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Gli uccelli di Alfred Hitchcock: paura e delirio a Bodega Bay

Panoramica a volo d'uccello su uno dei capolavori del regista britannico

“Gli uccelli non sono aggressivi, signorina, sono il simbolo della gentilezza...” 

 

La 16ª edizione del Festival di Cannes si aprì il 9 maggio 1963 con la proiezione de Gli uccelli, film di Alfred Hitchcock.

 

Nonostante la tiepida accoglienza della critica, questa sarebbe poi diventata l’ultima pellicola di grande successo al botteghino firmata dal regista britannico, nonché una delle sue irraggiungibili cime artistiche.

 

 

[Il regista Alfred Hitchcock immortalato da Philippe Halsman]

 

 

Gli anni ‘60 si erano aperti alla grande per Hitchcock con la realizzazione di Psyco, thriller in bianco e nero oggetto di forti sperimentazioni sul piano visivo e sonoro. 

 

Il film finì per incassare cinquanta milioni di dollari a fronte di un budget irrisorio (poco meno di un milione) e fu nominato anche a quattro premi Oscar.

 

Archiviata questa fruttuosa esperienza, per il cineasta britannico arrivò il tempo di dedicarsi a un nuovo progetto e la scelta di Hitchcock ricadde su un racconto di Daphne du Maurier, intitolato appunto Gli uccelli.

Hitchcock non era nuovo a trasposizioni cinematografiche delle opere della scrittrice britannica poiché aveva già adattato per il grande schermo due suoi romanzi: La taverna della Giamaica e Rebecca la prima moglie.

 

[Alfred Hitchcock presenta Gli Uccelli]

 

 

Curiosamente, il primo film chiuse nel 1939 il periodo britannico del regista; il secondo invece aprì quello americano, quando Hitchcock lasciò l’Europa per iniziare la sua avventura oltreoceano su desiderio del famigerato produttore David O. Selznick che qualche anno prima aveva sbaragliato la concorrenza con la realizzazione di Via col vento, kolossal vincitore di ben dieci premi Oscar… Ma questa è un’altra storia.

 

Torniamo a Gli uccelli: la vicenda del film è ambientata nella piccola cittadina californiana di Bodega Bay; è lì che si sta dirigendo Melanie Daniels, donna all’apparenza frivola, per donare una coppia di “inseparabili” a Cathy, sorellina dell’avvocato Mitch Brenner, precedentemente incontrato in un negozio di animali a San Francisco. 

 

Mentre si sta avvicinando via mare alla casa dove l‘uomo vive con i suoi familiari, Melanie viene assalita da un gabbiano: quello che sembra un evento fortuito, si rivelerà il primo incredibile caso di attacchi a persone da parte di uccelli.

 

 

[Il primo incontro fra Melanie e Mitch sembra l’inizio di una love story da commedia degli equivoci e invece…]

 

 

Hitchcock non affidò le parti dei protagonisti a interpreti già noti e affermati come nei suoi film precedenti, per i quali si era servito di stelle come Cary Grant (che rifiutò il ruolo di Mitch perché prossimo al ritiro dalle scene) e Ingrid BergmanGrace Kelly (che fu a un passo dall’impersonare Melanie ma dovette rinunciare per i suoi impegni alla corte del Principato di Monaco) e James Stewart, solo per citarne alcuni, scritturando invece Rod Taylor e Tippi Hedren: chi erano costoro?

 

Taylor aveva raggiunto la fama solo nel 1960 grazie al suo ruolo nel fantascientifico L’uomo che visse nel futuro, mentre in precedenza aveva sì lavorato in produzioni hollywoodiane di rilievo ma in parti perlopiù secondarie.

Tippi Hedren, che pure ben rappresenta l’immaginario femminile hitchcokiano col suo fascino algido e i lunghi capelli biondi, era invece completamente (o quasi) a digiuno di recitazione cinematografica: fu notata anni prima da Hitchcock per via di uno spot pubblicitario riguardante una bevanda dietetica.

