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Una panoramica sul 21° TOHorror Fantastic Film Fest

Il 21° TOHorror Fantastic Film Fest si è concluso dopo una lunga serie di proiezioni orrorifiche e piene di suggestioni fantastiche. 

 

“Sion Sono e Nicolas Cage, Satoshi Kon e Donnie Darko, Gaspar Noé, pupazzi assassini, figli di buona donna belgi, demoni e streghe, alberghi ai confini del possibile, ossessioni ancestrali.

In 20 lungometraggi, 19 animazioni, 20 cortometraggi, 10 racconti, 10 sceneggiature, 4 incontri letterari tra bizzarro e fantastico, tra analisi della realtà e fuga dalla medesima. 

50 Paesi del mondo coinvolti e la volontà di ritrovarsi, amici o perfetti sconosciuti, finalmente a condividere ciò che ci piace di più: il fantastico e la paura. 

Senza paura.” 

Massimiliano Supporta, Direttore artistico TOHorror Fantastic Film Fest  

 

Questo ci era stato promesso dal TOHorror e non siamo rimasti delusi: tra sangue e riflessioni sui media, maestri d’animazione e fantascienza rétro, la ventunesima edizione del Festival internazionale di Cinema e cultura del fantastico ha rispettato le attese.

 

 

[Il vincitore di questa ventunesima edizione del TOHorror Fantastic Film Fest]
 

 

La sezione principale del concorso, quella dei lungometraggi, ha visto trionfare Midnight in a Perfect World di Dodo Dayao, presentato in una selezione in cui comunque figurano titoli di ottimo livello.

 

Il film filippino - premiato nella serata di domenica - cerca di raccontare la situazione politica tragica del paese asiatico sfruttando il genere e la sua intelaiatura orrorifica per costruire una serie di simboli.

 

Risulta quindi un'opera a tratti anche molto stratificata in cui il piano narrativo e quello evocato dalle immagini si compenetrano, donando al film un certo spessore grazie ad alcune ottime intuizioni visive.

 

 

[Glaiza De Castro, attrice protagonista di Midnight in a Perfect World, alla premiazione del TOHorror Fantastic Film Fest]
 

 

Sia la resa degli esseri paranormali che popolano il blackout, sia l'aspetto registico determinato dalle sequenze dominate dal buio, dal movimento e dall’impossibilità di cogliere nitidamente ogni frame di Midnight in a Perfect World funzionano molto bene e riescono a immergere lo spettatore in un contesto fatto di paure e ansie come quello filippino.

 

Un film imperfetto che funziona più nel raccontare gli esterni e nell'assenza di luce piuttosto che nelle sequenze in interni, ambientate in una specie di casa infestata in cui il ritmo cala e la narrazione cade in troppi cliché.

 

Un simbolismo che risulta tra gli aspetti più interessanti del film e che sicuramente è stato tra i principali aspetti premiati di Midnight in a Perfect World.

 

 

[The Sadness, menzione speciale della ventunesima edizione del TOHorror Fantastic Film Fest]
 

 

Menzione speciale per The Sadness di Rob Jabbaz, regista canadese, film di produzione taiwanese: in assoluto l'horror più splatter, coinvolgente, ritmato e violento di questa edizione.

 

Il film, pensato prima della pandemia, parla di un virus che inibisce il sistema limbico portando i contagiati a non avere più freni nella ricerca della violenza e del piacere sessuale: un contesto perfetto per mettere in scena quanta più azione, sangue e brutalità possibile.

 

[Il trailer di The Sadness, menzione speciale del ventunesimo TOHorror Fantastic FIlm Fest]

 

 

The Sadness è un giocattolo perfetto: ricordando vagamente i ritmi di Train to Busan, si presenta allo spettatore come horror incalzante in cui il tentativo di ricongiungersi dei due protagonisti innamorati incoccia su stupri, violenze e morti che fanno dubitare della sanità mentale di chi li ha pensati e trasformati in soggetto cinematografico.

 

In questa corsa contro il tempo e contro la natura umana il film funziona perfettamente nella sua "esplosione ematica": vediamo il rosso diventare sempre più nero, mentre i personaggi cedono inesorabilmente alle proprie pulsioni in un vortice irrefrenabile che non fa prigionieri.

