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#SuldivanodiAle

Speciale di Natale (in TV)

Int. Giorno. SalottoDiAle.  

 

È una fredda giornata di Dicembre.

Mi libero dalle pesanti coperte e scendo al piano di sotto.

Fuori Nevica.

La coltre oltre la porta-finestra del salotto domina in silenzio.

  

Guardandola sento il contraccolpo dello shock causato dalla messaggistica istantanea tra i nervi ottici e il cervello.

Strizzo gli occhi fino alle lacrime.

Guardo altrove.

Nonostante il pigiama di pile e le babbucce soffici a riprodurre la faccia di Homer J. Simpson, un brivido corre lungo la schiena.

Altro whatsapp tra cervello e nervi, ma questa volta a essere stimolata è la pelle.

Pelle d'oca.

Brr.

 

Il cervello attiva le celluline grigie che, senza troppo sforzo, suggeriscono, "caffè".

Vado in cucina.

Sulla tavola apparecchiata c'è un pandoro ricoperto di zucchero a velo.

Prendo la tazza.

Scaldo il latte nel microonde e preparo un cremoso, lungo caffè bollente.

Unisco le due cose, taglio una fetta di pandoro, pratico l'inzuppo e vedo la felicità.

Accendo la televisione che, per l’occasione, ha cambiato veste.

 

Pubblicità, grafiche, programmi a tema, scenografie, canali dedicati, tutto grida, "è Natale".

Non mancano repliche a profusione di Fantaghirò e degli spettacoli di Michael Bublè in compagnia dei Muppets.

Fuori l'aria è fredda e ferma e l'utopia, il sogno di un Big Boss che pare più Eddie Vedder che Kurt Russell, vorrebbe una festa lunga un mese, dove i plaid dai temi kitsch, lo zapping infinito e sessioni di gameplay rilassate si alternano al mangiare, alla festa, allo stare insieme.

È Natale.  

 

STACCO  

 

Bentornati Sul Divano di Ale.

Come potete aver intuito, il Natale è una di quelle feste alle quali non posso proprio rinunciare.

Sono un fan di tutti quegli aspetti iconografici e rituali creati attorno alle festività.

 

Mi piacciono le decorazioni, il cibo, il vov, i film, l’atmosfera, la dannatissima neve, le canzoni e… beh, il Natale in toto.

Ci sarebbe molto da dire, soprattutto di quel sogno utopico descritto in apertura, di quella lunga celebrazione che, a costo di creare I Patriots, porterò a compimento.  

 

Uno degli aspetti che amo di questa festa sono le storie.

Amo Canto di Natale di Charles Dickens, amo La Vita è Meravigliosa di Frank Capra, amo le decorazioni, le canzoni ma, soprattutto, amo come TV e Cinema vengano influenzati dalle celebrazioni.

 

Oggi, su questo divano virtuale foderato di plaid ridicoli e soffici cuscini, stretti al vostro cane/gatto/procione/cuscino-idol domestico, andremo a esplorare quelli che sono, a mio dire, i punti più interessanti della produzione televisiva Natalizia.

 

Se non fosse che rischierei di essere inseguito da Teo e la redazione tutta di Cinefacts.it come Tom Hardy in Mad Max, menzionerei anche la mia puntata natalizia preferita di Quattro Ristoranti… però proprio non posso, devo mantenere una parvenza di credibilità.  

 

Lo faremo rispettando la tradizione, amici miei.

Tenendo in considerazioni i buoni e i cattivi e senza tralasciare nessuno.

Nemmeno i bambini.

Quindi, se siete genitori, c’è qualche consiglio anche per voi.  

 

Ovviamente, partiamo dai cattivi!  

 

Si dice che sono le cose che ami di più a farti davvero male quando ti deludono o ti tradiscono.

Niente di più vero.

Niente di più saggio.  

 

Tra le cose che amo di più ci sono BoJack Horseman e Bill Murray.

Qualcosa li unisce, nonostante il distacco generazionale.

