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La carriera di Uma Thurman: Good gone Bad

Uma Thurman è vittima di un paradosso.

 

Malgrado una carriera lunga quasi 35 anni e una filmografia composta da oltre cinquanta produzioni tra grande e piccolo schermo, tutti continuano ad associarla a un paio di ruoli.

Fateci caso. 

 

Tra i personaggi femminili più presenti tra i vostri feed social non può senz'altro mancare Mia Wallace con il suo riconoscibilissimo caschetto nero, le sue pose iconiche e quel rivolo di sangue che affiora dal naso.

 

E di certo non mancherà neanche Beatrix Kiddo, con la sua tuta gialla e nera e la katana bene in vista. 

 

 

[Quale personaggio vi viene in mente quando pensate a Uma Thurman?]

 

 

Capiamoci: dei ruoli come quelli ritagliati per lei da Quentin Tarantino sono un'autentica benedizione, vista l'estrema riconoscibilità e l'enorme spessore che possono donare alla sua interprete.

 

Ma, al contempo, potrebbero rivelarsi una maledizione, visti gli altissimi standard settati e gli inevitabili paragoni con le sue successive scelte artistiche.

 

Anche per rifuggire dallo stereotipo è probabile che Uma Thurman abbia sempre accettato ruoli molto diversi cercando, con risultati alterni, di spaziare tanto tra generi diversi quanto tra personaggi ben poco simili tra loro.

Una tendenza che, di recente, l'ha portata a partecipare a numerose produzioni quanto meno discutibili che, probabilmente, hanno leggermente intaccato la sua aura da grande nome hollywoodiano.

 

Un'aura che però, come stiamo per vedere, si è guadagnata con una carriera stellare.

 

 

[Come iniziare la carriera col botto: Uma Thurman e Terry Gilliam insegnano]

 

 

Malgrado la sua carriera sia nominalmente cominciata nel 1987 con Laura di Peter Ily Huemer e La grande promessa di Bud S. Smith, si tende a ricondurre la grande partenza della carriera di Uma Thurman a quel gioiello chiamato Le avventure del barone di Munchausen, firmato da Terry Gilliam nel 1988. 

 

All'interno della sognante pellicola del Maestro dell'assurdo, la giovane Uma malgrado il piccolo ruolo è una vera e propria epifania in grado di sconvolgere Hollywood.

L'immediatamente successivo Le relazioni pericolose di Stephen Frears è già una grande conferma. 

 

Tra il 1990 e il 1993 partecipa, dunque, a ben sette pellicole, tutte produzioni di buon livello, tra le quali spiccano delle prestigiose collaborazioni con John Boorman in Dalla parte del cuore e con Gus Van Sant in Cowgirl - Il nuovo sesso

 

 

[Gara di bravura tra Uma Thurman, John Malkovich e Glenn Close ne Le relazioni pericolose di Stephen Frears]

 

Ormai lanciatissima, trova la consacrazione l'anno dopo grazie alla collaborazione che le cambierà la vita, in uno di quei ruoli che, come si diceva poc'anzi, segnano intere carriere.

 

La sua Mia Wallace in Pulp Fiction ha tutto quello che serve per entrare nella Storia del Cinema e nell'immaginario pop: look iconico, battute al fulmicotone, movenze iper riconoscibili e una presenza di assoluta predominanza in alcune delle scene più citate dai fan.

 

Arriva dunque la prima e unica nomination della sua carriera agli Oscar: Hollywood sembra davvero non poter fare a meno di lei.

 

Non a caso tra il 1996 e il 1998 è protagonista in Beautiful Girls di Ted Demme, in Gattaca - La porta dell'universo di Andrew Niccol e ne I Miserabili di Bille August.

 

Ah, giusto, in mezzo ci sarebbe anche un film tutt'altro che riuscito (per usare un eufemismo) come Batman & Robin del compianto Joel Schumacher ma la sua Poison Ivy è così perfetta per impatto e autoironia che, davvero, le si perdona ogni cosa.

 

 

[Non ditemi che riuscite a immaginare un'altra Poison Ivy al di fuori di Uma Thurman]

 

 

I successivi Accordi e disaccordi di Woody Allen, Vatel di Roland Joffé e The Golden Bowl di James Ivory confermano la sua centralità nel panorama cinematografico americano e la preparano alla più grande prova della sua carriera.

 

Siamo nel 2003 e un Quentin Tarantino deluso dallo scarso successo di Jackie Brown poggia sulle sue spalle l'esplosiva sceneggiatura di Kill Bill, mettendola al centro di un'epopea moderna nella quale convergono tutte le ispirazioni del regista di Knoxville, con un personaggio nato dalla mente di entrambi sottolineato dai titoli con la scritta "Based on the character of The Bride created by Q&U". 

 

 

[Quella con John Woo in Paycheck è stata per lungo tempo l'ultima collaborazione davvero illustre di Uma Thurman]

 

 

La sua prova, al contempo lirica e fisica, è al di là di ogni immaginazione: anche in questo caso non mancano le scene iconiche e Uma Thurman ci si tuffa in pieno, toccando forse l'apice più alto della sua carriera.

 

A questo punto si può solo scendere: dopo l'adrenalinico Paycheck di John Woo, pellicola arrivata sui nostri schermi a cavallo tra i due capitoli di Kill Bill, un calo è piuttosto semplice da ritrovare.

 

Be cool, Prime, La mia super ex-ragazza, Un marito di troppoMotherhood, Percy Jackson e gli dei dell'olimpo - Il ladro di fulmini, Quello che so sull'amore e Comic Movie si susseguono praticamente senza soluzione continuità nel decennio successivo.

 

Bel Ami - Storia di un seduttore e Il sapore del successo sono, forse, i titoli più interessanti del buio periodo post-Kill Bill ma per il bene delle sue velleità artistiche è arrivato infine il folle talento di Lars von Trier.

 

 

[L'ultimo, piccolo ma significativo, ruolo importante della carriera di Uma Thurman è senza dubbio quello che ricopre ne La casa di Jack]

 

 

Nymphomaniac e La casa di Jack sono, senza dubbio, le produzioni più importanti a cui ha preso parte in tempi recenti e dimostrano che, anche se in ruoli non centrali, le sue capacità sono sempre lì, pronte ad affiorare.

 

A condizione che siano ben dirette.  

Proprio per questo motivo mi sento di dire che ad esempio Nonno questa volta è guerra non sia una scelta che rende grande onore alle sue capacità.

 

Negli ultimi anni Uma ha peraltro mostrato un crescente interesse verso le serie TV: Smash, The Slap, Imposters e Chambers l'hanno vista figurare nel proprio cast e chissà che l'occasione del rilancio per Uma Thurman non arrivi proprio grazie a una produzione per il piccolo schermo.

 

Mai dire mai per un'attrice che, come lei, può vantare su una riconoscibilità pressoché eterna.

Noi la aspettiamo.

 

La speranza e il talento sono duri a morire.

 

 

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