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Chi, come il sottoscritto, ritiene di conoscere a sufficienza quel buontempone di James Wan sa bene quanto poco valga la sua parola, specialmente quando ha come oggetto le di lui spaventevoli e assai remunerative cinematografiche creature.
Sarà per questo che, mentre l'incredula horrorsfera accoglieva direttamente dalla bocca del suo stesso produttivo vate l’annuncio di questo novello Insidious - Fuori dall’Altrove, personalmente ho faticato parecchio a battere anche solo un misero ciglio.
Non perché vanti qualche stretto legame di parentela con la celeberrima Sibilla Cumana né tantomeno un QI particolarmente elevato, intendiamoci: semplicemente avevo ben chiaro in mente - e soprattutto negli occhi - il fatto che l’apparente chiusura del sovrannaturale cerchio, offertaci ormai tre annetti orsono dal buon Patrick Wilson con Insidious - La porta rossa, a conti fatti e bocce ferme ha finito per rivelarsi nulla più che uno strategico e infingardo specchietto per le allodole.
[Trailer ufficiale di Insidious - Fuori dall'Altrove]
Un tracobetto, insomma.
Uno di quelli studiati a tavolino per tramutare un apparentemente risolutorio "The End" in un potenzialmente danaroso "To be continued"; chiudendo una volta per tutte il sopracitato scarlatto uscio sulle paranormali vicende della disgraziata famiglia Lambert per spalancare, a tempo record, un fresco lucroso portone verso un nuovo e ben più espanso Altrove.
È per l'appunto a rimpolpare un universo dalle chiare espansive mire che lo scaltro Jacob Chase - colui che con Come Play - Gioca con me era riuscito a farci passare qualche sana notte insonne all'ombra del lockdown - mostra di voler puntare prestando penna e cinepresa a Insidious - Fuori dall’Altrove: desideroso come non mani di guardare avanti ma, triste a dirsi quanto a farsi, incapace di emanciparsi del tutto da una pesantissima eredità destinata a ripresentarsi come la peggiore delle carie.
Poiché nel Cinema, così come nella vita, si è soliti filosofeggiare sul fatto che la lingua batta spesso dove il dente duole, non sarà certo un caso che la nuova eroina con la quale ci troveremo a confrontarci fin dalle primissime battute di questo nuovo capitolo sia proprio una di quelle abituate a trafficare con le altrui gengive e connesse (in)naturali ablazioni.
Superato dunque un incipit che non mostra alcuna particolare remora nel solleticare il nostro mai sopito Sesto senso a forza di giovinetti intenti a vedere la proverbiale gente morta - o, come in questo caso, pronta a passare a peggior vita - grazie alle prodezze di un'ellissi pesante ben vent'anni eccoci al cospetto di colei attorno a cui l'intera disgraziata vicenda avrà presto modo di dipanarsi.
[Amelia Eve non riesce proprio a staccarsi dall'inquietante mammina in Insidious - Fuori dall'Altrove]
Stiamo parlando ovviamente della bella e bionda Gemma (Amelia Eve): igienista dentale con a carico figlioletta (Island Austin) e poliziottesco boyfriend (Brandon Perea), intenta a tirare a campare in quella stessa tenebrosa magione nella quale tempo addietro la non poi così quadrata mammina soccombette all'implacabile falce della malattia mentale e, forse e dico forse, pure di qualche ulteriore esoterica amenità.
Una vitaccia tutto sommato tranquilla e ordinaria, guastata sporadicamente giusto dalle inquietanti occhiatacce lanciate a distanza (si spera) di sicurezza da un perturbante terzetto di decrepiti osservatori e, cosa più importante, da qualche nottambula escursione extracorporea che, così come il manuale del perfetto onironauta ci insegna, se condotte senza il supporto di un'esperta guida astrale può aprire passaggi assai difficili da sigillare col senno e gli esorcismi di poi.
Una straordinaria e innata facoltà, quella padroneggiata con disorientata (in)sicurezza dalla primadonna protagonista di Insidious - Fuori dall’Altrove, la quale potrebbe non solo avere un che di ereditario, ma anche venire potenzialmente impiegata da coloro che abitano il nebbioso e fulciano Aldilà quale immondo vascello per traghettare le proprie dannatissime anime direttamente in questo nostro altrettanto disgraziato mondo.
Non serviranno infatti le terrificanti manifestazioni e gli oscuri presagi, pronti a colpire la nostra Regina dei Molari come un'incipiente infezione gengivale, per far capire a quest'ultima che evidentemente qualcuno o qualcosa di particolarmente sporco, brutto e cattivo parrebbe avere tutte le intenzioni di utilizzare la di lei proverbiale luccicanza al fine di rompere la già precaria barriera che divide il regno dei vivi e dei morti; svuotando l'affollatissima sala d'aspetto degli inferi per riversarci dritti in grembo il suo fantasmatico e, all'occorrenza, demoniaco contenuto.
