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Io sono nessuno - Recensione: dì pure che è stato Outis

Il 1° luglio arriverà nei cinema italiani Io sono nessuno (Nobody), film action con protagonista Bob Odenkirk nei panni di un uomo mite, quello che all’apparenza potrebbe sembrare un maschio beta, la cui vera natura sopita si risveglia per riportarlo a essere l’ultima persona che chiunque vorrebbe incontrare.

 

Io sono nessuno è prodotto dal regista ex stuntman David Leitch, sceneggiato da Derek Kolstad (John Wick) e diretto da Ilya Naishuller (Hardcore Henry). 

 

Guardando il trailer molti hanno pensato al film come a una ricalcatura maldestra di John Wick, ma il film ha una propria anima e una propria mano; detto questo: vale la pena andare al cinema a vederlo?   

 

 

 

Got balls of steel, got an automobile, for a minimum wage  

 

Qualora foste assidui lettori delle pagine di CineFacts.it sarete sicuramente al corrente quanto sia un fan della nuova wave del Cinema Stuntman.

Un fenomeno che ha regalato al genere una nuova corrente di film diretti da stuntmen finalmente capaci di accedere a budget e distribuzioni rivolte al grande pubblico.   

 

John Wick, per la sceneggiatura di Derek Kolstad, è stato forse l’esponente più rappresentativo che ha mostrato allo spettatore pop come l’azione non debba obbligatoriamente passare per le star di Hollywood piene di muscoli avviluppati in green screen, controfigure, montaggi frenetici a nascondere quanto appena elencato e movimenti di macchina descrivibili con l’immagine di un operatore di camera costretto a riprendere una scena incredibilmente statica mentre si trova a bordo di un ottovolante.

 

Io sono nessuno è una sotto evoluzione di questo filone.

Ilya Naishuller non è uno stuntman, ma è chiaramente un regista che ama l’azione e il suo Hardcore Henry - film girato tutto in soggettiva, stile videogioco - è stato un ambizioso biglietto da visita di una mano desiderosa di diventare esponente del genere.

 

Il film con protagonista Bob Odenkirk era stato ingiustamente accostato a John Wick dopo il rilascio dei trailer, dipingendo per il pubblico un More of the Same della famosa saga con Keanu Reeves.

Una conclusione affrettata e riduttiva e sostanzialmente figlia di un presente colpevole di averci disabituato alla semplicità dei canovacci action in favore della spettacolarità delle azioni, degli stunt e della forza cult dei suoi protagonisti.

 

Il pubblico è stato dopato con film inutilmente complessi nella narrativa, infarciti di azioni spesso incoerenti non tanto con la realtà quanto con la poetica stessa del film, completando l’opera aprendo la sagra del VFX abbozzato. 

 

 

[Bob Odenkirk e il regista Ilya Naishuller sul set di Io sono nessuno]

 

Guardando invece il Cinema Stuntman noterete la marginale invasione del VFX, spesso a supporto dell’enorme lavoro fatto sul set con le coreografie e la coordinazione di regia e stuntmen.

 

La regia di è spesso un alternarsi di piani sequenza, anche finti, e di scene piuttosto lunghe dove la camera segue i movimenti perfetti degli attori sul set e la loro capacità di vendere i colpi, le coltellate, gli spari e le cadute, grazie anche al sapiente utilizzo della macchina da presa, sempre in movimento o ben piazzata sulla scena.

 

Un artigianato la cui assenza è spesso contestata ai registi da blockbuster di Hollywood, perché l’azione è parte integrante della narrazione e non un mero strumento di intrattenimento da decontestualizzare e utilizzare senza alcuna parvenza di logica, al solo fine di fare spettacolo.   

 

Le azioni compiute dal protagonista, il suo modo di combattere, cosa lo porta a agire in una maniera X piuttosto che in una Z, anche rispetto al setting della scena, sono tutti elementi di quel linguaggio invisibile che è il Cinema e raccontano la storia, tanto quanto un movimento di macchina, la scelta di fotografia o delle inquadrature.

 

In Io sono nessuno questo principio diventa in un certo qual senso la base del film, spostandosi dunque da John Wick che, a suo modo, vive di un diverso tipo di azioni e coordinazione degli stunt, aderenti invece al mondo di assassini nel quale John si muove, un universo molto sopra le righe.

 

Il protagonista di Io sono nessuno in questo film non cerca vendetta: la sua vicenda sarebbe più accostabile a quella di un uomo che perde la memoria e passa molto tempo a vivere una vita disegnata sul diffuso concetto di normalità, l’unico che una nuova identità senza preconcetti può emulare.

 

Salvo poi assistere a qualcosa che lo sciocca profondamente, ricordandogli chi sia stato e chi sia veramente.

 

 

[I'm gonna fuck you up] 

 

 

Io sono nessuno, per quanto lineare nella sua narrativa, descrive un protagonista dotato di una certa fibra morale e lo fa proprio attraverso le azioni che compie, allontanandolo dal film di vendetta o dal classico action dove i criminali sono una macchia indistinta, sacchi di carne utili al massacro.

 

Hutch (Bob Odenkirk) compie una scelta che genera la scena madre del film, la sequenza iconica che imprime Io sono nessuno nella memoria del pubblico.

La messa in scena di questa sequenza non è solamente spettacolare grazie alla meravigliosa coreografia del combattimento e alla regia ma, aderendo al discorso delle azioni come strumento del racconto, ci dice chi sia Hutch, quanto si trovi in difficoltà a tornare in azione dopo anni di inattività, quanto brutale sia il suo stile di combattimento e quali conseguenze inneschi, creando un villain.

 

Nel presentare il cattivo - la risposta a come sarebbe Lo Zingaro di Luca Marinelli se fosse un mobster russo - il film sposta i toni, ricorda al pubblico quale sia la linea ironica e surreale del racconto e definisce ulteriori motivi per spingere Hutch a rispolverare il suo vero io.

 

Io sono nessuno non ha bisogno di molte complicazioni nel plot e a dargli valore sono tutte quelle piccole trovate che contraddistinguono il personaggio, la costruzione del suo carattere che passano spesso per le immagini e la perizia nel girare e mettere in scena le spettacolari sequenze action. 

 

Se John Wick si può accostare a un crudele, doloroso e spietato balletto omicida, Io sono nessuno si fa più rozzo e somiglia più a un crudo e sincopato passo jazz.

 

Bob Odenkirk (che nasce come attore comico) passa da Saul Goodman a Hutch Mansen senza troppo disturbo risultando sempre credibile nella parte, dimostrando di aver lavorato molto bene in pre-produzione e durante le riprese. 

 

 



Io sono nessuno 

 

Io sono nessuno riesce ad avere una propria ironia e Derek Kolstad si dimostra ancora una volta capace di saper costruire il mito dei personaggi proposti al pubblico nei propri film, rendendoli subito mitici, memorabili e magnetici. 

 

Il mondo di Io sono nessuno non è fatto di assassini come quello di John Wick: la polizia esiste, i criminali sono crudeli tanto quanto stupidamente violenti, le scene sopra le righe hanno dei toni più leggeri, ma la resa e la logica dietro le sequenze d’azione non è mai discutibile. 

 

Io sono nessuno è insomma a mio avviso un film maledettamente divertente, girato magnificamente e scritto senza inseguire assurde pretese narrative, che regala al pubblico un nuovo Bob Odenkirk e dona a Christopher Lloyd un ruolo magnifico. 

 

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