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Cinefili per moda o per volontà?

La più bella definizione di cinefilo che abbia mai letto vedrebbe questo individuo come amante dell'intera esperienza della fruizione cinematografica, delle sue componenti, dei gesti, e della sfera emotiva che si crea attorno.

 

Si parte dal rendersi conto che le scritte fitte poste nella parte inferiore delle locandine e quelle dei titoli di coda sono quelle che fanno la differenza, e si arriva a voler comprendere quale posizione ogni film che si vede ricopra in un'ipotetica linea temporale che va dai fratelli Lumière al Festival del Cinema di Cannes 2019.

 

La conoscenza rivela contestualmente la propria ignoranza.

È probabilmente il primo principio di tutta la filosofia occidentale.   

 

 



L'ignoranza non rivela nessuna conoscenza, invece, tantomeno quella rivolta a se stessa.

 

L'ignoranza, per così dire, non può credersi mai tale.

 

Questa inclinazione al difetto - al ritardo, per meglio dire: il sentirsi mai giunti, arrivati, completi, adeguati, "i primi", non denota un fastidioso ricorso alla falsa modestia, desideroso invece della riconferma dell'altro che, nella prassi di queste dinamiche, dovrebbe rassicurare chi la adotta del suo apparentemente insindacabile valore; no: quell'impulso ha una finalità e una dignità diverse, ma solo se è intimo e non comunicato.  

 

La conferma del proprio valore giungerà, se mai, da se stessi.

Ha valore non il dire di sentirsi in difetto, ma agire coerentemente con questo intimo pensiero, impegnandosi perché esso vada nella direzione di uno sbiadimento certo mai completato, ma progressivo. 

 

 

 

 

Questo accade quando si vive a contatto con individui che si prendono a modello nei confronti dei quali si sente di poter imparare. 

 

Ma si trattava di conoscenza... 

L'impulso a conoscere porta ad aprire sprazzi di ignoranza proporzionalmente sempre più vasti.

 

La cinefilia non è quindi acquisizione di conoscenze più di quanto sia acquisizione di non conoscenze.

 

Volendo io difendere la posizione di Cinema come momento di arricchimento di singole anime assieme - questo dopotutto succede in sala: l'esperienza collettiva di menti singole - ritengo la figura del cinefilo come naturalmente orientata alla condivisione della sua natura con gli altri.   

 

 



Il contatto costante con le competenze altrui segna il sorgere di quei modelli di cui dicevo, e quindi la sensazione di sentirsi in difetto.

 

Lo stesso fa, più in generale, l'approccio alla Storia del Cinema, alla filmografia degli autori e qualunque operazione di ricerca personale sull'argomento.

Più si conosce più si è consapevoli di ciò che non si conosce.

 

Al crescere dell'intimo senso di ignoranza, e vengo al cuore di questo articolo, si delineano le risposte possibili che definiscono l'idea personale su cosa sia l’esperienza cinematografica e con esse due tipi di cinefili; o forse uno, e la sua degenerazione:

 

1) l’accumulazione bulimica ipercomunicata di film;

2) la costruzione di un personale approccio sempre più selettivo rivolto specificamente a ciò che si scopre man mano essere maggiormente arricchente per sé.   

 

Ritengo più interessante il secondo approccio e con esso l’arrivare a definire con sempre maggiore precisione che cosa si ami, piuttosto che fare esperienza transitoria di ogni stimolo e presto rigettarla per sostituzione (un'esperienza bulimica, appunto).  

 

 



Definire il proprio gusto, educarlo, significa necessariamente imbattersi in porzioni di cinema che non si amano e nei confronti delle quali andrà difesa l’antipatia.

 

Sapere definire cosa non si apprezza è il primo sintomo di stare possedendo una conoscenza più approfondita di un argomento.

Il litigio, la difesa non della propria opinione su un film quanto invece della propria opinione sul proprio gusto sono necessarie in questo campo.  

 

Quando difendiamo il nostro film preferito da un attacco ritengo infatti che quello che ci importa davvero non sia di difendere l'oggettivo valore di un'opera - la sua grammatica - ma piuttosto il nostro gusto e la nostra personale definizione che di lui - del gusto - stiamo piano piano costruendoci.

 

Infarciamo il nostro commento di giudizi tecnici, ma è il piacere che abbiamo provato durante la fruizione ciò di cui ci interessa, in verità, difenderne la legittimità. 

 

L’aggressività mostrata quando un film simbolo di quel nostro gusto viene deprezzato, specie se da coloro di cui ci dicevamo estimatori delle loro opinioni e giudizi, rivela l’importanza capitale che ha per noi conoscere con sempre maggior precisione che cosa amiamo maggiormente; e poco sotto tenterò di spiegare quali sono le nostre aspirazioni in tutto ciò. 

 

 

Nel cinema esiste l'oggettività, ma la soggettività ci pare essere più importante.

 

 



Non è scontato conoscere tali ragioni, e di solito queste si limitano ad essere sentite ma non definite.

 

Se così è risulta evidente che ci si trovi ogni volta in un contesto potentemente emozionale.

 

Non sto parlando dopotutto di un contesto di critica cinematografica tecnica, ma dei momenti di condivisione interpersonale, dei suggerimenti e della semplice espressione di opinioni. 

 

In tutto questo, l'atteggiamento del cacciatore a caccia di trofei o dello sportivo che accumula nuovi record personali non si sposa con la definizione di amante di ogni sfaccettatura che riguardi l'esperienza cinematografica; insomma, la quantità di film visti non conta nulla quando si parla di capacità di parlare agli altri di cinema. 

 

Si può essere davvero comunicativi e convincenti solo se si parla soltanto di ciò che si ama/odia. 

 

Ogni recensione, presentazione, dichiarazione e articolo che riguardino un film deve avere presente questo come primo accorgimento: la decisiva differenza fra l'informare di aver visto un determinato film e informare di avere amato (o odiato) un determinato film.

 

La sana cinefilia è l'accumulo di emozioni ed insegnamenti, non di trofei. 

 

 

 

 

Ignoranza e inesperienza non stanno nella mancanza - quantitativa - di titoli visti, ma nella mancanza - qualitativa - di un'idea di come sia composto il proprio gusto; nel non essersi mai allenati a rispondere alla domanda “cosa mi/non mi piace, e perché?”. 

 

E veniamo alle motivazioni di questo... articolo sulle motivazioni: il fine utopistico di un cinefilo a mio avviso non dovrebbe essere completate la visione di tutti i film della Storia del Cinema, ma di acquisire una sensibilità tale da giungere a fruire soltanto di quelle pellicole che lo arricchiranno di un piacere sempre più grande e conforme alla fase della vita in cui si trova.

 

Ci sono gusti di gelato che non ho mai assaggiato in vita mia, mentre ne incontro alcuni per la prima volta che so apprezzerò, e ci azzecco, e l’esperienza di mangiare un gelato è sempre migliorata: sto cominciando a diventare un esperto.

 

Esempio ironico e parossistico, ma il punto è che ora so cosa mi piace e perché - e fare questo con i film è molto più semplice che farlo con i gusti alimentari, perché abbiamo più parole per descrivere le caratteristiche degli oggetti del primo mondo rispetto al secondo. 

 

 

 

 

A misurarsi, dunque, non possono essere il numero di film visti, ma la quantità media di soddisfazione complessiva derivata dalla visione di tutto ciò che si è scelto di vedere - o rivedere! 


Personalmente apprezzo di più chi sa parlare con reale passione e precisione anche di pochi film, che non chi nella mente ha una sterminata distesa di pellicole sbiadite l’una dall’altra delle quali non sa più dire nulla e di cui ha dimenticato persino che cosa ha provato vedendole.

 

In questo si determina chi davvero sta amando il cinema.

Non si collezionano titoli, si collezionano impressioni. 

 

 



E per finire: una recensione, un commento, una presentazione, un'analisi sono tutte, sempre, anche un suggerimento.

 

Una promessa di un'esperienza piacevole.

 

Ogni parola spesa sul Cinema dovrebbe rendere ragione dei motivi per cui richiede l’attenzione altrui.

Deve meritarsela.

 

Non limitarsi ad informare di aver visto, ma far capire perché quel tal oggetto è stato degno della nostra stima, e per farlo possiamo lasciar parlare parti di esso come immagini e citazioni, ma "la soggettività ci sembra essere più importante", ecco perché dobbiamo solo allenarci a usare parole nostre, specie nella discussione costruttiva, e meravigliarci degli effetti del loro miracoloso potere performativo sugli altri.  

   

Chi lo ha scritto

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217 commenti

Daniele Vassalli

2 mesi fa

Articolo molto interessante e bellissimo. Scritto davvero bene. Vorrei solo aggiungere che se è vero che quantità e qualità sono la stessa cosa spesso anche la quantità di film visti porta una persona ad essere etichettata come cinefilo. Di fatto la visione di moltissimi film porta, se visti con una certa attenzione, all'imparare l'importanza di tutti gli aspetti del film, non solo trama e doti attoriali ma tutto il comparto tecnico spesso dimenticati dalla massa. Ed è questo che differenzia un cinefilo da uno spettatore medio, la conoscenza di tutte le sfaccettature di un film, anche quelle più nascoste.

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Francesco Costa

2 mesi fa

Articolo interessante, in generale secondo me il cinefilo é un amante dell’intera esperienza cinematografica che non è solo il film benché questo sia ovviamente il cardine centrale, ma è anche la sala con le emozioni che riesce a trasmettere. Fatta questa premessa, io penso che se è vero innegabilmente che l’essere più o meno cinefili non è linearmente connesso al vedere sempre più film, è anche vero che c’e una relazione tra le due cose. A mio parere più film guardi più hai la capacità di capire ciò che cerchi in un film e più riesci ad apprezzarne la qualità tecnica e puoi rivedere altri film forte di questa comprensione maggiore, ma questo vale con una logica di massa critica: devi aver visto un po’ di film per fare il primo grosso salto e poi la tua capacitá di apprezzare continuerà ad aumentare, ma più lentamente non in maniera lineare e non come la prima volta. Per quanto riguarda l’emotività e la soggettività questi sono aspetti che sono influenzati molto meno dall’ ”esperienza” dipendono per lo più da ciò che siamo e se il film tocca le corde di ciò che siamo, risuonando per così dire. Ed é qui che secondo me nascono le discussioni più accese, per fare un esempio a me Kubrick tendenzialmente non piace con qualche eccezione perché non lo capisco a livello emotivo, ma non mi sognerei mai di non dire che è tecnicamente ineccepibile, però se dico questo qualcuno mi vorrà convincere di una certa chiave di lettura che non ho percepito e va benissimo, ma non si può creare “in laboratorio” il legame soggettivo con un’opera. Altre volte magari vedo film più mediocri, ma che in qualche modo mi riescono ad appagare. Personalmente io tendo a incaponirmi nel cercare di “convincere” qualcuno della bontà di un’opera quando boccia un film che amo su basi insensate, la classica è fatto male è troppo lento, meno se mi dice bel film ma non mi è piaciuto.

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Reto Gelshorn

8 mesi fa

Ah ma non è un sito per cinofili? Bell'articolo comunque.

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Vincenzo Frascogna

8 mesi fa

C'è chi parla male e pensa male, ma sa scrivere e scrive. C'è chi scrive male ma pensa bene.
Complimenti davvero a te che pensi bene e scrivi bene. Bellissimo articolo.

