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Ennio Morricone e la rivoluzione degli spaghetti western

Se andate su YouTube e cercate senza altre specificazioni “colonne sonore western” vi renderete conto di un piccolissimo particolare: Ennio Morricone ha il totale predominio su chiunque altro.

 

Ho pensato: “magari è perché ho fatto la ricerca in italiano”. 

Sbagliato!

 

Anche cercando in inglese ci si discosta poco da una maggioranza bulgara.

 

Più della metà dei risultati mi riportano al Maestro Ennio Morricone e ai suoi capolavori per i film spaghetti western di Sergio Leone, e non solo.

 

D’altronde, chiunque associa la sua musica all’idea di colonna sonora western.

Le sue note sono le prime a risuonare nel nostro immaginario mentre fantastichiamo di epici duelli in polverosi paesini di frontiera, fronti sudate, occhi svegli e pistole velocissime.

 

Le sue scelte stilistiche sono riuscite, in qualche modo, a catturare l’essenza del "vecchio West".

Le ambientazioni desertiche, la giustizia di frontiera, l’ambiguità di protagonisti al di fuori della morale.

 

Eppure non è sempre stato così.

 

[YouTube pullula di playlist del genere, ufficiali o meno, con i migliori pezzi di Ennio Morricone]

 

 

La nascita del genere western - in relazione ai film - viene fatta coincidere con La grande rapina al treno del 1903, diretto da Edwin Porter.

 

Da lì inizia l’epoca del western classico.

 

Dal 1939, con l’uscita di Ombre Rosse di John Ford, inizia il periodo d’oro del western americano, con i classici archetipi narrativi del genere e le sue tipiche colonne sonore.

 

[Il tema di Ombre Rosse]

 

 

Ascoltando il video linkato sopra, con la colonna sonora di Ombre Rosse, e quello qui sotto, con le musiche da Il fiume rosso, risulta subito evidente l’influenza del compositore boemo Antonín Dvořák.

 

La musica ispirata a un compositore nato nei dintorni di Praga nel 1841 per accompagnare le gesta di mandriani e viaggiatori, sceriffi e banditi, più tutti gli altri personaggi del western classico?

 

Ebbene sì!

Adesso vi racconto perché.

 

[Musica di Dimitri Tiomkin]

 

 

Nel 1892 Dvořák, ormai affermatosi nel vecchio continente, viene invitato a dirigere il Conservatorio Nazionale di New York.

 

Negli Stati Uniti si dedica allo studio della musica autoctona, dagli spiritual - cantatigli dall’amico e allievo Harry Burleigh - alla musica dei nativi americani.

 

Nel 1893 scrive la sua opera più conosciuta, la Sinfonia n°9 “Dal Nuovo Mondo”.

 

Le influenze del classicismo di Brahms si fondono a quelle del nuovo continente.

 

I temi composti, copiati o semplicemente ispirati - non lo sapremo mai con certezza - agli spiritual e ai canti degli indiani d'America, hanno la peculiarità di essere costruiti usando come impianto la scala pentatonica minore, con l’intenzione di risaltarne la caratteristica sonorità.

 

Questa è la spezia che conferisce quel sapore esotico alle sue composizioni di quel periodo.

 

[La Sinfonia n°9 di Dvořák, uno degli apici della storia della musica occidentale. Buon ascolto]

 

 

Il risultato è uno dei grandi capolavori della musica classica ottocentesca da cui tutti i compositori successivi attingeranno a piene mani per rappresentare le atmosfere del Far West.

 

Vi lascio, come ultimo esempio, il tema de I Magnifici Sette.

 

Qui potete trovare tutti gli stilemi tipici della colonna sonora western ispirata alla sinfonia “Dal Nuovo Mondo” di Dvořák.

 

 [L'iconico tema scritto da Elmer Bernstein]

 

 

“Sì, ma Ennio Morricone?”

Datemi ancora un attimo e ci arrivo.

 

Ricordo un programma televisivo di qualche anno fa in cui Alessandro Baricco raccontava degli strappi culturali.

 

Avvenimenti rivoluzionari capaci di segnare il passaggio da un’epoca alla successiva.

Mi torna in mente in particolare il racconto su Dick Fosbury, la celebre medaglia d’oro nel salto in alto alle Olimpiadi di Città del Messico, l’inventore del salto dorsale, il Fosbury flop.

 

Prima di lui tutti saltavano scavalcando l’asticella in sforbiciata o ventralmente.

Dopo di lui la tecnica ventrale diventò obsoleta.

 

Oggi tutti eseguono il Fosbury flop, ma all’epoca il pubblico rimase scioccato, quasi spaventato dal coraggio del giovane atleta americano.

 

[Immaginatevi lo stupore misto a eccitazione tra gli spalti]

 

 

Ecco: Ennio Morricone ha fatto la stessa cosa, ma con la colonna sonora western.

 

A metà degli anni ’60 il western è un genere in esaurimento. I classici americani presentano storie e personaggi simili da almeno vent’anni.

