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Final cut: Ladies & Gentlemen. 500 film al prezzo di uno

Quando la forza di volontà e il desiderio di fare cinema abbattono qualsiasi barriera. Final cut: Ladies & Gentlemen, la definitiva dichiarazione d'amore alla Settima Arte

Buonanotte, amici della notte: ci sono film che meritano di essere scorporati e sezionati per poterne analizzare in pieno lo splendore visivo/contenutistico.

 

Altri ancora possono essere soggetti a interessanti digressioni filosofiche o di carattere musicale.

Si può ragionare sul loro doppiaggio, sulle locandine promozionali e le simbologie presenti al loro interno.

E poi, invece, ci sono pellicole che vanno solo viste, lasciandosi trascinare nell'estasi delle immagini, dei suoni e, come nel caso di Final cut: Ladies & Gentlemen, dalla calda e confortante onda dei ricordi.

 

 

[Metropolis, 1927, Fritz Lang]

 


In molti paesi girare film è una questione alquanto complessa e, forse, qui in Italia ne sappiamo qualcosa.


Tra produzioni stagnanti, carenze di finanziamenti e probabilmente una semplice mancanza di coraggio, il cinema ungherese, salvo una manciata di nomi noti come quelli di Béla Tarr e Frank Darabont (anche se quest'ultimo ha solo la cittadinanza), è ridotto a un triste anonimato. 

"E che ce frega a noi del cinema magiaro?" potreste pensare voi.

Beh, potrebbe interessarvi perché, oltre a una nazionale di pallanuoto fortissima e al gulasch, l'Ungheria ha dato i natali a uno dei registi più bizzarri e interessanti che pascolino l'Europa oggigiorno.


György Pálfi, nato a Budapest nel 1974, cominciò la propria carriera di regista nel 2002 con il singolare Hukkle ('Singhiozzo') per proseguire poi nel 2006 con Taxidermia (ne abbiamo parlato in questa Top 8), film che la critica del cinema underground consacrò a piccola perla 'oltregenere'.

Poi fu la volta di I am not your friend (2009), ennesima pellicola basata su un'idea quantomeno curiosa: (quasi) completamente improvvisata, la storia si evolve attraverso le reazioni spontanee degli attori nel corso dei venti giorni di riprese, fino al raggiungimento della storyline definitiva presentata al pubblico in sala.

Dopo la sua terza impresa, il regista ungherese si ritrovò quindi ad avere un mucchio di progetti che nessuno voleva/poteva finanziare.

 

 

[C'era una volta il west, 1968, Sergio Leone]

 


Alla fine, stufo di aspettare e dopo un lavoro a dir poco mastodontico, György consegnò al Festival del Cinema di Cannes del 2012 e al mondo intero una delle più belle e sentite dichiarazioni d'amore al cinema mai proiettate sul telo bianco.

 

Un vero e proprio atto di forza (mi esprimo per film: ricoveratemi) che trasmette tutta la volontà di creare o, come in questo caso, di assemblare immagini in movimento, sbranando ogni difficoltà.


Il film vide la sua genesi da un pensiero tanto semplice quanto geniale:

"Non ho i soldi per girare?

Il budget che ho a disposizione è sufficiente appena per una post-produzione?

Ok, prendo cinquecento film della Storia del Cinema e li 'riciclo' per il mio scopo" 

In Radiofreccia, un giovane Stefano Accorsi (Frecciaaaa), per raccontare le sensazioni che si provano sotto l'effetto di eroina, recitò:

"È come tanti orgasmi uno dietro l'altro".

Ecco: questa è la definizione migliore per spiegare cosa si prova nel guardare il film che vorrei proporvi questa notte.

Quella raccontata da Pálfi è una storia d'amore piuttosto lineare (incontro - corteggiamento- innamoramento - impedimento - risoluzione) basata su archetipi rappresentati attraverso le prove di recitazione di Charlie Chaplin, Marcello Mastroianni, Jean-Louis Trintignant, James Dean, Sean Connery, Alain Delon, Jack Nicholson, Brigitte Bardot, Greta Garbo, Rita Hayworth, Scarlett Johansson e (quasi) qualsiasi altro attore o attrice che vi venga in mente. 

Tutti assieme.

Nello stesso film.

 

No: non sono fatto di crack e non invento nulla.
Quello che vi ho brevemente descritto è il concept di partenza del film di montaggio diretto dal buon Giorgio.

