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Marracash: 8 citazioni cinefile nella sua discografia

Marracash, nome d'arte di Fabio Rizzo, è uno degli artisti più influenti del panorama musicale italiano, un aspetto convalidato anche dal Premio Tenco (“Dovrei vincere il Premio Tenco per il fottuto talento che tengo”) ricevuto nel 2022 per il Miglior Album grazie a Noi, loro, gli altri

 

Siciliano di nascita ma milanese di adozione, Marracash nel corso della sua carriera si è sempre contraddistinto per testi profondamenti legati al mondo delle cultura di strada sapientemente bilanciati con brani di critica sociale. 

 

Partito dalle popolari del quartiere della Barona di Milano fino ad arrivare ai concerti all’Arena di Verona, il rapper appartenente alla Dogo-Gang non ha mai nascosto nelle sue rime la sofferenza e la rabbia per le differenze tra ceti sociali subite fin dalla tenera età, una condizione che ha inevitabilmente influenzato il suo percorso musicale. 

 

Basta guardare velocemente la sua discografia per rendersi conto come a partire dal suo album d'esordio del 2008 Marracash, l’aspetto dell'infanzia “Ed ero in classe con i bimbi fortunati, con i dindi nei salvadanai e i genitori educati/Io fra stavo con i figli di immigrati, figli di operai, mi vergognavo i miei genitori erano ignoranti”, quello di cantastorie della vita di periferia "Triste, ma vero, molti spacciano, per due terzi / I loro migliori clienti restano loro stessi / Per alcuni entrare e uscire è come fare il militare / Sì, ti ci puoi abituare" e quello dell’autocelebrazione tipica del mondo hip-hop “A chi coglie che ho la stoffa per raccontare, resto vero la mia stoffa è di fottuto tessuto sociale” sono stati tre modi per l’intellectual-gangsta del rap italiano per parlare di sé.

 

E indirettamente o meno anche del mondo che lo circonda. 

 

 [Bastavano le briciole, uno dei brani più iconici di Marracash]

 

 

L’evoluzione della sua carriera, legata sempre ai tre fattori sopra citati, con il passare degli anni e degli album ha intrapreso varie ramificazioni legandosi sempre più allo studio e alla critica della società nella quale viviamo, trovando in Noi, loro, gli altri la forma definitiva: “Nessuno solleva mai nulla, ma ditemi una cosa... quanti cantanti oggi di fatto fanno i testimonial di marchi? Ci sta, ma è un altro lavoro. 

Pochi fanno musica per avere un effetto sulla realtà. La mia scommessa è quella.

 

Voglio avere un approccio artistico, e allo stesso tempo essere pop (...) fare riferimenti alti in cui però tutti possono riconoscersi come il Cinema di Fellini, Fulci e Antonioni che ho visto in pandemia”.

 

["I miei colleghi lucrano sopra l'ingenuità / Fan con disturbi della personalità / Onestà, onestà insegnano ai licei / Onestà, sì la stessa che ha fottuto i miei! / Tu speri ancora che la legge faccia il tuo interesse / È come chiedere se è buona a chi la vende / Nel mio quartiere siamo al verde / Però c'è il verde / Giocano i figli delle serve / La nostra gente"]

 

 

Il Cinema come punto di riferimento, dunque, vera e propria base di partenza per costruire un progetto musicale.

 

Marracash non ha mai nascosto la sua passione per la Settima Arte, esemplificativi in tal senso l’album del 2010 Fino a qui tutto bene -  nome tratto da un monologo de L'odio di Mathieu Kassovitz - e Persona del 2019, che deve copertina e titolo all’omonimo capolavoro di Ingmar Bergman.

 

Due lavori che sono specchio del percorso artistico di Marracash: se in Fino a qui tutto bene possiamo trovare testi figli della rabbia di periferia che contraddistingue il film incendiario di Kassovitz, in Persona lo smarrimento di sé riprende la poetica e i concetti trasmessi dal regista svedese.

 

In particolare nell’album del 2019 - 6 volte disco di platino - il film del 1966 di Bergman diventa parte integrante dei brani, un flusso di coscienza per autoanalizzare i propri traumi e superare il mutismo che ha tenuto Marracash lontano dalle scene per quasi quattro anni.

 

L’intro del disco a tal proposito riprende proprio un dialogo di Persona:

“Tu insegui un sogno disperato, questo è il tuo tormento. Tu vuoi essere, non sembrare di essere. 

 

Ma c’è un abisso tra ciò che sei per gli altri e ciò che sei per te stesso, e questo ti provoca un senso di vertigine per la paura di essere scoperto, messo a nudo, smascherato, poiché ogni parola è menzogna, ogni sorriso, smorfia e ogni gesto, falsità." 

