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Se potessi scegliere una sola cosa per l’eternità, che cosa sceglieresti?
E se potessi scegliere una sola persona con cui condividerla?
Questo è il dilemma che si presenta a Joan (Elizabeth Olsen) quando, dopo la morte in età avanzata, si ritrova in un centro di smistamento dell’aldilà reincarnata nel suo corpo ventenne.
Mentre il marito Larry (Miles Teller), morto qualche giorno prima lei dopo 65 anni di matrimonio, ha già il piano perfetto per loro, Joan si trova di fronte a uno scenario del tutto imprevisto: nell’aldilà ad attenderla c’è anche il suo primo marito, l'aitante Luke (Callum Turner), morto prematuramente durante la Guerra di Corea.
[Il trailer ufficiale di Eternity]
Eternity è una commedia romantica piuttosto tradizionale, che gioca con l'architettura e le atmosfere classiche e il tipico humor matrimoniale del triangolo di due bellocci pretendenti alla mano (anzi: all'eternità) della ragazza della porta accanto, unendo quel pizzico di fantasy che serve a garantire un minimo di variazione al tema.
Niente di nuovo sotto il sole, insomma: l’impostazione del menage à trois e della rivalità tra il marito di una vita, con la sua aura di serena certezza, e il marito della gioventù, perso tragicamente ancor prima di conoscerlo davvero, ricalca temi e modelli consolidati che i tre protagonisti conducono senza troppa convinzione verso un finale prevedibile e rassicurante.
Se le intenzioni sono buone e il risultato tutto sommato divertente e godibile, Eternity non sembra dirci nulla di interessante su un tema – amore e desiderio, anche di controllo sull’altro, addirittura per sempre – che ha trovato altrove riflessioni di tutt’altro spessore e complessità, come ad esempio in Past Lives di Celine Song e in Challengers di Luca Guadagnino, solo per citare i più recenti.
[Una scena di Eternity]
In Eternity l’introspezione vagamente esistenzialista lascia rapidamente il posto a una facile riflessione sulla consuetudine del matrimonio che rifiuta a priori la complessità di scenari alternativi al modello monogamico, ingabbiando la narrazione stessa in una serie di schemi predefiniti che fanno pendant con i fondali finti della scenografia e smorzano l’emozione.
Passato l'entusiasmo iniziale, le schermaglie fra Turner e Teller si fanno sempre più scariche e il patimento di Olsen, messa di fronte a una prospettiva di aldilà tutt'altro che sereno, scivola nel mélo senza che le sia data una vera chance di dare spessore e profondità alla sua Joan.
Eternity ha il merito di essere una commedia divertente e leggera, un perfetto divertissement natalizio, che sa pungere nei punti giusti tenendo alta l'attenzione del pubblico grazie all'ironia dei due fantastici comprimari, Da’Vine Joy Randolph e John Early.
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