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Sebastiano Miotti

7 mesi fa

Vincenzo Frascogna
Grazie davvero!

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Federico

11 mesi fa

Complimenti bellissimo articolo

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Matteo Tocci

11 mesi fa

Gran bell'articolo! Mi trovo d'accordo su tutta la riga.

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Giuliana Zaccarini

1 anno fa

Intanto e prima di tutto, complimenti per l'articolo, è scritto molto bene e si sente forte la presenza dei tuoi studi di filosofia (cosa che ho apprezzato molto perché sono un'estimatrice dell'unione delle passioni).

Per quanto riguarda il contenuto, mi trovo d'accordo con praticamente tutto quello che hai detto tranne una cosa: "Nel cinema esiste l'oggettività, ma la soggettività ci pare essere più importante. [...] la quantità di film visti non conta nulla quando si parla di capacità di parlare agli altri di cinema."
Ovviamente l'oggettività della grammatica cinematografica esiste e ancora più ovvio, alla fine dei conti, quello che conta sul serio è cosa un film ci abbia trasmesso personalmente. Purtroppo però sono in disaccordo con la seconda affermazione per due motivi.

Uno, la quantità incontrollata e acritica ritengo anche io che non serva a nulla, ma la quantità qualitativa è quella che a poco a poco ti permette di strutturare un pensiero critico sempre più acuto. Non conosco nessun critico (e fra questi io comprendo anche i cinefili, perché ritengo che lo spirito critico vada di pari passo con la passione consapevole) che non abbia visto centinaia di film, e questo per quale motivo? Perché per avere un senso critico serve un bagaglio culturale considerevole ed è qui che io pongo la distinzione fra "appassionato di cinema" e "cinefilo".

Due, ovviamente l'appassionato di cinema che si entusiasma parlando del suo film preferito è meraviglioso da ascoltare (molto più magari del cinefilo che per "tirarsela" non fa altro che criticare ogni singolo film), ma fino ad un certo punto, perché comunque l'oggettività di base c'è e deve esserci. Puoi essere appassionato di cinema quanto vuoi, ma se mi vieni a dire che Kubrick, Bergman, Kurosawa, Lynch non sono dei bravi registi e poi mi elogi la filosofia di "Birdemic" allora, mi dispiace, ma io con te non parlo mai più di cinema (sì, mi è capitata una persona così). Poi se invece mi poni il discorso come: "Riconosco la bravura del regista xyz, ma non è di mio gusto." Allora questo è tutto un altro discorso e posso accettarlo, ma la distinzione fra bello/brutto e mi piace/non mi piace è tutto un altro articolo su cui si può filosofeggiare 😉

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Giuliana Zaccarini
Grazie Giuliana! L'articolo che immagini verso la fine dovrebbe uscire presto:)
Sono completamente d'accordo con l'appunto che mi fai. Avrebbe senso la mia affermazione solo qualora il "recensore" parlasse di altro, grazie al film, ma non strettamente di cinema

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Danilo Canepa

1 anno fa

sono d'accordo sul fatto che sia meglio creare il proprio gusto selezionando i film da vedere,ma affinché si abbia la capacità di capire fino in fondo alcune pellicole si devono aver visto film che, seppur lontani dal tuo gusto personale costituiscono le fondamenta su cui i film successivi si sono appoggiati

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Nuriell

1 anno fa

Io quando valuto qualcosa lo faccio soggettivamente perché per me vale di più un prodotto che da qualcosa a me (per questo non vorreste mai leggere una mia recensione di, chessò, Via Col Vento) e per questo do molta importanza a chi recensisce film in maniera soggettiva.

L'oggettività è importante e leggo molte recensioni di ottimi critici che fanno del loro meglio per dare na visione oggettiva delle pellicole ma cerco sempre anche persone molto soggettive con cui potermi relazionare, di cui mi basta leggere un "questo film è un capolavoro" per sapere che, a seconda della differenza di gusto che risocntro con lo stesso recensore, quel film posso vederlo essendo sicuro sia di mio gradimento o passarlo perché non lo è.

Io trovo che troppo spesso molte persone che fanno critica finiscano per essere forzatamente oggettive per essere più professinali ma trovo che una magior soggettività aiuti a creare un più facile rapporto con un recensore che è più o meno nelle nostre corde.

Detto questo so per primo che l'unico modo di valutare davvero qualcosa è assaporarla in prima persona, che sia un film, un libro o altro, però non ho un tempo infinito e a volte una recensione troppo oggettiva mi rende davvero difficile decidere se spendere il mio tempo su un determinato prodotto.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Nuriell
Sono estremamente d'accordo con te Nuriell. Vale anche con l'insegnamento in generale a mio parere

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Diana

1 anno fa

Questo articolo è quello di cui avevamo bisogno, chapeau.
E il paragone col gelato è azzeccatissimo. 🍦

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Davide

1 anno fa

Mi trovo d'accordo su ogni singola parola di questa fantastica riflessione. E vorrei aggiungere un altro spunto: quanto è vera l'affermazione "esistono dei film che un cinefilo deve apprezzare obbligatoriamente dei film solo perché la critica e la "massa istruita in tal senso" li considero ottimi film/capolavori? 
Io credo che, per quanto ci siano oggettivamente delle caratteristiche tecniche lodevoli, se un film non tocca le tue corde emotive, non stuzzica il tuo gusto, appunto, non lo troverai mai un film pienamente gradevole. Un esempio personale: American Beauty, Blade Runner e Mulholland Drive (e potrei dirne molti altri) sono 3 film di cui ho sempre letto e sentito solo e soltanto elogi, ebbene quando ne ho ultimato la visione li ho trovi 3 film "sopravvalutati", ma non "oggettivamente sopravvalutati", ma mi hanno fatto provare ben poco rispetto a ciò che mi aspettavo ascoltando le lodi a loro riferite. Eppure, per un appassionato, osar affermare " *uno dei 3 film citati* non mi è piaciuto, non lo considero il capolavoro che tutti elogiano" sarebbe una bestemmia. E lo stesso varrebbe anche per i registi, non potrei mai dire " I film di Fellini non mi entusiasmano e non mi hanno dato quel che mi aspettavo", sarei preso come un folle o un "ignorante" perché magari la classica risposta erudita è "non l'hai capito (riferito al film)", e invece no, ho capito e non mi sono piaciuti. Quindi ritorno alla domanda iniziale: quanto è vero che ci sono film, serie, registi ecc. che ad uno che si definisce cinefilo (per il semplice motivo che ha visto abbastanza per avere un gusto, per approfondire determinati aspetti tecnici e non) devono "obbligatoriamente" piacere, deve "obbligatoriamente" apprezzare, come se fossero degli imperativi categorici kantiani?

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Davide
Basta non affermare che siano film mal realizzati, ma che non piacciano e sacrosanto!

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rachechela

1 anno fa

"Nel cinema esiste l'oggettività, ma la soggettività ci pare essere più importante."
Forse la frase più attuale che potessi sentire riferita ai "cinefili" e non solo. 
Complimenti per l'articolo!

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Filippo Soccini

1 anno fa

Resterei a leggere per ore, sei davvero bravo. Spero che tu trovi tempo per scrivere più spesso 😁.

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paolo rizzo

1 anno fa

l'articolo è molto stimolante...e anche la discussione che ne è scaturita non è da meno. Penso che l'obbiettivo sia stato raggiunto...il Cinema è e sarà sempre collettività, e come tale presenta degli scogli "politici" da non sottovalutare: l'arte non riesce ad essere quasi mai, un attività realmente democratica. Essa è generata dal processo creativo del singolo, poi realizzata da un equipe,e fruita dalla collettività. Un medium piramidale. Tuttavia, come in ogni forma d'arte, anche i film sono insiemi che appartengono davvero all'autore fino a che non vengono realizzati, poi diventano inesorabilmente soggetto d'interpretazione anche per l'autore stesso...è qui che entra in gioco il dovere dell'oggettività. Il cinema è magico, a mio parere, perchè ha la possibilità (a differenza di altre forme d'arte), di descrivere quanto più scientificamente possibile l'ambiente, in quanto non possiede solo l'esplicazione dell'immagine, o del suono nelle sue sfaccettature, ma anche quella del tempo, che può scorrere in maniera discontinua e frastagliata, come estremamente precisa e verosimile...è quindi l'arte più dimensionale che esista. L'autore, dunque, è portato a fare della descrizione, un elemento di scelta obbligato e si scontra, a mio parere, con il dovere costante di oggettivare un concetto. ogni cosa deve essere al suo posto,per legittimare il messaggio. Per questo, come il LAVORO dell'artista sta nel dovere di restringere il campo quanto più è possibile dal miasma che produce l'esistenza, allora il fruitore deve imparare a rispettare, con autentica umiltà, i binari che il punto di vista impone, veicolando la discussione dal generale al particolare, non solo emotivo, ma anche e soprattutto oggettivo.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

paolo rizzo
Grazie Paolo, un commento splendido! 
"Essa è generata dal processo creativo del singolo, poi realizzata da un equipe,e fruita dalla collettività. Un medium piramidale." 
Interessantissimo.
Quello di cui parli nella seconda parte credo si possa riassumere nell'operazione del montaggio, per molti, non a caso, la vera cifra di questa forma di espressione artistica.
Però ritengo ci siano diversi registi che si sono affrancati dall'esigenza stringente di descrivere di cui parli; tuttavia non è possibile non oggettivare ciò che anche questi dicono, non fosse altro che per via dell'operazione stessa di impressione su un supporto esterno a sé e della pubblicazione

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

paolo rizzo
Grazie Paolo, un commento splendido! 
"Essa è generata dal processo creativo del singolo, poi realizzata da un equipe,e fruita dalla collettività. Un medium piramidale." 
Interessantissimo.
Quello di cui parli nella seconda parte credo si possa riassumere nell'operazione del montaggio, per molti, non a caso, la vera cifra di questa forma di espressione artistica.
Però ritengo ci siano diversi registi che si sono affrancati dall'esigenza stringente di descrivere di cui parli; tuttavia non è possibile non oggettivare ciò che anche questi dicono, non fosse altro che per via dell'operazione stessa di impressione su un supporto esterno a sé e della pubblicazione

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paolo rizzo

1 anno fa

Sebastiano Miotti
Perfettamente daccordo

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Giorgia Leonardi

1 anno fa

Interessante il tuo punto di vista devo dire. Sono d'accordo sul fatto che non sempre ci si debba sforzare a vedere film, ma, come del resto ho già letto in altri commenti, all'inizio è necessario. Questo secondo me perché comunque, man mano che si affina, il gusto cambia anche e si possono apprezzare film che prima magari non piacevano. Per quanto riguarda la visione di tanti film per poi dimenticarli tutti, sono pienamente d'accordo ed il non ricordare perfettamente tutti i film che ho visto è una delle cose che mi affligge e del resto è anche il motivo per cui ho piacere a riguardarli. Ti basti pensare che nella mia watch list (anche sul sito per altro) ci sono tantissimi film che ho visto, ma che considero come da vedere perché voglio rinfrescarli e rinnovare la mia opinione e le sensazioni a riguardo. Ultima osservazione, anzi più una curiosità. Non è un po' kantiana questa visione della difesa del gusto e non dell'oggetto in sé?  Ah comunque complimenti anche per la Bio, oltre ovviamente all'articolo!!

