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Meeting Gorbachev - Recensione: il doc di Werner Herzog e André Singer - Biografilm Festival 2019

Il regista tedesco Werner Herzog intervista l'ex Segretario generale dell'URSS Mikhail Gorbachev in un affascinante viaggio nella vita privata e pubblica dell'ultimo leader dell'Unione Sovietica

Silenzio, un salotto e due sedie una di fronte all’altra: è così che si apre l’intervista dell’eclettico regista Werner Herzog all’ultimo Presidente dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbachev che, ormai quasi novantenne, ripercorre la sua vita guidato da un abile intervistatore che sa sempre qual è la domanda giusta al momento giusto. 

 

Il risultato è un delizioso documentario che non perde mail il ritmo e non stanca.

 

Tra racconti d’infanzia, filmati di repertorio, sogni realizzati e difficili scelte da prendere, Gorbachev si apre alla telecamera e al pubblico tutto come neanche Herzog all’inizio avrebbe pensato potesse accadere.

 

 

 

 

Ma dopo un primo mese di incontri si convince che

 

"Everything about Gorbachev was genuine.”

 

Mikhail Gorbachev nasce in una famiglia di contadini nel poverissimo villaggio rurale di Privolnoye, in Russia, dove il tasso di analfabetismo è altissimo - sua madre stessa è e resterà analfabeta per tutta la vita.

È incredibile, viene fatto notare nel documentario, come da una realtà del genere sia potuto nascere uno dei leader più importanti al mondo.

 

Eccelso negli studi fin da piccolo, dopo il diploma Gorbachev viene ammesso all’università più prestigiosa del paese: l’Università Statale di Mosca.

 

Qui si laureerà in legge e conoscerà la sua futura moglie, Raisa Titarenko, la più grande confidente e complice della sua vita.

 

 

[Raisa Titarenko e Mikhail Gorbachev]

 

L’ascesa della carriera politica, dagli inizi fino alla nomina di Segretario Generale del Comitato centrale del PCUS, viene esposta chiaramente anche a chi è a digiuno di storia e politica russa.

 

Herzog, con la sua voce narrante monotòna e volutamente inespressiva, regala un’incredibile carica comica a scene che nell'ordinario tenderebbero ad essere tutto tranne che esilaranti.

Vediamo così i funerali dei tre predecessori di Mikhail Gorbachev che, uno dopo l’altro e a brevissima distanza, gli lasciarono posto: Leonid Brežnev morì dopo 18 anni di mandato lasciando il posto a Jurij Andropov ma, dopo neanche un anno e mezzo, morì anche Andropov.  

 

A quest'ultimo succedette Konstantin Černenko… che però era già malato terminale e durò solo 13 mesi. 

 

Magari all’epoca più malattie avevi più bollini ti davano e alla fine al posto della batteria di pentole c’era la nomina a Segretario Generale…

 

La voglia di tenere unita la sua Unione Sovietica, di non farla colare a picco e metterla alla pari col resto del mondo, i viaggi in Canada, Italia, America per osservare ed importare innovazione.

 

La ricerca fisica del popolo e la volontà di mostrarsi a loro vicino.

La Perestrojka.

 

 

[Ronald Regan e Mikhail Gorbachev]

 

Il dramma dell’incidente nucleare di Chernobyl e la conseguente forte opposizione all’armamento nucleare di qualunque paese del mondo, a partire dal suo, dunque i battibecchi con l’allora Primo Ministro del Regno Unito  Margaret Thatcher la quale non era della stessa opinione di Gorbachev.

 

 

Gli storici accordi con il Presidente degli Stati Uniti d'America Ronald Regan contro le armi nucleari.

 

La delusione per quelle dimissioni forzate che l’ormai disgregata URSS voleva pubblicizzare in televisione come la spettacolare sconfitta dell’uscente Segretario Generale e per cui, da allora, alcuni hanno iniziato a considerare Mikhail Gorbachev, con suo rammarico, un traditore.

 

Tutto ciò lo troviamo in qualcosa che, più che un’intervista, potrebbe quasi essere considerata una dichiarazione d’amore del regista tedesco verso l’ex politico russo. 

 

Ed effettivamente Herzog esprime il suo amore con un tanto sincero quanto inaspettato “I love you”, detto così, direttamente all'interlocutore, giustificandolo con il fatto che Gorbachev fosse sempre stato un capo di stato differente, ligio al dovere, che non cadeva nella corruzione e non si perdeva per strada abboccando agli agi della fama.

 

 

 

 

Toccanti i pensieri di Mikhail Gorbachev rivolti alla sua ormai defunta moglie.

 

Werner Herzog:

“Ti ricordi la sua voce, la sua risata, il suo odore, il suo profumo?
Quanto ti manca?”

 

Mikhail Gorbachev:

“Quando è morta, mi è stata portata via la vita.”

 

Presentato in anteprima italiana al Biografilm Festival 2019, preparatevi ad un sorprendente viaggio negli eventi storici che hanno coinvolto l’Unione Sovietica durante il mandato del suo ultimo Segretario Generale Mikhail Gorbachev, guidati dal sempre originale Werner Herzog - alla regia insieme ad André Singer - una bussola umana smagnetizzata che sarebbe bello avere con sé in viaggio: con lui si sa da dove si parte, ma è difficile prevedere l’arrivo.

 

 

[Mikhail Gorbachev risponde alla domanda di Werner Herzog riguardo ad un possibile epitaffio che gli piacerebbe venisse scolpito sulla sua futura tomba]

 

 

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1 commento

Morena Falcone

4 anni fa

Già, quando parla della sua carriera a volte sembra quasi si perda nei ricordi e si dimentichi della telecamera. Come quando parla di Chernobyl...
Chissà quante ne ha viste e quante non ne ha potute (volute ?) raccontare, non solo in questo documentario ma nella vita intera.

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