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Lightyear - La vera storia di Buzz - Recensione: l'importanza di commettere errori

Lightyear - La vera storia di Buzz è il 26° lungometraggio prodotto da Pixar Animation Studios, diretto da Angus MacLane, già co-regista di Alla ricerca di Dory e animatore Pixar dal 1997. 

 

Il film si apre con un cartello che spiega che l'opera non è dedicata al Buzz Lightyear della saga di Toy Story, ma che vedremo a tutti gli effetti il film da cui è stato tratto il leggendario giocattolo di Andy.

 

Si premette, dunque, di non aspettarsi lo stesso carattere o gli stessi atteggiamenti che hanno sempre accompagnato il personaggio “originale” e di prepararsi per un’avventura completamente slegata dall’universo di Toy Story.

 

[Trailer internazionale di Lightyear - La vera storia di Buzz

 

 

Siamo nell'anno 3901: gli Space Ranger e migliori amici Buzz Lightyear (Chris Evans) e Alisha Hawthorne (Uzo Aduba) - ufficiale in comando - esplorano il pianeta Tikana Prime assieme a una nuova recluta: il pianeta risulta inospitale e ben presto i protagonisti tentano una fuga che purtroppo si rivela inefficace, per colpa di una manovra sbagliata da parte di Lightyear. 

 

Questo errore costerà caro a tutti: l’equipaggio è costretto a restare sul pianeta sconosciuto in attesa di una risoluzione per continuare il viaggio.

 

Un anno dopo Lightyear, supportato da Alisha, decide di testare il cristallo dell’iperspazio, un oggetto necessario per i viaggi interstellari, ma l’esperimento risulta fallimentare perché la velocità necessaria non viene raggiunta.

Quando Lightyear rientra su Tikana Prime a esperimento fallito si accorge che mentre per lui sono passati pochi minuti, per gli abitanti sono passati quattro anni.

 

Nonostante ciò lo Space Ranger non demorde e continua il suo ciclo di viaggi con nuovi cristalli nella speranza di salvare le generazioni future. 

 

Passati pochi giorni per lui e tantissimi anni per chiunque altro senza aver trovato una soluzione, Lightyear si trova ormai sul punto di resa ma Sox, un gattino robotico regalatogli anni prima da Alisha, riesce a perfezionare un cristallo che segna l’inizio di una nuova speranza per il ritorno alla normalità.

 

 

 

 

Lightyear - La vera storia di Buzz è un film di fantascienza che fin dai primi istanti risplende di un'incredibile bellezza visiva. 

 

Per Pixar la cura per i dettagli dal punto di vista grafico è sempre una garanzia e qui sicuramente non viene meno: come abbiamo già visto precedentemente in Luca o in Red risulta vincente l’idea di non inseguire il fotorealismo, ma di tenersi sempre bilanciati su quella linea sottile che lo divide dallo stile cartoonesco. 

 

Il personaggio di Buzz Lightyear risulta interessante e pieno di sfumature per nulla superficiali, allontanandosi dall’ideale di uomo perfetto che deve salvare l’umanità a tutti i costi. 

Si avvicina, invece, ad un sentire molto più intimo e doloroso, quasi “umano”, attraverso un tema necessario da affrontare e abbastanza inaspettato - soprattutto in un film per famiglie - ovvero quello del fallimento. 

 

In Lightyear - La vera storia di Buzz possiamo trovare altri temi di rilevante spessore, come quello della perdita - di se stessi, di persone care, del proprio cammino - e il significato di “vita vissuta”, entrambi per nulla scontati in un contesto simile.  

 

Ritengo necessario inoltre citare il rapporto tra Buzz Lightyear e Alisha Hawthorne, il cui rispetto reciproco, l’amore fraterno e la sincerità daranno pienamente senso alla frase più famosa dello Space Ranger - “Verso l’infinito e oltre!" - e le innumerevoli citazioni ad alcune tra le più grandi opere di fantascienza e non solo, come 2001: Odissea nello spazio, Guerre stellari, Star Trek e Alien.  

 

 



Nonostante i dovuti pregi, però, Lightyear - La vera storia di Buzz a mio avviso non riesce a sorprendere come si vorrebbe.  

 

La storia, come si può notare dalla trama, parte in modo incredibilmente frenetico per poi rallentare pian piano durante la visione, rendendo il tutto poco omogeneo. 

 

Anche le parti comiche e tragiche risultano sbilanciate - anche se non sempre - e più in generale la comicità a volte è quasi asfissiante, tanto da sembrare forzata.  

Molti dei personaggi secondari - a volte anche il protagonista stesso - vengono eclissati dal gatto Sox, che sembra capace di fare di tutto e di più rendendo quasi ogni azione di banale risoluzione ed eliminando ogni forma di creatività o ingegno.  

 

In questo modo secondo me i comprimari risultano purtroppo facilmente dimenticabili e molto macchiettistici, tranne appunto Sox e Alisha. 

 

Persino Zurg, il nemico giurato di Buzz già conosciuto in Toy Story, non riesce a brillare nel breve screentime a lui dedicato. 

 

In conclusione, mi sento di dire che Lightyear - La vera storia di Buzz risulta godibile, divertente e anche incredibilmente profondo per alcuni aspetti ma, purtroppo, poco stabile sotto altri che ritengo estremamente rilevanti e, in confronto ai precedenti film Pixar, decisamente sottotono.  

 

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