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Giorgia Leonardi
Sono uno spudorato kantiano, chiedo scusa :D
Grazie di nuovo!

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Giulia Scimone

1 anno fa

Bella riflessione, però, non mi trovo d'accordo sulla parte che dice che difendiamo i film che ci piacciono per difendere il nostro gusto personale perché, personalmente, quando difendo un film o un regista che apprezzo, non lo faccio perché mi sento in qualche modo offesa in prima persona dalle critiche, ma perché mi sembra ingiusto che qualcosa o qualcuno venga criticato ingiustamente, quando invece è oggettivamente un buon film o un buon regista, ma anche per ragioni soggettive, ovvero il voler condividere qualcosa di positivo con gli altri, cercando di far comprendere quel film o quel regista a chi lo critica perché non riesce a comprenderlo.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Giulia Scimone
Ehi ciao Giulia! Siamo d'accordo, quando si parla di cinema si parla obbligatoriamente degli aspetti oggettivi ma secondo me il senso di "fastidio" che provi è sotto sotto la necessità di difendere il tuo giudizio di gusto

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Giulia Scimone

1 anno fa

Sebastiano Miotti
Personalmente, quando qualcuno critica un film che apprezzo molto, la prima cosa che mi viene in mente è "come fa a non rendersi conto di quanto è bello in realtà? Mi dispiace che non gli abbia trasmesso ciò che ha trasmesso a me e che non lo abbia compreso" perché ciò che mi infastidisce realmente è l'incapacità di certe persone di comprendere determinate opere, ma non perché piacciono a me, ma perché è un peccato che durante la visione non provino quelle cose che il film vuole trasmettere. Però è vero che la maggior parte delle persone in realtà difende ciò che gli piace per difendere il proprio gusto personale. Poi chissà, magari anche io rientro tra quelle persone e non me ne rendo conto!

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Panda

1 anno fa

Giulia Scimone
Il problema credo risieda anche nell'utilizzo della parola "oggettivo". Il cinema, come altre arti, dispone chiaramente di componenti puramente tecniche che sono uguali per tutti in quanto arti ideate ad hoc per la fruizione da parte dell'uomo. Quindi se vi è un elemento tecnico che io (molto probabilmente, non avendo mai studiato cinema) traviso o non concepisco, l'opinione altrui potrebbe aiutarmi a capire effettivamente dove cado in fallo. Tuttavia, l'altra componente importante che riguarda le arti è quella emotiva; e qui la definizione di "oggettivo" risulta inesatta, innanzitutto perché se recepissimo il film alla stessa maniera non ne staremmo parlando da due fronti differenti. In caso, si può definire una componente legata molto alla nostra sfera emotiva o ai nostri sensi come "obiettiva". Ad esempio, se una persona recepisse negativamente la lentezza di un film che però ne è un elemento fondamentale o di pregio, non potremmo oggettivare il pregio della lentezza proprio perché almeno quella e unica persona non la pensa in quel modo. E a poco ci servirebbe riaprire i libri di scuola per spiegargli perché quella componente non è un aspetto negativo in quanto, più che accettarlo e metterci l'anima in pace, quella persona continuerebbe a recepirla sensorialmente come una negatività. Io tendo molto a separare la "oggettività" della tecnica dall'obiettività delle opinioni, riuscendo ad assimilare tutti i pareri possibili per, perché no, migliorare anche il mio stesso punto di vista. Per fare un esempio che tiro spesso in ballo, io apprezzo i film con Van Damme, però sono perfettamente consapevole che siano prevalentemente film di qualità scadente, ma anche sapendolo io non posso troncare di netto il divertimento che provo nel guardarli. Altro esempio che riguarda un film cui però concordo abbia il valore intrinseco che se ne decanta è La La Land. Più che soffermarmi sui dettagli e sulla storia del musical come genere, io non riesco a recepire gli stessi stimoli che hanno prevalentemente colto tutti coloro che hanno visto il film, non riuscendo quindi a dargli più di una sufficienza. Qualunque persona volesse farmi comprendere cosa c'è di positivo in La La Land a un livello che non sia quello tecnico, non potrebbe mai pretendere che io cambi la mia valutazione (magari numerica, anche se già i voti col numero lasciano il tempo che trovano) perché lo starei facendo sulla base di informazioni sensoriali e/o emotive che io non assimilo e che quindi non condivido. E, giusto per chiudere in sconclusionatezza questa riflessione ( :v ), non esiste oggettività neanche nel mio pensiero in relazione a me stesso, in quanto tra dieci anni, con una sfera emotiva evoluta o mutata, potrei anche amare da me e spontaneamente La La Land.

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Panda

1 anno fa

Panda
La pubblicazione mi ha mangiato la suddivisione in paragrafi, spero sia comunque chiaro. Che già è un pensiero abbastanza estemporaneo dal contesto :v

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Giulia Scimone
E di ciò che non ti piace difendi con altrettanta forza il messaggio che il film vuole trasmettere?

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Panda
Fantastica riflessione. Condivido anche gli spazi mancanti fra i paragrafi, compresa l'idea su La La Land.  Riguardo alla valutazione numerica io ho sempre suddiviso i voti in soggettivo/emozionale istantaneo e dopo una settimana, perché altrimenti non ha il benché minimo senso, per me

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Penso ci sia sempre qualcosa per cui valga la pena vedere un film, anche quando è proprio una pena, quando non ti piace, quando ti sembra sbagliato. Trovare il motivo per cui valga sempre la pena è il senso del mio pensarmi cinefila... poi però mi viene il dubbio di aver raggiunto una sorta di "pace dei sensi cinefila"... 😱

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Lasirenadelmississippi
La cinefilia è una promessa di felicità a poco prezzo allettante. Secondo me bisogna capirne la portata e affidarcisi solo il giusto

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Danilo Tinti

1 anno fa

Difficile appassionarsi a qualcosa per moda... Dopo due o tre giorni abbandoni tutto, non parlo solo del cinema ma di tutte le cose in questa vita

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iena plinsky

1 anno fa

Danilo Tinti
Esatto! Non puoi appassionarti ad una cosa che ti piace

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Lara Del Freo

1 anno fa

Una riflessione veramente bella. Ci saranno sempre coloro che lo fanno per moda, basta pensare che ci sono perfino persone vegane solo perchè in questi anni "sta andando di moda".  Dispiace che alcune persone si fermano al "so tutto io" perchè fa figo e non approfondiscano invece gli argomenti. Sopratutto sul cinema e sull'arte non si sa mai abbastanza! Ecco, secondo me è questo che distingue chi davvero appassionato dagli altri, la voglia di conoscere sempre id più!

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Angela

1 anno fa

Bellissimo, la cosa più importante non è ostentare le tante pellicole viste e riviste, ma provare emozioni per il semplice gusto di farlo un cambiamento che la vita non potrà darti, ricercare una via di fuga ed è proprio questo che io provo durante la visione di un film "spengo momentaneamente la mia vita per viverne un altra" e sono emozioni personali che nessun'altro potrà provare perchè sono uniche, un amico fedele per sempre che ti farà rivivere esperienze sempre nuove.

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Giorgia Leonardi

1 anno fa

Angela
Verissimo! Vivere per quel tempo un'altra vita è bellissimo. Lo stesso accade del resto leggendo romanzi. Ovviamente però in un film le sensazioni sono vissute da un punto di vista visivo e auditivo e questo le rende in un certo senso più reali di primo impatto. D'altro canto però leggendo un libro si dà pieno sfogo alla propria fantasia. Due metodi di evasione così diversi fra loro, ma così belli!!

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Angela

1 anno fa

Giorgia Leonardi
Esattamente anche leggere è una buona via di fuga l'unico limite è la fantasia!

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Sabrina

1 anno fa

Mi ritrovo d'accordo con l'articolo. Non so se corrispondo alla definizione di cinefilo, ma so che amo guardare film, amo lasciarmi andare ad emozioni vecchie come il mondo e anche se non ricordo tutti i film che ho visto,  so che ho sempre amato l'esperienza di averli visti (con conseguenti opinioni positive o negative)

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Kappa

1 anno fa

complimenti per l'articolo! Mi trovo d'accordo con quanto scritto, anche se secondo me bisogna fare attenzione a non pregiudicarci nuove esperienze che possono essere belle, solo per la nostra esperienza. A volte la sicurezza di ciò che si conosce, ci fa mettere un po' i paraocchi :)

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Sara Piga

1 anno fa

articolo veramente interessante che fa riflettere non solo sulla figura del cinefilo ma più in generale su un atteggiamento che ormai riguarda qualsiasi campo, sia artistico che non. Sembra che ormai sia più importante fingere di sapere tutto di tutto piuttosto che approfondire pochi argomenti che ci coinvolgono realmente. Condivido in pieno il tuo pensiero

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Sara Piga
Grazie Sara, sono assolutamente d'accordo con te. Penso che abbia a che fare con l'accesso istantaneo a un bacino informativo illimitato e tutti ci sentiamo in difetto non essendo, nei fatti, all'altezza di una tale potenzialità. E ci fingiamo adeguati

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Sara Piga

1 anno fa

Sebastiano Miotti
già, è il costante bisogno di approvazione a "basso costo"

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Filippo Brussino

1 anno fa

Il cinema è arte e cultura, e ahimè, l'arte e la cultura sono settori per pochi, io non voglio definirmi come un "sapiente del cinema" perchè non lo sono, ma amo la settima arte e di certo non per moda, mi interessa ogni minima composizione di una produzione cinematografica, come per ogni cosa chi segue una moda è riconoscibile da lontano.

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Delia Tallarita

1 anno fa

Bellissimo film

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Gabri.G

1 anno fa

completamente d'accordo!

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Lorenzo Nuccio

1 anno fa

Fight Club e Tarantino sono gli starter pack di tutti i finti cinefili. Sono facili da riconoscere.
"Tarantino EpiKO"
"che ne pensi di Tarkovskij?"
"chi?"

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Lynch Walk With Me

1 anno fa

Lorenzo Nuccio
E non dimentichiamo Nolan. "Inception e il Cavaliere Oscuro sono DEI KAPOLAVORI IRRAGGIUNGIBILI" Poi gli chiedi chi è Refn e questi ti rispondono uno che vende profumi

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Panda

1 anno fa

Lorenzo Nuccio
Mi fa piacere di non essere l'unico che quantomeno si triggera non appena sente parlare di Fight Club o Nolan. E io non sono assolutamente un cinefilo, però non posso fare a meno di notare che la vuota ostentazione si nasconde spesso sotto questi due nomi.

