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Asteroid City - Recensione: gli USA visti dallo spazio

Wes Anderson torna al cinema con la sua personale lettura della corsa allo spazio

L'uscita nelle sale di Asteroid City ci ricorda quanto rilevante e multiforme sia il talento di Wes Anderson

 

Stiamo infatti assistendo a un periodo di assoluta iperattività artistica per il regista texano, che ha appena fatto capolino su Netflix con La meravigliosa storia di Henry Sugar e con i successivi cortometraggi tratti dalla penna di Roald Dahl. 

 

[Il trailer internazionale di Asteroid City]

 

 

Asteroid City muove da una struttura narrativa ormai archetipica per Anderson, ovverosia quella delle scatole cinesi: l'opera si apre con un Bryan Cranston in versione annunciatore stile Ai confini della realtà, intento ad istruirci sul fatto che quanto vedremo è frutto della penna di un drammaturgo, Conrad Earp (Edward Norton), che ha ideato una pièce teatrale. 

 

Il film, pertanto, porta in scena lo spettacolo chiamato Asteroid City, che prende il nome dalla località fittizia in cui si svolge l'evento, unitamente alle storie dei membri della compagnia che lavora allo show.

Le due linee narrative vengono tenute separate in maniera piuttosto elementare, attraverso l'uso quasi predominante del bianco e nero per le sezioni di vita dei personaggi della crew che partecipa allo spettacolo. 

La rappresentazione teatrale è sicuramente la componente centralizzante dell'opera, che man mano che si sviluppa ci mostra, tramite dei cartelli, la struttura dello spettacolo: i tre atti, la successione delle scene, persino la possibilità di un intervallo facoltativo, fino all'epilogo. 

 

Il componimento narra di una convention per giovani osservatori spaziali che viene sconvolta da un evento completamente in grado di cambiare la nostra concezione dello spazio, ma si sofferma, com'è ovvio che sia, sui rapporti umani tra gli avventori della cittadina, sita in una non meglio precisata location del deserto statunitense in California, Arizona o Nevada.

 

 

[In Asteroid City Scarlett Johansson fornisce una doppia interpretazione divistica da annoverare tra le sue prove più interessanti dell'ultimo periodo] 

 

 

Benché i personaggi di Asteroid City abbiano perennemente gli occhi rivolti allo spazio, però, il film tiene un focus ben saldo sulle questioni terrestri, mostrandosi in realtà come un microcosmo piuttosto satirico degli Stati Uniti. 

 

Si tratta di una località sita a poche centinaia di metri dalle location degli esperimenti atomici, caratterizzata da un enorme cratere - che sembra avere esclusivamente una funzione turistica - contenente un minuscolo meteorite, in cui è possibile comprare piccoli appezzamenti di terra direttamente dai distributori. 

A spadroneggiare sul posto vi è l'inscindibile legame tra scienza ed esercito che si è sviluppato negli USA dopo la Seconda Guerra Mondiale: se la scienziata Hickenlooper interpretata da Tilda Swinton sogna di compiere scoperte scientifiche sensazionali, il generale Grif Gibson (Jeffrey Wright) è invece troppo concentrato sulla sua visione del mondo in cui non è possibile vivere in pace e, di conseguenza, anche la ricerca spaziale è assoggettata a logiche militari. 

 

A popolare la località ci sono non solo i giovani genietti invitati alla convention, ma anche i loro genitori: tra tutti i spiccano il vedovo e fotografo di guerra Augie Steenbeck, interpretato da Jason Schwartzmann, e la diva del Cinema Midge Campbell interpretata da Scarlett Johansson - che intrecciano un rapporto sempre più profondo, esattamente come avviene per i loro figli - oltre che il ben poco colto J. J. Kellog di Liv Schreiber, costretto a fronteggiare un figlio geniale che non sa astenersi dal fare continue scommesse. 

 

Ad Asteroid City si materializzano dunque davanti ai nostri occhi gli Stati Uniti degli anni '50: quelli del divismo, dello scanzonato roadrunner Beep Beep (personaggio Warner Bros. a più riprese omaggiato nel film), della società del benessere e delle esplorazioni spaziali, ma anche quelli della corsa agli armamenti e della caccia alle streghe.

