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Suspiria - Il male nascosto nelle pieghe della realtà

Uno degli horror più famosi della Storia del Cinema ritorna in sala: Suspiria sarà sul grande schermo dal 12 febbraio

Suspiria, diretto da Dario Argento assieme a Daria Nicolodi rielaborando il romanzo Suspiria De Profundis di Thomas de Quincey, segue la giovane ballerina statunitense Susy Benner, che arriva in Germania per studiare presso una prestigiosa accademia di danza.

 

Ben presto Susy si ritroverà coinvolta in una serie di eventi sinistri e omicidi misteriosi che hanno luogo all'interno della scuola.

 

Mentre cerca di scoprire la verità dietro questi efferati delitti, la ragazza rimane incastrata nel giogo di forze soprannaturali e oscuri segreti che circondano l'accademia e le sue inquietanti insegnanti.  

 

[Il trailer di Suspiria]

 

 

L'incipit di Suspiria

 

Come spesso accade nel Cinema la sequenza iniziale anticipa in poche battute le soluzioni figurative e le modalità di racconto che costituiscono il cuore pulsante di Suspiria.

 

Si inizia proprio dal trasferimento di Susy a Friburgo, con un’inquadratura che si apre sul cartellone che segnala gli arrivi in aeroporto. L’attenzione della macchina da presa si sposta subito sul volto candido della nostra protagonista, che cammina assorta in direzione dell’uscita.

Una carrellata in avanti inquadra la porta di vetro che segna l’uscita da quel luogo di transizione (o non-luogo).

L’attenzione posta dalla mdp alla porta, al dettaglio dell’apertura e al tempo di lettura dell’inquadratura non è travisabile: è evidentemente l’intento di Dario Argento porre l’accento su quello che scopriremo essere l’ingresso in una rinnovata realtà dove regnano logiche nuove (la sua apertura sembra anche innescare l’iconico tema portante dei Goblin).

 

In un gioco di rimbalzi tra lei e la porta scorrevole dell’aeroporto, si suggerisce quindi il ruolo simbolico di un’entrata nel sovrannaturale e di un abbandono di una realtà naturalistica: il varco verso un microcosmo dove brulicano le tenebre.  

 

 

[Suspiria: la macchina da presa si sofferma sulla porta scorrevole che separa Susy dall'esterno]

 

La nuova realtà in cui entra Susy si manifesta sin da subito nella sua ostilità: la tempesta imperversa, i taxi scorrono e nessuno sembra volersi fermare; il tassista che finalmente si ferma si mostra scontroso e alle sue indicazioni riguardo la destinazione (“Escher Strasse”), lui non capisce (o non vuole capire), benché la sua pronuncia sia esattamente quella corretta.

 

Questa particolare scena è il primo segno di un’incomunicabilità e di una difficoltà a interagire col mondo che è la chiave di tutto Suspiria.

 

Il viaggio in taxi, inoltre, riconduce l’attenzione dello spettatore su un vettore simbolico di cruciale importanza nell’economia di Suspiria: il colore.

Il volto di Susy è costantemente immerso nel colore delle luci della città, che si connettono all’entrata in una realtà inedita, di matrice fiabesca ma di cui si deve indagare il senso più profondo. 

 

Dall’incipit emergono degli indizi, quindi, di ciò che aspetta lo spettatore, nonché delle chiavi di lettura estetiche e narrative per raggiungere il senso di Suspiria: l’entrata in un mondo sovrannaturale, i cromatismi e il ruolo del colore, un ambiente ostile e maligno, un regime d’incomunicabilità in cui il suono e le parole ricoprono un ruolo cruciale e, in sostanza, un testo di formazione in cui Susy deve riacquisire gli strumenti perduti per orientarsi nel mondo. 

 

 

[Suspiria: Susy in viaggio verso l'accademia è bagnata da un rosso malvagio che segna il primo contatto con le forze maligne che la attendono]

 

Colore e rappresentazione

 

Suspiria è, prima di tutto, un’esperienza estatica che veicola il senso attraverso un viaggio sensoriale.

 

Lo spettatore è invitato a lasciarsi guidare, come la protagonista, a una comprensione del mondo che passa attraverso un abbandono alle suggestioni audiovisive.

Uno dei ruoli più evidentemente cruciali di Suspiria è svolto dalla fotografia di Luciano Tovoli, con i suoi cromatismi brillanti ed espressionisti che avvinghiano i protagonisti.