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Lorenzo Nuccio

1 anno fa

Lorenzo Nuccio
Che poi per carità, sono pure dei bei film eh! Ma è proprio così: sembra che il cinema non abbia partorito altro che "Inception" (che forse andrò controcorrente, ma a me quel film ha detto poco rispetto a "memento" o "the prestige"), "Fight Club" e Tarantino. Più che altro io mi innervosisco proprio per lui. Insomma, sembra che basti guardare "Pulp Fiction" e improvvisamente hai capito tutto dalla vita! Nemmeno a me piace tanto il termine "cinefilo" applicato a me, mi sembra quasi una pretesa! Perché è pieno di capolavori del cinema (in particolare del cinema muto) che ancora non ho visto

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Sirio

1 anno fa

cinefilo 
ci·nè·fi·lo/ 
sostantivo maschile 
Appassionato del cinema e della sua storia.
Non ci si può appassionare a qualcosa per moda
Il vero cinefilo si riconosce

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Bettina

1 anno fa

"La sana cinefilia è l'accumulo di emozioni ed insegnamenti, non di trofei."
Articolo magnifico. 🙌

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matsod

1 anno fa

Comprendo e, a questo punto, posso condividere. Ma non e' necessariamente cosi facile. All'inizio potrebbe essere necessaria l' "accumulazione bulimica" (non necessariamente ipercomunicata ahah) di film, dato che come hai giustamente sottolineato nel cinema esiste anche l'oggettivita' e ci sono alcuni film che oggettivamente sono da vedere. Poi si lascia spazio al soggettivo, alla capacita' di vedere, capire, amare e farsi capire (inteso come il saper parlare, saper discutere riguardo quello che si e' visto). Inoltre, come anche segnalato da alcuni utenti prima di me, ritengo che l'essere curioso sia fondamentale per un amante del cinema: ad esempio, io potrei essere prevenuto a priori su un genere e non averlo dunque mai "assaggiato" (per rimanere nella metafora dei gelati). Potrei perdermi dei film meravigliosi, potrei avere delle idee, riguardo quel genere, completamente sbagliate e magari traviate da un amico, un conoscente, che non lo apprezza, o da una recensione letta frettolosamente riguardo un film, appartenente a quel genere, che sia stato un flop. Dunque sono d'accordo che la cosa fondamentale sia riuscire a capire cosa si ama e trovare la propria strada senza vedere 8 film al giorno per poter dire di averne visti n-mila, ma ritengo in ogni caso che sia importante non porsi limiti e continuare a guardare cose diverse, ad "assaggiare nuovi gusti". E se qualcuno dei nuovi gusti non piace, beh... la volta successiva si potrebbe compensare tornando sul nostro gusto preferito!

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

matsod
Secondo me nessuno di noi guarda un film completamente a scatola chiusa. Questa cosa dell'essere curiosi e provare tutto randomicamente non mi convince. Penso che tutti abbiamo a cuore il nostro gusto sempre e comunque.  p.s. non si può togliere "ipercomunicata" o salta tutto ahah Una fase bulimica iniziale quanto più attenta possibile, in ogni caso, è inevitabile, sì

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matsod

1 anno fa

Sebastiano Miotti
Capisco il tuo punto di vista ma ti posso dire che io stesso ho visto varie cose a scatola chiusa. Un esempio potrebbe essere Lynch. Fino a qualche anno fa non lo conoscevo, non sapevo che tipo di film facesse, eppure sentivo che se ne parlava, che veniva molto acclamato. Scelsi di iniziare a vedere qualcosa di suo in maniera semi-casuale ma senza assolutamente informarmi su che tipo di artista fosse; ricordo di aver pensato (e lo ricordo perche mi capita ancora quando voglio "sperimentare" qualcosa di mai visto prima) "non mi faccio condizionare da pareri o giudizi di altre persone. Lo guardo, se mi piace bene e se non mi piace amen". Poi sono d'accordo che l'80% dei film visti non sono a scatola chiusa, anzi dipendono dai gusti personali, ma almeno personalmente quando voglio sperimentare un regista, una "scuola" o un certo filone cinematografico che non conosco minimamente...preferisco di gran lunga la scatola chiusa ahah

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Joe Vanni

1 anno fa

Condivido pienanemente il tuo pensiero , credo che il cinema sia arte e da  tale è un qualcosa di puramente soggettivo , non parlo delle opinioni , ma cosa una pellicola ci suscita dentro e di come spesso un film ci cambia e cambia anche il nostro approccio ai film o qualsiasi altra forma di arte.

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Antonino Gandolfo

1 anno fa

si parte dal rendersi conto che le scritte fitte poste nella parte inferiore delle locandine e quelle all'inizio dei titoli di coda sono quelle che fanno la differenza, e si arriva a volere comprendere quale posizione ogni film che si vede ricopre in una ipotetica linea temporale che va dai fratelli Lumière a Cannes 2017.

Definizione bellissima.
FANTASTICO ARTICOLO, DAVVERO COMPLIMENTI!!

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Antonino Gandolfo
Grazie Antonino!

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Stanley K.

1 anno fa

Bisognerebbe inserire l'articolo nel regolamento 😂
Scherzi a parte, condivido quanto esposto dall'autore, tuttavia aggiungerei l'importanza della curiositas come motore primo immobile del cinefilo.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Stanley K.
Esagerato ahah Assolutamente, ma una curiosità scelta, non randomica

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Stanley K.

1 anno fa

Sebastiano Miotti
Certamente! Ne approfitto per farti una domanda che mi è venuta in mente leggendo la tua biografia. Qual è la pellicola cartesiana che preferisci di più?

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Stanley K.
Bella domanda. Film dilemmatici ce ne sono molti. A partire da Mr. Nobody. Ci penso!

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Stanley K.

1 anno fa

Sebastiano Miotti
Mr. Nobody lo guarderò appena possibile. In questo momento mi vengono in mente Vanilla Sky, Matrix e The Truman Show!

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Stanley K.
Beh in Matrix c'è mezza storia della filosofia, molto anche di quella antica. Indubbiamente (per usare un termine cartesiano :D ) però è un film molto cartesiano, sì. Il soggetto, il dubbio metodico, il dio ingannatore. Potresti avere ragionissima!
Come mai dici The Truman Show?

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Stanley K.

1 anno fa

Sebastiano Miotti
Perché ritengo che Truman sia un cervello cartesiano in una vasca, immerso in una realtà che crede reale, ma che è solo finzione. Il dubbio che a un certo punto viene a Truman, su quale sia effettivamente la realtà, ritengo sia cartesiano. Nel suo show, l'unica cosa su cui può fare affidamento è se stesso. Lui c'è sicuramente. Tutto il resto è realtà o finzione? Poi chiaramente il tutto viene risolto con l'impatto della sua barca sul muro cartonato. 
Non so, magari non c'entra niente, ma ho sempre pensato al cogito (e quindi al dubbio) cartesiano guardando quel film ahahah

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Luckyboy

1 anno fa

Secondo me la differenza sostanziale è cinefilo o solo uno a cui piace guardare film? Mi spiego, io amo i film, quello che trasmettono, le emozioni, la tristezza, l'angoscia ma anche felicità e spensieratezza, per me è sfuggire dalla realtà, fantasticare su quelle che sono le vite dei protagonisti siccome le nostre solitamente non sono proprio così.
Un po' come leggere un buon libro. 
Ma credo ci sia differenza tra quello che faccio a essere un cinefilo, io in quel campo sono ignorante, non conosco tutti i registi, non ho visto molti film considerati capolavori, e perciò non mi reputo tale, ma credo che il cinema sia anche questo, anche senza essere un esperto lo puoi amare, senza però sentirsi denigrato dal solito cinefilo di turno che sembra sapere tutto. 
Credo che tu possa amare il cinema anche se i tuoi gusti sono più mainstream, non devi per forza fare l'alternativo che guarda solo film impegnati per amarlo

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Claudio Serena

1 anno fa

Luckyboy
uno può amare i film che vuole. Ma quando si vuole dare un giudizio semi-oggettivo di un'opera (quindi anche di un film) bisogna conoscere il linguaggio di quel mezzo ed altri aspetti anche tecnici. Altrimenti si perde di "credibilità" e l'opinione deve essere espressa solo in maniera soggettiva. In sostanza una persona che ama guardare film non è necessariamente un cinefilo, ciò non toglie che lui possa godersi tutti i film che vuole

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Francesca Ferrò

1 anno fa

Ottimo articolo,dà grandi spunti di riflessione

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Francesca O.

1 anno fa

Bellissimo articolo, con cui sono tendenzialmente d'accordo: ognuno di noi ha un proprio sentire soggettivo insindacabile, ed è giusto e meraviglioso che sia così! Però, è anche vero che c'è differenza tra chi "guarda film" (quelli che più gli piacciono), e chi "ama il Cinema" in senso più profondo: per potersi definire in questi termini, probabilmente è necessaria un'educazione alla Settima Arte, che passa anche attraverso la visione di film che magari non rientrano nei nostri canoni e che ci permetta di affinare il nostro senso critico, di sensibilizzarci in qualche modo alla bellezza. È a quel punto che, per me, avviene il salto di qualità: si superano i propri limiti mentali, si scopre un mondo meraviglioso...e magari un giorno ci si ritrova ad emozionarsi come un bambino per un fotogramma, un dialogo, una prova recitativa di un film su cui non avremmo mai scommesso!

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Dirk Diggler

1 anno fa

Francesca O.
Sottoscrivo tutto, al 100%

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Francesca O.

1 anno fa

Dirk Diggler
Ho letto solo adesso il tuo commento più in basso: siamo d'accordo!  😊

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Sam_swarley

1 anno fa

è una passione, e come tale va a gusti, ognuno guarda ciò che vuole e lo critica in base alle sue sensazioni (sempre nel rispetto altrui).. non necessariamente bisogna aver visto film leggendari per esserlo,  dalla mia parte basta essere coscienti di quando e come si può commentare qualcosa, e nel caso non si abbia il bagaglio sufficiente,  limitarsi alla visione

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Dirk Diggler

1 anno fa

No, non si può essere considerati cinefili se non si esce dal proprio orticello. 
Ho conosciuto persone che, rifiutandosi a priori di vedere un film "in bianco e nero", hanno finito per riguardarsi per l'ennesima volta Oceans's Twelve, ma questo non lo definirei un accumulo di emozioni, quanto pura e semplice chiusura mentale. 
Se il cinefilo è, letteralmente parlando, un "amante del cinema", come può esserlo se si rifiuta di conoscere meglio ciò che dice di amare, preferendo badare al proprio angolo di mondo?

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Dirk Diggler
Non esiste un fantomatico Cinema da esaurire prima possibile. Il miglior cinefilo ha visto i titoli perfetti per lui, e continua a vederne di nuovi e di sempre più perfetti per lui. Il cinefilo si conosce abbastanza e conosce abbastanza ciò che il cinema ha da offrire da realizzare tutto ciò. Questo secondo me

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Josephin Overwood

1 anno fa

Articolo molto filosofico (a volte con riflessioni troppo filosofiche che non comprendo a pieno), ma in sostanza condivido.

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SandroSandro

1 anno fa

Articolo ottimo, complimenti!

