania Rocca, madrina del festival e premiata con il premio Riserva Carlo Alberto, ha tenuto a sottolineare come gran parte del merito per la sua presenza fosse legato alla sua telefonata, ci può raccontare come è andata e come l'ha convinta? 

 

GD: "Ero riuscito ad avere il numero attraverso alcuni contatti già un po' di tempo addietro, ma poi era molto tempo che mettevo da parte questa possibilità anche per un po' di paura.

 

Ogni tanto mi tornava sotto gli occhi e dicevo "ora faccio questa telefonata", ma continuavo a rinviare finchè un giorno ho capito che era arrivato il momento giusto e mi sono buttato."

 

 

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