Sulla bestialità umana il Cinema ha già detto tanto, pertanto non ricorderemo The Sadness per la fine analisi socio-economica o per la lucidità dei suoi approfondimenti.

 

Tuttavia il film diretto da Rob Jabbaz è senza dubbio un horror talmente ben pensato e girato da essere sicuri che difficilmente lo dimenticheremo.

 

 

[A sinistra Teddy, a destra Mother Schmuckers]
 

 

In concorso al TOHorror abbbiamo visto anche due commedie in cui l’esagerazione, la violenza e la sregolatezza la fanno da padrone: Mother Schmuckers di Lenny e Harpo Guit e Teddy di Ludovic e Zoran Boukherma.

 

Due opere che hanno più di un aspetto in comune: Coming of Age sopra le righe, comicità grottesca al limite del demenziale e tantissima artigianalità. 

 

Questo si riflette da un lato in una corsa continua per le strade di Bruxelles - in stile Safdie Bros. - in cui ogni snodo narrativo ribalta il film come un calzino; dall’altro in una storia di licantropia giovanile che, nonostante il grande rispetto nei confronti dei classici sui lupi mannari, permette a Mother Schmuckers di muoversi agevolmente in una comicità grottesca e straniante a metà tra Bruno Dumont e Quentin Dupieux.

 

[Il trailer di Mother Schmuckers, in concorso al ventunesimo TOHorror Fantastic Film Fest]

  

 

Teddy è senza dubbio l'opera più caotica e sregolata presentata al festival torinese: filtri per lo sguardo daltonico dei cani, picture in picture per i pensieri, filmini artigianali post-credit e una deriva narrativa che definire folle è riduttivo.

 

Il tutto mentre i due giovani fratelli protagonisti cercano il loro cagnolino e di affrancarsi dalla madre prostituta. 

Dall'altra parte Teddy è un vero e proprio Coming of Age classico ambientato in Francia in un paesino lontano dal mondo. 

 

Un giovane che ha abbandonato gli studi viene morso da una bestia feroce e la sua mutazione si intreccia con i primi amori, i giovani che lo prendono in giro e la difficoltà per un ragazzo senza istruzione di trovare il proprio posto nel mondo.

 

[Il trailer di Teddy]

 

 

Se il primo film citato fa di un'estetica esasperata e senza regole la propria matrice, Teddy è molto più classico - a tratti quasi televisivo - ma la sua comicità surreale e grottesca è la vera ciliegina su una selezione di alto livello.

 

Tutto l’opposto di Tin Can e The Yellow Wallpaper, film che fanno dell’estetica (il primo cyberpunk, il secondo gotica) la loro arma principale, costruendosi attorno a scenografia, costumi e concept visivi.

 

 

[Tin Can da un lato e The Yellow Wallpaper dall'altro, i due film più esteticamente intriganti di questa selezione del TOHorror]
 

 

Due film estremamente interessanti nella loro capacità di basarsi quasi completamente su un luogo e un personaggio: due donne che convivono in due stanze e che poco a poco ne vengono trasformate.

 

Da un lato abbiamo il film del videoartista Seth A. Smith: durante una pandemia un morbo porta un'azienda a chiudere sani e malati in delle "lattine" in attesa di trovare una cura.

 

Un altro film in concorso al TOHorror che ha "anticipato" la situazione pandemica attuale, ispirandosi però agli impianti di allevamento intensivo.

 

[Il trailer di Tin Can, opera cyberpunk di questo TOHorror]

 

 

La claustrofobia in Tin Can e la capacità immaginifica e visiva del regista - soprattutto nel concept artistico della malattia e dei setting  - diventa protagonista nel racconto della bestialità umana e di come il morbo liberi un'innata violenza che non aspettava altro che una motivazione per poter esplodere.

 

In The Yellow Wallpaper, tratto da un famoso romanzo gotico di fine '800, la presunta isteria di Jane, resa chiarissima in un incipit incredibilmente efficace, si scontra con la nuova casa in cui va a vivere con il marito.

