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Chiamami col tuo nome: racconto di una estate italiana

Prima di We Are Who We Are, c’è stato Chiamami col tuo nome.


Su Sky Atlantic sta andando in onda We Are Who We Are, serie TV scritta e diretta da Luca Guadagnino.

Tra gli spettatori molto probabilmente ci sarà chi avrà notato diverse somiglianze, sia nella forma che nel contenuto, con Chiamami col tuo nome, fortunata pellicola diretta dallo stesso Guadagnino nel 2017.

 

[Il trailer italiano di Chiamami col tuo nome]

 

 

Vedere, o rivedere, Chiamami col tuo nome è un'esperienza che mi sento di consigliare caldamente.

Nelle righe seguenti proverò ad esporre la ragione dietro tale consiglio.


Partiamo dall'inizio: nel 2007 lo scrittore statunitense André Aciman diede alle stampe Chiamami col tuo nome; il romanzo, grazie al suo successo, è presto diventato un caposaldo della letteratura contemporanea a tematica omosessuale.

 

Nelle pagine di Aciman era insito il potenziale per una trasposizione cinematografica: lo capirono immediatamente i produttori statunitensi Peter Spears e Howard Rosenman, che comprarono i diritti del libro mentre Aciman era ancora in fase di scrittura.

 

 

[Armie Hammer e Timothée Chalamet in una scena di Chiamami col tuo nome]

 

 

A seguito di una serie di peripezie produttive, nel 2014 iniziò a delinearsi il cast artistico dell'opera.

 

Dopo aver inizialmente rifiutato, Luca Guadagnino accettò l'incarico di dirigere il film, mentre James Ivory si mise invece al lavoro sulla sceneggiatura, terminata con l'approvazione dello stesso Aciman.

 

Il film, le cui riprese si tennero in Italia nella primavera del 2016, debuttò nei cinema statunitensi il 19 gennaio 2018, dopo essere stato presentato a diversi festival in giro per il mondo e dopo avere avuto una distribuzione limitata nel novembre precedente. 

In Italia è stato distribuito una settimana dopo: il 26 gennaio. 

Prima di descrivere le reazioni di critica e pubblico è doveroso spendere due parole sul film.

Di cosa parliamo quando parlamo di Chiamami col tuo nome?

La pellicola di Guadagnino è innanzitutto una storia d'amore: i suoi protagonisti sono due giovani ebrei, l'italiano Elio Perlman e lo studente statunitense Oliver.

 

La passione fra i due scoppierà quando Oliver verrà accolto per motivi di studio dalla famiglia Perlman, che sta trascorrendo l'estate in una villa di campagna nel cremasco.

 

 

 

 

Gli attori scelti per dare corpo e anima a Elio e Oliver furono Timothée Chalamet e Armie Hammer.

 

Non poteva a mio avviso esserci casting migliore.

 

Chalamet e Hammer interpretano con con grande maestria la coppia d’innamorati: evidente è la chimica che si innesta fra i due in alcune scene che li vedono coinvolti, peraltro intrise di grande tensione erotica.

Elio, in particolare, è un personaggio che ben esprime la complessità dell’adolescenza, la voglia di aprirsi al mondo e scoprire se stessi, anche attraverso esperienze stravaganti.

 

Ogni riferimento alle pesche potrebbe non essere puramente casuale: una scena, quella con la “partecipazione” del frutto, secondo Chalamet tanto emblematica quanto imbarazzante da vedere con i genitori. 

 

 

[Timothée Chalamet e la pesca di Chiamami col tuo nome]

 

 

Naturalmente, dati tali protagonisti, la storia d'amore narrata in Chiamami col tuo nome è una storia d'amore omosessuale, ma molto probabilmente il più grande pregio del film sta nel raccontarla senza pregiudizi o stereotipi: non c’è la società a osteggiarli, non ci sono le famiglie ad opporsi; anzi, quella di Elio è insolitamente aperta e permissiva.

Una famiglia ideale, per dei protagonisti ideali in una love story ideale e universale.