[I tre fantastici vecchietti del malaugurio di Insidious - Fuori dall'Altrove]
Grazie dunque al supporto della coraggiosa Clare (Maisie Richardson-Sellers), tatuatrice di professione e medium a tempo perso, oltre che del sempre ben accetto e pimpante spirito della defunta Elise Rainier (un'inossidabile Lin Shaye), la nostra insidiata Gemma si troverà dunque costretta a ingaggiare una corsa contro il tempo e, cosa più importante, contro gli immondi Accoliti del sopracitato maligno Final Boss, al fine di evitare il compiersi di un così immondo piano e, nel mentre, cercando di salvare capre, cavoli, affetti e, se avanzasse tempo, pure l'intero globo terracqueo.
Così come già accaduto con il pesante e parecchio appesantito The Conjuring - Il rito finale, anche per questo Insidious - Fuori dall’Altrove la sensazione è quella di essere giunti alla fine di questi rapidi e, tutto sommato, indolori 106 minuti avendo assistito a una sorta di distillato di tutto ciò che di meglio e, soprattuto, di peggio ha caratterizzato i capitoli che lo hanno preceduto.
Una sorta di affollata reunion di soluzioni, archetipi, immaginari, cliché e jumpscare ormai abbondantemente rodati, a cui si aggiungono alcuni dei villain più iconici delle passate stagioni, capitanati stavolta da un tutt'altro che indimenticabile Master Monster in odor di Ozzy Osbourne sotto raiminiane spoglie, le cui scialbe motivazioni e una presenza scenica mai realmente impattante lo trascinano di diritto in fondo al podio degli Insidiousi cattivoni.
A scanso di equivoci va detto che la mano registica del caro Jacob Chase appare nel complesso tutt'altro che malvagia e, almeno in un paio di occasioni, pur replicando uno schema ormai connaturato nel sistema nervoso di un così consolidato franchise, qualche gustosa frecciatina riesce comunque a scoccarla.
Anzi, verrebbe da dire che, se messo a confronto con alcuni dei capitoli oggettivamente più scialbi di questa sovrannaturale lore, nonostante la già accennata tendenza a riciclare pattern e persino interi blocchi tematici, Insidious - Fuori dall’Altrove mostra di possedere un certo sadismo e quel briciolo di cattiveria in più che né un allora esordiente Leigh Whannell né tantomeno quell'anonimo mestierante di Adam Robitel erano minimamente riusciti a infondere nelle proprie cinematografiche prestazioni.
Un discorso che, ora che ci penso, già mi era capitato di fare nei confronti dell'ancora fresco e fragrante La casa - Il rogo del male; laddove avevo molto apprezzato la ventata di ruvida e viscerale violenza infusa da Sébastien Vaniček all'interno di un ennesimo sequel nel quale il denso fumo dell'estetica finiva inevitabilmente per mascherare, tuttavia, una sostanza impastata per lo più a suon di rimandi, citazioni e di un inevitabile attaccamento nei confronti dell'immortale matrice originaria.
[La piccola Island Austin ha parecchio di cui aver paura in Insidious - Fuori dall'Altrove]
Detto ciò veniamo ora a quello che, almeno per quanto mi concerne, rappresenta il vero e, spiace dirlo, alquanto mastodontico tasto dolente premuto all'interno di un prodotto che, preso per l'orrorifico giocattolone senza pretese che di fatto è, non meriterebbe forse tutto questo gratuito livore.
Mi riferisco in particolare alla coraggiosa seppur, a conti fatti, assai fallimentare scelta di togliere dalle mani del fido Whannell la penna di questo nuovo progetto, affidando dunque l'intero fardello della stesura direttamente nelle mani di un regista che, seppur con a curriculum parecchi cortometraggi, qualche incursione nella serialità e un esordio tutt'altro che malvagio, in tutta onestà ha dimostrato di non avere ancora il quid e la maturità necessari per saper dosare a sufficienza gli ingredienti di un così ribollente piatto.
Sappiamo tutti che già con il precedente Insidious - La porta rossa il calamaio era stato posato sulla scrivania dell'onesto Scott Teems, seppur sotto l'egida dei due padri nobili della saga e di un Patrick Wilson rivelatosi tutto fuorché sprovveduto sulla carta così come dietro la macchina da presa.
Il vero problema di un film come Insidious - Fuori dall’Altrove sta invece nel fatto che colui che regge con una mano il timone e con l'altra la macchina da scrivere paiono di fatto due personalità distinte, del tutto incapaci di coordinarsi fra loro, che danno perciò vita a una sorta di schizofrenico scisma tra forma e contenuto.