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Valentino Palazzo

1 anno fa

Non sono d'accordo. Come dovrei fare ad affinare i miei gusti se non provo a vedere più film possibili? Come posso diventare un esperto se limito il ventaglio delle mie conoscenze solo ai film che mi piacciono? E se avessi dei gusti cinematografici molto ampi che mi possano consentire di vedere tonnellate di pellicole? Mi conosco bene e so su che film orientarmi quando mi siedo in poltrona ma, al tempo stesso, mi piace sorprendermi anche vedendo qualcosa che non è nelle mie corde, scevro da pregiudizi di sorta

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Valentino Palazzo
Il rischio di vedere film su film è dimenticare cosa si pensi di ciascun film e quindi di non imparare mai a conoscere il proprio gusto. Questo era quello che intendevo. Una bulimia attenta è ben accetta, e, all'inizio, probabilmente necessaria

Rispondi

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Valentino Palazzo

1 anno fa

Sebastiano Miotti
Ma non si può nemmeno pensare di guardare il cinema coi paraocchi solo perchè "io mi conosco così e guardo solo quello che so mi piacerà". Proprio a conferma di tale tesi confesso che ogni tanto scelgo i film da vedere a casaccio e moltissime volte sono rimasto sorpreso di aver scoperto titoli nuovi e interessanti. Seguendo una logica come la tua mi sarei perso tante cose.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Valentino Palazzo
È il mio modo di vedere. Io non sceglierei mai a casaccio: ci sarà sempre un consiglio, una recensione, un fotogramma, un trailer, un pensiero che mi portano a desiderare di vedere quel film. E certo non me lo scelgo con l'idea che non mi piacerà. Più divento cinefilo e più vado a colpo sicuro

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Claudio Serena

1 anno fa

Sebastiano Miotti
anche perché una scelta a casaccio toglie "tempo" che potrebbe essere dedicato ad una scelta ragionata. In pratica sacrifichi una visione per farne una casuale. Troppo rischioso per chi ha a disposizione del tempo contato. Se invece il tempo a disposizione è infinito....resta comunque troppo rischioso 😂

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Claudio Serena
Se il tempo a disposizione fosse infinito Borges direbbe che ci siederemmo a non fare niente per un sacco di tempo, tanto sapremmo che con un'infinità di tempo davanti prima o poi finiremmo necessariamente per aver visto qualunque tipo di film esistente. Una bella noia anche così :D

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Gran bell'articolo!

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RustCohle

1 anno fa

Riflessione molto interessante.
"La sana cinefilia è l'accumulo di emozioni ed insegnamenti, non di trofei".

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un'articolo molto particolare, complimenti

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Vecchio Snaporaz
Ti ringrazio!

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Sara Borgna

1 anno fa

Concordo, io non sento di avere visto neanche 1/50 di tutti i film che da saggia cinefila dovrei aver visto, ma seguo sempre e comunque il mio istinto nello scegliere cosa vedere! E sarò onestà, credo di conoscermi,  perché raramente vedo qualcosa che mi delude. In ogni caso il tuo è un ragionamento sensato, sicuramente ai fini di sostenere conversazioni sul cinema civili e che arricchiscano chi le affronta

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Manuel Bestetti

1 anno fa

Sara Borgna
Esatto, anche perché poi è ovvio che se vai a guardare un film partendo dal presupposto che ti farà schifo stai già sbagliando tutto. Qui secondo me non si parla neanche di qualità, ma di vero e proprio gusto personale. Io adoro i Blockbusteroni, so che principalmente guarderò quelli ma non capisco il perché devo essere visto come "meno cinefilo" rispetto a chi si vuole vedere solo il "mattone polacco". Il cinema è emozione, e se a me il mattone polacco non emoziona sarà difficile che lo guardi

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Dirk Diggler

1 anno fa

Manuel Bestetti
Forse perché oltre al gusto personale esistono visioni imprescindibili in quanto importanti per il cinema, la sua storia e il suo linguaggio, nonché di riconosciuto valore?

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Manuel Bestetti

1 anno fa

Dirk Diggler
In teoria... In pratica va tutto a gusti, ogni campo. Ci sono regole da seguire, ci sono temi da riprendere, e un secolo dopo tutto questo è stato spazzato via dal nuovo modo di vedere le cose. Ti posso fare l'esempio di Freaks: un film che quando uscì fece scalpore, inorridire chiunque e venne bannato perché ritenuto un affronto alla normalità, eppure stava solo mostrando delle persone reali. È il non volersi staccare dalle regole imposte che spesso ci blocca. Io non dico che Avengers sia più bello di 2001: Odissea Nello Spazio perché gli è superiore, dico che il mio gusto personale mi porta a riguardare più volentieri il primo piuttosto che il secondo, sapendo e accettando che entrambi, a modo loro e nel loro contesto, hanno fatto la storia del cinema,che piaccia o no.

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Dirk Diggler

1 anno fa

Manuel Bestetti
Ma non si tratta di regole imposte arbitrariamente, quanto di riconoscere l'oggettiva importanza di un film, e il tuo esempio su Freaks non fa altro che dimostrarlo. Siccome il cinema non è nato ieri, e in generale tutto ciò che vediamo nel presente dell'arte non potrebbe esistere senza ciò che è venuto prima, non vedo perché si debba ignorarne il passato o tutte le realtà attuali parallele a quella mainstream. 
Poi, non bisogna necessariamente stare tutto il tempo a tirarsi metaforicamente pesanti martellate sulle gonadi (anche perché poi la concezione per cui un film non-blockbuster debba essere per forza un "mattone polacco" è a dir poco fantozziana), ma no, non tutto ha lo stesso peso...

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Manuel Bestetti

1 anno fa

Dirk Diggler
Nel mio primo commento io non ho detto che "o è così o è l'esatto opposto". Io ho solo fatto l'esempio di una mia esperienza vissuta più volte: se mi definisco appassionato di cinema e cito "Avengers" come il film che mi ha fatto avvicinare a questo mondo non vengo preso sul serio. Come dici tu, l'importanza che un film ha avuto nella STORIA del cinema: nessuno si sarebbe aspettato che Freaks sarebbe diventato ciò che è adesso, ma appunto... Adesso. Tra 50 anni film che ora vengono denigrati saranno visti come cult. Non tutti, non per forza, ma alcuni si, ed è giusto così. Quello che intendo dire è che vorrei non essere "messo da parte" in certi contesti solo perché riesco a guardarmi Pulp Fiction e subito dopo Sharknado riuscendo a godermi entrambi i film senza problemi. 

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Dirk Diggler

1 anno fa

Manuel Bestetti
Ovviamente ognuno ha i suoi film preferiti e, per quanto magari impopolari possano essere, va benissimo così. Il mio discorso si riferisce a quando ci si ferma a questi e non si va oltre, che per me è qualcosa di incomprensibile e incompatibile con la dichiarazione di "amare il cinema". Anche perché l'importanza non viene necessariamente riconosciuta a posteriori

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Manuel Bestetti

1 anno fa

Dirk Diggler
Stiamo parlando per i due estremi quindi, perché io invece contesto chi vuole vedere solo il lato tecnico/oggettivo del film senza invece capire cosa può dare a livello emotivo e psicologico. Ho rivisto ultimamente Grease e penso che per quanto riguarda i personaggi e la trama sia invecchiato parecchio male, ma non per questo inizio a demolirlo perché tecnicamente non è eccelso. Bisogna arrivare al compromesso: c'è chi guarderà sempre più il lato tecnico, chi più quello emotivo e chi riuscirà a godersi entrambi. L'importante è confrontarsi in maniera civile, arrivando ad essere d'accordo di non essere d'accordo!

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Claudio Serena

1 anno fa

Manuel Bestetti
e invece non è così. Il Cinema è un'arte composta da vari linguaggi. Tutti gli aspetti che compongono un film hanno delle strutture codificate ed anche tecniche. Se si parla di gusti personali nessuno avrà mai da obiettare nulla. Una persona può apprezzare e rivedere volentieri un Avengers più di 2001. Ma non ci si può aspettare che quella opinione personale venga valutata come un parere informato o di spessore. Anche perché un'opinione va sempre argomentata e l'argomentazione non può essere "a me piace di più" perché non vuol dire nulla. Sarei proprio curioso di vedere un'argomentazione plausibile sulla superiorità di un Avengers rispetto a 2001. Rimanendo sull'esempio gelato dell'articolo: una persona che non conosce come vengono fatti i gelati potrà sì preferire mangiarsi il ghiacciolo industriale, ma non potrà affermare che il ghiacciolo è migliore del gelato artigianale, perché la sua non è un'opinione informata. Il pensiero che tutti possiamo parlare di tutto, e che la nostra opinione valga come quella di tutti gli altri, è una delle stupidate più grandi che le persone si siano mai messe in testa.

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Manuel Bestetti

1 anno fa

Claudio Serena
Io non ho mai parlato di superiorità di Avengers nei confronti di 2001, attenzione. Ho solo detto che il mio gusto personale mi spinge a rivedere più volentieri uno piuttosto che l'altro. Per quanto riguarda il lato tecnico, te lo dico sinceramente, dovrei riguardare 2001 prima di scrivere un'opinione più approfondita. Non è questo quello che stavo dicendo io comunque: parlavo dell'essere preso sul serio, non del darmi ragione o no. Della ragione non me ne faccio nulla, l'essere visto come uno che non "conosce" il cinema solo perché ho gusti più vicina alla cultura pop e non a quella underground mi fa passare la voglia di dire la mia.

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Claudio Serena

1 anno fa

Manuel Bestetti
Non puoi essere preso sul serio a meno ché la tua opinione non sia argomentata. Se l'argomentazione è buona e ben esplicata allora è giusto prenderti sul serio, a prescindere dal film in questione. Però il "de gustibus" è solo un paravento che nasconde la mancanza di argomenti. Un'opinione senza argomentazioni non va rispettata.

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Panda

1 anno fa

Manuel Bestetti
Anche perché la cultura pop può essere motivo di studio tanto quanto il cinema convenzionale. Sarai più portato a vedere film discutibili, ma si risolve con un'arguta ironia e doverosa presa di coscienza. Anch'io mi ritrovo a parlare più di The Avengers che di 2001: si tratta semplicemente di ricezione differente di stimoli, accade anche nella realtà.

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Antonio Ciriello

1 anno fa

Analisi interessante e giusta. Tuttavia è necessario attraversare la fase "bulimia" prima di poter dire di aver formato un proprio gusto. Inoltre ritengo che non è necessario amare o odiare tutti film che si vedano, in modo da catalogarli in modo cosi netto. Dopotutto il cinema, prima ancora che arte in senso lato, definizione che ha sdoganato nel tempo, è stato ed è innanzitutto intrattenimento e veicolo per diffondere ideali/storie/messaggi.

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Dirk Diggler

1 anno fa

Antonio Ciriello
Verissimo, quoto tutto

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Antonio Ciriello

1 anno fa

Analisi interessante e giusta. Tuttavia è necessario attraversare la fase "bulimia" prima di poter dire di aver formato un proprio gusto. Inoltre ritengo che non è necessario amare o odiare tutti film che si vedano, in modo da catalogarli in modo cosi netto. Dopotutto il cinema, prima ancora che arte in senso lato, definizione che ha sdoganato nel tempo, è stato ed è innanzitutto intrattenimento e veicolo per diffondere ideali/storie/messaggi.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Antonio Ciriello
Tutto vero

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Richi97

1 anno fa

D’accordissimo

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Davide Sciacca

1 anno fa

Una visione su cui riflettere. Spesso mi volgo troppo alla bulimia, e non alla ricerca di ciò che può più facilmente arricchirmi.

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Tony S.

1 anno fa

Finto Cinofilo Starter Pack:
-Miglior film: Inception o Trainspotting
-Miglior serie: Breaking Bad
-Miglior attore: DiCaprio 
-Miglior regista: Tarantino

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Felice Coppola

1 anno fa

Tony S.
Concordo su Inception e DiCaprio ahhahahahah

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Antonio Ciriello

1 anno fa

Felice Coppola
Hai dimenticato Fight Club, e se vuoi fare l'alternativo ora va tanto di moda Leon!

