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Senza Rimorso - Recensione: Sheridan e Sollima si perdono in Clancy

Senza Rimorso (1993), è uno dei romanzi più celebrati di Tom Clancy e che racconta le origini di John Clark, uno dei personaggi più famosi dello scrittore americano.   

 

Nonostante il successo del romanzo e i molti adattamenti dedicati alle creazioni di Clancy, che si spaccano tra le varie incarnazioni videoludiche di Sam Fisher e non, la serie tv Amazon su Jack Ryan - diversi film - e pellicole cinematografiche, Senza Rimorso non aveva ancora visto un adattamento.   

 

Inutile rimarcare come non spenderò tempo a seguire una pedante lista nel cercare le differenze tra film e romanzo, le ragioni sono davvero molteplici.

In questa sede cercheremo di capire se lo sforzo della produzione di mettere insieme Stefano Sollima, regista italiano Maestro dell’azione, Taylor Sheridan, fine sceneggiatore al quale dobbiamo alcuni meravigliosi neo-western, e Michael B. Jordan, attore sempre caldo e sempre d’impatto, abbia portato a un eccelso risultato.   

 

 

 

L’azione limpida di Sollima, l’epica di Sheridan e la presenza scenica di Jordan  

 

Sicario è quel meraviglioso film di Denis Villeneuve che aveva ricordato al mondo come realizzare un action thriller sulla brutalità dei cartelli messicani non doveva obbligatoriamente portare alle scritture sopra le righe e mitizzazioni varie ed eventuali tipiche di show cult come Breaking Bad o Narcos o di film come American Made e Scarface.   

 

La sceneggiatura di Taylor Sheridan e la regia di Denis Villeneuve, arrivate alla corte del Festival di Cannes come ai BAFTA, sono due forme artistiche che s’intrecciano, si leggono e si specchiano per completarsi.

La prima trova una voce roca e sibilante morte nella messa in scena del regista canadese.   

 

Con Soldado, aka Sicario: Day of the Soldado, la scrittura di Sheridan sembra sedersi con più agio nella regia di Sollima e nella parziale perdita della componente più posata di Villeneuve ritrova i tratti da neo-western cari all’autore americano.

Sollima porta la polvere, porta il pistolero solitario, il pudore nelle scene più dense e pesanti sul cuore dello spettatore, crea stupendi quadri e bada all’epica di certi momenti della messa in scena.

 

I due film, seppure accomunati da un tono di fondo, sono gemelli diversi e forse Soldado giova del cambio di mano autoriale portato da Sollima.   

 

Per Senza Rimorso la speranza era quella di ritrovare la costruzione dei personaggi di Sheridan e la capacità di Sollima di renderli epici, potenti, ma senza trasformarli in macchine da eccessi action poiché, per quanto quell’interpretazione non sia sbagliata o brutta, non è calzante alla poetica dello sceneggiatore americano o alle arie da thriller action di Tom Clancy.   

 

 

 

 

Sollima nel dirigere questo thriller action, formalmente parlando, non sbaglia quasi nulla.

 

Il regista italiano costruisce una serie di sequenze davvero d’impatto e che portano il film a sedersi perfettamente tra il Cinema stuntman rappresentato dai vari John Wick, Atomica Bionda ecc e quello, sempre piuttosto sopra le righe, di Mission: Impossible (ri)costruito capitolo dopo capitolo da Tom Cruise.   

 

Sollima è chiaramente a suo agio con l’azione, non ha bisogno di spezzare continuamente con il montaggio, per creare invece dinamismo e tensione con la costruzione delle imagini, la messa in scena e i movimenti di macchina.

L’epicità delle musiche e la ricerca dello spettacolo nelle coreografie, spesso così sceniche da ricordare un balletto mortale meravigliosamente orchestrato, lasciano spazio invece all’insistenza sui dettagli delle azioni da ex Navy SEAL, ricercate nella scrittura di Clancy.