In questo panorama, a Sergio Leone viene in mente di trasporre il film di Akira KurosawaLa sfida del samurai, in un contesto western.

 

Vede la luce Per un pugno di dollari, primo capitolo della straordinaria Trilogia del Dollaro.

 

Il protagonista della trilogia - l’Uomo senza nome interpretato dall’iconico Clint Eastwood - non è un eroe senza macchia e senza paura, ma un antieroe mosso da fini egoistici.

Una scelta che strappa con la tradizione hollywoodiana e si avvicina al Cinema giapponese.

 

Basti pensare ai ruoli interpretati da Toshiro Mifune in Rashomon o ne I sette samurai, o al personaggio di Zatoichi.

 

[Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con la katana, quello con la pistola è un uomo morto… Comunque quanto ci sta bene la musica di Ennio Morricone?]

 

 

Insomma, Sergio Leone rivoluziona la narrativa e gli archetipi del western classico ed Ennio Morricone la colonna sonora.

 

Sì, perché la musica ha anch’essa uno scopo narrativo e se il protagonista è un mercenario al soldo del miglior offerente ha poco senso accompagnarlo con sonorità trionfali, tappeti di archi e fiati wagneriani. 

Ennio Morricone opta per uno strappo, una scelta insolita dettata primariamente dalle esigenze di budget.

 

Decide di utilizzare in minima parte gli strumenti orchestrali e di dare più spazio alle chitarre e al fischio del Maestro Alessandro Alessandroni.

 

[Il pezzo è un riarrangiamento di una canzone scritta dallo stesso Ennio Morricone per Peter Tevis]

 

 

I titoli di testa di Per un pugno di dollari partono con un ritmo "galoppante" - tipico del country americano - suonato dalla chitarra classica a cui si aggiunge il tema fischiato, come se fosse il protagonista ad autointrodursi.

 

Poco dopo, il fischio viene sostituito dalla chitarra elettrica, strizzando l’occhio al surf rock appena affermatosi negli USA come evoluzione di blues e rockabilly.

 

Ma Ennio Morricone non cede alla tentazione di rimanere sulle stesse sonorità del western classico e della musica popolare americana.

 

Invece di puntare sul sound della pentatonica minore, decide di alternare momenti cupi e minacciosi a situazioni di apertura e di grandiosità avvicendando la scala minore naturale e la minore melodica, potendo così utilizzare più accordi maggiori in momenti selezionati, ad esempio quello cantato dal coro.

 

L’altro grande pezzo del film è l’assolo di tromba.

 

In questo caso fu Sergio Leone a chiedere a Morricone di scrivere un tema simile a quello del Deguello, ispirato a un segnale militare utilizzato dai messicani durante la battaglia di Alamo e scritto da Dimitri Tiomkin per la colonna sonora del film Un dollaro d'onore, film di Howard Hawks con John Wayne.

 

[El Deguello composto da Dimitri Tiomkin]

 

 

Morricone, dopo il primo giro in cui le frasi spagnoleggianti della tromba introducono il clima di tensione, al termine del secondo giro di accordi fa schizzare la tensione alle stelle allungando considerevolmente l’accordo finale, seguendo lo stare down tra i duellanti, per poi risolvere sull’accordo centrale della tonalità proprio quando l’Uomo senza nome inizia la sua camminata verso Ramón Rojo.

 

Per la perfetta riuscita della sequenza bisogna - ovviamente - dare credito anche a Sergio Leone.

Il regista romano ha infatti girato le scene avendo già a disposizione il lavoro di Ennio Morricone e ha poi fatto montare il girato in modo che si adattasse perfettamente alla musica.

 

Piccolo appunto teorico per meglio comprendere l’analisi: nella scrittura di un brano, spesso, si parte dall’accordo centrale - da casa - si fa un giro più o meno lungo per arrivare all’accordo finale del giro - maggiore 7°, (semi)diminuito - il cui scopo è quello di creare tensione che va risolta tornando a casa, all’accordo centrale.

 

[Una grande reinterpretazione del Maestro Ennio Morricone]

 

 

Proprio quando Clint Eastwood inizia la sua camminata verso Gian Maria Volonté e i suoi sgherri, e il maestro Morricone ci riporta “a casa” (l’accordo di Re minore), abbiamo il momento musicale di maggior eroismo coincidente con la scesa in campo dell’eroe.

 

La composizione, sebbene abbia una tonalità minore (quindi più scura e cupa), viene chiusa con l’accordo di Re maggiore - utilizzando la cadenza Piccarda - proprio per suggerire allo spettatore che i tempi difficili sono volti al termine e l’Uomo senza nome è pronto  a combattere e trionfare, riportando la serenità nel paesino.

 

Se le avete ascoltate entrambe, la somiglianza vi sembrerà evidente ma l’accoppiata Sergio Leone/Ennio Morricone utilizza la musica in maniera del tutto funzionale al racconto.

La tensione armonica accompagna la tensione visiva, al contrario del film di Howard Hawks.

 

Con questa magnifica scena si conclude il film, che cambierà per sempre le regole del gioco per il genere western.

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