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Lost: 10 anni dal finale di una serie diventata culto

Sono passati 10 anni dal finale di Lost, la serie TV di J.J. Abrams che ha fatto la Storia del piccolo schermo: il 31 maggio 2010 andava in onda in Italia l'ultima, attesissima puntata. 

 

 

In quanto fan dello show noi di CineFacts.it non ce lo siamo dimenticati: abbiamo quindi deciso di omaggiare questa ricorrenza con un articolo che possa ricordarci questo meraviglioso prodotto seriale.

 

Il pilot di Lost, andato in onda su ABC nel 2004 e in Italia su FOX nel 2005, fu diretto da J.J. Abrams e scritto da lui assieme a Damon Lindelof

Nel curriculum dei due troviamo film e serie come Alias, Fringe,  Super 8, Star Wars: Il Risveglio della Forza, The Leftovers - Svaniti nel nulla, Watchmen, Crossing Jordan...

 

Con l'episodio pilota - che all'epoca fu il più costoso della Storia della TV - Lost mise subito in chiaro le cose ed erano evidenti le differenze con le serie TV (o meglio: i telefilm) a cui eravamo abituati fino a quel momento: budget elevato, quantità incredibile di scene girate in esterni e non in studio, cast numeroso con tanti protagonisti, tecnica cinematografica di qualità riscontrabile nella fotografia, nel sonoro, negli effetti. 

 

Senza dimenticare "la sigla": niente immagini con canzoncina, ma solo pochissimi secondi con la scritta del titolo accompagnata da un effetto sonoro inquietante.

 

 

[Poster di Lost e il suo cast]

 

 

Di cosa parla Lost?

 

48 sopravvissuti allo schianto del volo 815, che andava da Sydney a Los Angeles, si ritrovano su un'isola appartentemente deserta e si accampano in attesa di aiuti che però tardano ad arrivare.

Presto si accorgono che l'isola ha qualcosa di strano e che vi sono cose ed eventi apparentemente inspegabili.

 

Nel tentativo di fuggire dall'isola capiscono che altre persone in passato sono arrivate in quel luogo e che probabilmente non se ne sono mai andate.

 

Questo fu l'incipit di cui ogni fan di Lost si innamorò perdutamente.

 

 

 

Dopo l'episodio pilota J.J. Abrams dovette abbandonare lo show per dedicarsi a Mission: Impossible III, così lo showrunner Damon Lindelof fu affiancato da Carlton Cuse.

 

I 24 episodi della prima stagione di Lost furono acclamati dalla critica e ottennero 12 nomination ai Primetime Emmy Awards e 6 statuette vinte: Migliore Serie Drammatica, Miglior Cast in una Serie Drammatica e solo l'episodio pilota ne vinse 4, per Miglior Regia, Migliori Effetti Visivi, Miglior Colonna Sonora, Miglior Montaggio. 

 

Lo show ebbe un successo enorme, diventando in poco tempo un vero e proprio cult del panorama seriale.

 

Ma il fenomeno Lost non si fermò di certo alla serie.

 

Nel 2006 Channel 4 (UK) lanciò una specie di caccia al tesoro on-line chiamata The Lost Experience: i fan poterono conoscere così gli avvenimenti immaginari che fecero nascere la serie TV, attraverso i quali Lost diventò più comprensibile.

 

Fu un'operazione di Viral Marketing senza precedenti: vennero create pubblicità televisive, siti web, call center, blog, video su YouTube, addirittura barrette di cioccolata apparse nello show e vendute nei negozi.

 

Le barrette di cioccolata tra l'altro presentavano pure un codice a barre con il quale, una volta inserito su un sito web, si potevano ottenere varie informazioni sulla serie. Tutto ciò spesso sponsorizzato da aziende come Coca-Cola, Jeep, Monster etc. 

 

 

 

Nel 2008 fu lanciato un gioco interattivo: Find 815. 

 

L’utente si poteva immedesimare in Sam Thomas, un nuovo protagonista alla ricerca della fidanzata Sonya, assistente di volo sull’aereo scomparso.

 

Il sito andò in parallelo con la serie TV e fu strutturato in maniera che gli episodi comprendessero una serie di filmati che permettevano di scoprire nuovi indizi sullo show.

 

Insomma, Lost non fu solo una serie: diventò un vero e proprio fenomeno di massa.

 

 

[Il cast di Lost nella terza stagione della serie]

 

 

Arrivati alla terza stagione però i produttori furono costretti dalla rete ad annunciare che Lost sarebbe andata avanti per altre tre stagioni, una mossa veramente azzardata per quel periodo visto che lo show si complicò scatenando forti discussioni da parte degli spettatori.

