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Dal grande schermo alle slot: perché il Cinema ci ha reso tutti un po' scaramantici

Tra venerdì 17, riti scaramantici e nuove abitudini digitali, il confine tra schermo e vita reale si fa sempre più sottile

Ogni volta che il calendario propone un venerdì 17, la programmazione horror torna puntuale come un rituale.

 

Non è un caso che John Carpenter abbia scelto proprio Halloween per ambientare il ritorno di Michael Myers, e non è un caso che Sean Cunningham abbia intitolato la sua saga slasher con una data che in Italia porta già con sé secoli di cattivi presagi.

Il Cinema non ha inventato la paura del 17: l'ha semplicemente trovata già pronta nella cultura popolare e l'ha trasformata in un genere capace di riempire le sale da quarant'anni.

 

Quello che forse non tutti sanno è che questa suggestione non resta confinata al grande schermo.

Un recente studio di Casinos.com, l'Indice di Superstizione Regionale (ISR), ha incrociato i dati del Report Antiplagio sulla spesa in consulti esoterici con le ricerche Google su termini come "oroscopo", "malocchio", "portafortuna" e, naturalmente, "venerdì 17".

Il risultato fotografa un paese che, al netto della fiction, continua a prendere molto sul serio la sorte.

 

Come ha confermato il Quotidiano di Puglia riprendendo i dati dello studio, la Campania guida la classifica con un punteggio di 81,9 su 100, seguita da Lazio (71,2) e Lombardia (68,8): proprio quest'ultima, nonostante sia il cuore economico del paese, registra il valore più alto d'Italia nelle ricerche su "venerdì 17" (75 su 100).

 

Un paese diviso tra riti antichi e razionalità

 

La classifica dell'ISR racconta anche un'Italia a due velocità.

Se il Mezzogiorno conserva un legame profondo con i riti popolari, le regioni del Nord-Est mostrano un atteggiamento più distaccato: il Trentino-Alto Adige chiude la classifica con appena 24,9 punti, seguito dalla Valle d'Aosta con 34,6. 

Sono numeri che un redattore di Cinema horror riconoscerebbe subito, perché raccontano la stessa tensione che anima tanti film del genere: da una parte la credenza che rifiuta la spiegazione razionale, dall'altra lo sguardo analitico di chi cerca di smontarla a colpi di statistiche.

 

Quando la fortuna diventa intrattenimento

 

C'è un filo che lega la scaramanzia raccontata dai film alla fortuna intesa come gioco, ed è lo stesso filo che rende certi titoli così longevi nell'immaginario collettivo: la sensazione che il destino si possa sfidare, anche solo per novanta minuti.

Chi volesse vedere come questa fascinazione per la fortuna si traduca oggi in un'offerta di intrattenimento regolamentata può dare un'occhiata alla selezione delle slot Eurobet, aggiornata a ottobre con i dati RTP certificati ADM dei titoli più giocati del momento: una fotografia utile per capire quanto, dietro l'idea di "fortuna", ci siano in realtà regole, percentuali e licenze ben precise.

 

Non stupisce che il tema della sorte, del colpo di fortuna o della sequenza di numeri fatale torni così spesso tra heist movie e thriller da casinò, da Ocean's Eleven a Croupier, generi che il pubblico italiano continua a seguire con interesse anche a distanza di anni dall'uscita.

 

Proprio il 17 ha una storia linguistica degna di una sceneggiatura: in numeri romani si scrive XVII, un anagramma di VIXI, che in latino significa letteralmente "ho vissuto", quindi "sono morto".

Una curiosità etimologica che Wired Italia ha ricostruito a fondo, spiegando come questa associazione si sia poi rinforzata nel tempo grazie a quella che gli psicologi chiamano fallacia del tiratore scelto: si ricordano solo gli episodi sfortunati capitati di venerdì 17, dimenticando tutti gli altri.

 

Il Cinema, va detto, ha fatto la sua parte nel tenere viva la leggenda, trasformando una semplice coincidenza numerica in un intero immaginario fatto di maschere, coltelli e campeggi maledetti.

 

È proprio questo lo scarto interessante tra finzione e realtà: mentre il Cinema costruisce la suspense attorno all'idea di un destino ineluttabile, il mercato regolamentato lavora all'opposto, pubblicando dati di ritorno teorico verificabili e sottoposti a controllo.

Il fascino della sorte resta identico, ma il contesto in cui si esprime oggi è molto più trasparente di quanto suggerisca qualunque sceneggiatura horror.

 

Miti contemporanei, stesso meccanismo 

 

Il bello di studiare queste dinamiche è che non riguardano solo riti antichi come il malocchio o il corno portafortuna.

Anche il web ha prodotto le sue superstizioni moderne, personaggi nati online che hanno finito per conquistare un pubblico vastissimo proprio grazie al passaparola digitale, lo stesso meccanismo che oggi alimenta le ricerche fotografate dall'ISR.

 

Su CineFacts ne abbiamo parlato a proposito di Slender Man, la creepypasta diventata in pochi anni un vero e proprio caso di proprietà intellettuale conteso tra autori, studi e fan: un esempio perfetto di come una leggenda nata dal nulla possa trasformarsi in un fenomeno culturale a tutti gli effetti, con tanto di diritti da tutelare in tribunale.

 

Che si tratti di un gesto scaramantico tramandato da generazioni o di un mito nato ieri su un forum, il meccanismo resta lo stesso: una storia abbastanza buona da essere creduta, o almeno da farci sorridere mentre tocchiamo ferro.

 

Il prossimo venerdì 17, tra una maratona horror e l'altra, forse vale la pena ricordare che dietro ogni superstizione, vecchia o nuova che sia, c'è sempre un pubblico pronto a crederci un po'.

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