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Wonka - Recensione: le origini di una dolcissima avventura

Wonka è il prequel ambizioso di un personaggio famosissimo, ma gli rende giustizia con un protagonista capace e una colonna sonora orecchiabile

È arrivato anche in Italia Wonka, il prequel di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (1971), che ci racconta le origini del personaggio più affascinante del romanzo di Roald Dahl, interpretato da Gene Wilder nel primo film e da Johnny Depp ne La fabbrica di cioccolato (2005), di Tim Burton.

 

Già dall'annuncio del cast, che vede Timothée Chalamet nei panni del cioccolatiere assieme al Premio Oscar Olivia Colman, Hugh Grant, Sally Hawkins e Keegan-Michael Key tra gli altri, il film è stato accolto con grande curiosità. 

 

[Il trailer di Wonka] 

 

 

L'hype è stato probabilmente ripagato, perché alla fine del film senti di aver vissuto una bellissima avventura in un dolcissimo universo, ma come sempre per un prodotto che già si inserisce in un "mondo pre-esistente" ci sono altri fattori che si inseriscono prepotentemente, al di là del gradimento della pellicola. 

 

La difficoltà principale nel giudicare questo film non riguarda come in altri casi solamente le interpretazioni, la fotografia, gli effetti e le emozioni, ma si scontra con la verità di voler trasporre un personaggio iconico pretendendo di raccontarne la storia. 

È sicuramente il rischio di tutti i prequel, tuttavia in questo frangente forse la missione è molto più ardua: Willy Wonka è un personaggio che è entrato nell'immaginario collettivo grazie non solo al romanzo per bambini che lo vede protagonista, ma anche grazie ai film. 

 

Lo scontro è quindi non solo fra diversi Wonka, ma proprio fra diverse connotazioni della stessa storia. 

 

Grazie a queste varie trasposizioni, Willy Wonka e la sua eccentrica creatività hanno attraversato gli anni: tutto parte dagli anni '60 con il romanzo La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl, e come sempre accade con i libri che hanno successo la sua fama non si limita a quel periodo. 

 

Nel 1971 esce il primo film tratto dal romanzo, Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, che dona un primo "volto" artistico al protagonista: Gene Wilder. Per quanto Dahl abbia rinnegato il film a causa delle modifiche alla sceneggiatura, nei media Willy Wonka è diventato celeberrimo anche grazie a questo film.  

 

Ancora oggi troviamo Gene Wilder in moltissimi memi con una delle scene del film - anche se viene usato in modo improprio, travisandone il significato. 

 

 

[La famosa scena di Gene Wilder nei panni di Willy Wonka] 

 

 

Nonostante una nomination ai Premi Oscar per la Miglior Colonna Sonora, il successo di questo film è arrivato solamente negli anni '80, divenendo un cult non solo in quel periodo ma restando tale anche gli anni successivi. 

 

Willy Wonka è tornato a fare parlare di sé nel 2005, quando Tim Burton decise di fare interpretare Willy Wonka a Johnny Depp in un adattamento diverso dal film precedente, per molti più simile al romanzo; di conseguenza anche la generazione nata negli anni '90 ha avuto il suo Wonka.

Adesso la storia del re del cioccolato è tornata sullo schermo. 

La premessa serve a dire che c'è un passato non solo letterario ma cinematografico dietro Willy Wonka, che gli ha fatto attraversare gli anni e i luoghi come nella scena del film di Burton dove visita il Museo delle Bandiere del mondo.

 

Quindi forse il senso di questo nuovo Wonka potrebbe essere quello di rispettare il passato, ma narrandolo alla luce della contemporaneità, in modo che come gli altri due anche questo nuovo Wonka possa essere una sorta di simbolo delle influenze di una generazione.

 

A mio avviso la missione è assolutamente compiuta.

Wonka non è davvero il prequel di nessuno dei due film che abbiamo visto finora: crea un personaggio nuovo, qualcosa che forse potrebbe fare storcere il naso, ma che in realtà è positivo perché non si appoggia del tutto a ciò che è già stato. 

Timothée Chalamet è una perfetta sintesi fra l'eccentricità del cioccolatiere, data anche dalla spensieratezza della gioventù in questo caso, e la cupezza di un passato burrascoso, che qui presenta nuovi elementi rispetto a quelli che conoscevamo. 

 

Più teneri, forse più banali, ma comunque funzionali. 

 

 

[Timothée Chalamet nei panni di Willy Wonka]  

 

 

Nel film diretto da Paul King (già dietro ai due film dedicati a Paddington) Wonka è caratterizzato alquanto bene, ma non ruba tutta la scena: forse proprio per questo il rischio prequel ridondante o con un confronto troppo difficile è stato superato.

