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After Blue - Recensione: animalesca scoperta del sesso dal gusto rétro - TOHorror 2021

After Blue (Paradis Sale) è il secondo film di Bertrand Mandico: dopo la presentazione in concorso al Festival di Locarno dove ha anche vinto il premio della critica internazionale e il grandissimo successo di Les garçons sauvages, è uno dei titoli più attesi di questo XXI TOHorror Fantastic Film Fest.

 

Presentato in collaborazione con Fish & Chips International Erotic Film Festival e introdotto da una breve esibizione del collettivo musicale In The Ghetto, After Blue è un’opera in cui molteplici tendenze e riferimenti si incontrano e compenetrano, in un universo allo stesso tempo innovativo e vintage: una poliedricità che si riverbera nell’unione di forze tra un Festival di Cinema erotico e di uno di Cinema fantastico.

 

Un film denso di riferimenti - si potrebbe andare avanti per giorni a ricollegarlo ad autori e stili - in cui western e fantascienza, erotismo e violenza, fantastico e umano, corporeo ed etereo si fondono per creare un oggetto che allo stesso tempo è tanto tangibile quanto stratificato.

 


[Il trailer ufficiale di After Blue (Paradis Sale)]

 

  

Il Paradis Sale del sottotitolo, ovvero il paradiso sporco del pianeta After Blue, è un nuovo mondo in cui gli esseri umani, ormai tutti di genere femminile, si sono spostati dopo il collasso della Terra, pianeta blu da cui deriva il titolo, e qui tutto inizia con Roxy (Paula Luna Breitenfelder), chiamata Toxic, che libera una sorta di strega, Kate Bush (Agata Buzek), intrappolata nella sabbia.

 

Già si vede una tendenza che permea tutto il film di Mandico, ovvero l'utilizzo di nomi, brand e simboli della cultura pop come elementi nuovi in questo universo.

 

La donna appena liberata uccide alcune giovani della comunità della protagonista e, dopo aver baciato la sua salvatrice, fugge.

Roxy è sconvolta dalla scoperta di sensazioni e pulsioni che questo gesto risveglia in lei, il primo di tre desideri che la strega le promette.

 

Questo porta un grande disonore sulla ragazza e sua madre, la parrucchiera Zora (Elina Löwensohn), che saranno così obbligate dalle altre donne del paese ad affrancarsi cercando la strega e uccidendola.

Una sorta di colpa che invece che viaggiare dai genitori ai figli fa il percorso opposto.

 

Da qui inizia la lunga ricerca delle due che, durante questo classico impianto narrativo da western, ci conducono attraverso luoghi e personaggi in un world building davvero unico.

 
Un viaggio in cui non stiamo solo cercando Kate Bush e osservando After Blue, ma in cui viviamo con Roxy e la madre una scoperta del cambiamento fisico (sia esso la scoperta del sesso o l'accettazione dell'età) che si riflette su ogni elemento messo in scena dal regista francese.

 

 

[Roxy e Zora nelle distese di After Blue]
 

  

Esteticamente il film ci riporta subito alla memoria la fantascienza anni ‘60, quell’unione tra Eros e Thanatos che ha caratterizzato il percorso di molti registi - di genere e non - di quegli anni: l’utilizzo esasperato di nebbie e luci colorate, l’attenzione al set building e agli effetti speciali (il film non usa computer grafica di alcun genere), costumi e mostri costruiti fino all'ultimo dettaglio.

 

È interessante non solo la cura con cui Mandico costruisce After Blue, ma anche il modo in cui mantiene una costante concordanza visiva tra i momenti del film e tutto ciò che il film mette in scena: pulizia estetica, scelte cromatiche, elementi della scenografia e tutto quanto va sempre di pari passo con il viaggio interiore ed esteriore di Roxy.

 

Probabilmente la capacità del film di inserire ragionamenti sul genere e sulla sessualità di un discreto spessore in un impianto visivamente fortissimo e simbolico, capace di relazionarsi con il Cinema di Walerian BorowczykMario BavaAlejandro Jodorowsky è una delle grandi qualità di After Blue

 

 

[Sternberg e Zora mentre consumano la loro passione]
 

  

Tutto questo citazionismo abbastanza marcato restituisce, oltre a una sensazione retrò e cinefila, una vera e propria fisicità del Cinema persa nell’epoca del digitale che ben si sposa con le tematiche in esame: dall'uso della pellicola agli effetti, dai corpi nudi alle luci sceniche, tutto aumenta questa percezione.