 

 

 

 

Nel suo svolgimento Chiamami col tuo nome sembra infatti mettere da parte la realtà - realtà che tuttavia colpirà duramente Elio sul finale - con le sue atmosfere vaghe e indefinite, quasi fuori dal tempo, ben rappresentate da una luminosa e afosa estate degli anni ‘80, che sembra trascinarsi avanti stancamente.


Al centro c’è l’amore e solo l’amore, scevro di sovrastrutture o artifici.

Elio e Oliver potrebbero anche vivere altrove, e la sostanza non cambierebbe.

 

Tempi e luoghi non hanno molta importanza, come suggerisce la didascalia posta in apertura di film: "Somewhere in northern Italy".

 

 

 

 

E che nord Italia: tutti i personaggi si muovono in ambienti straordinariamente affascinanti, che contribuiscono a rendere Chiamami col tuo nome un film dall’estetica raffinata.

 

I vari riferimenti all’arte greca presenti nel film (il padre di Elio è un archeologo), alla sua bellezza e al suo erotismo, non potrebbero essere più azzeccati.

Epicentro della storia è la residenza estiva della famiglia Perlman, che con i suoi arredi esprime il buon gusto e le competenze culturali dei suoi proprietari.

 

Per le riprese in esterni diverse scene sono state girate a Crema e nelle località circostanti, toccando anche Sirmione e la zona attorno a Bergamo: spazi spesso deserti, che trasmettono un senso di armonia e placida quiete.

 

 

 

 

Da sottolineare il lavoro di Sayombhu Mukdeeprom, direttore della fotografia thailandese che ha raggiunto notevoli risultati pur lavorando in condizioni avverse, dato che le riprese in esterni furono caratterizzate dal maltempo per buona parte della loro durata.   

Si diceva dell’amore: i protagonisti di Chiamami col tuo nome si cercano e si trovano senza aver bisogno di molte parole.

 

Silenzi e lunghe pause esplicitano il desiderio reciproco di amarsi; importanti sono le azioni, i gesti piccoli o grandi che siano: Elio che suona il pianoforte per Oliver; Oliver che massaggia il piede di Elio (e il Vincent Vega di Pulp Fiction forse aveva proprio ragione sul significato del massaggio ai piedi).

 

 

 

 

Le immagini del film sono accompagnate sia da musiche originali che da musica già esistente, a ogni modo decisamente adeguate al tono dell’opera.

 

Si va dal rock di Love my way, hit degli Psychedelic Furs sulle cui note balla Oliver in una discoteca all’aperto (e Hammer ha dichiarato come si sentisse a disagio mentre girava quella scena, anche se dal risultato non si direbbe), alle malinconiche ballate del musicista Sufjan Stevens, composte invece per l’occasione.

 

Si possono inoltre ascoltare artisti contemporanei come Franco Battiato e Loredana Bertè, ma anche Johann Sebastian Bach per chi ama tornare indietro nel tempo.
Una delle canzoni di Stevens, Mystery of Love, è stata anche candidata agli Oscar come Miglior Canzone Originale, senza tuttavia vincere la statuetta.

 

Miglior sorte ha invece avuto Ivory nella categoria della Sceneggiatura non Originale, trionfatore alla veneranda età di 89 anni.

 

 

 

Nel complesso, Chiamami col tuo nome ha ottenuto quattro nomination ai Premi Oscar, indice di quanto il film sia stato apprezzato dalla critica tanto negli Stati Uniti (consultare Rotten Tomatoes per credere) quanto in Italia.

 

Il film è stato premiato anche al botteghino, avendo superato nel mondo i 40 milioni di dollari di incassi a fronte di un budget di circa 3 milioni.

Per la cronaca, I segreti di Brokeback Mountain diretto da Ang Lee nel 2005, altro celebre film che narra una storia d’amore omosessuale, resterà probabilmente irraggiungibile per i suoi epigoni, con i suoi 178 milioni.

 

 

 

 

Chiamami col tuo nome è un film struggente e sognante, che potrebbe indurre a provare nostalgia di amori ed epoche e mai vissute.

Meno male che c’è il Cinema.

 

Chiamami col tuo nome è attualmente disponibile su Netflix e Amazon Prime Video.

Chi lo ha scritto

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1 commento

Mike

28 giorni fa

Leggendo la recensione non si può non tornare alle atmosfere del film. Semplicemente stupendo

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