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L'hangar rosso - Intervista al regista Juan Pablo Sallato

Abbiamo intervistato il regista e produttore Juan Pablo Sallato, che con il suo ultimo film L'hangar rosso ci racconta la scelta d'onore di Jorge Silva, militare e figura poco conosciuta nella storia del colpo di Stato in Cile del 1973

L'hangar rosso è un film che ci conferma che il Cinema civile e politico continua ancora oggi a essere necessario in ogni parte del mondo.

 

L'11 settembre 1973 il governo del Cile di Salvador Allende viene rovesciato da uno dei più violenti colpi di Stato del Novecento, che vide la morte del presidente Allende e l'incredibile bombardamento del Palazzo della Moneda, sede presidenziale, da parte dell’aviazione nazionale in diretta televisiva.

 

Mentre il titolo, L'hangar rosso, ci rimanda a un luogo – un hangar militare chiamato ironicamente “rosso” perché adibito a luogo di concentramento e tortura di prigionieri politici comunisti e socialisti – la storia del film ci rimanda a un nome: Jorge Silva (interpretato da Nicolás Zárate), capitano ed ex-responsabile dell'intelligence dell’Aeronautica.

Silva riceve l'ordine superiore che cambierà la sua vita: trasformare l'Accademia Aeronautica, a cui ha dedicato la vita e la sua bravura di paracadutista, in un centro di detenzione e di tortura di molti degli arrestati all'indomani del golpe.

 

L'hangar rosso è dunque la storia della scelta di un uomo e di un militare, che preferì la propria integrità davanti agli orrori della tortura e che per questo subì lo stesso trattamento di uomini e donne che avrebbe dovuto tiranneggiare.

 

Con un racconto tra lo storico-biografico e il thriller, Juan Pablo Sallato ci racconta della giornata particolare che cambiò le sorti del Cile, consegnandolo alla lunga e feroce dittatura militare di Augusto Pinochet, e lo fa attraverso la schiena dritta di un uomo parte dell’ingranaggio, che tentò di fermarne le macchine.

 

[Trailer italiano de L'hangar rosso]  

 

 

Elena Bonaccorso 

Quanto è conosciuta e come è recepita nel Cile di oggi la storia del colpo di Stato del 1973, in particolare dai più giovani?

 

Juan Pablo Sallato 

Il colpo di Stato rimane uno degli eventi più significativi e dolorosi della storia del Cile.

 

Eppure, a distanza di oltre cinquant'anni, il rapporto con quel passato sta inevitabilmente cambiando. Le generazioni più giovani non hanno memoria diretta di quegli eventi e spesso li affrontano ponendosi interrogativi diversi da quelli dei loro genitori o nonni.

 

Negli ultimi anni si è anche manifestata una certa stanchezza verso l'argomento e, in alcuni ambienti, una reazione contraria alla pratica della memoria.

Questo aspetto mi preoccupa: non perché tutti debbano vedere il passato allo stesso modo, ma perché credo che una società debba continuare a interrogarsi sui momenti che l'hanno profondamente plasmata.

 

È proprio questo l'aspetto che trovo interessante in film come L'hangar rosso: non offrono risposte preconfezionate, ma mantengono vivo un confronto necessario e rappresentano un invito a riflettere.

 

 

[Nicolás Zárate è il capitano Jorge Silva ne L'hangar rosso]

 

 

EB 

Quanto è conosciuta la figura di Jorge Silva e quanto è importante raccontare oggi la sua storia?

 

Juan Pablo Sallato 

Jorge Silva non è una figura molto nota in Cile ed è proprio per questo che mi interessava raccontare la sua storia: una vicenda che si sviluppa su una scala più ridotta e personale. 

 

Di norma, la Storia ricorda i grandi leader, le vittime o i protagonisti degli eventi cruciali.

Spesso però trascura coloro che, agendo da posizioni apparentemente marginali, ci aiutano a osservare la Storia sotto una luce diversa. 

 

Non avevo alcun interesse a trasformarlo in un eroe classico; credo anzi che la ricchezza del suo personaggio risieda proprio nelle sue contraddizioni e nelle sue sfumature. Era un militare, parte dell'istituzione che attuò il golpe, e certamente non un uomo di sinistra.

Eppure, di fronte a ordini illegittimi, scelse di agire secondo coscienza.

Ciò che fece non cambiò il corso della Storia cilena, ma cambiò la vita delle persone.

 

Credo che questa sia una lezione di profonda attualità: anche nei momenti più bui, c'è sempre spazio per la responsabilità individuale.

 

 

[L'hangar rosso: Jorge Silva è un uomo sdoppiato tra onore e obbedienza] 

 

 

EB

Perché la scelta del bianco e nero?

 

Juan Pablo Sallato 

Fin dall'inizio ho pensato che il bianco e nero potesse aiutarci a evitare una ricostruzione storica convenzionale.