 

Sono scene e sequenze più brutali, violente, crude e garantiscono spesso una continuità narrativa e visiva a trascinarci dentro la pellicola, facendo rimpiangere il mancato arrivo in sala del film, a favore della distribuzione di Amazon Prime Video.

Il Senza Rimorso di Sollima è tensione, violenza viscerale, ma pur sempre thriller, senza arrivare mai a toccare i picchi degli eccessi o dell’azione calibrata e coreografata al millimetro - che non è un difetto, sia chiaro, solo una diversa forma d’interpretazione del genere.   

 

Sheridan, nel adattare il romanzo del 1993 di Clancy, sceglie di virare su una fantapolitica da Guerra Fredda un po’ datata ma che, sfortunatamente, grazie a molti avvenimenti recenti un po’ finiti in secondo piano per via dell’emergenza sanitaria, non sembrano essere poi così lontani.

 

L’aggiornamento portato al canovaccio è piuttosto sensato, inquadrato nello scenario di oggi, e la storia di fondo ricalca alcuni temi sovrapponibili all'odierna politica americana e internazionale.   

 

 



Sheridan e Sollima, nonostante un Michal B. Jordan in parte, sembrano non funzionare altrettanto bene come in Soldado.

 

Sheridan sembra sacrificarsi un po’ troppo scegliendo di ricalcare la poetica di Clancy e non riesce, insieme al regista, a dare una forma epica, tradotta nelle loro corde, al protagonista.

 

L’ingranaggio della poetica del soldato leggendario, dell’uomo ombra inarrestabile, sembra non arrivare mai davvero a un picco e ricorda lo stesso mezzo passo falso compiuto dal tandem Christopher McQuarrie e Tom Cruise, perfetto nei Mission: Impossible, di Jack Reacher - personaggio similare a livello archetipico molto simile, tratto dai romanzi di Lee Child.

 

La storia di Senza Rimorso sembra alla base minata dall’assenza di un vero elemento di forte tensione.

Il thriller, genere che i due autori sanno costruire molto bene - Sheridan ha anche scritto e diretto quel magnifico film che è I segreti di Wind River - è abbastanza labile lungo la costruzione del racconto e arriviamo al finale accompagnati dal magnetismo di Jordan e alla regia di Sollima, più che per l'intreccio fantapolitico.

 

Probabilmente la base di partenza di Senza Rimorso, ambientato durante la guerra del Vietnam, a seguire poi lo scontro tra il protagonista e un cartello della droga di Baltimora, era molto più brillante di questa trasposizione della quale si capisce l’intento di riscrittura ma che purtroppo, per quanto riarrangiata da Sheridan ed elegantemente portata sullo schermo da Sollima, deve fare i conti con trame molto più dense e complesse e ben note al pubblico - non a caso in apertura si sono citati i vari Sicario e poco sopra Wind River. 

 

 



Sia chiaro: chi vi parla è un amante dell’azione e si rende conto come la trama, nel Cinema d’azione, sia molto spesso una linea dritta senza nemmeno un dosso.

 

John Wick, dopo tre capitoli, rimane ancorato a narrazioni straordinariamente semplicistiche, ma stupisce con altro poiché Cinema di pura azione.

 

Senza Rimorso è invece un thriller à la Tom Clancy e quello che ci si aspettava era sicuramente una revisione più interessante del lavoro dello scrittore e un maggiore esercizio artistico nel concepire il canovaccio, considerando il talento di Sheridan nel creare cowboy moderni, eroi silenziosi e melanconici e la capacità di Sollima di portare ordine ed eleganza nell’azione.   

 

Senza Rimorso è un film nato un po’ vecchio negli intenti narrativi e che si spreca nel suo scimmiottare la poetica di Clancy, quando invece sarebbe stato interessante aspettarsi una Sheridanland, che conta sulla messa in scena di Sollima per regalarci delle sequenze di notevole impatto e un John Clark che spero vivamente possa redimersi in una seconda installazione più ispirata e più centrata.

 

Magari da ammirare in una sala cinematografica, il luogo dove questo film diventa ancora più prezioso.

 

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