Una vena da clown triste li accomuna, pur tenendo in considerazione come uno sia un attore, un genio che deve se stesso unicamente alla sua stessa natura, e uno sia proiezione di un autore, un personaggio di fantasia che, grazie all'elevata matrice della sua scrittura, sembra più reale della realtà.

 

Il suo account twitter è una delle cose più belle che sia capitata al mondo della tv da quando è stata inventata; meta, per favore, spostati che fai impiccio.

Grazie, Raphael Bob-Waksberg.

 

Bill Murray e BoJack Horseman sono due geni separati dal tempo e dalle generazioni, eppure accomunati dal genio dietro la capacità di rendere tutto misto, agrodolce, sfumato tra la tragicità di alcuni momenti densi e il surrealismo di dramma e commedia, mergendo i confini, confondendo le definizioni, obbligandoci a coniare nuovi aggettivi e riconducendo quella sfera indefinibile direttamente a loro.

Non si può fare altrimenti.  

 

Un'altra cosa che si dice è che anche uno scoiattolo cieco, prima o poi, trova una ghianda.

Quanta verità e quanta saggezza, su questo divano.

 

Capita anche a dei cani senza dio di imbroccare un progetto giusto, tanto quanto capita a dei geni assoluti di scivolare e fare qualcosa di veramente cringe worthy

È capitato anche a BoJack Horseman e a Bill Murray.

 

 

 

 

BoJack Horseman: Christmas Special  


BoJack Horseman è una grandissima serie e nell’articolo dedicato alla quinta stagione ho parlato esaustivamente di quanto per me BoJack rappresenti una delle serie cardine della nuova televisione.

 

Le idee e i paralleli che corrono tra il microcosmo di Hollywoo e il macrocosmo della vita reale, sono geniali e sempre analizzate con una vena ironica elegante e pungente.

Quando ho visto sul catalogo Netflix BoJack Horseman Christmas Special, sono impazzito di gioia.

Ero pronto a godermi la puntata davanti a una tazza di caffè e latte bollente e una fetta di pandoro utile a nutrire un brontosauro, guarnita da una mestolata di crema al mascarpone.

 

“Todd, special holiday episodes are always stupid”, inveisce BoJack contro il suo coinquilino, riferendosi in particolar modo a quello dedicato a Horsin’ Around.

E, in buona sostanza, ha pienamente ragione.

Quel tipo di sit-com del pomeriggio, nell’arco di venti minuti, riusciva a raccontare dei momenti di pura melassa natalizia, dove i cliché sugli archetipi narrativi dedicati alle feste, tracimavano da ogni secondo della visione.

 

Eppure, sono rassicuranti, leggeri, capaci d’intrattenere tutto il pubblico e, in questa lista, troverete alcuni esponenti di questa categoria.

Il BoJack Horseman Christmas Special fa esattamente questo e mettendo in scena una puntata, completa, di Horsin’ Around, ci riporta a quelle sit-com di fine anni '80 che, oggi, stanno scomparendo.

 

L’episodio è semplicemente un Christmas Special in piena regola, dritto dagli 80’s suggeriti dal testo della sigla e portati nel tempo presente grazie agli intermezzi tra BoJack e Todd, spettatori, insieme a noi, dell’episodio di Horsin’ Around.

Ed è a questo punto che una sindrome bipolare mi cattura.

 

Da un lato lodo l’originalità dell’idea, la matrioska del meta che mette il pubblico dentro e fuori l’episodio, lasciandolo virtualmente seduto sul letto di BoJack e, al contempo, spettatore di una finzione dentro la finzione che è poi riflesso di un qualcosa di familiare e direttamente concreto.

Dall’altro lato, invece, trovo l’episodio dimenticabile, svuotato di tutti quei concetti che lo show possiede, nonché occasione sprecata per poter uscire fuori dalla continuity dello show e creare un dramma tragicomico all’interno del mondo di BoJack.

 

Quanto sarebbe figo poter vedere il Natale di Todd, Mr Peanut Butter, Diane e tutti i comprimari di quel mondo tanto cinico quanto assurdo?  