 

Lasciata sola per gran parte del tempo e limitata in ogni sua azione e decisione, poco a poco entrerà sempre più in una spirale di follia e autosuggestione che la condurrà ad allontanarsi progressivamente dal mondo dei vivi.

 

[Una clip di The Yellow Wallpaper]

 

 

Un film che unisce ambienti e ritmi nordici - con chiari richiami a Ingmar Bergman e Carl Theodore Dreyer - a una messa in scena capace di catturare i volti e le luci, seguendoli costantemente, e che ricorda gli aspetti più naturalistici del Cinema di Terrence Malick.

 

Un'estetica curatissima che viene impreziosita dalla prova attoriale della co-autrice Alexandra Loreth (il film è diretto dal marito Kevin Pontuti), in un'opera che ragiona sulle barriere che dividono le donne e sulla necessità inalienabile di affrancarsi da schemi antiquati e opprimenti.

 

Due titoli estremamente interessanti (soprattutto il secondo), tra i più attesi e apprezzati del concorso.

 

 

[La lunghissima coda alla serata d'apertura del ventunesimo TOHorror Fantastic Film Fest]

 

 

Purtroppo non sono riuscito a vedere Wonderful Paradise, We need to do something, Intra e Hotel Poseidon, ma vista la qualità della selezione abbiamo pochi dubbi sul valore dei film citati.

 

Tra i fuori concorso, si possono segnalare il focus su Satoshi Kon e le anteprime italiane di Prisoners of the Ghostland di Sion Sono, Lux Æterna di Gaspar Noé, We're all going to the world's fair di Jane Schoenbrun After Blue di Bertrand Mandico.

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Senza dimenticare altri due film attesissimi: Frank & Zed e The Scary of the Sixty-First.

 

[Il trailer di Frank & Zed]

 

 

Frank & Zed è una specie di "Muppet Show splatter" pieno di richiami al mondo del Cinema di genere, nella sua declinazione più folle e artigianale.

 

Un film, quello diretto da Jesse Blanchard, che unisce un classico racconto di zombi e creature à la Frankenstein in salsa gotica e splatter, il tutto con pupazzi e marionette.

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Non credo serva andare oltre nella descrizione del film: mi basta una riga per concludere dicendo che, dopo un inizio un po' troppo macchinoso e didascalico, Frank & Zed regala ciò che il concept promette: sangue e comicità sguaiata tra marionette.

 

Un prodotto veramente unico in questo ventunesimo TOHorror Fantastic Film Fest.

 

[Il trailer di The Scary of the Sixty-First]

 

 

Il secondo film, opera prima di Dasha Nekrasova premiata a Berlino come miglior esordio del 2021, è un prodotto che si riallaccia all'eroticità spinta e all'estetica - anche quando risulta grossolana - di tanto Cinema degli anni '60 e '70 che fluttuava sul confine tra erotismo e mondo dell'orrore. 

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Roman Polanski, Walerian Borowczyk, Andrej Zulawski e Mario Bava - per citarne alcuni - sono riferimenti chiarissimi di un film che si muove nel complottismo per parlare della scoperta di sé operata dalle giovani (e simboliche) protagoniste: si parla dunque di un racconto astratto che può essere generazionale, relativo alla crescita o di semplice analisi rispetto il rapporto con la propria sessualità.

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Un film che in apparenza può sembrare fin troppo legato a un'estetica rétro, ma che cela un'ottima capacità di costruire allegorie e percorsi di crescita mentre sbeffeggia il complottismo più becero, come quello che aleggia attorno alle vicende di Jeffrey Epstein.

 

 

[Affluenza alta e, finalmente, di nuovo le sale cinematografiche piene al TOHorror]
 

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In chiusura, vorrei rivolgere un grandissimo "grazie" al TOHorror Fantastic Film Fest.


Un festival che ha proposto come di consueto un'ottima selezione e, soprattutto, ha riportato tantissime persone in sala, ora che le normative ministeriali lo consentono.

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Grande affluenza, proiezioni mai vuote anche negli orari pomeridiani, pubblico partecipe e divertito da una proposta di titoli di livello: un piacere per chi crede nei festival e ama il Cinema vissuto in una sala cinematografica.

Ci vediamo al prossimo TOHorror!

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