Fintanto che si tratta infatti di orchestrare sedute di pulizia dentale dagli esiti tutt'altro che igienicamente soddisfacenti, escheriane scorribande nei meandri di un fortino di cuscini che pare la succursale di una delle tante Backrooms oggi così tanto in voga piuttosto che gli inevitabili bubusettete a tradimento tanto cari a noi fan del goticheggiante WanVerse, direi che il lavoro compiuto dal buon Chase può dirsi tutto fuorché malvagio.
Con tutti i "se" e i "ma" propri di tale genere e di un tale prodotto, si intende.
[Ozzy Osbourne sotto esorcismo? Un trapper passato al lato Metal della Forza? Ma no: è il demoniaco Sam Spruell di Insidious - Fuori dall'Altrove]
Quando però, raschiata via la marcescente fotografia di David Garbett, messo momentaneamente in pausa il discreto montaggio del duo Plotkin-Rottke e zittite le ormai inconfondibili stridenti sonorità di Joseph Bishara si arriva a toccare con mano la dura e nuda ciccia che dovrebbe sostanziare Insidious - Fuori dall’Altrove, ecco che la sensazione di aver assistito a un pretenzioso showreel infarcito di "già visto" e "già sentito" si fa innegabilmente pulsante, come i postumi di una cattiva ablazione del tartaro.
Non fosse già infatti per la presenza assai pretenziosa di una Lin Shaye che, seppur unica affezionata colonna portante sopravvissuta al necessario repulisti di una lore ormai decisamente stantia, mostra di non nutrire altro che un ruffiano effetto nostalgia, mano a mano che il ritmo incalza e la vicenda si ammanta di implicazioni sempre più ampie e universali ecco che la stereodiata crescita del troppo che troppia raggiunge dimensioni francamente difficili da digerire in un sol colpo.
Figuriamoci in un sol film!
Scegliere dunque, fin dal titolo, di portare un temibile ecosistema come quello di Insidious al di fuori di quel suggestivo Altrove che, nel suo essere al contempo immenso e circoscritto, tanti azzardi e ingenuità era riuscito a farsi perdonare, vi dirò che non mi è parsa affatto una gran mossa.
Riversare l'inferno in terra, oltre a essere un vecchio e abusato adagio di un certo tipo di orrorifica cinematografia che a noi tanto piace, in un contesto come quello di Insidious - Fuori dall’Altrove appare più come un pretesto per rendere sempre meno necessario quel fatidico snap - o per inseguire la tanto reiterata metafora visiva il continuo Upside Down - che, in quanto vero e proprio leitmotiv fin dal lontano 2010, permetteva a un semplice desaturato colpo di color grading e qualche sbuffo di fumo di farci immaginificamente transitare in uno spaziotempo nel quale tutto (o quasi) pareva possibile.
[Al malefico Joseph Lopez servirà ben più che qualche ablazione in Insidious - Fuori dall'Altrove]
Giunti a quasi vent'anni di onorata carriera, passati per lo più a saltellare dentro e fuori quell'astrale dimensione nella quale una semplice lanterna e parecchie suggestioni - direttamente ereditate dall'hooperiano Poltergeist - hanno permesso di forgiare, nel bene e nel male, uno specifico neo-goticheggiante immaginario de paura, parebbe tuttavia più che naturale pensare di espandere la propria attività oltre quei tenebrosi e ultramondani confini che per tanto (forse troppo) tempo l'hanno così certosinamente ingabbiata, vero?
Ebbene, potrò anche stupirvi, ma onestamente non credo affatto che, nel Cinema così come nella vita, il miglior modo per rinnovarsi e guardare avanti sia quello di abbandonare le proprie radici per trapiantarle al di fuori del proprio originario nonché vitale ecosistema.
Volendo parlare fuori da quella metafora che finora ho tentato così strenuamente di tenere a bada, dirò dunque che Insidious - Fuori dall’Altrove avrebbe probabilmente funzionato molto meglio senza dover per forza di cose tirare in ballo sette suicidarie capitanate dai soliti mansoniani leader, tirapiedi in avanzato stato di decomposizione capaci di scorrazzare fra diversi piani di esistenza al solo sniffo di un qualche allucinogeno aerosol e, cosa più importante di tutte, pretenziose quanto assai stucchevoli pretese di abbattere la sovrannaturale Cortina di Ferro che separa i respiranti dai morenti, per lasciar liberi questi ultimi di invadere le nostre viventi coste, così come quegli invadenti "Altri" di cui da tempo si è così vannaccianamente soliti (s)parlare.