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Dedina83

1 anno fa

Tony S.
Non concordo su Di Caprio, è un grande attore

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Panda

1 anno fa

Dedina83
Non si contesta il valore di quei nomi, è solo molto curioso che alla fine si arrivi sempre a loro :v

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Pfepfer

1 anno fa

"Quando difendiamo il nostro film preferito da un attacco ritengo infatti che quello che ci importa davvero non sia di difendere l'oggettivo valore di un'opera (la sua grammatica) ma piuttosto il nostro gusto e la nostra personale definizione che di lui – del gusto – stiamo piano piano costruendoci. Infarciamo il commento di giudizi tecnici, ma è il piacere che abbiamo provato durante la fruizione ciò di cui ci interessa, in verità, difenderne la legittimità."

👏👏👏 niente di più vero!

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Gigi Dag

1 anno fa

Sicuramente la maggior parte delle persona decide di visionare un film in base al successo o alla tendenza che gira attorno alla pellicola, esempio banale, i film Marvel.
In molti appassionati del genere fumettistico si gustano le storie dei lori eroi preferiti, criticandone giustamente le varie ingenuità che non si aspettavano avendo letto il fumetto o comunque essendone informati e appassionati non transigono, molti invece ne parlano o lo vanno a vedere solo per la tendenza che i film Marvel o comunque tutto il genere supereroistico nel giro di 10 anni sono entrati di cattiveria nel giornaliero di ogni cinefilo.

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Lorenzo Piazza

1 anno fa

Poi non stai al passo con la lunghissima lista dei film visti dal tuo vicino e subito é : "Nooo ma non l'hai visto? 
Proprio tu? 
Nooo ma é un classico!
Un capolavoro!
Ha delle luci bellissime 
Il parlato é fatto bene 
Gli effetti sembrano veri 
E poi gli attori sono stati fenomenali 
Da cinefilo te lo devo dire, non puoi non averlo visto 
Aspetta che mi viene in mente chi l'ha fatto e te lo segni! "

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Francesco Fucci

1 anno fa

Lorenzo Piazza
Che poi, riferendosi con "il parlato è fatto benissimo" io potrei anche intendere il suono in presa diretta hahahaha

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Lorenzo Piazza

1 anno fa

Francesco Fucci
Anche il doppiaggio in caso fosse doppiato 🙈

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Deryn

1 anno fa

Non potrei essere più d'accordo

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Carmelo Trifoglio

1 anno fa

Sottoscrivo ogni singola parola. Quest'articolo dovrebbe leggerlo tanta gente, a dire il vero.

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Drugo

1 anno fa

Sono totalmente d' accordo

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Maria Grazia

1 anno fa

Condivido in pieno

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Davide Cassataro

1 anno fa

Articolo stupendo. Mi permetto di dire che nonostante le centinaia di film visti e alcune serie posso definirmi l'ultimo che può giudicare e credersi esperto di ognuno di essi. Ogni pellicola suscita emozioni in noi diverse e ci vuole un niente per farci o non farci vedere un film traendone una conclusione in base ad un unico commento. Ormai tutti sono diventati esperti senza capirne niente. L'importante è vedere e poi riflettere in base alla propria esperienza appena vissuta

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lycorisra9

1 anno fa

Personalmente ci sono moltissimi film "cult" che non ho visto ( e un pochino me ne vergogno... ) però il cinema, dal mio punto di vista, lenisce l'anima. Ci sono pellicole da cui ti senti capito, monologhi e dialoghi che ti consolano, altri che ti sfogano. 
Quindi sì, non si collezionano titoli ma impressioni.

Quest'articolo è bellissimo.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

lycorisra9
Grazie elohim!

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Mandy

1 anno fa

"Non si collezionano titoli, si collezionano impressioni". Niente da aggiungere, quando si parla di cinema si parla di emozioni, sensazioni e pensieri che magari senza quella pellicola non avresti avuto e fare una sterile collezione di titoli è il modo più noioso per approcciarsi a questa meravigliosa arte

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Francesco Amodeo

1 anno fa

Lucido e puntuale

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Francesco Amodeo
Grazie Francesco

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Sirio

1 anno fa

"la quantità di film visti non conta nulla quando si parla di capacità di parlare agli altri di cinema". Quanto cavolo è vero… ❤️

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Francesca

1 anno fa

Bell'articolo, sono d'accordo! Guardare un film solo per poterlo aggiungere alla "lista dei film visti" equivale a leggerne la trama su Wikipedia. Purtroppo spesso si preferisce contare i film visti piuttosto che elaborare una riflessione sui magari pochi (ma buoni) che si sono guardati. 

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Alice

1 anno fa

Complimenti per il bellissimo articolo.
Mi trovi pienamente d’accordo.
E sono grata per questo sito che, dando l’opportunità di condividere opinioni, impressioni ed emozioni, potrà aiutarmi a continuare a costruire e a capire il mio gusto.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Alice
Grazie Alice!

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Sante parole

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Claudio Serena

1 anno fa

Sei troppo romantico Seba 😄
Il cinefilo (o amante del Cinema) è un giusto mix tra i due punti da te elencati (e forse anche qualche altro). Perché DEVE essere bulimico, soprattutto in una prima fase, per poter acquisire le conoscenze necessarie per poi poter godere appieno di un film. Perché non avendo la conoscenza necessaria rischiamo di non cogliere citazioni, riferimenti, omaggi nascosti, o palesati, nel film stesso. Ci priviamo di un'esperienza che potrebbe arricchire, o anche limitare, la visione di un film.
Perché deve conoscere il linguaggio che viene utilizzato nel Cinema, altrimenti come sopra, non avrà i mezzi per poter godere appieno del film.
Perché bisogna sapere cosa c'è stato prima di quel film. Può essere che già qualche altro film abbia dettato le linee e che il film che stiamo vedendo non sia "visionario" come invece lo avremmo potuto giudicare privi della conoscenza.
Ma il tempo è quello che è. Quindi il Cinefilo deve trasformarsi in un animale selettivo, deve cercare il più possibile di limitare i "danni" di una visione insoddisfacente. Deve capire cosa cerchi, cosa lo appassioni, cosa lo stupisca e cosa possa emozionarlo. Non può, ed è un'evoluzione necessaria oltre che naturale, continuare a vedere ogni film che esce o recuperare ogni film mai girato.
Certo non dovrà fossilizzarsi su un'unica posizione, genere, artista. Ma è un rischio che non corre perché il vero Cinefilo è fottutamente curioso e sarà sempre attirato da qualcosa che non rientri perfettamente nei canoni che ha creato con anni di esperienza.
E, difficilmente, il Cinefilo è un animale solitario, perché ha bisogno del confronto per poter affinare il proprio gusto e per poter cogliere suggerimenti esterni. Non a caso ci siamo prima entrati nel gruppo FB e poi siamo corsi ad iscriverci al nuovo sito.
In sostanza il Cinefilo è un animale più complesso di quello che appare, ed è per questo che uno che si spacci per cinefilo, senza esserlo veramente, lo riconosci dopo uno scambio di due-tre frasi.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Claudio Serena
Grande Claudio! Dovevo essere per forza tranchant. La prima fase bulimica è necessaria, sì, ma in qualche risposta più sotto specifico meglio. Comunque stanno uscendo definizioni di cinefilo stra belle nei commenti!

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Luca Zenesini

1 anno fa

Articolo molto interessante, questione che non avevo mai visto ancora approfondire da nessuno fino ad adesso

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Samantha Mandurino

1 anno fa

Ho trovato il mio articolo preferito in assoluto! Vera ogni singola parola e sei riuscito a esprimere quello che io e sicuramente tutte le altre persone iscritte a Cinefacts, sentiamo. Non si collezionano titoli, si collezionano impressioni... nessuna frase poteva essere più adatta. Mi sono un po' stufata di sentire gente che dice "Ah, ma film x non l'hai visto. E dici di seguire il cinema bla bla". Andrebbe fatto questo discorso, ma non credo che tutti lo capiscano

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Samantha Mandurino
Grazie Samantha!

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Ago

1 anno fa

Concordo quasi su tutto.
Il cinema è cinema. È arte, bellezza, ed in quanto tale piace, proprio perché capace di trasmetterti qualcosa di nuovo, di forte, capace di farti evadere per qualche ora. Ogni film ha una  bellezza, anche un film commerciale e non d'autore. La moda ci sarà sempre purtroppo, sopratutto quella degli Oscar, ma un vero cinefilo si distingue sempre.

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Davide Arienzo

1 anno fa

Io inizialmente eseguivo il primo approccio ovvero iniziavo a guardare continuamente tantissimi film per vincere una gara che in realtà non esisteva
Tale mia decisione mi costrinse a fermarmi col cinema a causa della noia e della poca voglia che avevo 
Fortunatamente però ho seguito successivamente l'esempio del Gelato ed ho deciso di seguire un approccio più selettivo; infatti adesso mi sono fermato con il cinema Americano e mi sto dedicando di più a quello Francese, Italiano e Giapponese e pian piano mi sto appassionando, sto capendo molto cose e mi sento più felice
Finalmente sto guardando film perché veramente voglio guardarli e voglio capirli
Sto collezionando Impressioni 
Grazie Seb

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Davide Arienzo
Grande Davide!

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Samuel De Checchi

1 anno fa

Concordo su tutta la linea.

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Guardo film e serie tv per arricchirmi personalmente non per accumulare titoli su titoli e lo trovo il modo più corretto per godersi i film e le serie tv. Se trovo un film complesso che ha più livelli di lettura  provo a comprenderli faccio ricerca e soprattutto nelle conversazioni con gli altri racconto come ho fatto a cogliere le sfumature di un film e non faccio il saputello( che è un pò quello che invece fa chi si sente cinefilo) Cinefilo è apprezzare e condividere non accumulare e bacchettare gli altri per le lacune che possono avere

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The_Watcher_TV

1 anno fa

Trovo che il discorso si possa adattare anche alle serie TV, che pian piano si stanno affermando sempre più nel panorama cinematografico

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Maatz

1 anno fa

Sono completamente d'accordo sull'importanza della ricezione del film più che sulla quantità di titoli collezionati.
La moda di essere "cinefilo" per la verità non la vedo proprio, magari più con le serie TV

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Christian Caimi

1 anno fa

"Non si collezionano titoli, si collezionano impressioni" vi prego fate una maglietta con questa frase! Sacrosanta verità!

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Christian Caimi
Ahahah, esagerato!

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Marta Pepe

1 anno fa

Mi sono trovata perfettamente d'accordo con il tuo discorso. Per molti anni mi sono derisa credendo che fosse una vergogna, per una "cinefila" non aver ancora visto PULP FICTION. Fin quando non ne sentii il bisogno e così fu e ne rimasi molto sorpresa.Ci sono film per cui si aspetta la cosìdetta "chiamata", e più o meno funziona così anche per me, e ritengo che non sia del tutto disonesto come metodo.
Non è la quantità di film che fanno un cinefilo, ma è la qualità di come te li godi.
Grandissimo.

