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Silent Night - Recensione: un proiettile vale più di mille parole

Il Maestro del Cinema d'azione John Woo torna negli Stati Uniti dopo vent'anni con un'esplosiva storia di vendetta

Silent Night, ultima fatica di John Woo, uscirà nelle nostre sale il 30 novembre e gli appassionati farebbero bene a imitare il protagonista del film e segnarsi con un cerchio rosso la data sul calendario: il Maestro di Hong Kong è infatti tornato a calcare il suolo nordamericano a vent'anni esatti dall'uscita di Paycheck e, da bravo Babbo Natale, ha portato un sacco carico di leccornie per tutti gli amanti dell'azione adrenalinica e della violenza sopra le righe. 

 

Lo svedese Joel Kinnaman (Robocop, Suicide Squad) interpreta Godlock, padre di famiglia in una città al confine col Messico piegata dalla criminalità e dalla guerra tra gang locali. 

Proprio durante un inseguimento a mitra spianati, durante la vigilia di Natale, un proiettile vagante gli uccide il figlio davanti agli occhi e lo stesso Godlock viene ferito alla gola da uno dei malviventi (Harold Torres).

 

Reso muto dalla ferita, distrutto dalla perdita del figlio e incapace di ricominciare una vita normale, Godlock trova la forza di andare avanti unicamente nella propria ossessione di vendetta.

 

[Il trailer internazionale di Silent Night]

 

 

Silent Night è un film che già dal titolo, richiamando la celebre canzone natalizia, riporta a due elementi ben definiti per ribaltarli completamente: il Natale e il silenzio. 

 

La vicenda infatti copre la durata di un anno, da una vigilia di Natale all'altra, dalla morte del figlio alla data che simbolicamente rappresenta per il protagonista la resa dei conti con chi gli ha negato una vita normale. 

Ma di natalizio, ovviamente, c'è ben poco, non solo per l'abbondante violenza in mostra: il film, infatti, è interamente girato a Città del Messico, di neve non se ne vede nemmeno l'ombra e non ci si accorgerebbe di essere in clima di festività se non per gli sporadici addobbi a guarnire le abitazioni. 

Il silenzio, invece, è dato dalla scelta di rendere il protagonista muto: i dialoghi sono praticamente assenti e Kinnaman si esprime soprattutto con grugniti e versi di dolore. 

 

Ma il film è tutt'altro che quieto: a parlare, nel pieno stile di John Woo, sono i proiettili e le esplosioni.

 

 

[Joel Kinnaman, protagonista di Silent Night, medita vendetta contro i carnefici del figlioletto]

 

 

Il regista mette le cose in chiaro sin dalle prime battute di Silent Night: Kinnaman corre con un maglione natalizio sporco di sangue, accompagnato da una musica festiva che può venire solo dalla sua testa, all'inseguimento di un auto che, come scopriremo, sta trasportando i carnefici del proprio figlioletto. 

 

Dall'inizio alla fine del film Woo non tiene mai ferma la macchina da presa: le inquadrature sono raramente statiche, sempre in movimento con carrelli e movimenti di macchina anche nei momenti più “tranquilli” (il virgolettato è d’obbligo). 

Nemmeno i primi piani vengono risparmiati, con Woo che zooma sui volti (specie nelle scene in ospedale) con effetti che omaggiano più il Cinema exploitation che i film d’azione a grosso budget. 

 

La confezione di Silent Night è infatti quella di un tipico film direct-to-video, di quelli che una volta uscivano su DVD senza troppe cerimonie o giri in sala e che si trovavano in vendita o a noleggio scontati nei cestoni del Blockbuster locale. 

John Woo ha ben presente il compito e lo svolge con dedizione e senza risparmiarsi, sfidando l’effetto grottesco e caricando come suo solito al massimo l’elemento melodrammatico, secondo una formula che ha fatto le sue fortune a Hong Kong e che ha dato origine a un vero e proprio sottogenere, quello dell’heroic bloodshed, lo spargimento di sangue onorevole di protagonisti già segnati da un inevitabile destino di morte. 

 

Proprio il fato è simboleggiato in Silent Night dalla frequenza di sfere (palloncini e addobbi natalizi), oggetti geometrici legati nell’immaginario alla visione del futuro. 

 

 

[Silent Night: armato fino ai denti, Joel Kinnaman si prepara a fare irruzione nel covo della gang locale]

 

 

Purtroppo però l’elemento melodrammatico di Silent Night non è a mioo avviso supportato da una solida scrittura dei personaggi: Kinnaman ce la mette tutta per essere qualcosa di più di un corpo votato alla distruzione, ma i suoi sforzi nel rendere credibile l’elemento drammatico risultano poco credibili se non a volte ridicoli. 

 

Da parte sua la talentuosa Catalina Sandino Moreno (candidata all’Oscar nel 2005 per Maria Full of Grace) fa quel che può con il poco spazio che la sceneggiatura riserva al personaggio della moglie di Godlock; persino la spalla dell’eroe votata al sacrificio, figura chiave nell’universo di Woo qui interpretata dal rapper Kid Cudi, entra in scena troppo tardi e con motivazioni mai veramente esplorate.  

 

Anche la caratterizzazione dei cattivi lascia molto a desiderare, soprattutto quella dell’antagonista principale: non bastano infatti dei tatuaggi in faccia e una relazione abusiva con un’improbabile femme fatale a costruire un villain di spessore.

 

 

[Catalina Sandino Moreno è una moglie preoccupata per l'ossessione di vendetta del marito in Silent Night di John Woo]

 

 

Avrebbe forse giovato dedicare all’esplorazione di questi elementi il secondo atto del film, che viene invece sacrificato a un lunghissimo training montage in cui seguiamo Kinnaman in un anno intero di allenamenti che, a quanto pare, riescono a trasformarlo da umile operaio a macchina omicida. 

 

La sospensione dell’incredulità che viene chiesta al pubblico è tanta e serve aspettare perché venga ripagata in un terzo atto che, sebbene esplosivo, lascia l’amaro in bocca per il modo in cui arriva. 

Almeno la prima ora di Silent Night sembra consistere in una lunga e poco avvincente opera di preparazione alla notte di vendetta del titolo che però, quando arriva, giustifica il prezzo del biglietto e fa felice i fan accorsi per assistere a un vero e proprio Maestro all’opera. 

 

I proiettili volano, le macchine esplodono, i cattivi cadono come mosche: c’è tutto quello che serve a costruire un action movie che punta a intrattenere gli appassionati ma che passa troppo del suo tempo a prendersi inutilmente sul serio.

 

 

[Il regista John Woo (Canton, 1946), figura influente del Cinema di Hong Kong e Maestro del genere action]

 

 

In definitiva Silent Night dà sicuramente l’impressione di essere un’opera minore di John Woo, sia a confronto con i suoi capolavori di Hong Kong (A Better Tomorrow, The Killer, Bullet in the Head) sia con gli ottimi film del primo periodo hollywoodiano (Face/Off, Mission: Impossible 2, Windtalkers). 

 

Per una volta il regista cade proprio su quell’elemento drammatico che spesso ha elevato e dato spessore alle sue opere; nondimeno Woo si dimostra ancora uno dei migliori coreografi di scene d’azione al mondo.

 

Silent Night è dunque film da gustare senza troppe aspettative: quelle poche con cui si entra in sala, comunque, le soddisfa in pieno.

 

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