BoJack Horseman Christmas Special lo consiglio perchè divertente, ha delle invettive di comicità cinica e demenziale tipiche dello show, è innocuo e rassicurante, soprattutto se siete cresciuti con le sit-com anni '80 e ogni tanto sentite la mancanza di un qualcosa di semplice, immediato come 8 Sotto Un Tetto o Genitori in Blue Jeans.  

 

 



A Very Murray Christmas  

 

Bill Murray, come da intro, è un vero e proprio genio del tempo moderno.

A volte mal sfruttato, portato al massimo del suo splendore da alcuni autori, molti contemporanei, tra i quali spiccano Wes Anderson, capace di cogliere appieno il suo lato idiosincratico, e Sofia Coppola, che con Lost In Translation è riuscita a creare un film perfettamente bilanciato tra la poetica di Murray, il fascino innocente di Scarlett Johansson e un Giappone che, per noi occidentali, rappresenta qualcosa di fuori dal tempo e dallo spazio presente.

 

Eppure, contrariamente a quanto dice la matematica, nel campo artistico non esiste proprietà commutativa e anche una semplice somma, seppur rimescolata in una salsa differente, non porta allo stesso risultato. 

 

A Very Murray Christmas, prodotto e distribuito da Netflix, è una commedia natalizia musicale, diretta e scritta da Sofia Coppola insieme a Bill Murray e Mitch Glazer.

Il plot è semplice: Bill Murray, per la vigilia, deve ospitare uno speciale di Natale, quando una tormenta di neve mette a rischio la produzione, minando la presenza di guest star e aprendo gli scenari di un possibile crack del budget. 

 

La Coppola mette in scena un idiosincratico speciale di Natale, mescolando i classici siparietti canori e le sfarzose esibizioni glitterate al malinconico e distante sguardo del suo segno autoriale, arricchendolo con il taglio del viso, degli sguardi e dei tempi comici che Murray interpreta perfettamente in questo tipo d’impianti narrativi.

Gli ospiti sono tanti e si prestano tutti a giocare un ruolo sopra le righe realizzando quello che, in fin dei conti, vuole essere uno speciale dal taglio cinematografico e autoriale, dentro e fuori gli stilemi, ma soprattutto lontano dal carattere ridondante e dozzinale del prodotto finale che spesso ritroviamo in televisione.

 

Il cast, infatti, è importante e non si spreca: George Clooney, Paul Shaffer, Amy Poehler, Michael Cera, Chris Rock, Maya Rudolph, Jason Schwartzman, Rashida Jones e Miley Cyrus.

Come per lo speciale di BoJack Horseman, mi trovo al cospetto del mio spirito bipolare.

 

Da amante del Natale e della simbologia della festività, pur sempre alla ricerca di qualcosa che sia capace di stravolgere i classicismi per approdare presso nuovi porti creativi, amo il fatto che Sofia Coppola abbia cercato di realizzare qualcosa di questo genere.

Eppure, al contempo, non riesco a comprendere quanto abbiano capito l’intento tra le righe di ciò che stavano producendo.

 

Il risultato finale è sicuramente un prodotto che viaggia a onde sinusoidali sulla linea degli archetipi, alternando picchi da show di Sinatra alla melanconica discesa nel carattere di Murray e della stessa Coppola, ammorbidendo le sferzate comiche dei personaggi coinvolti con uno spirito che vuole cullare lo spettatore in uno spettro di emozioni miste, difficili da leggere, sfaccettate e complesse come sono, in fondo, i sentimenti delle feste.

Poiché associare il Natale univocamente alla gioia è un errore, una lettura fallace di un pubblico che, tra fanatici e detrattori, è stato nutrito a emozioni binarie, dove nella matrix della scrittura per l’intrattenimento, sembra esistere solo un freddo codice fatto di 0 e 1.

 

Questo la Coppola lo sa e sfrutta le capacità di Murray per leggere il mood festivo attraverso il caleidoscopio di un clown triste, mettendo in scena umori impossibili da semplificare e replicare, attraversando tutto ciò che il Natale può significare, dando spazio a quel fondo di tristezza e nostalgia che sorge in molti di noi. 