 

[Marracash racchiude tutte le canzoni dell'album nel brano d'apertura di Persona]

 

 

Iniziamo perciò questo viaggio tra musica e Cinema seguendo 8 citazioni cinematografiche per capire l’evoluzione artistica e sociale di Marracash. 

 

"Allacciate le cinture”.

 

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Posizione 8

La via di Carlito (Marracash Golden edition, 2008)

Carlito's Way (1993) 

 

Marracash nel corso della sua carriera ha fatto spesso riferimento alla figura di Carlito Brigante, personaggio interpretato da Al Pacino nell’intramontabile Carlito’s Way di Brian De Palma.

 

Una storia in cui Fabio Rizzo spesso si è rispecchiato, vedendo nella voglia di redenzione e di fuga dal passato del gangster portoricano una condizione - seppur figurativa - simile a quella che lui stesso prova, come sottolinea nel brano Tony contenuto nell’album Santeria.

 

Io più che Tony mi sento Carlito, tipo faccio gli ultimi poi mi ritiro (Dal giro)  

 

Un film che Marra De Palma ha voluto omaggiare con La via di Carlito, in un vero e proprio esercizio di stile dove il brano è uno storytelling dell’intero Carlito’s Way.

 

Parla di un tipo, Charlie Brigante detto Carlito

Portoricano, esce dal gabbio per un cavillo (seh)

Oh fra ne ha fatti 5 invece che 30 (e come?)

Boh ma il suo avvocato fotte il sistema (ok)

Frà dopo 5 anni dentro l'aria è diversa

Ride e scherza ma non trova una faccia che sia la stessa

Era il capo, ma la galera ormai l'ha cambiato (chiaro)

Ed in testa pensa "ho chiuso con tutto quanto" (sì, insomma?)

(...)

Poi l'avvocato fa una minchiata, una gran minchiata

Si mette a fare il gangster, fotte i soldi alla mafia

Non puoi imparare sto mestiere da grande (già lo sai)  

È nei guai e tira in mezzo Brigante

 

Posizione 7

Fino a qui tutto bene (Fino a qui tutto bene, 2010)

L'odio (1995)

 

Nella canzone che dà il nome all’album del 2010, Marracash descrive con rabbia e lucidità la situazione socio-culturale nella quale si trova l’Italia.

 

Un brano diviso in due parti, dove nella prima viene dissezionato attraverso metafore il potere incondizionato della classe dirigente che prelude allo schianto descritto invece nella seconda parte. 

 

Questo non è più un pianeta, è una nave da crociera

Climatizzata e fatua, illusione di sicurezza

Fra', cosa ci resta?

Sesso, droga, violenza

L'orgasmo di un impiccato quando il collo si spezza

L'orgasmo del grande capo quando mette la sesta

E abbassa la levetta per gli insetti sul parabrezza

 

Il bridge all’interno del brano è indicativo di quale sia il riferimento cinematografico

 

Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene

Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene

Tutto bene, tutto bene, tutto bene, tutto bene

Tutto bene, fino a qui tutto bene, ma  

 

Una frase ripetuta più volte che riprende il finale de L’odio di Mathieu Kassovitz, dove l'oppressione sociale in cui si trovano i protagonisti li porterà inevitabilmente alla morte. 

 

“Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani.

Mano a mano che cadendo passa da un piano all'altro il tizio per farsi coraggio si ripete: <Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene>.

Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio.”

  

Posizione 6

Bruce Willis (Status, 2015)

Casinò (1995)

 

Bruce Willis, prima traccia di Status - scritta come da tradizione per ultima - Marracash impone il suo peso all’interno della scena rap italiana attraverso un brano che mescola critica sociale e autocelebrazione.

 

Vengo da dove le sveglie suonano a tutti la stessa condanna 

Tra le leggende nessuno ha tenuto mai il mio standard

Qualcuno dice: "Tre anni sono un ritardo" 

Eppure riesco ad anticiparvi ogni album 

 

La faticosa lavorazione di Status per consegnare al pubblico un prodotto di qualità hanno segnato particolarmente il rapper milanese paragonandosi a Bruce Willis i cui personaggi a fine film spesso finiscono esausti.

 

Sempre nello stesso brano, inoltre, Marracash compara la sua scrittura a un omicidio figurativo degli altri rapper per la qualità dei testi, come avviene in Casinò di Martin Scorsese dove però il personaggio interpratato da Joe Pesci uccide realmente un uomo con la penna. 

 

Uccido come Joe in Casinò, con la penna

E metto un altro show sull'agenda

Farti un featuring per me è farti beneficenza

Hai le vertigini?