 

Per completare il cast principale del film furono ingaggiate Jessica Tandy nel ruolo di Lydia Brenner, madre gelosa di Mitch (altra figura di donna, generalmente ostile, ricorrente nel cinema di Hitchcock), Veronica Cartwright come Cathy (i più appassionati ricorderanno l’attrice in un altro ruolo altrettanto celebre, quello di Lambert nell’Alien di Ridley Scott) e infine Suzanne Pleishette nei panni di Annie Hayworth, maestra della scuola di Bodega Bay e vecchia fiamma di Mitch.

 

[Lo spot televisivo che rese nota Tippi Hedren e l’incipit de Gli uccelli a confronto, evidente è la somiglianza fra le due scene]

 

 

Se chi scrive dovesse convincere un ipotetico spettatore a vedere Gli uccelli, insisterebbe su tre precisi aspetti: la costruzione del racconto, il montaggio e il sonoro. Chi lo ha già visto difficilmente potrebbe negare la bontà del lavoro svolto da Hitchcock e dalla sua troupe.

 

Partiamo dal primo aspetto, la costruzione del racconto.

 

Nella sua prima parte, Gli uccelli appare quasi come un film romantico: la sequenza di apertura del film mostra le schermaglie amorose fra Melanie e Mitch in un negozio d’animali (con tanto di cameo del regista); la storia prosegue su questi binari fino all’arrivo della donna a Bodega Bay con la consegna degli inseparabili a Cathy e la conseguente conoscenza  di Lydia e Annie.

 

Eppure le avvisaglie della futura sciagura sono disseminate con accortezza e maestria qua e là all’interno del racconto: un’inquadratura, un evento secondario o una battuta dei protagonisti ricordano allo spettatore l’inquietante presenza degli uccelli che condurranno il primo serio attacco agli esseri umani durante la festa di compleanno di Cathy.

 

Sarà quello l’inizio di un crescendo di violenza fino al finale apocalittico, la cui cupezza è evidenziata anche dalla fotografia di Robert Burks, storico collaboratore di Hitchcock. 

 

 

[La scena finale del film]

 

 

Sul perché gli uccelli manifestino tale ostilità nei confronti del genere umano vige l’incertezza: Hitchcock si limita a narrare la storia senza fornirne alcuna interpretazione.

 

Nel corso degli anni, sono state elaborate diverse teorie: secondo alcuni, gli attacchi degli uccelli simboleggiano la punizione divina per le colpe degli uomini impenitenti; secondo un’altra diffusa ipotesi, che potrebbe definirsi “ecologica”, i volatili sono espressione di una natura ferita e dunque decisa a ribellarsi contro i soprusi e lo sfruttamento umani (e chi nega gli attacchi assomiglia ai negazionisti odierni del cambiamento climatico).

 

Ma ha davvero importanza saperne il motivo?

La risposta è no, anzi la mancata cognizione di causa non fa che alimentare l’angoscia tanto dei protagonisti quanto degli spettatori.

 

D’altronde, ricordando anche l’escamotage del "MacGuffin", Hitchcock era solito inserire nei suoi film elementi che per il pubblico non avevano la minima importanza col semplice scopo di avviare l’azione. 

 

 

[Gli uccelli sono pronti ad assalire Bodega Bay, il punto di vista è forse quello di Dio?]

 

 

Anche il montaggio contribuisce all’aumento della tensione e della suspense, tecnica narrativa da sempre padroneggiate con indiscutibile abilità da parte dell'autore britannico.

Si potrebbero analizzare diverse scene de Gli uccelli a testimonianza di quanto affermato, ne sarà qui citata una per tutte: quella in cui Melanie va a prendere Cathy a scuola.

 

A questo punto della storia, il pubblico è ormai a conoscenza della furia con cui gli uccelli possono colpire e da un momento all’altro ci si aspetta un nuovo attacco.

