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Audition - Il rapporto uomo-donna con gli occhi di Miike, il genio (del male) nipponico

Audition è un sussulto in crescendo tra una commedia romantica, un giallo hitchockiano ed un perverso horror totalmente in stile nipponico in una salsa surreale ed onirica; è la pellicola che ha portato Takashii Miike sotto i riflettori internazionali, diffondendo la sua ostica genialità nelle videoteche dei più coraggiosi.

 

Quando Marilyn Manson visionò questa pellicola affermò che Miike era così estremo che non gli avrebbe fatto dirigere un suo video-clip, ma che gli sarebbe piaciuto vedere un remake americano di Audition (e meno male che ciò non è avvenuto, sennò avremmo avuto un prodotto infimo tipo Old Boy.. vero Spike Lee?). Ciò di cui bisogna munirsi per addentrarci in questa ostica visione è di un cuore freddo, più che di un elevato grado di sopportazione.

Perché di un cuore freddo? Di cosa parla Audition?

 

 

 

 

 

Aoyama (Ryō Ishibashi), protagonista di questa favola splatter, è un uomo di mezza età che, passati tanti anni dalla morte della moglie, vuole nuovamente sposarsi.

Seppur Aoyama sia un uomo che, nel corso della trama, dimostra di essere fondamentalmente una brava persona il mezzo con cui conosce Asami ( Eihi Shiina) è, a dir poco, eticamente scorretto; infatti imbandisce un’audizione per un film che mai si farà per scegliere tra un catalogo di aspiranti attrici una ragazza, con determinate caratteristiche, da abbordare.

Queste caratteristiche vengono ben presto chiarite: modestia, gentilezza, giovinezza, un’eleganza che non sia appariscente. Tra queste caratteristiche ce n’è una che mi è saltata ben presto all’occhio forse anche per colpa dei sottotitoli: alle candidate non è richiesta una certa cultura, ma dei talenti, delle abilità con cui intrattenere, come il canto e il ballo.

 

Questo ideale femminile è tipico della cultura giapponese; basti pensare agli shojo, cioè i fumetti a sfondo romantico, dove spesso un ragazzo si trova a dover scegliere tra una maggiorata intraprendente e sicura di se e una tipetta minuta, ma terribilmente graziosa, di cui tutti sono innamorati ma la cui purezza mette in soggezione tutti tranne il coraggioso protagonista. Oppure alle stesse geishe, la cui sensualità risiedeva proprio nella loro intelligenza spiccata ma comunque servile.

 

Asami, tra le candidate nel catalogo nell’audizione, è la proiezione del desiderio di Aoyama e di quell’ideale: per tutto il film, non a caso, veste castamente di bianco, la sua carriera da ballerina classica è stata stroncata ed il suo passato da vittima la rende la principessa da salvare.

Aoyama se ne innamora fin dal primo appuntamento e la loro relazione brucia tappe a non finire.

Il suo è un amore quasi adolescenziale, fiammante, cieco, ma non condannabile. I suoi sentimenti, seppur infantili, sono sinceri, perché Aoyama è una persona, come ho già detto, fondamentalmente buona ed è proprio qui l’inganno: la scelta, in quel catalogo di donne, diventa la banale conseguenza di un’educazione radicata e non di una malignità o di volontaria mancanza di rispetto.

 

 

 

 

 

Lui si innamora del guscio di Asami, della sua bellezza impalpabile, vanescente, della sua fragilità che scambia per profonda. Asami però non è quello che Aoyama si aspetta, si dimostra anzi una donna con una forza distruttiva e di una violenza inaudita.

Ciò che colpisce in questo film non è solo la violenza, perché di film violenti ne abbiamo visti e stravisti, ma è tutta questo odio riservato ad un uomo che sta amando, ad un uomo che è buono, che ha sbagliato i mezzi ma non ha mai avuto intenzione di far male, ad un padre di famiglia amorevole, perpetuato addirittura da una donna che da sempre, nella maggioranza delle culture, è simbolo di cura e non di distruzione e che non siamo abituati nemmeno nella settima arte a vedere come carnefice.

 

La violenza sugli uomini è un argomento tabù, così come conseguentemente le manifestazioni di forza femminili non dedite ad una giusta causa. La bontà di Aoyama dunque è doppia arma: lo difendiamo in quanto vittima, ma sappiamo che la sua bontà non lo rende affatto esente da colpe. Asami sa di poter rivoltare il suo guscio da fonte di insaziabile piacere ad arma affilatissima perché solo attraverso il dolore si può arrivare al nucleo di una persona, disintegrando gli strati superficiali.

 

 

 

 


D’altro canto Audition non è politicamente corretto e non vuole esserlo: Asami ci disgusta, non siamo empatici con lei, non godiamo della sua vendetta contro i maschi, anzi ci dispiace per il povero Aoyama che in fondo non se lo meritava, ci inquieta e non vorremmo imitarla.

Niente zucchero sull’eroina femminile perché in Audition non ci sono eroi, non ci sono eroine, c’è un’analisi piuttosto fredda che, a modo di Miike, si trasla nel culto del corpo mutilato. Secondo alcune interpretazioni dell’opera il risvolto horror surreale nell’ultima mezz’ora non ha in alcun modo a che vedere con la realtà dei fatti che sta vivendo Aoyama, ma proprio a causa della sua sensibilità, il suo inconscio gli suggerisce che quel modo di vivere una relazione e quel paternalismo spicciolo è sbagliato seppur comune, seppur banale, che quell’aura di perfezione che circonda Asami non può che nascondere una personalità reale e forse anche controversa, che non è pronto ad approfondire anche a causa del senso di colpa nei riguardi della moglie defunta.

 

E qui, l’onirismo di Audition, l’impossibilità di un’interpretazione chiara non ha assolutamente importanza perché, in tutti i modi la si voglia guardare, Audition è un film che parla dell’ipocrisia del rapporto uomo-donna, di ossessioni, di senso di colpa, di maniacalità, di superficialità, di stereotipi e la violenza, il sogno, l’inconscio è soltanto un mezzo ottimale.

 

 

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23 commenti

Matteo G

1 anno fa

Un film che lascia allo spettatore la facolta' di fare una serie di riflessioni.Comunque una è sicura:non fidarsi troppo degli sconosciuti

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Tazebao

1 anno fa

Film mai visto. Leggendo anche la pagina su Wikipedia, mi sfugge ancora - sinceramente - quale messaggio dovrebbe trasmettere, se deve trasmettere qualcosa, se è un horror ect. Proverò a guardarlo ma non sembra il mio genere.

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Lorenza Guerra

1 anno fa

Tazebao
Diciamo che è un horror, ma non il solito. Tentar non nuoce, o no?

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Tazebao

1 anno fa

Lorenza Guerra
Ma certo. 😊

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Film da aggiungere alla lista "da vedere", anche se "il grosso" della storia è descritto, vederlo darà una sensazione comunque impattante

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Lorenza Guerra

1 anno fa

Carlo Alberto Dattomo
Lo hai letto nonostante l'icona dello spoiler u.u

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Lorenza Guerra
Ok sapere il finale, ma vedere con i tuoi occhi come ci si arriva è tutta un'altra cosa u.u

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Lorenza Guerra

1 anno fa

Carlo Alberto Dattomo
Sto ancora aspettando il feedback u.u

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Lorenza Guerra
Devo recuperare troppi film ç_ç tempo al tempo

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Gioze

1 anno fa

Me lo segno.

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