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The Eternal Daughter - Recensione: un Overlook hotel di sentimenti - Venezia 2022

Per Joanna Hogg The Eternal Daughter, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, rappresenta la definitiva consacrazione all’interno del panorama cinematografico mondiale.

 

Sebbene la regista britannica abbia esordito nel 2007 con il rohmeriano Unrelated, all’interno del circuito festivaliero è approdata nel 2019 grazie a The Souvenir, presentato al Sundance Film Festival.

 

Quest’ultimo film - diviso in due parti - in Inghilterra viene riconosciuto come uno dei titoli fondamentali di questo secolo, nonché tra i più rappresentativi di un periodo storico caratterizzato da molte ombre.

 

[Il trailer di The Souvenir]

 

 

Distribuito da A24, il dittico di film con protagonista Honor Swinton narrava degli anni ‘80 conservatori di Margaret Thatcher e dei drammatici strascichi psico-sociali che ha causato.

 

Un’operazione ambiziosa e in parte autobiografica, dove il ruolo della figura materna ricopriva un elemento chiave per mostrare la classe borghese di cui la stessa regista faceva parte.

Questi elementi vengono ripresi in The Eternal Daughter, declinati però in un film meno ambizioso in termini produttivi e - se vogliamo - politici, ma ugualmente interessante.

 

Ambientato completamente in un hotel e con protagonista una formidabile Tilda Swinton nel duplice ruolo di madre e figlia, il film diretto da Joanna Hogg per ritmo e sospensione dei tempi narrativi ricorda molto il Cinema di Jim Jarmusch.

La sensazione di perenne straniamento che pervade The Eternal Daughter al tempo stesso è controbilanciata da un rigore formale che fa della composizione del quadro l’elemento portante del film.

Lo sguardo con cui la Hogg mostra la sua protagonista è spesso claustrofobico, dove i dialoghi messi in scena solo mediante il campo e il controcampo si poggiano sugli insistiti primi piani di Tilda Swinton.

 

La regista inglese ha il controllo assoluto sulle immagini, decidendo cosa lo spettatore può e deve guardare.

 

Questo aspetto è vitale all’interno di The Eternal Daughter perché la costruzione dell’impianto irrazionale si basa molto sul non-detto e sul non-visto, alimentando l’atmosfera spettrale dell’(Overlook) hotel.

Lo stesso luogo, come fu in Shining di Stanley Kubrick, è parte integrante del racconto, in quanto ogni stanza è una roccaforte di ricordi.

 

La memoria del passato diventa sintomo di infelicità, acquisendo una dimensione metafisica popolata da spettri pronti a osservarci fuori dalle finestre.   

 

 

[In The Eternal Daughter il titolo ricopre un ruolo chiave]

 

Il film di Joanna Hogg infatti è anche un’opera che guarda al Cinema di genere, mostrando nell’uso della luce e dei colori una chiara ispirazione a Mario Bava e al Suspiria di Dario Argento.

 

L’ambiente algido in stile british è settato su una fotografia i cui toni neutri si tingono all’improvviso a seconda degli umori di scena, dove la rigidità formale che caratterizzava The Souvenir, nei momenti di picchi drammatici, viene sovrastata dalla vulnerabilità dei corpi e dei sentimenti.

The Eternal Daughter lascia trasparire il rapporto doloroso che Joanna Hogg ha avuto con la propria madre - deceduta durante il montaggio del film - nucleo tematico dichiarato a partire dal lavoro della personaggio principale: una regista in cerca di ispirazione per un film basato sulla madre. 

 

Le due protagoniste sono figlie di due generazioni diverse, ciononostante sono l’una la proiezione dell’altra e di conseguenza interpretate dalla stessa attrice.

 

Se l’anziana madre appartiene a un’epoca che reprimeva il dolore in silenzi assordanti, dall’altra parte la figlia rappresenta il senso di colpa per un comportamento guerrigliero nei confronti della figura materna.

 

 

[Joanna Hogg e Tilda Swinton alla prima di The Eternal Daughter]

 

La stessa Hogg ha dichiarato che molto di quello che concerne i dialoghi del film è figlio dell’improvvisazione - altro elemento in comune con Jim Jarmusch - un naturale proseguimento del rapporto centrale madre-figlia di The Souvenir.

 

Non è un caso perciò la scelta di Tilda Swinton come protagonista, vera e propria attrice feticcio di Joanna Hogg, con lei sin dal primo cortometraggio realizzato come tesi per il diploma alla Scuola di Cinema. 

Un doppio ruolo hitchcockiano che si dirada come la nebbia che circonda l’hotel, manifestando tutta la bravura di un'antidiva la cui carriera potrebbe essere arricchita da una seconda Coppa Volpi.

 

Sembra quasi che la regista britannica con The Eternal Daughter abbia voluto racchiudere in 96 minuti tutta la sua vita, tramutando gli scheletri nell’armadio in sentimenti sfuggenti, proprio come i fantasmi che popolano le stanze di tutti noi. 

 

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