 

A Very Murray Christmas è un addobbo, una palletta di Natale cringe worthy, un qualcosa di sicuramente elegante e interessante, altrimenti non sarebbe mai finito sul vostro albero, la cui originalità spezza tutto il resto e vi lascia negli occhi qualcosa che non vorreste davvero conservare.

 

Forse sono le emozioni complesse, forse è l’insieme che stona e non funziona come dovrebbe e vorrebbe, forse alcune parti comiche non calzano e non funzionano, forse il tutto è maledettamente complesso, mancando il senso di immediatezza e voglia di semplicità che pervade il periodo delle feste.

Qualcosa è rotto in questo speciale e al tempo stesso qualcosa di romantico lo avvolge, rendendolo affascinante e tragico come l’idea di una tormenta di neve sopra New York alla vigilia di Natale.

 

Non saprei descrivervi davvero le sensazioni, eppure ogni anno finisco con il riguardare a A Very Murray Christmas.  

 

In buona sostanza, cari lettori, ho un po’ mentito.

Questi cattivi non sono così cattivi come potevate aspettarvi e sostanzialmente sono dei consigli-non-consigli, il carbone dolce che la mamma infila nella vostra calza, che vi distrugge i denti sia per via della sua massiccia composizione che per l’alto tasso di zuccheri.  

 

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Tre Buoni Speciali d’Animazione  

 

 

 

 

Canto di Natale di Topolino - Mickey's Christmas Carol  


Quest'anno abbiamo celebrato i 90 anni del topo in calzoncini rossi e sembrava davvero una mossa da cafoni snobbare la creatura di Zio Walt.

Io e Topolino abbiamo sempre avuto uno strano rapporto.

Come molti di voi ho sempre letto la testata a fumetti omonima, ho giocato infinite volte Castle of Illusion, visto e rivisto Fantasia e qualche volta, solo qualche volta, ho guardato i cartoni animati a lui dedicati.

 

Ho sempre preferito la famiglia dei paperi.

Ducktales, qualsiasi cosa dedicata a Paperino e, sporadicamente, ho seguito le avventure animate di Pippo.

 

Mickey Mouse non ha mai riempito le mie giornate con le serie a lui dedicate o i numerosi speciali di Natale cuciti attorno a lui e alla sua family; sui canali di Sky ne trasmettono una quantità inenarrabile.

Nonostante ciò è stato davvero difficile mancare la trasposizione in chiave Disney di A Christmas Carol - Canto di Natale di Charles Dickens.

Eppure, il sottoscritto, è riuscito in questo involontario intento.

 

Solo qualche anno fa, quando ho incontrato la mia dolce metà, fanatica Disney inarrestabile, ho avuto modo di aggiungere alle mie tradizioni Natalizie Canto di Natale di Topolino - Mickey's Christmas Carol.

 

Come anticipato, non è altro che la classica rivisitazione del Canto di Natale di Dickens in chiave Disney e, proprio grazie al suo classicismo, diventa un prodotto senza tempo.

Le tecniche di animazione utilizzate dallo studio Disney per questo speciale sono tra le migliori, quelle più memorabili ed efficaci a portare sullo schermo i personaggi più iconici della famiglia creata da Walt & Co. 

 

Canto di Natale di Topolino non invecchia e non delude, consegnandosi al pubblico in una delle rappresentazioni più eleganti e immortali della favola di Dickens, perfetto per trascorrere una parentesi familiare o con le persone che preferite di più.

 

 



A Charlie Brown Christmas - Il Natale di Charlie Brown (aka Un Natale da Charlie Brown, 1965)  


Chi, come il sottoscritto, è cresciuto nell'epoca d'oro della tv per ragazzi e dei cartoni animati in TV, ricorderà Junior Tv o JTV.

 

Il format era una parentesi stupenda in quel ciarpame di tv regionali che, tra una serie di motivi che spaziano dalla mancanza di soldi alla lungimiranza dell'occasione che fa l'uomo ladro, concorreva con Italia 1 e Rai, mandando in onda cartoni animati che Mediaset e Rai non si sognavano nemmeno lontanamente di trasmettere.