Non volevo che lo spettatore avesse la sensazione di osservare una rievocazione del passato da una distanza di sicurezza. 

 

Il bianco e nero ci ha permesso inoltre di concentrarci sui volti dei personaggi, sui silenzi e sui dilemmi morali.

Insieme a Diego Pequeño – il direttore della fotografia – e a tutta la troupe abbiamo lavorato duramente per creare un’atmosfera espressiva e inquietante. In questo senso, il chiaroscuro e le sfumature di grigio offerte dal bianco e nero hanno costituito uno strumento visivo estremamente grafico e preciso per rappresentare il conflitto morale vissuto dal personaggio. 

 

C'è anche una ragione strettamente legata al libro di Fernando Villagrán: l'autore descrive come, proprio a partire dal momento del golpe, Santiago fosse diventata per lui una città in bianco e nero.

 

Quell’immagine mi è sembrata profondamente cinematografica: come se il Paese avesse improvvisamente perso parte della propria umanità e del proprio colore.

 

 

[Marcial Tagle interpreta il colonnello Jahn ne L'hangar rosso]  

 

 

EB

L'hangar rosso si svolge tutto in una giornata particolare: perché scegliere di narrare quell'unico fatidico giorno?

 

Juan Pablo Sallato 

Perché volevo catturare l'istante in cui una realtà svanisce e ne inizia un'altra: il momento esatto del collasso morale di un Paese.

 

Molti film sulle dittature si concentrano sulle loro conseguenze. Io volevo osservare la nascita della macchina dell'oppressione, volevo seguire persone che ancora non sanno esattamente cosa stia accadendo o cosa diventerà il Paese negli anni a venire. 

Il pubblico conosce l'esito storico, ma i personaggi no: questo scarto crea una tensione potentissima. 

Volevo inoltre che L'hangar rosso avesse l’intensità di un thriller politico. 

 

Con il passare delle ore, i margini di manovra si restringono e le decisioni diventano sempre più urgenti; nel suo nucleo, il film è un conto alla rovescia morale.

  

 

[L'hangar rosso: l'11 settembre 1973 le decisioni di molti dei corpi d'armata del Cile cambiarono per sempre le sorti del Paese]  

 

 

EB

Come mai la scelta di usare quasi interamente piani molto stretti?

 

Juan Pablo Sallato 

Perché volevamo che lo spettatore vivesse la storia dall'interno, piuttosto che come un osservatore distante.

 

L'hangar rosso parla di un uomo il cui mondo si sta progressivamente chiudendo su di lui.

Le sue opzioni diminuiscono, le informazioni che riceve sono frammentarie e la pressione aumenta di minuto in minuto. L'inquadratura stretta ci ha permesso di trasmettere fisicamente quel senso di reclusione e soffocamento. 

Non volevamo una visione panoramica del colpo di Stato.

Abbiamo voluto stare vicino a Jorge Silva, accompagnandolo attraverso i corridoi, gli uffici, i veicoli e le conversazioni dove si decideva il destino di tante persone.

 

La messa in scena cerca di ricreare proprio quell'esperienza: quella di qualcuno che cerca di cogliere ciò che sta accadendo mentre il mondo intorno a lui cambia in modo irreversibile.

 

 

[Le inquadrature de L'hangar rosso sono quasi sempre alle spalle di Jorge Silva, trasmettendoci graficamente il peso della responsabilità che il capitano portava addosso]  

 

 

EB

In tempi odierni di revisionismo e rigurgito fascista, possiamo parlare della necessità del ritorno di un Cinema civile e politico?

 

Juan Pablo Sallato 

Credo che il Cinema non abbia mai smesso di essere politico.

Anche quando non affronta esplicitamente la politica, trasmette sempre una visione del mondo e delle relazioni umane.

 

Più che di un “ritorno” parlerei di un bisogno costante di opere capaci di confrontarsi con il proprio tempo. Oggi assistiamo all'ascesa di retoriche autoritarie e del negazionismo, accompagnati da una preoccupante erosione di certi consensi democratici che un tempo sembravano saldamente consolidati. 

Di fronte a tutto ciò, il Cinema può rimanere uno strumento potente per promuovere la memoria, il dialogo e lo spirito critico: non facendo propaganda o offrendo risposte preconfezionate, ma aiutandoci a formulare domande importanti.

 

Se L'hangar rosso ha un intento politico, non è quello di dire allo spettatore cosa pensare, bensì di invitarlo a chiedersi cosa lui avrebbe fatto in una situazione analoga. 

Ecco perché dico sempre che vorrei che anche i giovani militari vedessero questo film. 

 

Perché il cuore di questa storia non è il passato, ma una domanda che resta attuale ancora oggi: cosa facciamo quando un ordine entra in conflitto con la nostra coscienza?

___

 

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