 

 

 

[American Beauty, 1999, Sam Mendes]

 

Final cut: Ladies & Gentlemen si apre sulle note del tema musicale di Ritorno al futuro

 

Una scelta tanto emblematica quanto significativa: quello a cui prenderà parte lo spettatore è infatti un viaggio a bordo della DeLorean attraverso i propri (migliori) ricordi cinematografici. 

I titoli di apertura sono un messaggio: decine, centinaia di nomi - fra attori e attrici che prendono parte al film - si uniscono, formando le sagome di un uomo e una donna nell'attimo del bacio.

 

Seguono poi i credits dei registi, i quali si dispongono fino a comporre la '&' commerciale che unisce le 'Ladies' e i 'Gentlemen' del titolo.

Mi piace pensare che questo sia un modo per glorificare la monumentalità del cinema.

Un sistema utilizzato da Pálfi per indicare come il suo film, nonostante l'ambizione, la vastità di nomi importanti, dei generi e titoli utilizzati, sia solo una gocciolina nel mare magnum della Settima Arte.

 

 

 



Questo, signore e signori, è l'orgasmo cinefilo definitivo.

IL film di montaggio.

 

L'idea mi aveva incuriosito, la visione mi ha convinto.
Ottime le scelte cinematografiche e musicali, un montaggio curato e lineare (a parte un paio di passaggi farraginosi dove forse si crea un po' di confusione. Ma non era facile. Accidenti, se non lo era) e soprattutto tanto, tanto, tanto amore per il cinema. 

Potrete percepire Final cut: Ladies & Gentlemen come una provocazione o un azzardo ma, sicuramente, se siete dei cenobiti inginocchiati sull'altare della Settima Arte (e credo proprio che sia così), vi toccherà nel profondo.

 

Forse per i ricordi e le sensazioni che risveglierà in voi, ma soprattutto per l'impellente necessità che il lavoro di Pálfi riesce a trasmettere allo spettatore. 

La disperata voglia di creare e amare il Cinema oltre ogni limite.

 

 

[The tree of life, 2012, Terrence Malick]

 


Il film, prodotto dal già citato Béla Tarr, non avendo ottenuto l'autorizzazione da tutti i titolari dei diritti delle pellicole e delle soundtrack utilizzate per il montaggio, è stato proiettato (a parte Cannes) solo in alcune gloriose rassegne di cinema ungherese, come quella della Cineteca Sarda di Cagliari. 


Pálfi nel 2012 era in cerca di finanziatori che lo aiutassero nell'utopia di una distribuzione un pelo più ampia (si era parlato della Wild Bunch) ma, da allora, nulla s'è mosso.

 

E, a questo punto, direi che mai accadrà.

- Final cut: Ladies & Gentlemen, di György Pálfi, 2012

'Notte, cari Levi Strauss e Lorraine McFly

  

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21 commenti

Adriano Meis

5 anni fa

Figurati Laura, è un piacere

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Adriano Meis

5 anni fa

Capolavor...i! 😉

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Yuri Palamini

5 anni fa

Letteralmente spaziale 😉

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Adriano Meis

5 anni fa

Che immagine splendida :)

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Adriano Meis

5 anni fa

Ci sono molte sequenze esilaranti...
SPOILER
.
.
.
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.
.
Vogliamo parlare della rappresentazione dell’orgasmo??!

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OldBoy

5 anni fa

effettivamente devono essere tanti da vedere prima di quello, direi infattibile! Tocca pensarci bene 😂

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Yuri Palamini

5 anni fa

Confermo, appena terminato!!
Grazie di cuore per avermelo fatto conoscere!!
All'inizio facevo un po' fatica ad entrare nell'ottica, ma una volta abituato è stata una piacevolissima visione, piaciuto davvero tanto!

"spoiler" (se così si può chiamare😂)
L'accoppiata gambe di Sharon Stone in Basic Instinct - sguardo di Norman Bates mi ha fatto cadere dalla sedia 😂😂

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-Stacco- 
Un divano, la televisione accesa su titoli di coda, resti di cibo ovunque, un essere in pigiama tutto arruffato e privo di voce a causa del silenzio prolungato che un tempo rispondeva al nome di Giorgia
-The End-

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Adriano Meis

5 anni fa

85’? Vado a memoria

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Adriano Meis

5 anni fa

Possibile. Anche se i frammenti utilizzati sono molto corti..Difficile che tu possa realizzare appieno di aver assistito a uno spoiler. Però se hai questa paura temo non lo vedrai mai 😂

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