Non ascoltare sua altezza

Con la testa da ITIS, perdi la testa, ISIS

Nel rap un dio con la testa di ibis

Spaccato a fine disco come a fine film Bruce Willis  

Tra poco per la crisi vendiamo Roma alla Disney

 

Posizione 5

Film senza volume (Santeria, 2016)

Tropic Thunder (2008)

Non essere cattivo (2015)

 

In Santeria, album realizzato insieme al collega e amico Guè, Marracash attraverso il brano Film senza volume fa i conti con la depressione che lo attanaglia fin da giovane, una malattia dovuta al disturbo bipolare di cui soffre e che ha sempre cercato di affrontare nelle sue canzoni. 

 

Sta passando un film d'orrore in TV mentre, fra', ne giro uno dal vivo

Con la morte che è così vicina che potrei stamparle un bacio in viso

La mia psico mi ha prescritto il litio perché dice che ho il disturbo bipo

Ho la Paola che mi salva come in Tropic Thunder quando lancia il TiVo 

 

Marra paragona la sua manager storica Paola Zukar al manager interpretato da Matthew McConaughey in Tropic Thunder.

 

Entrambe le figure salvano i propri artisti da momenti difficili: se il rapper viene aiutato nei momenti di crisi scaturiti dalla depressione, nel film del 2008 il personaggio di Ben Stiller viene salvato dal suo manager mediante il lancio di un TiVo (un videoregistratore) che colpisce il missile diretto verso l’elicottero dove si trova l’attore.

 

Proseguendo poi per il brano, Marracash cita Non essere cattivo di Claudio Caligari comparando il suo stato d’animo a quello in cui si trovano i due protagonisti Cesare e Vittorio. Nel film, i personaggi interpretati da Alessandro Borghi e Luca Marinelli sono entrambi in situazioni socialmente e psicologicamente difficili, tra dipendenza da droghe e depressione causata da sensi di colpa per un destino che ormai li ha già segnati.

 

Senso di colpa rimbomba nel silenzio tomba, fra', non essere cattivo

Snaturato figlio, pessimo marito, ho mancanze come amico

Ce n'è voluto di amore per odiarti come ora ti odio

Parlo da solo, Platone, della mia natura umana, Simposio

Ombre dentro la mia stanza, la macabra danza

Un'amaca il mio umore, mi manca

Qualcuno a cui importi davvero di me  

Perché a me non importa abbastanza

  

Posizione 4

Crudelia (Persona, 2019)

Peaky Blinders (2013 - 2022)

 

In una delle canzoni più amate e di maggior successo dell'album Persona, Marracash descrive il rapporto tossico avuto con una sua ex-fidanzata che lo ha portato a una crisi nervosa da cui è uscito solo mediante la psicanalisi. 

 

Tutte le volte che ti ho detto basta perché superavamo i limiti

Tutti i tuoi drammi, gli inganni, gli scontri e dopo i gesti folli

Ti giuro che è l'ultima volta, sensi di colpa

Mi pugnalavi alle spalle, mi gridavi:

"Ti odio, ti odio, ti odio, ti odio, ti odio

Non mi è importato mai niente di te"

 

Una relazione sentimentale che ha segnato particolarmente il rapper, dove la persona da amare col passare del tempo diventa il nemico.

 

Questa situazione ha fornito il pretesto a Marracash per citare Peaky Blinders e la lettera che Thomas Shelby scrive a Grace quando il personaggio interpretato da Cillian Murphy scopre che la sua fidanzata in realtà è una spia: “Cara Grace, senza una segretaria mi tocca scrivere da solo le lettere, ma non me ne lamento. Mi hanno insegnato a non odiare i miei nemici, ma non ne avevo mai amato uno.”

 

Parole riprese nell’outro di Crudelia.

 

Mi hanno insegnato a non odiare i miei nemici, ma non ne avevo mai amato uno   

Quando ci siamo conosciuti, si sapeva già che uno dei due avrebbe perso, ma come potevo vincere con te?

 

Posizione 3

Tutto questo niente (Persona, 2019)

Scarface (1980)

Bojack Horseman (2014 - 2020)

Mad Men (2007 - 2015)

I Soprano (1999 - 2007)

 

Nel penultimo brano di Persona, Marracash esterna attraverso una scrittura a metà tra la rabbia e la rassegnazione i problemi dovuti alla fama e la solitudine che ne consegue.

 

Uno sfogo catartico che si collega mediante la frase “Butta fuori i tuoi pensieri o finiranno per ucciderti” all’intro dell’album e perciò al film di Bergman

 

Perché il successo, fra'

È come se metti una lente d'ingrandimento su un insetto

Ti fa sembrare gigante

Ma allo stesso tempo rivela sempre il vero aspetto

E spesso sei orrendo, quelle zampette che mi danno i brividi

Un paio d'antenne, mandibole con cui divori i tuoi simili

 

Successo e denaro che portano a “Tutto questo niente” (Frase che riprende la prima traccia del primo album di Marracash) come accade a Tony Montana nel film Scarface di Brian De Palma

 

Sono Tony al ristorante che dice: "È tutto qui?