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Diana

1 anno fa

Marta Pepe
Sono d'accordo- quando qualcuno si scandalizza perchè "non hai visto blablabla!!! ma come???" io automaticamente perdo tutto l'interesse che avrei potuto avere nel vederlo. e non è solo per il gusto di essere bastian contrario, ma perchè con tutti i film che esistono al mondo e con tutto il poco tempo che uno nella vita ha per vederseli, quest'idea che alcuni film vadano per forza visti mi sembra stupida. e poi, la maggior parte delle volte, commenti del genere vengono fatti da gente che magari non ha mai un film datato prima del 1930, o non sa nulla del cinema cubano, se rendo l'idea. 
in più, trovo commenti del genere controproducenti, perchè fa pesare l'"ignoranza" all'interlocutore invece di portare avanti una discussione propositiva.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Marta Pepe
Sì, esatto: si parla di onestà verso sé stessi e il proprio gusto. Grazie Marta

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Angelo Di Domenico

1 anno fa

In una galleria d'arte non si giudicano gli artisti per la quantità di quadri ma per la qualità delle loro opere, lo stesso è nel cinema, la cosa bella però (Come in Arte) è che ognuno "vede"/"sente" cose diverse, ciascuno di noi ha impressioni, sensazioni diverse, collezioniamo esperienze, io, come amante del cinema, mi sento in dovere di condividere quest' arte, alla fine è quello che dovrebbe fare un cinefilo. Comunque i miei più sinceri complimenti per l'articolo.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Angelo Di Domenico
Grazie Angelo!

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Emanuele Senna

1 anno fa

In questo periodo vedo che il titolo "cinefilo" è troppo abusato, perfino da persone che Kubrick pensano sia "il tizio che ha fatto il cubo" e lì viene soltanto voglia di fare piazza pulita in pieno stile scarface!

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Tommaso

1 anno fa

Complimenti per l’articolo.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Tommaso
Grazie Tommaso

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Gioze

1 anno fa

Ogni volta che ci piace qualcosa e la sentiamo nostra appena entra qualcuno nel nostro territorio urliamo al nemico e cominciamo a sparare a zero.

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Ettore Rocchi

1 anno fa

"Non si collezionano titoli, si collezionano impressioni."
Non avrei saputo riassumerlo meglio!

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Angelo Di Domenico

1 anno fa

Ettore Rocchi
Sono d'accordo

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Dalila Croce

1 anno fa

Bellissimo articolo. Finalmente ho trovato qualcuno che la pensa come me, dopo anni di: "è scandaloso che tu non abbia visto x o y". Ci sono un sacco di fattori che influenzano o no l' empatia verso una sinossi o un titolo ma spesso non ci si fa caso.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Dalila Croce
Vero! Dai colori del trailer, agli argomenti di cui si sta trattando in quella parte dell'anno, persino a se si deve andare o meno in bagno quando si legge il titolo

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Dalila Croce

1 anno fa

Sebastiano Miotti
Sì davvero. Poi che senso ha vedere un film se non si è nello stato di coglierne bene il significato e gustarselo davvero??😊

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Martina Foderetti

1 anno fa

"... ritengo la figura del cinefilo come naturalmente orientata alla condivisione della sua natura con gli altri"
Sono pienamente d'accordo. La bellezza sta nel condividere e nel confrontarsi. Questo sito ci da proprio questa opportunità ed è per questo che spero che cresca sempre di più

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Angelo Di Domenico

1 anno fa

Martina Foderetti
Speriamo, sono contento che ci sia una "casa" dove fare ritorno quando si ha la voglia, legati tutti dalla stessa passione.

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Martina Foderetti

1 anno fa

Angelo Di Domenico
Esattamente

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Davide Ripamonti

1 anno fa

"La quantità di film visti non conta nulla quando si parla di capacità di parlare agli altri di cinema.
Si può essere davvero comunicativi e convincenti solo se si parla soltanto di ciò che si ama/odia."

Mai parole furono più sagge.

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Sono felice che in questo portale si possa fare questo discorso.

Il termine cinefilo è abusato. Ma soprattutto è un termine entrato in quel vocabolario di "aggettivi che uso per sentirmi superiore, o solo diverso, dalla massa", pratica sempre esistita, ma decisamente esplosa con l'avvento di internet...

Questo il punto.
Io adoro assorbire nuove opere d'arte, visuali ma anche letterarie. Non importa che sia al cinema, al museo o (scandalo!) su smartphone o Netflix. Non ha senso secondo me.
Domani inizio il mio corso universitario di Film Srudies.
Non mi definisco cinefilo.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Francesco Signorello
Ti consiglio "Il cinema. percorsi storici e questioni teoriche" di Villa, Carluccio e Malavasi. C'è un bel capitolo sulle definizioni di cinefilia, tutt'altro che concordi

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Rossella D'Introno

1 anno fa

Se devo pensare ad un posto in cui sentirmi felice e libera è la sala vuota di un cinema, in cui ci sono solo io, le poltrone rosse e lo schermo. Trovo che anche solo l'odore che c'è nella sala sia inebriante.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Rossella D'Introno
È entrare in sé stessi e vedere che davanti a nostri occhi c'è chi ci ha saputo narrare le nostre idee e sentimenti, e in modo bello. È immensamente appagante

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Rossella D'Introno

1 anno fa

Sebastiano Miotti
Sì, esattamente

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Davide Perdon

1 anno fa

Un cinefilo è come un amante della pittura. Essere amanti della pittura vuol dire accumulare bulimicamente ogni dipinto che è stato, o viene dipinto per poi fare una cernita e capire quali ci hanno impressionato ed emozionato, e quali ci hanno lasciato indifferenti. Penso che un cinefilo debba dare una possibilità ad ogni film che esce in sala (e non), poi è logico che ci siano generi che si apprezzano maggiormente ma bisognerebbe dare una sbirciata anche a quei film che non rientrano nei nostri gusti, perché esiste sempre la possibilità che ci sorprendano.

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Regina Bolgan

1 anno fa

Davide Perdon
Pensavo esattamente le stesse parole👍

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Rossella D'Introno

1 anno fa

Davide Perdon
Credo ci siano dei film che già immaginiamo non ci piaceranno, ma non per pregiudizio, ma perchè credo che ognuno sappia cosa cerca quando va a vedere un film. Sono parzialmente d'accordo quando dici che sarebbe giusto dare una possibilità ad ogni film che esce in sala, perchè sicuramente da qualcuno di questi potremmo essere sopresi. D'altra parte però credo che anche essere selettivi e scegliere accuratamente i fim da guardare sia una delle caratteristiche del cinefilo, personalmente non riuscirei a guardare tutto senza avere il desiderio di farlo.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Rossella D'Introno
Rossella, hai capito perfettamente quello che intendevo

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Mattia Fiorio

1 anno fa

Amare il cinema mi ha portato a studiarlo in ambiente universitario, e cercare di lottare con tutta la forza per poter trovare un lavoro in questo ambito: cosa più impossibile che difficile

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Giacomo Covella

1 anno fa

Mattia Fiorio
Davvero è così difficile? Mi hai un po' demoralizzato

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Mattia Fiorio

1 anno fa

Giacomo Covella
E' effettivamente molto molto difficile. Purtroppo in Italia il Cinema non viene valorizzato molto e fare strada è veramente un'impresa. Ma nonostante ciò io sono felicissimo e soddisfattissimo della mia scelta!

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Andrea Vassalle

1 anno fa

Io credo che un cinefilo non abbia limiti, non abbia gusti ristretti e non abbia la volontà di conoscere o scoprire solo piccole zone del cinema. In questo ambito, come in tutti, non c'è cosa più bella della conoscenza e, viceversa, non c'è cosa più bella di essere ignoranti per avere così il più possibile da apprendere e da conoscere. Raccontando la mia esperienza, i miei genitori mi hanno fatto crescere con i film di Don Camillo, Totò, Bud Spencer e Terence Hill ecc. ma comunque non credo siano cinefili a tutto tondo. Circa 5-6 anni fa avevo un'ignoranza paurosa; generalmente non "sopportavo" film "vecchi", volevo guardare solo film recenti e solo film dinamici come thriller, azione, comici e derivati. Non c'è stato e non c'è niente di più bello di abbattere tutte le mie barriere dovute all'ignoranza. Ho iniziato a guardare sempre più film e sempre più vari e negli ultimi 2-3 anni ho iniziato a seguire corsi sul cinema sia pubblici e "di svago" che universitari e anche, adesso, a leggere qualche libro. Per come la vedo io, ci sono molte persone che, come detto anche nell'articolo, accumulano film su film ma appunto significa essere appassionati di film...il cinema è un'altra cosa. La passione più pura è quella che ho provato allargando l'orizzonte, non considerando più i film come tante stelle sparse ma come parte di una Galassia. Il bello è considerare e ragionare su un film nel suo insieme, su cosa vuole dire l'autore, su quali sono i suoi stili, le sue idee, il suo modo di intendere il cinema, sul raffronto con altre sue opere o opere di altri autori, sul momento sociale e/o cinematografico in cui un dato film è inserito eccetera. Perché il cinema non è un insieme di tanti film sparsi, tutto è collegato, è tutto un grandissimo insieme ed è meraviglioso per quello. Però onestamente non credo che un cinefilo possa interessarsi solo ad alcuni ambiti o ad alcuni campi. Perché ci dev'essere un campo che dobbiamo escludere a priori? E' bello guardare tutto, perché innanzitutto è utile per la conoscenza generale dell'arte cinematografica nel suo insieme e inoltre non possiamo sapere se un film, se un regista, se un determinato tipo di cinema ci piace o no senza vederlo, nemmeno con più esperienza di visioni. Io personalmente sono ancora molto ignorante, ho ancora molto da vedere, molti tra i più grandi capolavori non li ho ancora visti, ho tanto da imparare e da conoscere....ma sono contento, perché più ignoro e più ho da imparare.

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Daniele Ticconi

1 anno fa

Andrea Vassalle
L'hai scritto sicuramente meglio di me, d'accordissimo su tutto

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Mattia Fiorio

1 anno fa

Andrea Vassalle
Concordo in pieno con te!

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Andrea Vassalle

1 anno fa

Andrea Vassalle
Vi ringrazio 👍

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Andrea Vassalle
Molto bella la definizione di persona che ragiona sul cinema che dai.  È un punto di vista condivisibile. Quello che però intendevo fare era mettere in guardia dall'accumulare visioni senza domandarsi che cosa se ne pensi di volta in volta. E qualora si finisse per conoscere sempre più a fondo il proprio gusto si imparerà anche quali categorie approfondire maggiormente e quali evitare e a trovare quindi sempre massima soddisfazione e utilità dal Cinema in ciascuna fase della propria vita e , perché no, magari, alla fine, addirittura a conoscere quale sia il proprio film preferito in assoluto

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Andrea Vassalle

1 anno fa

Sebastiano Miotti
Sì, ma sul fatto che molti lo facciano più per moda e per trasporto sono d'accordissimo. E' un po' la differenza tra guardare e vedere

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Francesco Costa

1 anno fa

Mi trovo parzialmente in disaccordo su alcune cose, tuttavia lo trovo un articolo costruttivo. Diciamo pure che effettivamente al giorno d'oggi, l'essere cinefili è un po come l'essere nerd, è figo, una moda insomma. La definizione che viene messa in luce, ridà quella giusta connotazione al termine, ciò che lo rendeva esclusiva categorizzazione di una cerchia di appassionati accomunati per l'appunto dall'amore verso opere in grado di trasmettere loro "emozioni ed insegnamenti".

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Francesco Costa
Grazie Francesco Un articolo un po' nuovelle vagueano. Inevitabilmente si trascina dietro un po' di spocchia

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Andrea Fabbri

1 anno fa

Si davvero un ottimo articolo !
Io guardo film per il puro piacere del momento ,senza un bisogno di dovermi confrontarmi o dover far prevalere la mia opinione a riguardo ,anche perché non ho le capacità tecniche per riconoscere quanto possa essere accurata un opera e ne la capacità linguistiche per poter sostenere una discussione ,in poche parole guardo film per il semplice motivo che mi piace ,che mi arricchisce culturalmente e che in determinati casi riesce a farmi provare le stesse sensazioni che si provano nel film ,che a volte sono situazioni mia vissute ,quindi in un certo senso è come se desse la possibilità di vivere altre vite .
Bo forse ho fatto un po’ di casino a spiegarmi ,ma è lo stesso

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Andrea Fabbri
Sei stato chiarissimo!

