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Netflix apre una propria sala cinematografica a New York

Una piattaforma streaming arriva a New York e apre un cinema con uno schermo solo, fa ridere?  Non proprio, ma solleva molti dubbi sui piani di Netflix, il soggetto di questa storiella ironica, e su come stia guardando al suo, personale, approccio al mondo della distribuzione cinematografica. Entriamo però nel dettaglio di questa complessa ironia.

 


Netflix è ben nota al pubblico e all'ambiente produttivo per essere piuma e ferro riguardo le sue scelte produttive: produce Martin Scorsese ma lo limita al cinema; produce un grandioso film d'animazione a tema natalizio come Klaus e lo rilascia troppo presto e con una copertura pubblicitaria al momento deboluccia; litiga con il Festival del Cinema di Cannes per Okja e per la distribuzione in sala da anni, fino a rendersi quasi ospite non gradito alla manifestazione; attira gli autori con libertà produttive ma poi ne confina la fruizione, utilizzando il loro lavoro come calamita per abbonati.

 

Insomma: il gigante dello streaming, non so per quanto potremo continuare a definirlo tale, è arrivato a un punto di svolta e sembra rimanere chiuso su certi punti cardine della sua inflessibile distribuzione.

 

 

[Il cast di Okja al Festival di Cannes]

 

Ora ne dà nuovamente prova salvando dalla chiusura definitiva, avvenuta dopo 70 anni di storia lo scorso agosto, il The Paris, storico cinema di Midtown, Manhattan, New York. 

Il The Paris è una sorta di "landmark", come si dice in inglese, un punto di riferimento storico del volto newyorkese.


Un cinema da 581 posti e con uno schermo solo, incastonato tra l'Hotel Plaza, Central Park e la Fifth Avenue.
Un simbolo per tutti i cinefili della scena newyorkese e non, punto di riferimento per turisti e appassionati di cinema di tutto il mondo.


Eppure il The Paris ha attuato molte scelte di mercato discutibili, per essere ora salvato da Netflix, che ha già utilizzato la location per presentare Storia di un matrimonio di Noah Baumbach.

 

 

[La premiere di Storia di un matrimonio al The Paris]


Il The Paris non è però stato salvato per altruismo ma fungerà da location per eventi speciali, come la presentazione di film attesi prodotti da Netflix, evitando l'annoso problema di spendere soldi nell'affitto di un cinema di terze parti, facendo molta attenzione alle regole della Award Season.

Secondo una fonte interna, il The Paris verrà aperto il pubblico solo durante alcuni martedì di marzo, dedicando lo schermo della sala non solo a lungometraggi Netflix ma anche ad altri prodotti - immaginiamo quindi premiere di attese serie tv o eventi aperti al pubblico.

La fonte avrebbe anche dichiarato che 

"È avvenuto tutto molto velocemente, considerando che il cinema ha chiuso lo scorso agosto.
In aggiunta non ci sono nuove informazioni riguardo l'acquisto del The Egyptian di Los Angeles.


Non ci sono nemmeno piani per ridecorare l'interno.
Ricordate, il The Paris è blu, ma Netflix è rosso!"


Insomma, Netflix sta cercando delle proprie vie alla distribuzione il cui impatto è alquanto bipolare, con da una parte la palese chiusura verso il pubblico in sala che Netflix sembra voler tenere ancorato alla fruizione casalinga quasi esclusiva, e dall'altra la necessità di uscire nelle sale per guadagnare credito e accedere ai premi più importanti, magari guadagnando un po' di prestigio.

 

 

[Salvare il The Paris è stato davvero un evento di grossa rilevanza negli USA]



Il salvataggio del The Paris è una mossa che crea un cortocircuito di intenzioni, visto che sembra una mossa, quasi un dispetto, all'amatore e al consumatore da sala, ma un tentativo di conquistarlo attraverso il riconoscimento da statuetta.
Cosa significa?!

Serve chiarezza, perché come hanno ben sottolineato i colleghi di The Guardian, non saranno le poltroncine di velluto blu e l'architettura di uno dei cinema più belli e iconici di New York a rendere appetibili alcune delle recenti nefaste produzioni Netflix.

Che ne pensate?

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7 commenti

Federico Dell'Aquila

9 giorni fa

Credevo che dopo la sentenza Paramount del '49 le case di produzione non potessero più possedere un sistema a integrazione verticale

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Filippo Barbanti

10 giorni fa

Io spero ancora che diano più importanza alla distribuzione al cinema.

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Jaimy

10 giorni fa

Bè guardiamo al lato positivo! Hanno riaperto un cinema storico, per le intenzioni dobbiamo solo attendere

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Amedeo Cardelli

10 giorni fa

Wait a moment!
Una volta in un podcast è stato detto che una legge antitrust americana impedisce a un'azienda di essere contemporaneamente produttore e distributore. In questo caso non vale? Od ho capito male io?

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Teo Youssoufian

10 giorni fa

Amedeo Cardelli
attenzione: il problema si pone quando il produttore e distributore diventa anche esercente… tutte le major sono già produttori e distributori! 

in questo caso Netflix diverrebbe anche esercente, ma anche questa è una cosa già presente in USA con alcune sale che appartengono ai grandi studios. 

ma finché non si raggiunge una percentuale importante di sale non si verifica nessuna infrazione.  
in questo caso specifico si parla addirittura di UNA sala, quindi figurati 😉

in ogni caso all'Antitrust stanno pensando di modificare qualcosa, dato che le leggi vigenti risalgono agli anni '40 e l'attuale situazione del mercato cinematografico è decisamente cambiata da allora! 

vedremo cosa succederà, è una cosa che sto seguendo e appena si sbloccherà qualcosa sicuramente ne scriverò qui.

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Jaimy

10 giorni fa

Teo Youssoufian
molto interessante grazie della spiegazione Teo!

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Francesco Alfi

10 giorni fa

Va be', mossa ruffiana haha

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