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Il ''Plausibile Impossibile'': la filosofia dello Studio Disney

''Il primo dovere dei cartoon non è dipingere o duplicare l’azione reale o le cose come effettivamente accadono, ma dare una caricatura sia della vita sia dell’azione […]. In definitiva sento che non possiamo rendere le cose fantastiche, basate sulla realtà, a meno che noi prima non conosciamo la realtà.''

 

 

Questa concezione abbozzata da Walt Disney già nel 1932 con Donald Wilkinson Graham (ne parla Giannalberto Bendazzi nel suo indispensabile volume sulla storia dell’animazione edito da Utet, dal quale viene la citazione soprastante) è sicuramente la migliore definizione di quella che per lo Studio Disney è sempre stata, fin dagli inizi, una “chiave di lavoro” fondamentale: quella del Plausibile Impossibile.

 

Tale “visione artistica” parte dall’osservazione di un fenomeno fisico realmente esistente il quale, dapprima tramite il lavoro degli sceneggiatori e in seguito con quello degli animatori, viene esasperato all’inverosimile.

 

 

[La copertina del primo dei due tomi curati da Giannalberto Bendazzi e dedicati al mondo dell'animazione]

 

Termine, quest’ultimo, che uso non a caso e che potrebbe essere un buon condensato della teoria del “plausibile-impossibile”, ma con una differenza.

 

Se ciò che è inverosimile non ha l’apparenza di essere vero e reale, quello che invece prendeva in esame lo Staff Disney era estremamente concreto.

 

Negli anni, tolti alcuni tra i primi folli cartoon degli anni ’30 e qualche manciata di realizzazioni successive, di questa forte adesione alla realtà la Casa del Topo ha fatto la sua cifra stilistica, differenziandosi da quella di altre case: su tutte la Warner Bros coi loro irresistibilmente esplosivi e folli Looney Tunes.

 

 

 

 

La filosofia del plausibile-impossibile diventa negli anni via via sempre più radicata e viene addirittura apertamente dichiarata quando, durante la giornata di Halloween nel lontano 1956, va in onda nei televisori degli americani una puntata delle celebre serie televisiva Disneyland intitolata per l’appunto: The Plausible Impossible.

 

 

[Il fotogramma col titolo, dalla puntata della serie Disneyland]

 

 In questa è Walt Disney in carne e ossa a spiegare che cosa rappresenti per lo Studio il titolo della puntata, e che interpretazione artistica ci sia dietro.

 

Lo fa prendendo in prestito un celebre cartoon di Topolino, ossia Attraverso lo specchio (Thru the mirror del 1936) e uno di Paperino, quale Il cugino di Paperino (Donald's Cousin del 1938), e proponendo anche un celebre frammento di Fantasia: Una notte sul Monte Calvo. Il tutto accompagnato da qualche breve animazione inedita ed estremamente efficace per la spiegazione del concetto.

 

 

[Un momento da The Plausible Impossible dove Walt Disney mostra un plico di disegni animati]

 

Ma all'interno dell'episodio della serie viene presentata per la prima volta anche la celebre sequenza della zuppa, dal primo lungometraggio dello Studio, ossia Biancaneve e i sette nani.

 

La sequenza era stata tagliata in fase di lavorazione perché, secondo Walt, avrebbe allungato eccessivamente il film senza apportare nulla di significativo alla storia e perché a suo avviso bisognava concentrarsi maggiormente sul personaggio della Strega.

 

 

[Walt Disney accanto all'animatore Ward Kimball, seduto alla scrivania]
 

 

Responsabile della scena era il grande Ward Kimball che, quando seppe da Walt che il suo lavoro non sarebbe stato presente nel film, ne soffrì molto.


Per scusarsi, e credendo fermamente nel talento di Kimball, Walt gli offrì qualche anno dopo la supervisione di uno dei personaggi principali del secondo lungometraggio dello Studio, Pinocchio, per il quale Kimball si fece carico del meraviglioso Grillo Parlante (Jiminy Cricket il nome originale).

 

 

[Studi per il personaggio della Strega in Biancaneve e i sette nani]

 

Celebre per essere stata contenuta nel DVD Deluxe del film, rilasciato nel 2001, la scena tagliata da Biancaneve viene proposta nella puntata televisiva con le animazioni non ancora completate.

 

In essa i nani intonano una canzone intenti a gustare la zuppa dalle loro scodelle, dopo essersi fatti il bagno che gli aveva richiesto la principessa.

Da qui, dopo una orecchiabile canzoncina, iniziano le (plausibili ma impossibili) peripezie per far uscire il cucchiaio della zuppa che Cucciolo ha ingoiato per errore!  

 

La puntata è arrivata anche in Italia negli anni '60, e da anni circola tra gli appassionati e i collezionisti Disney un montaggio curato dal compianto Angelo De Pompeis, con l’audio recuperato da una registrazione di Antonio Barbè.

 

Propongo di seguito il video (anche se non in qualità eccelsa) realizzato dal De Pompeis, con la consulenza storica dell’amico Nunziante Valoroso, sottolineando l’uso dei doppiatori italiani d’epoca.

Biancaneve parla infatti con la stessa voce che le diede vita nel 1938 (nel ’72 il film è stato ridoppiato), quella di Rosetta Calavetta, e il buon Walt ha la voce di Manlio Busoni che regolarmente lo doppiava all’epoca.

 

Una chicca vedere questa scena anche in italiano; peccato che il doppiaggio nostrano non sia stato incluso in nessun supporto ufficiale.

 

 

 

Verso la conclusione mi piace segnalare una curiosità finale sulla puntata di Disneyland che mi ha ispirato il pezzo.

 

In essa Walt mostra un libro, intitolato The art of animation, che non era in commercio e che venne realizzato appositamente per la puntata…la gente si fiondò nelle librerie e biblioteche a cercarlo, ma senza (ovviamente) risultati positivi!

 

Qualche anno dopo, nel 1958, il grande Bob Thomas scrisse un libro che, grossomodo, raccontava la realizzazione di un prodotto animato, focalizzandosi in qeul caso sul dietro le quinte de La bella addormentata nel bosco che allora era in produzione.

 

Per pubblicare il libro prese a prestito proprio quel titolo inventato per l'inesistente libro dell’episodio televisivo, che Mondadori in Italia nel 1960 tradusse in L’arte dei cartoni animati

 

 

[Il libro The art of animation di Bob Thomas, qui nella sua seconda edizione italiana datata 1967, ristampato a seguito della morte di Walt nel dicembre '66 con una toccante dedica di Arnoldo Mondadori all'interno].

 

Quindi, in conclusione, il famoso detto che in fin dei conti nei cartoni animati tutto è possibile è nato anche da questa indispensabile “filosofia” che lo Studio Disney ha adottato e sviluppato negli anni.

 

Elevando a vera e propria arte il lavoro dell’animazione atrigianale e tradizionale.

Chi lo ha scritto

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4 commenti

Lenù

1 mese fa

ancora una volta, grazie per queste preziose rubriche!

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Marco Volpe

1 mese fa

Lenù
Grazie a te, gentilissima Lenù!

Rispondi

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Mattia Pellegrino

1 mese fa

Che genio comunque

Rispondi

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Marco Volpe

1 mese fa

Mattia Pellegrino
Come non essere d'accordo!

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