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Mishima: The Last Debate - Recensione: tra penna e spada - RNFF 2020

In Mishima: The Last Debate il regista Kisuke Toyoshima porta in scena, tramite immagini di repertorio e testimonianze dei presenti, un dibattato svoltosi nel 1969 all'Università di Tokyo tra i ragazzi dello Zenkyoto, un'organizzazione studentesca filocomunista, e lo scrittore Yukio Mishima.

 

Per chi non lo sapesse è necessaria un'introduzione: lo scrittore di Tokyo non era celebre solo per la sua prolifica attività letteraria ma anche come figura mediatica e sovraesposta.

 

Mishima si occupava anche di kendo, recitazione, culturismo e politica e, in particolare per quest'ultima, osteggiò fortemente le spinte progressiste che travolsero il Giappone a cavallo tra gli anni '60 e '70. 

 

[Il trailer di Mishima: The Last Debate]

 

 

Mishima era un nazionalista reazionario e fondò persino un suo piccolo esercito personale.

 

Riteneva fosse necessario riabilitare la figura dell'Imperatore come personificazione delle tradizioni giapponesi e ristabilire l'ordine collettivo tramite il codice d'onore dei samurai.

Il suo patriottismo lo spinse persino a togliersi la vita tramite suicidio rituale, il seppuku

 

A proposito di cinema è opportuno ricordare anche Patriottismo, un cortometraggio diretto da lui e che racconta la storia di un militare che commente un suicidio rituale insieme a sua moglie.

 

Nonostante questo non si può che rimanere strabiliati di fronte a questo dibattito, dove giovani di sinistra si confrontano con un'icona culturale della destra in un clima di rispetto reciproco e dialogo che ad oggi sarebbe davvero difficile replicare in qualsiasi porzione di globo. 

 

 

[In Mishima: The Last Debate uno dei personaggi più interessanti è  Masahiko Akuta, il giovane nell'immagine che porta la figlioletta sulla testa. Il ragazzo, diventato poi un celebre drammaturgo, è stato capace di tenere testa egregiamente alle abilità oratorie dello scrittore]

 

In Mishima: The Last Debate lo scrittore dimostra subito un'autoironia che stempera l'atmosfera tesissima che vibrava a mezz'aria in tutti gli ambienti culturali durante le proteste.

 

Anche il Giappone era stato messo a ferro e fuoco dalle rivolte dei giovani contro l'establishment e Mishima rappresentava una delle figure televisive e mediatiche di spicco. 

Viene presto a galla come sia proprio la mancanza di fiducia verso le istituzioni a smuovere sentimenti diversi ma complementari: il tradizionalismo e la rivoluzione diventano due modi di reagire all'intellettualismo intorpidito e di anteporre l'azione alla percezione. 

 

Alla violenza che scaturisce dall'azione è dedicata una delle parti più interessanti del pensiero di Mishima: la violenza avviene nel momento in cui si tende a oggettificare l'altro. La polizia identifica negli studenti, per esempio, una massa di stolti, non ha la concezione di trovarsi di fronte a individui unici.

Nel momento in cui ci si rende conto di trovarsi di fronte a esseri pensanti la violenza si evolve in conflitto; il conflitto è alla base del duello, un modo di uccidere che secondo Mishima simboleggia un'integrità impossibile da ritenere illegittima. 

 

Lo stesso concetto è applicabile alle storie amorose, dove il massimo dell'erotismo sta proprio nel piegare gli altri al nostro piacere ed è proprio il motivo per cui l'erotismo e la violenza sono strettamente collegati e osceni; l'amore romantico d'altro canto non può mai essere totalmente erotico perché conosciamo e amiamo l'altro nella sua completezza. 

In Mishima: The Last Debate gli studenti e lo scrittore si confrontano su diversi temi: i media, il rapporto tra uomo e natura, il concetto stesso di arte, a volte scadendo proprio in quell'intellettualismo di cui entrambi accusavano l'establishment. 

 

Grazie soprattutto alle interviste contemporanee ai presenti all'evento e ad alcune persone che orbitavano intorno a Mishima possiamo ricostruire un ritratto piuttosto preciso non solo dello scrittore, ma anche della generazione che egli stesso rappresentava: uomini piegati al senso di colpa del sopravvissuto, cresciuti durante l'infanzia e l'adolescenza identificandosi con il proprio patriottismo, tendevano a idealizzare il passato e cercare nuove colonne portanti a cui aggrapparsi. 

 

Anche leggendo l'opera dello scrittore e informandosi sulla sua vita si può intuire un'attrazione morbosa verso alcuni idoli del progresso, basti pensare al suo egocentrismo mediatico o alla sua sessualità promiscua, un'attrazione che però venne sempre soppressa, colpevolizzata e bollata come oscena.

Mishima è il simbolo di un'epoca irrequieta per un Paese in cui patriottismo e imperialismo sono sempre stati al centro della storia. 

 

Per quanto riguarda la parte strettamente filmica la potenza e il fascino innegabili dell'argomento sembrano pesare un po' sulle spalle regista. Il film, diviso in capitoli, lascia parlare i vari personaggi ed è strutturato in modo abbastanza scolastico. 

 

In ogni caso Mishima: The Last Debate rappresenta una testimonianza encomiabile di un incontro costruittivo e rispettoso tra ideologie che sembrano inconciliabili. 

 

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