 

Su JTV ho guardato Yattaman, The Tick ma soprattutto i cartoni dei Peanuts aka Charlie Brown & Co.

 

Mentre scrivo ascolto una playlist LoFi Natalizia del canale Akira The Don e, tra i tanti remix generati grazie a un misto di citazioni cinefile e non, alcune delle quali sono parte del mio speciale sul Natale al cinema, spunta un frammento de Il Natale di Charlie Brown e il cuore si schianta al suolo come una palla in caduta libera dall'albero, esplodendo in un milione di pezzi.

 

"Credo che ci sia qualcosa di sbagliato in me, sta arrivando Natale e non mi sento felice, non mi sento come dovrei sentirmi"

dice uno sconfortato Charlie Brown, riflettendo sul significato del Natale.

 

Il Natale di Charlie Brown è uno di quei prodotti, come d'altronde gli stessi Peanuts, dalla duplice funzione, capace di intrattenere sia un pubblico giovane che uno adulto, assumendo un significato ancora più denso quando l'età dell'infanzia si fa sempre più lontana e, magari, si riflette negli occhi del nanetto impertinente che riempie le nostre giornate.

 

Un elemento che ha spinto Abraham J. Twerski, psichiatra statunitense, a utilizzare i personaggi di Schulz per tessere un parallelo con le nevrosi dell'uomo moderno - consiglio Su con la Vita, Charlie Brown!

 

"Charlie Brown, sei l'unica persona che conosca che riesce a prendere una magnifica festa come il Natale e trasformarla in un problema",

lo rimbalza Linus.

 

Melanconico, idiosincratico, filosofico, pantofobico, come sempre aggraziato in quella sua comicità tra un Woody Allen per bambini e il Buster Keaton che pervade ogni gesto del tenero Snoopy.   

La ricerca del senso del Natale di Charlie Brown è quanto di più contemporaneo possiate trovare in un cartone animato, lontano da molti stilemi narrativi, eppure così classico.

 

I vari Lucy, Linus e Schroeder diventano maschere di saggezza e quotidianità, affrontando il dilemma del tormentato Charlie con spigliata teatralità, risvegliando il lato più morbido e romantico del disilluso Charlie Brown e del suo pubblico, anch'esso un po' testa vuota e scorbutico.

Buon Natale, Charlie Brown.

 

 

 

 

Le Festività di Kung Fu Panda - Kung Fu Panda Holiday  


Di tutti gli speciali di Natale che mi sarei aspettato di vedere, quello di Kung Fu Panda è certamente il piú improbabile.

Prima di tutto poiché il Natale, una festa cristiana, in Asia non esiste.

 

Secondo poi perché non avevo idea come avrebbero potuto infilare i valori di una certa mitologia all'interno di un racconto le cui bussole morali mirano, e mi pare il minimo, verso oriente.

 

DreamWorks mi spiazza con una storia dove le leggende e le atmosfere dell'oriente e dell'universo del guerriero dragone vengono rispettate, mettendo i messaggi complessi e austeri della filosofia kungfuica al servizio dei gesti semplici, della gentilezza e bontà tipica del guerriero umile, rispettoso e gentile.

Uno speciale divertente, che non si azzarda a invadere quella che è una cultura millenaria e saggia, ma piuttosto la rispetta e la utilizza per veicolare messaggi e ideologie legate al concetto di collettività e comunità come famiglia.

 

Una storia che si accentra su principi di rispetto e amore verso il prossimo attraverso tradizioni che nascono dalla terra, dalle mani che lavorano per stare insieme, dalle bocche che si sfamano a vicenda per arrivare a sorridere, abbandonando il lato austero, freddo e stringente delle tradizioni intese come dogma per riscoprirne le radici.

 

Le Festività di Kung Fu Panda divertirà voi e i vostri figli tanto quanto hanno fatto i lungometraggi dedicati, regalandovi un senso di unione mistico e kungfuico.

 

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Tre Episodi di Natale  

 

I seguenti episodi sono una sorta di boccata d’aria.