 

In effetti l’uso del colore, come alcuni hanno notato, svolge una funzione analoga alle luci e alle ombre del Cinema espressionista tedesco. Il colore, in questo caso con variazioni di giallo, verde e rosso, è una manifestazione delle forze maligne che circondano la nostra protagonista.

 

Più che un semplice segno del male, ne è l’incarnazione: talvolta ingannevole (il giallo della finestra nella morte di Sarah), talvolta lisergico e diabolico (il rosso della notte nel dormitorio improvvisato).   

 

 

[Suspiria: sopra, la finestra illuminata dal giallo che dà false speranze a Sarah; sotto, il rosso che avvolge le ballerine e le ombre diaboliche proiettate sulla tenda]

 

 

Il male di Suspiria si nasconde dietro le pieghe del reale, è refrattario alla rappresentazione e sempre suggerito, mancato.

 

Le soggettive impossibili che non rivelano mai il proprio controcampo sono il segno di questa dimensione maligna sfuggente; che siano degli occhi mostruosi sospesi senza coordinate logiche dietro il riflesso di una finestra o le silhouette inquietanti di ombre proiettate sulle tende, la rappresentazione del male sfugge sempre allo sguardo. 

 

 

[Suspiria: poco prima del disvelamento finale, l'ultimo segno dell'impossibilità di rappresentare il male]

 

 

Il suono e la parola

 

In questo quadro di fuga dalla rappresentazione il male si muove, oltre che attraverso le manifestazioni del colore, attraverso il suono e il rumore.

 

Come nascosto tra le pieghe del testo, in un luogo liminale tra diegetico ed extra-diegetico (qualcuno parlerebbe di acusma) il suono svolge un ruolo cruciale all’interno dell’economia del film.

I sospiri inquietanti e diabolici che accompagnano le carrellate non hanno la stessa natura extra-diegetica di una colonna sonora, né riportano sullo schermo la loro origine, per cui si manifestano da un luogo altro dell’inquadratura. 

Se si guarda agli eventi che incorrono nell’arco narrativo di Susy, c’è un costante richiamo a fare i conti proprio con i suoni che la circondano: Sarah le indica il respiro malato e lugubre di Helena Markos, che oltre a svolgere una funzione orrorifica ha il compito di orientare Susy e identificare il male; poi, insieme a Sarah, l'ascolto dei passi è il trucco per svelare la verità sugli spostamenti di Madame Blanche e Miss Tanner.  

 

Sempre nell’ordine di ciò che si sente, piuttosto che di ciò che si vede, anche la parola è cruciale in Suspiria. 

 

Se la scena nel taxi era il germe di una rottura delle logiche comunicative che estraniavano la protagonista, ciò ha una duplice valenza: si può intendere alla stregua di uno spaesamento dovuto allo status di straniero della protagonista (volendo, un’eco polanskiana), ma nella sua dimensione più visceralmente horror si tratta della rimozione delle coordinate, uno straniamento dal mondo che la circonda e che la porta a dover fare i conti con le sue percezioni sensoriali e le sue paure.

A ben vedere, infatti, la chiave dell’intreccio e del mistero inizia proprio da delle parole mancanti, soppresse, urlate nel caos della tempesta poco prima del primo omicidio: “Il segreto ho visto dietro la porta; dei tre iris, gira quello blu!”.  

 

Un dialogo soppresso è il mistero cardine che risolve l’impasse di Suspiria e, in un certo senso, l’arco narrativo di Susy Benner si svolge proprio nel segno della riconciliazione con una comprensione del mondo smarrita. 

 

 

[Suspiria: un esempio delle labirintiche architetture che presenta il film; la figuratività di Suspiria è stata spesso avvicinata alle incisioni di M.C. Escher]

 

Conclusione

 

Suspiria è una favola nera, che prende spunto e linfa dalle fiabe classiche (l’ispirazione a Biancaneve e i sette nani non è certo un mistero), di fatto rendendolo un testo di formazione in cui la protagonista acquisisce gli strumenti per la comprensione del mondo.

 

La grandezza di Suspiria a mio avviso risiede, oltre che nelle invenzioni figurative e nell’estasi squisitamente visiva, nelle modalità con cui questa novella Alice nel paese delle meraviglie scopre il mondo, con una detection nel segno dell’abbandono sinestetico. 

 

[articolo a cura di Matteo Salvetti]

 

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