Una sorta di paura verso una fantomatica sostituzione etnica ultramondana forse?
Se siete di quelli maliziosi che vedono allegorie e pretenziosi sottotesti anche dietro a un semplice - e a dirla tutta nemmeno troppo impattante - horrorino di largo consumo come Insidious - Fuori dall’Altrove, chi sono io per rompervi questo onanismo interpretativo nel paniere?
Se tuttavia avete la pazienza e la buona creanza di sospendere ogni potenziale dietrologia per soffermarvi sulla nuda e cruda realtà, ecco che vi renderete conto di quanto un film del genere - e soprattuto di questo genere - si riveli, dal principio alla fine, tanto povero di idee quanto e soprattutto di verve.
[Lin Shaye pronta a dare man forte ad Amelia Eve in Insidious - Fuori dall'Altrove]
Giungendo poi a ridosso di un epilogo ad altissimo tasso di cacofonia, nel quale la brulicante passerella de I 13 spettri (e ben più) di Steve Beck pare ibridarsi alla malevola Corte dei Miracoli rigurgitata da La casa di Sam Raimi così come agli insospettabili effluvi di lovecraftiana amenità propri del mitico Lucio Fulci e della sua Paura nella città dei morti viventi, l'idea che mi son fatto è quella di aver preso parte a un incubo che, strato dopo strato, minuto dopo minuto, pigiando sempre più insistentemente il pedale del di più e dell'ancora un po' ha finito per trasformarsi in una modestissima carnevalata degna solo di un raduno di cosplayer dotati di bassa autostima e di un'altrettanto risicata sospensione dell'incredulità.
Nonostante tutto secondo me Insidious - Fuori dall’Altrove non è affatto, come invece si potrebbe pensare giunti a questo punto, un brutto film.
Almeno non quanto potrebbe esserlo il già citato ultimo atto dell'altrettanto imponente Conjuring Saga, né tantomeno quei vari indecorosi exploit che, a suon di The Nun e La Llorona - Le lacrime del male, attraverso la pura forza d'inerzia e la nostra instacabile fame di brividi a buon mercato hanno finora tenuto in piedi un settore che, in altri luoghi e in altri laghi, sarebbe già da tempo morto e sepolto.
Piuttosto credo fermamente che, differentemente dalle aspirazioni drammatiche e fortemente allegoriche del suo ben più centrato predecessore, questo film trovi nel suo non voler essere in alcun modo "elevated" l'ingrediente capace di renderlo, se non digeribile, quantomeno sopportabile.
Per coloro i quali, sotto la dura scorza da booo movie - in altri tempi c'è chi avrebbe parlato a sproposito di B movie - vogliono a tutti i costi vederci per forza un'ennesima sublimazione della genitorialità deviata e delle turbe esistenziali incise a fuoco vivo fra gli stramaledetti cromosomi direi che, senza nulla togliere alle altre e alte pretese dell'horror contemporaneo, Insidious - Fuori dall'Altrove tutto rappresenta fuorché un fulgido e programmatico esempio di cosa voglia dire oggi far paura con intelligenza e autorialità.
La creatura partorita senza troppi sforzi dalla cordata Chase-Blum-Peli-Wan ritengo appartenga piuttosto alla categoria dell'"avrei voluto ma, per fretta, incapacità o pura e semplice indolenza, non ho proprio potuto".
Un'opera talmente vogliosa di rimenere al passo con gli orrorifici tempi d'oggi da non accorgersi come, probabilmente anche sedici anni orsono, quando tutto aveva avuto origine per genio e mano di un James Wan allora in piena creativa espansione, un prodotto del genere sarebbe risultato men che mediocre, per non dire già fuori tempo massimo.
Tocca dunque stringere i denti, mettersi comodi e sperare vivamente che qualche urlante faccione sbocciato a tradimento nel buio, un pizzico di castissimo torture porn drenato dai fluidi di scarto del sadico The Dentist di Brian Yuzna, sporadiche sbirciatine in un infrarosso al gusto di The Blair Witch Project, stiracchiatissime retcon buttate nel mucchio giusto per non lasciar fuori dal festino nessuna Sposa in Nero o Demone Dalla Faccia Rossa e, ultima ma non ultima, un'Armata delle tenebre carica di loschi tipacci più o meno noti dal pauroso peso specifico del burtoniano Beetlejuice, siano sufficienti a giustificare quasi due orette di permanenza in un Altrove ormai sempre meno Insidioso.
Un universo in annunciato stato di disfacimento, sempre più propenso a seguire quell'Effetto Schengen che pare averlo condotto verso la sconsiderata scelta di aprire porte e cancelli a una libera circolazione fra Aldilà e Aldiqua.
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