Ci discostiamo dai classici stilemi narrativi del Natale e, citando BoJack, ricordando quanto gli speciali delle sit-com siano sempre stupidi, avvicinandoci invece a un presente più centrato, dove le feste sono una realtà concreta che viviamo nel quotidiano attraverso una serie di nevrosi e problematiche ben differenti.

 

Un tipo di narrazione che non trova spazio nel classico canovaccio dell’episodio Natalizio.  

 

 



Scrubs - Il Mio Gesù Personale

(Stagione 1 - Episodio 11) 


Siamo finalmente entrati nel regno delle serie TV e, come anticipato parlando del BoJack Horseman Christmas Special, andiamo a toccare le sit-com.

Nel 2001 la mia esistenza, come quella di molti altri, fu completamente ribaltata da Scrubs.

 

Una serie che meriterebbe una tesi e che ha lasciato un solco indelebile nella televisione, incrociando la sit-com con il medical drama, dimostrando che era possibile lanciarsi in un racconto generazionale pop anche in tv, ma soprattutto che c’era spazio per qualcosa di diverso dal classico archetipo di E.R. - Medici in prima linea.

 

Scrubs parlava a uno spettro generazionale che la televisione stava quasi ignorando del tutto e, ancora oggi, non esiste un degno clone o qualcosa che sia quantomeno sulla falsa riga.  

L’originalità, nello show creato da Bill Lawrence, è decisamente di casa.

 

L’episodio 11 della prima stagione, aka Il Mio Gesù Personale, è forse uno dei migliori episodi natalizi mai visti in televisione.

A renderlo incredibilmente speciale è innanzitutto la fattura stessa della serie.

 

L’episodio mantiene il corpo narrativo dello show, entrando a gamba tesa sul tema natalizio e affrontandolo con un piglio completamente originale.

Gli archetipi del racconto di Natale vengono sbeffeggiati in brevi e graffianti segmenti, concentrando l’episodio sulla visione che J.D. (Zach Braff) e i comprimari hanno del Natale.

Una visione molto pragmatica, complessa e condivisa da una buonissima fetta di pubblico che, generalmente, evita qualsiasi prodotto legato alla festività, poiché troppo schierato verso i facili sentimenti.

 

Affrontando una sfera più umana e meno ingenua, seppur intervallata e alleggerita dalle gag e dal mood marchio di fabbrica della serie, l’episodio esplora il tema secondo nuove e interessanti sfaccettature, raccontando non l’immagine stereotipata del Natale, ma quella di una generazione che vede nelle celebrazioni le ritualità della società moderna, obblighi e dogmi lontani dai misticismi di un passato più ingenuo, figlia del Babbo Natale stampato dalla Coca-Cola e delle canzoni di Frank Sinatra.

 

Il credente, il personaggio che ripone la sua fede nei miracoli del Natale, l’idea inconsistente della coesistenza di Babbo Natale e di tutte le regole del suo mito con un mondo adulto e razionale che mette regali sotto l’albero, diventa l’eccezione, facendo di tutto il resto la regola.

 

Nei venti minuti di lunghezza dell’episodio, Scrubs, come suo solito, riesce a portare al pubblico un tema interessante e, nel caso in questione, una riflessione sulla fede e su quanto possa essere importante per chi ripone molto della propria personalità in essa.

Il pubblico pensa, ride e trova una favola di Natale con la quale riesce a rapportarsi, grazie alla presenza di personaggi e situazioni con le quali relazionarsi e che possono essere facilmente sovrapposti al quotidiano.        

 

Il Mio Gesù Personale è una gemma che vi farà passare degli splendidi 20 minuti.  

 

 

 

 

How I Met Your Mother - Natale Fra Amici 

(Stagione 2, Episodio 11)  

 

How I Met Your Mother (rifiuto di scrivere il titolo tradotto da Italia 1) è forse l’unica serie che, concettualmente, è stata capace di raccogliere ed evolvere l'eredità lasciata da Friends e Scrubs.

 

Nonostante il mito di Friends sia ancora molto forte, soprattutto nei paesi anglofoni, credo che HIMYM sia quello più vicino alla generazione millennial, soprattutto nei confronti di chi ora è entrato nei trent’anni: provate a guardarla ora e mi darete ragione.