 

 

[A partire dal secondo atto gli spettatori si rendono conto che gli Stati Uniti di Asteroid City sono anche quelli di J. Edgar Hoover, Direttore dell'FBI tra il 1935 e il 1972]

 

 

Pur attribuendo l'invenzione di Asteroid City allo scrittore fittizio Conrad Earp - allontanando così lo spettatore dall'idea che quanto rappresentato sia frutto del suo ingegno - Wes Anderson non lesina critiche agli Stati Uniti degli Happy Days rappresentati all'interno dello spettacolo teatrale. 

 

Mentre da un lato il regista celebra le icone di quegli anni e quel modo di fare Cinema del tutto artigianale, riproducendolo e tratteggiando con delicatezza le vicende della compagnia teatrale che porta in scena la pièce, dall'altro rappresenta una nazione guerrafondaia, ultracapitalista, ossessionata dall'idea della competizione in ogni ambito; ciascuno di questi concetti è, in qualche modo, stemperato dalla solita ironia andersoniana, dai colori pastello, dall'enormità di un cast che si può permettere di riservare poche pose a star di calibro mondiale e da una stratificazione tematica che, pur nel suo enorme interesse, sopraggiunge sul finire del primo atto. 

 

Come candidamente ammesso dal regista, gli effetti della pandemia da COVID-19 si sono inseriti nella scrittura del film con lampante naturalezza: la quarantena riservata agli avventori del posto nel secondo atto e la verve repressiva delle autorità governative (pur nei confronti di soggetti più che pacifici) fanno scattare immediatamente le dovute associazioni mentali negli spettatori.

 

 

[Una delle assolute novità di Asteroid City è la prima collaborazione di Wes Anderson con Tom Hanks che interpreta il milionario Stanley Zak]

 

 

La reazione della comunità di Asteroid City - e degli Stati Uniti in generale - all'unico, fondante, elemento fantascientifico del film è il vero nocciolo tematico dell'opera, seppur inizialmente nascosto sotto una coltre di aspetti che rendono il film una produzione di largo consumo. 

 

Anderson torna a inserire schegge politiche che avevano caratterizzato alcuni dei suoi film a mio avviso migliori come L'isola dei cani, conservando la solita invidiabile coerenza con i propri tòpoi stilistici e narrativi, ma inequivocabilmente patendo la diffidenza di quegli spettatori che temono che ormai il regista texano abbia fatto dei propri marchi di fabbrica e vessilli l'unica ragione del suo Cinema. 

Verrebbe dunque da chiedersi se l'interessante quadro sociale che si dipana attraverso un'attenta analisi dei personaggi e delle situazioni riprodotte in Asteroid City venga sublimato o ridimensionato dalla grandezza dei suoi interpreti.

 

Ciò che certo è che l'osservazione dello spazio, un tema a cui un altro nativo di Houston come Richard Linklater ha dato voce con occhi sognanti, rappresenta una nuova prospettiva su uno dei grandi temi della filmografia del regista: lo sguardo verso il futuro, sui più giovani e sulle loro potenzialità, le loro difficoltà e le imposizioni che ricevono. 

Tutto ciò di cui Wes Anderson non ha mai smesso di parlare da Rushmore in poi.

 

 

[Come già avvenuto in The French Dispatch, anche in Asteroid City il passaggio tra i colori e il bianco e nero permette una separazione delle sezioni narrative dell'opera]

 

Raggiunta quella che potrebbe essere la vetta della propria recente tendenza alla coralità, sarà interessante scoprire se Wes Anderson avrà intenzione di intraprendere un nuovo momento del proprio percorso artistico, nel quale l'analisi sociale e la sua leggerezza poetica possano progredire di pari passo.

 

Se Asteroid City sarà effettivamente uno snodo verso una nuova fase della filmografia del suo autore solo il tempo potrà dirlo: al momento rappresenta un'opera perfettamente in grado di presentarci le contraddizioni e i grandi punti di forza di uno dei più celebri registi contemporanei. 

 

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1 commento

Terry Miller

7 mesi fa

Sono stato a vederlo ieri sera e mi è piaciuto davvero tanto.
Probabilmente mi è piaciuto anche più di Grand Budapest Hotel nonostante in questo non io non ci abbia trovato un personaggio carismatico come quello di Monsieur Gustave

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