 

Non è il Wonka che conosciamo, ne viene messo in risalto maggiormente l'aspetto più magico e "meraviglioso" (nel senso letterale), per questo all'inizio del film si fa quasi fatica a raggiungere la sospensione dell'incredulità.

Solamente con il tempo si viene infine effettivamente catturati da un mondo fatto di dolcezza e colori, con una fotografia e una scenografia affascinanti e che riempiono la scena, specie nei momenti clou.

Qualora ci fossero cose che effettivamente non ci si spiega, specie in merito al protagonista, dopo qualche istante si capisce che non serve spiegazione, perché nel mondo di Willy Wonka quello che conta non è logico. 

 

Wonka dialoga comunque con il suo passato, perché risente sicuramente tantissimo del Cinema che lo ha preceduto, a partire dal personaggio della signora Scrubbit, interpretato da Olivia Colman, la proprietaria della lavanderia dove Willy sarà costretto a lavorare e dove conoscerà una ragazzina orfana di nome Noodle.

La signora Scrubbit con il suo socio in affari nella gestione della lavanderia ricorda tantissimo i Thénardier di Les Misérables (interpretati da Sacha Baron Cohen e Helena Bonham Carter) così come la storia della orfana Noodle ricorda quella di Cosette. 

 

Alcune canzoni e sequenze riprendono palesemente Classici Disney come Up o Mary Poppins, in quanto Willy stesso è magico come uno spazzacamino, in grado di portare via la tristezza e soprattutto il cinismo.

 

L'idea che "l'avido vince sul bisognoso" è  quella contro cui si batte tutta la pellicola, spesso con verace ironia. 

 

 

[Una scena musicale di Willy Wonka]  

 

 

Vengono messi in ridicolo e sbeffeggiati perfino i membri della Chiesa, la polizia, gli altri imprenditori cioccolatieri; il film utilizza la metafora di corruzione tramite il cioccolato che crea dipendenza, in modo da suggerire una riflessione in una mente più adulta e "smaliziata" riguardo alla contemporaneità. 

 

In un mondo corrotto, dove gli avidi possiedono tutto, l'immaginazione e i sogni possono fare qualcosa. È un motto su cui Disney ha costruito un impero, è presente in tantissime storie per bambini ed è normale ritrovarlo in un film per ragazzi, specie se tratto da un romanzo come questo. 

Ma non è tutto: il cioccolato di Willy è buonissimo, Wonka rappresenta il self made man che dal nulla grazie al suo talento vorrebbe trionfare contro i cinici e i prepotenti.

 

La storia ovviamente non è inserita nel mondo reale ma in una città ideale, per quanto imperfetta, dove esistono ad esempio gli Umpa Lumpa. 

Anche Hugh Grant è un Umpa Lumpa totalmente diverso da quello che conoscevamo: in Wonka è un dandy che incarna la spalla comica in modo alquanto banale, ma divertente ed efficace per quanto come personaggio non abbia la centralità che il trailer suggerisce. 

Serve a rappresentare probabilmente che ci troviamo in un mondo strampalato e a tratti grottesco, il mondo dove governa il cioccolato, che avvolge lo spettatore più dello stesso protagonista e lo spinge a canticchiare con i personaggi del film.

 

La stessa colonna sonora è infatti molto funzionale, orecchiabile e presenta i classici elementi di un musical: troviamo la canzone che esprime i desideri dei protagonisti, quella del momento di fatica e lavoro, quella del trionfo. 

In Wonka c'è anche anche una cover del classico Pure imagination, che risuona in diverse scene.

 

Non esiste alcun confronto possibile con Gene Wilder, ma mantenere questa canzone significa non solo rispettare il passato che Willy Wonka possiede, ma prestarla al senso di questo film.  

 

 

[Pure imagination nella versione di Wonka] 

 

 

Le canzoni rimangono in testa, la fotografia affascina, Timothée Chalamet è un simpatico mago a metà tra il Cappellaio Matto e lo stesso Charlie de La fabbrica di cioccolato, accomunati dalla povertà e dall'affetto per la famiglia. 

 

Alla fine della visione di Wonka, seppur riconoscendone diverse imperfezioni - qualche scena è montata troppo velocemente e alcune caratterizzazioni sono audaci - e con l'inevitabile confronto con il passato che bussa sempre alla porta, si è consapevoli di aver trascorso quasi due ore in modo estremamente piacevole.

 

E di avere, soprattutto, una gran voglia di mangiare cioccolato. 

 

[articolo a cura di Silvia Argento]

 

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