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Cinderella Man - Recensione: una ragione per lottare

Negli anni Russell Crowe si è dimostrato essere un attore versatile, capace di interpretare i ruoli più disparati.

 

In questa sede vorrei ricordare uno dei suoi più grandi successi: Cinderella Man - Una ragione per lottare. 

 

Smog e rivoluzione industriale: i primi fotogrammi ci mostrano il benessere che si addice alla New York dei primi anni '20; James Braddock (Russell Crowe), soprannominato il Bulldog di Bergen, è il contendente al titolo mondiale dei pesi medio-massimi e sta vivendo il sogno americano nella sua villetta a schiera.

 

[Il trailer di Cinderella Man - Una ragione per lottare]

 

 

La crisi di Wall Street è però imminente e colpisce duro anche chi è abituato a prenderne tante.

 

Con tre figli e una mano rotta il pugile in poco tempo perde tutto ed è costretto a cercare lavori di fortuna, facendo qualche incontro ogni tanto, ma senza essere davvero in condizione di combattere.

Dopo anni difficili, un colpo di fortuna permette al suo manager Joe Gould (Paul Giamatti), di organizzare un incontro contro uno dei contendenti al titolo. Ormai il povero Jim è considerato alla stregua di uno sparring partner, ma qualche dollaro in più in casa non fa male. 

 

Da qui riparte la storia di un uomo, rinato dalle ceneri del “Bulldog di Bergen” per diventare la Cenerentola del ring.   

 

 

[Russell Crowe e figlio in una scena di Cinderella Man - Una ragione per lottare]

 

 

Cinderella Man profuma di sogno americano - d’altronde vi è la mano di Ron Howard - e pur mostrandosi a tratti sdolcinato il film riesce a rappresentare il riscatto in modo efficace, facendo tifare fino all’ultimo per Jim Braddock.

 

La pellicola racconta una delle crisi più grandi della Storia statunitense, mostrando le enormi disuguaglianze economiche con i due apici che si trovavano a poche centinaia di metri: da un lato i ragazzini che rubano il legno delle staccionate e dall’altro i piccoli dell’aristocrazia che mangiano lecca lecca giganti.  

 

Cinderella Man - Una ragione per lottare è il ritratto di un’epoca di enorme sofferenza, ma anche di grandi valori: la famiglia, l’onestà e il coraggio sono gli elementi che traghettano la storia dall’inizio alla fine.

 

 

[Russell Crowe in una scena di combattimento in Cinderella Man - Una ragione per lottare]

 

 

Ormai sommerso di debiti e senza più la licenza di pugile, Jim è costretto ad elemosinare pochi spiccioli dalle mani di chi poco prima ha deciso di non farlo combattere mai più.

 

Anche in questo gesto riesce a mantenere la sua dignità fra le lacrime di una vergogna che lo sta opprimendo da mesi.   

Ron Howard ha il merito di rendere avvincente una trama che dai primi fotogrammi sottovoce ti sussurra il finale, mescolando sentimenti forti e situazioni difficili senza banalizzare, anche grazie a un casting all’altezza di una storia vera come quella di Jim Braddock.

 

Senza dubbio a brillare in Cinderella Man - Una ragione per lottare è Russel Crowe.

A suo agio nel ruolo dell’eroe che va in cerca del riscatto, con il viso da padre di famiglia che però può spezzarti in due qualora ne avesse voglia.

 

Tenero e allo stesso tempo autoritario con la famiglia, con un gran fegato da potersi scontrare contro i contendenti al titolo, e tanta fame del rispetto che merita.

Affiancato da un eccezionale Paul Giamatti, candidato al Premio Oscar per questa interpretazione, capace di districarsi fra pacatezza e sete di vittoria ai bordi del ring. 

 

Non altrettanto meritevole è a mio avviso la moglie di Jim, Mae Braddock (Renée Zellweger).

 

Nel ruolo di donna forte, l’unica in grado di aiutare il pugile nei momenti di difficoltà, non sembra reagire agli stimoli esterni e mantiene la stessa espressione malinconica per l'intera durata del film. 

 

 

[Russell Crowe e Renée Zellweger in una discussione di Cinderella Man - Una ragione per lottare]

 

 

In conclusione, vedere Cinderella Man - Una ragione per lottare nel 2021 lascia sensazioni strane.

 

Viviamo in un periodo storico che faremo fatica a dimenticare, in cui ci siamo lamentati e siamo stati costretti nelle nostre case, ma in senso assoluto abbiamo davvero sofferto così tanto?

 

La Storia ci ha insegnato che in ogni caso dopo ogni sofferenza vi è sempre un periodo di speranza: Cinderella Man non fa che ricordarcelo, attraverso la storia di un pugile e i sogni di un uomo.

 

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