 

Come per Scrubs, la serie cerca di dare al racconto un taglio molto leggero, pur ricalcando le linee della generazione che vuole raccontare e spostandosi tra ambienti e situazioni sempre più ampi, facendo della sua forza la crescita dei personaggi e delle loro esperienze in quanto singoli e gruppo.

L’episodio della seconda stagione dedicato al Natale, come in Scrubs, prende le festività sotto una piega molto concreta e marginalmente romantica.

 

Se noi italiani siamo soliti inscenare un dramma quando i figli non tornano a casa per le feste, esplodendo in performance drammatiche che nemmeno Apocalypse Now, in un paese enorme come gli USA, dove anche solo per studiare si può rendere necessario cambiare costa e fuso orario o volare ad ore da casa, la cosa va diversamente.

 

Natale significa famiglia, ma la famiglia può essere rappresentata dal gruppo di quattro persone che ti stanno vicine, piuttosto che la tua attuale famiglia, le cui nevrosi non fanno altro che cancellare ogni piccola scintilla di spirito natalizio. 

 

How Lily Stole Christmas, titolo originale dell'episodio, molto più geniale e significativo di quello tradotto, è dissacrante quanto serve e votato a mettere in discussione tutti i rapporti, eccetto quelli di sangue che, in certi casi, sono davvero impossibili da recuperare.

 

L’episodio perfetto se anche voi, come Marshall Eriksen, sognate di sedervi al tavolo di una casa addobbata per mangiare l’impasto dei biscotti di Natale direttamente dalla ciotola.  

 

 

 

 

I Simpson - Marge Non Essere Orgogliosa  

(Stagione 7 Episodio 11) 


I Simpsons rappresentano una di quelle pietre miliari della televisione che il pubblico porterà per sempre nel cuore.

Uno show nato nel 1989 e che ha trovato la sua fortuna nella capacità di accompagnare i tempi con un'originalità e una freschezza unica.

 

Sfortunatamente, negli ultimi anni, la serie ha perso molta di quella sua verve, alternando momenti puramente blandi a scatti di genialità.

Una cosa che non in molti sanno è che, per motivi di messa in onda, il primo episodio dei Simpsons è, guarda il caso, lo speciale di Natale.

 

La famiglia di Springfield, come potete immaginare, ha quindi una lunghissima tradizione di episodi dedicati al Natale e, sebbene il primo sia molto speciale, quello che ho visto e rivisto fino alla noia è Marge Non Essere Orgogliosa.

 

Nel 1996 la serie di Matt Groening metteva in scena un episodio di Natale tipicamente americano, eppure incredibilmente moderno.

I videogames stavano diventando un fenomeno pop e di cultura, tant’è che Bart nell’episodio va in fissa per Tempesta d’Ossa, una sorta di Mortal Kombat simpsoniano, e non potendolo comprare decide di rubarlo, innescando una serie di eventi che lo porteranno a rovinare la rituale foto di famiglia e perdere l’amore, quasi incondizionato, di Marge.

 

In questa piccola trama c’è di tutto.

Il tema dei videogames e del loro impatto sulla società dei ragazzi.

Il lato dell’america suburbana, dove i ragazzini più emarginati, quelli appartenenti al ceto medio, quello che i Simpson vogliono rappresentare, crescono tra supermarket 24/7 e grossi centri commerciali, tra atti vandalici, graffiti e piccoli taccheggi.

 

I Simpson erano già avanti sul contesto sociale degli anni '90, un po’ 1979 dei The Smashing Pumpkins e un po’ Generazione X di Kevin Smith.

 

Lo show di Matt Groening descrive la televisione e parlava ai ragazzini che, nel 1996, quando io di anni ne avevo nove, si dividevano tra sale arcade, partite a casa degli amici e PlayStation.

 

Un episodio di Natale che nell’affrontare un tema all’epoca molto attuale, soprattutto negli USA, riusciva a divertire il pubblico raccontando la vicenda dal punto di vista di Bart e facendo del Natale una questione molto matura e concreta sia per un bambino che per un adulto.     