È per questo che ho fatto questa fatica?"

Sono Manny che gli risponde che, in fondo, tutto questo niente

È meglio del niente che aveva prima

 

Un pensiero e una condizione che accomunano anche altri personaggi cinematografici citati da Marracash come: Bojack Horseman (attore in crisi dovuto ai traumi legati alla propria fama) Don Draper di Mad Men (noto pubblicitario perennemente insoddisfatto) e Tony Soprano (Boss della malavita che soffre di attacchi di panico dovuti a traumi infantili)

 

Sono Vasco che canta "La noia",

BoJack Horseman

Don Draper che precipita nella sigla

Tony Soprano, fra', con gli attacchi di panico  

Che apre le braccia arrivato in cima e dice

 

Posizione 2

Loro (Noi, loro, gli altri, 2021)

Squid Game (2021)

Noi (2019)

Loro (2018)

 

Nella canzone di apertura di Noi, loro, gli altri Marracash condensa in poco più di tre minuti il concept e la poetica che caratterizzeranno i brani successivi dell’album.

 

Il periodo di frammentazione sociale nella quale viviamo, dove ognuno può rivendicare di essere ciò che vuole aumentando paradossalmente ancora di più la divisione tra “Noi” è il concetto base che il rapper milanese porterà avanti.

 

In particolare il conflitto di classi (“Non abbiamo ancora il diritto di essere poveri”) che questo periodo di progresso non è ancora riuscito a superare viene introdotto nell’album attraverso una citazione cinematografica a Squid Game.            

 

N456 sulla mia pettorina             

Squid Game sono anni che già lo metto in rima              

Il denaro parla chiaro e, no, non discrimina             

Non gli importa sesso, razza o della fedina

 

Proseguendo con il brano Marracash cita Noi di Jordan PeeleLoro di Paolo Sorrentino.

 

Un doppio richiamo per paragonare la divisione che dà il nome all’album, dove Noi fa riferimento al popolo, all’ultimo scalino della società - come messo in scena dall'horror del regista statunitense - e Loro al potere, riprendendo il film di Sorrentino sul mondo che gravitava attorno a Berlusconi.

 

Noi di J. Peele, Loro di Sorrentino

L'unico consiglio che ho: colpisci per primo 

Li odio perché riescono ad andare su Marte, ma

Non a far la cura alla sclerosi al mio amico

Segno della croce in ospedale in Italia

Mi hanno ucciso più parenti giù che la mafia

Lo faccio per noi, mica fedele alla maglia 

Come un patriota che non ha più una patria

Ho capito come era la vita a dieci anni

Quando traslocavo casa assieme agli scarafaggi

Da Giuliani, Cucchi, dalla Diaz ed Aldrovandi  

Preferiscono spezzarci che recuperarci

 

Posizione 1

Dubbi (Noi, loro, gli altri, 2021)

La dolce vita (1960)

 

In una delle canzoni più profonde partorite dalla penna di Marracash avviene un percorso di autoanalisi atto a comprendere da dove derivi il suo perenne stato di infelicità e smarrimento.

 

Forse non c'è buca che racchiuda il tuo dolore

Forse non c'è fuga che conduca all'evasione

Forse stavo bene tra i perdenti e gli idealisti

Forse la salute mentale è roba da ricchi

 

Una condizione mentale che colpisce anche le sue (in)capacità relazionali, figlie di traumi ancora irrisolti.

 

Simbolico da questo punto di vista la citazione a La dolce vita di Federico Fellini, facendo riferimento alla scena del litigio in auto tra Marcello ed Emma, dove il giornalista in un momento di rabbia interrompe la relazione con la sua compagna: “Io non ci credo a questo tuo amore aggressivo, vischioso, materno. Non lo voglio, non mi serve. Questo non è amore, è abbrutimento!”.

 

Un passaggio ripreso da Marracash

 

L'amore? L'amore di cui parla

Cioè stringere una cosa forte fino a soffocarla?

Un gioco in cui mi faccio male o faccio male a un'altra

Ho quarant'anni e mai visto un legame che rimanga

Un amore materno, viscoso, non mi serve, non lo voglio

Per me è solo un modo per nascondersi dal mondo

 



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1 commento

Terry

1 mese fa

Non ho mai ascoltato Marracash, quindi non sapevo della sua passione per il cinema e i riferimenti nelle sue canzoni. Bell'articolo.

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