 

Nell’attesa che la lezione finisca, Melanie decide di fumare una sigaretta e va a sedersi su una panca vicina al cortile della scuola, dove è posta un’enorme struttura metallica: grazie al montaggio, i primi piani sempre più ravvicinati di Melanie si alternano a inquadrature della struttura che è occupata da un numero crescente di volatili. 

 

Gli spettatori sanno cosa sta accadendo, mentre la protagonista ne è ignara perché volge le spalle al cortile; quando solleva lo sguardo, la cinepresa si identifica finalmente coi suoi occhi che seguono il volo di un corvo fino all’amara scoperta: uno stormo è pronto nuovamente a creare scompiglio.

 

[La scena in cui Melanie va a scuola per portare via Cathy, i momenti prima del disastro]

 

 

Infine, parte di questa breve trattazione de Gli uccelli deve essere necessariamente occupata da un accenno al suo comparto sonoro.

 

 

Il film non presenta musiche originali, anche se nei titoli di testa è confermata la presenza del grande compositore Bernard Herrmann, il quale aveva già  creato per Hitchcock indimenticabili partiture per alcune sue pellicole precedenti.

 

Come non ricordare ad esempio quella di Psyco?

La famosa scena della doccia non avrebbe offerto lo stesso impatto emozionale senza l’acuto suono dei violini che sottolineano l’atto disumano perpetrato da Norman Bates.

 

In tale occasione, Herrmann fu coinvolto da Hitchcock come consulente del suono: egli supervisionò gli effetti sonori del film, in primis i versi degli uccelli elettronicamente realizzati grazie a uno strumento chiamato trautonium, una sorta di sintetizzatore inventato in Germania al principio degli anni '30.

Tuttavia, notevole importanza nel film ha anche il silenzio, pure ottenuto in alcune scene con l’ausilio dell’elettronica: esso è un altro strumento di cui si serve Hitchcock per amplificare l’inquietudine dei protagonisti e della pellicola stessa.

 

Si pensi al grido silenzioso di Lydia dopo avere scoperto il cadavere di un agricoltore che abitava nelle vicinanze di casa Brenner: il volto della donna, che ricorda Il grido di Edvard Munch, denota tutto l’orrore provato dalla donna di fronte alla morte e all’incombente tragedia che sta per abbattersi su Bodega Bay. 

 

 

[L’urlo muto di Lydia Brenner]

 

 

Le riprese de Gli uccelli andarono avanti per circa sei mesi fra gli esterni di Bodega Bay e i teatri di posa degli Universal Studios.

Non furono prive di inconvenienti, dovuti soprattutto al comportamento degli uccelli sul set che, per quanto addestrati, non mancarono di ferire membri del cast e della troupe.

 

Oltre ad animali veri, furono utilizzati anche modelli meccanici o semplici silhouette.

 

Tippi Hedren uscì a dir poco malconcia dalla produzione del film: l’attrice non solo rischiò serie conseguenze per la sua salute in più di una scena da lei recitata, ma anni dopo denunciò le molestie e le umiliazioni subite sul set (e fuori) a causa dei comportamenti irrispettosi di Hitchcock.

 

  

[I vestiti di Tippi Hedren furono ideati dalla famosa costumista Edith Head, vncitrice nella sua carriera di ben otto Oscar]

 

 

Alla sua uscita, la qualità de Gli uccelli fu sottovalutata: se alcuni critici lodarono la pellicola, altri le rimproverarono il suo sadismo esagerato e perverso.

Molto più positiva fu la reazione del pubblico: il lungometraggio fece registrare un incasso di oltre undici milioni di dollari al box office statunitense, uno dei più alti per un film di Hitchcock. 

 

Nel corso del tempo, Gli uccelli è stato del tutto rivalutato: a oggi è considerato uno dei capolavori di Alfred Hitchcock, un manifesto della sua poetica e del suo stile peculiare e spesso (mal) imitato, apprezzato anche da registi del calibro di Federico Fellini e Akira Kurosawa

 

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