 

Citazionismo esplicito che viene subito messo in luce da una minzione dall’alto che tanto ricorda Cani Arrabbiati di Mario Bava nei primissimi minuti del film, ma che ritroviamo anche in alcuni insetti che ci riportano immediatamente all’immaginario mostruoso di David Cronenberg, eXistenZ su tutti.

 

Tutto unito a una vicinanza visiva a Terrore dallo spazio o agli altri film di quel periodo sopracitati.

 

Mandico ci mostra poi tutta la volontà tematica e intellettuale di After Blue nel collocarsi non solo nel solco di un discorso filosofico sull’identità di genere come quello di Donna Haraway - già estremamente citata nell'ultimo periodo per Titane di Julia Ducournau - ma anche nel disseminare il film di riferimenti classici: uno su tutti il riferimento costante alle Moire greche, sin dalla seconda scena, rafforzato dall'apparizione tra i libri di Sternberg di una copia del Macbeth.

 

Si può inoltre trovare molto di Cosmicomics di Italo Calvino o dell’opera di William Borroughs.

 

 

[Zora, la pellicola e l'ambientazione tendente al verde della prima cena con l'amante]
 After Blue After Blue After Blue After Blue

  

After Blue risulta poi estremamente animalesco nel suo rapporto con lo spettatore, e qui la vicinanza con il percorso dell’autore dei Racconti Immorali risulta ancora più marcata: entrambi gli ex-animatori sviluppano un modo di veicolare sensazioni e concetti che si basa più sull’esperienza del film che sulla sola lettura intellettuale.

 

Questo riflette perfettamente le pulsioni che Roxy prova sia nei confronti di Kate Bush, sia in quelli di un automa raffigurante un uomo.

 

Il film purtroppo cade un po’ sulla sua lunghezza, soprattutto dopo l’incontro nella foresta con l'artista Sternberg: il viaggio che fino a quel momento era stato perfettamente coinvolgente perde di ritmo, complice anche l’aggiunta di temi e risvolti narrativi che forse portano un pochino fuori strada After Blue.

 

 

[Sternberg in groppa al suo cavallo con lo stile gotico che la contraddistingue]
 

 

Questo calo è accentuato dal fatto che va contro l’essenza stessa di un film che vuole presentare - attraverso l'eccesso e le sensazioni - un discorso fluido come quello sul genere e sulla scoperta della sessualità.

 

In quei momenti di calo, che a mio avviso peccano di narratività e intellettualismo, non solo non si addicono al regista ma sembrano dei veri e propri corpi estranei all'opera. 

D’altro canto la straripante eroticità che il film non perde mai di vista riesce, anche nei momenti di maggior stanca, a trascinare lo spettatore lungo i 130 minuti di visione e a mantenere il coinvolgimento istintivo.

 

After Blue poi si concentra - e si chiude - su una tensione costante tra l’individuo e lo “spirito comunitario”, di cui il paesino natale di Roxy è foriero: omologazione in opposizione alla scoperta di sé, regole ferree contro libertà, corpi liberi nelle loro imperfezioni contro il giudizio.

 

Un film indubbiamente di valore, come dimostra un premio prestigioso come quello raccolto al Festival di Locarno, che riesce a trascinare lo spettatore in un worldbuilding coerente e semanticamente interessantissimo, creando così un film che quando riesce ad essere più sensoriale che intellettuale funziona alla perfezione.

 

Tra grottesco e ragionamento attraverso il genere Bertrand Mandico mette in scena un Coming of Age western, ambientato in un mondo post-apocalittico con un focus principale orientato all'erotismo e alla sessualità: un connubio unico e riuscitissimo.

 

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2 commenti

bartonfink

1 mese fa

Wow! Me lo segno. Un film decisamente fuori dagli sche(r)mi (o fuori di testa, non saprei). Ce ne fossero! Chissà se uscirà mai nelle sale...

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Fabrizio Cassandro

1 mese fa

bartonfink
Non mi stupirebbe vederlo in qualche servizio di streaming meno generalista o con una distribuzione limitata. Comunque sì film estremamente fuori di testa

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