 

Marge Non Essere Orgogliosa è divertente, dissacrante, ormai un po’ datato, ma uno degli episodi di Natale più riusciti e capace di intrattenere sia il pubblico adulto, che ricorderà ancora Ammazza che Mazza, che quello più giovane.  

 

 

 

 

Fuori Categoria: Happy!

(tutta la serie)  


Lo spirito Natalizio è come una serata di eccessi.

Se si va troppo in là, il mix di carboidrati, zuccheri, canzoni a tema, buoni sentimenti e ridondanti temi di bontà e magia, può arrivare a stuccare, sfociando in un precoce effetto sbornia che vi renderà più insopportabili di un nostalgia-fan perennemente impegnato a blaterare su quanto i videogame erano belli ai tempi del Sega Master System.

Ricordate che l’hater - natalizio o meno - è solo una sacca di risentimenti di uno che non è riuscito a farsi amare con le buone. 

 

Il Natale è anche follia e i migliori prodotti, come vedrete nell’articolo dedicato ai miei consigli cinefili di Natale, viaggia tra il classicismo e quello che si può fare quando dal compitino ti evolvi in una direzione completamente anarchica, sopra le righe, fondendo generi e temi che qualcuno non ha mai pensato di mettere insieme; ricordate anche che l’inventiva non funziona sempre e comunque e che mischiare Nutella e pomodori secchi è una pessima notizia per il vostro palato.  

 

Grant Morrison è un piccolo genietto che ha lavorato su una delle run più interessanti dedicate a Batman, creando una sua originale poetica e soprattutto un cult moderno come Happy!.  

La serie è stata portata a schermo da Syfy e ultimamente è stata aggiunta al catalogo di Netflix, dando un grosso risalto a una gemma del panorama televisivo mondiale.

 

La serie viaggia sulla poetica folle e hardboiled di un autore cinematografico americano quale Shane Black (Arma Letale, L’Ultimo Boy Scout, Kiss Kiss Bang Bang, Iron Man 3 e The Nice Guys), mixandola con il bipolarismo pop del fumetto di Morrison, generando un buddy movie - o forse una buddy serie - dove un poliziotto decaduto si fa affiancare da Happy, un piccolo unicorno blu immaginario. 

 

Ambientato proprio durante le feste e pregno di riferimenti al Natale, alcuni un po’ subdoli come il nome del protagonista che richiama apertamente Saint Nicolas aka Santa Claus aka Babbo Natale, Happy! ha la forza di scardinare il mood delle feste, spingendo lo spettatore quanto più lontano possibile da renne volanti, miracoli e buoni sentimenti, attraendolo grazie a un racconto pop intrigante, ritmato e dall’alto tasso adrenalinico.

 

Una serie scorretta, piena di sangue, botte da orbi, personaggi psicotici, violenti e sopra le righe, un protagonista cinico e dissacrante immerso in delle situazioni surreali atte a piegare la nostra realtà, facendosene beffe; credo che la mia cosa preferita sia il reality in stile The Real Housewives of New Jersey.

 

Happy! è divertente oltremodo, ha una costruzione dei personaggi per nulla piatta e non segue mai la linea retta del genere seminale di partenza, diramandosi verso una serie di situazioni e sfaccettature interessanti, proponendosi come uno degli show cult più interessanti visti in tv. 

 

Poi, beh, c’è il Natale ma, come avrete intuito, viene anch’esso utilizzato come lo scherzo finale, il paradosso più grande del sistema di storytelling, il fulcro della schizofrenia narrativa della serie, la metafora principe dello show che fa da decorazione e succo dell’intera narrazione.  

 

 

Spero che i miei consigli sul Natale in TV vi siano d’aiuto e che vi portino a spendere qualche momento dall’alto tasso natalizio, magari in compagnia di qualcuno a voi caro o di uno snack altamente calorico o qualcosa di caldo… fate voi.

Badate solo a divertirvi.

 

Buon Natale! 

Chi lo ha scritto

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