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Giorgio Bizzaro

1 anno fa

"Non si collezionano titoli, si collezionano impressioni." 
Questa è la frase che mi ha più colpito, eh si purtroppo è diventata una moda.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Giorgio Bizzaro
Quando scrissi questi articolo stavo pensando a tutti i frame postati ogni giorno

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Matteo Usai

1 anno fa

Articolo molto interessante

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Daniele Ticconi

1 anno fa

Non sono d'accordo su tutto. Vera la parte della difesa della nostra opinione personale su un film, ma per quanto riguarda la natura del cinefilo penso che sia un discorso diverso per ognuno di noi. Io ad esempio sono etichettabile da te come il "bulimico". Guardo di tutto e di più, ma per pura e semplice curiosità: non mi pongo limiti proprio perchè amo il cinema non solo una sua sfera, quindi so che ogni volta che vedo un film, anche se non mi sarà piaciuto, al termine della visione avrò passato un'esperienza di cui difficilmente mi pentirò. Se mi dovessi limitare a vedere ciò che so mi piacerà, giudicherei il libro dalla copertina e mancherei la visione di tanti ottimi film che magari mi potrebbero piacere. Inoltre riflettendo un attimo sul mio passato, se fossi rimasto nella mia "zona di comfort" avrei snobbato film e registi che ad oggi sono fra i miei preferiti.

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Francesco Costa

1 anno fa

Daniele Ticconi
Esattamente il motivo per cui sono in parziale disaccordo con l'articolo; dici bene nel non volerti limitare nella visione di ciò che piace già. Il cinema è bello anche perché sa sorprenderti nelle forme più inaspettate.

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Jude

1 anno fa

Daniele Ticconi
D'accordo con te! Anch'io ho un po' la tendenza alla bulimia, ma non al punto da confondere i film o dimenticare l'impressione che mi hanno dato. Comunque se fossi rimasta nella mia comfort zone dei 15 anni probabilmente starei ancora a idolatrare roba imbarazzante 😅

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Daniele Ticconi
Bisogna assolutamente essere curiosi, ma ci sono due modi per esserlo: quello che spazia casualmente da un titolo all'altro senza sapere le ragioni, senza stabilire gerarchie di apprezzamenti, senza conoscere il proprio gusto; e chi spazia da un titolo all'altro perché sa cosa ancora non conosce e non vede l'ora di farsene un'opinione perché intuisce che in un modo o nell'altro quella parte di cinema "lo chiama", "gli serve". Questo secondo per me è il cinefilo. Ma non si deve essere necessariamente d'accordo ;)

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Daniele Ticconi

1 anno fa

Sebastiano Miotti
Assolutamente: il secondo me è sottinteso, a volte me lo scordo quando scrivo 😅

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stefano marino

1 anno fa

Personalmente sono d'accordo con molti dei punti esposti nell'articolo. Credo però che, a lungo andare, una ricerca sempre più selettiva dei film che propriamente possiamo apprezzare potrebbe portare un cinefilo a chiudere sempre di più il suo sguardo a nuove prospettive (è necessariamente un problema questo? No) , per ora io preferisco un approccio da "cinebulimico" a quello da cinefilo. spero di aver scritto qualcosa di pertinente.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

stefano marino
Beh, conoscere il proprio gusto richiede tempo e si passa dalla bulimia. Basta che sia una bulimia curiosa e non una solo trionfante

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stefano marino

1 anno fa

Sebastiano Miotti
Ovvio, il nozionismo é inutile

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Barbara G.

1 anno fa

Molto interessante! Sono d'accordo a proposito del concetto per cui il cinefilo è portato a parlare e difendere i film che "sente" di più, concetto in cui personalmente mi ritrovo; comunque penso che il secondo tipo di cinefilo, selettivo, potrebbe portare a un focus troppo concentrato che quindi esclude altri orizzonti

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Barbara G.
L'autoreferenzialità è un bel problema, hai ragione

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Articolo che da interessanti punti di riflessione, ho incontrato molti presunti amanti del cinema che guardavamo un film con l’unico di scopo di fare numero. E credo che lo stesso ragionamento possa essere applicato anche per chi colleziona, dai blu-ray ai vinili

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Francesco Avagliano
Assolutamente

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Federico (Sylar)

1 anno fa

“Non si collezionano titoli, si collezionano impressioni” e aggiungerei emozioni!

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Greta

1 anno fa

La bellezza dei film non sta, come già detto, nel numero di serie TV o film visti ma si nasconde nelle emozioni, nelle riflessioni che esso ti dona.
Io non sono un'esperta di cinema, spesso fatico a comprendere le scelte registiche e devo mettermi d'impegno per riuscire a concludere la visione di un "mattone polacco minimalista di regista morto suicida giovanissimo" (semi-cit) però amo quello che mi trasmette ogni cosa che vedo proiettata, ogni insegnamento che posso far mio, ogni emozione che posso far mia...
Il cinema è molto più di una serie di frame montati fra di loro ma è esperienza, passione, vita.

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Numa Frik

1 anno fa

"La sana cinefilia è l'accumulo di emozioni ed insegnamenti, non di trofei."
Mai fu scritta frase più giusta, conosco gente che guarda film a valanga, tutte le nuove uscite solo per far numero e perché fa figo. Personalmente vado al cinema meno di quanto vorrei, ma i film che vado a vedere li scelgo con cura e di solito mi lasciano emozioni forti, e dopo sono contenta di confrontarmi con gli amici di quello che abbiamo visto. Sto cercando di recuperare molti film "vecchi" che ancora non ho visto, ma per cultura personale e non per andare a sbandierarlo in giro.

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Articolo interessantissimo complimenti!

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Gemi

1 anno fa

Molto vero! Bell'articolo!

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Wolvering

1 anno fa

Io mi rendo conto che nella valutazione di un film il punto principale che risalta al mio occhio riguarda la trama, alcuni aspetti al primo impatto passano in secondo piano (che so sull'aspetto tecnico ad esempio). Tendo poi a non rivedere i film a meno che non mi siano particolarmente piaciuti, proprio per ampliare il più possibile i titoli e le impressioni, quindi dopo la visione cerco di andare a leggere il più possibile a riguardo, per avere un'opinione più oggettiva possibile

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laura fonti

1 anno fa

Sinceramente non mi trovo molto concorde con questa affermazione: 
il fine utopistico di un cinefilo a mio avviso non dovrebbe essere completate la visione di tutti i film della storia del cinema, ma di acquisire una sensibilità tale da giungere a fruire soltanto di quelle pellicole che lo arricchiranno di un piacere sempre più grande e conforme alla fase della vita in cui si trova.
In quella frase c'è molto bianco e molto nero, ma la verità, secondo me, sta molto nel mezzo, in quel grigio che è rappresentato dalla curiosità, quella curiosità che ti fa esplorare nuovi generi, nuove visioni ed interpretazioni del cinema stesso, cose che neanche sai che potrebbero piacerti, ed a questo processo di crescita, secondo me, non c'è e non ci deve essere mai fine.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

laura fonti
Però pensa che bello arrivare a conoscere così a fondo il proprio gusto da sapere fare sempre la scelta che rende più felici, naturalmente arrischiandosi anche verso nuovi generi, ma sempre conoscendo cosa si apprezza e perché

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laura fonti

1 anno fa

Sebastiano Miotti
in quel tuo: naturalmente arrischiandosi verso nuovi generi, correggi notevolmente il tiro della tua prima affermazione, che ti confesso, suonava parecchio assolutista. Mi spiego, come ci arrivi a capire con assolutezza qual è la scelta più giusta da fare? Secondo me ci arrivi e ci sei arrivato esplorando la visione di film che in qualche modo ti incuriosivano, a volte ti è andata bene, a volte ti è andata male, ma la mia convinzione è che son le volte che ti è andata male che ti hanno insegnato di più sui tuoi gusti, sulla tua sensibilità cinematografica; togliere questa parte, togliere la piccola delusione che provi vedendo un film che non ti soddisfa, togli molto della tua capacità non solo di capire i tuoi gusti, che nel tempo cambiano, si modificano, ma anche la capacità di giudicare a fondo quello che stai vedendo. Insomma, il mio ragionamento è che, se mangi solo cioccolata, sarai pure ben felice, però non scoprirai mai quanto son buone le melannzane alla parmigiana 😊

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

laura fonti
Io parlavo di uno scenario ipotetico in cui si fosse arrivati a conoscere così a fondo il proprio gusto da saper fare la scelta migliore per sé anche cambiando genere. Saper avere delle premonizioni. Questa è la cinefilia, per me, perché significa aver intenzionato ogni film visto fino a quel momento ed essersi conosciuti. Rifuggo l'andare a tentoni a casaccio

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laura fonti

1 anno fa

Sebastiano Miotti
capisco perfettamente il tuo punto di vista, quello che non condivido è questo senso di immobilità del gusto, come se noi, ed il nostro gusto insieme a noi, non possa mai cambiare, senza contare che molto spesso non si hanno gli strumenti per giudicare un film in maniera aprioristica, il rischio che si corre, ed in questo senso il tuo concetto di "premonizione" calza a pennello, il rischio che si corre dicevo è quello di giudicare un film dalla sua "copertina", e qui si che si ha bisogno delle premonizioni :)

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Altivu

1 anno fa

Mi trovi decisamente d'accordo sul passo del "comunicare ciò che si ama" ma d'altra parte la mia esperienze forse è leggermente contrastante. Personalmente guardo la qualsiasi (tranne gli horror, ho paura), anche film che dalla trama o dagli attori risultano abbastanza pessimi, ma è davvero difficile che ne giudichi uno negativamente. E' come se in ognuno trovassi qualcosa di buono, per me il cinema è storia, narrazione e ogni racconto va ascoltato fino alla fine per comprenderlo a pieno e, se sei un buon ascoltatore, c'è sempre un elemento che ti colpisce e sul quale rifletterai. Detto questo sono scarsissima a parlare di cinema, mi è veramente difficile tradurre in parole ciò che percepisco anche se è qualcosa che provo realmente. Forse non è necessario cercare di spiegare ciò a chi non lo prova di suo, però la verità è ci rosico parecchio quando qualcuno parla male del cinema e penso che forse, con delle parole chiare, il cinema potrebbe essere maggiormente sfruttato. Tutto qui, una riflessione :)

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SViulenz

1 anno fa

Alla fine nel guardare un film è chiaramente più importante l'aver appreso qualcosa, sia in positivo che in negativo, piuttosto che semplicemente l'aver ottenuto una banale conoscenza nozionistica di tale film per il solo, tronfio gusto di dire "l'ho visto". Bell'articolo!

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Jambo

1 anno fa

Penso proprio che tu abbia ragione.
Un film non va visto, va vissuto in un certo senso. Se alla fine di un film non hai un'opinione a riguardo, o lo riguardi o non può dire di averlo effettivamente visto.
"Non si collezionano titoli, si collezionano impressioni" questa frase racchiude perfettamente questo concetto.

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