 

A quel punto, dopo aver realizzato l'episodio con il flashback in cui Jack è in Thailandia con Bai Ling - 3x09: Straniero in terra straniera - i produttori capirono che era arrivato il momento di studiare un finale per la serie.

 

Non fu facile però trovare un finale per uno show come Lost

 

Carlton Cuse specificò qualche anno più tardi:

"C'era questo strano paradosso: le persone ci criticavano per aver fatto durare la serie troppo a lungo e al tempo stesso volevano influenzare il corso degli eventi.

Credo che ogni creativo dietro una serie TV mentirebbe se ti dicesse di conoscere ogni dettaglio della storia per filo e per segno fin dall'inizio.

 

Solo lavorandoci su per sei anni e intraprendendo questo lungo viaggio creativo siamo stati in grado di fare quello che abbiamo fatto.

Si è trattato di un lungo processo."

 

A quel punto il bivio fu: scegliere se seguire il filone mitologico o quello dei personaggi.

 

E questo fu quello che dichiararono Lindelof e Cuse: 

"Lost era incentrato su misteri, domande e riposte, volevamo provare a rispondere al mistero principale che circonda lo show. 

Tutti parlavano dell'orso polare, della botola, della Dharma Initiative, di Jacob e dell'Uomo in Nero, ma proviamo a rispondere al mistero principale: che cosa succede quando muori ed entri in un processo per raggiungere un certo stato di grazia?

 

Una parte del pubblico ha reagito in maniera critica pensando 'Questo non l'avevo previsto, non era nella mia lista, non sono interessato.'

Ma noi lo eravamo."

 

Inoltre aggiunsero:

"Quando abbiamo cominciato a scrivere il finale stavamo facendo colazione in ufficio e ci siamo detti 'Non esiste una versione del finale che accontenterà tutti, soprattutto in una serie così piena di misteri'.

 

Presto abbiamo capito che provare a rispondere a tutte le domande si sarebbe trasformato in un disastro.

Era didattico e poco interessante, ma soprattutto non era realistico.

Per noi la questione fondamentale era capire se esiste uno scopo dopo la sofferenza e, ancor più importante, dobbiamo soffrire per raggiungere il livello della grazia?

 

Quando concludi una serie, più i personaggi hanno sofferto, maggiore dovrà essere la loro soddisfazione alla fine".

 

[Poster di Lost e il suo cast]

 

Gli stessi sceneggiatori ammisero anche che alcuni episodi furono girati sotto lo standard: 

"Abbiamo girato 121 ore di Lost.

15 o 20 episodi forse erano un po’ sotto gli standard, al confine con la stronzata.

 

Sarebbe bello poter far finta che certi episodi non siano mai andati in onda.

Ma mi piace l’idea che siamo ancora qui a parlare di Nikki e Paulo.

A volte gli errori, le cose che non vanno proprio benissimo, diventano parte integrante dell’eredità lasciata da serie come Lost."

 

E ancora:

"Molte volte ci siamo messi da soli in situazioni difficili.

Quando ci trovavamo con le spalle al muro Damon diceva spesso: “Bene, ci arrampicheremo sul muro”.

 

Era una parte divertente del nostro lavoro, crearci degli ostacoli da superare.

Gli unici momenti in cui ci sentivamo davvero bloccati erano quando avevamo fatto cose di cui ci eravamo pentiti.

Come la storia di Nikki e Paulo.

Non era un vero e proprio vicolo cieco, ma è una linea narrativa di cui ci siamo pentiti.

 

Anche la parte in cui Jack in un flashback si ricorda di quando si era fatto fare il tatuaggio in Thailandia: ci siamo davvero pentiti di aver deciso di raccontare quella cosa.

Anzi, quella storia la usammo per mostrare a ABC che era ora di chiudere la serie."

 

La storia di questa produzione non fu quindi tutta rose e fiori, eppure se si pensa a Lost si ricorda con una forte componente nostalgica e con tanta voglia di fare un rewatch della serie.

 

 

[Tutto ciò che è Lost in un'unica immagine]

 

 

Personalmente ho amato Lost dal primo all'ultimo episodio.

 

Certo, non sono state date risposte esaurienti proprio a tutte le domande che ci si poneva guardando la serie, ma quell'alone di mistero che aveva questo show non l'ho mai più trovato in alcun prodotto seriale.

 

Una serie diventata mainstream e che ormai fa parte della cultura pop: citata in moltissime opere come libri, fumetti, serie TV e film.

 

In Lost vi furono inoltre moltissime frasi e citazioni, ma uno dei mantra della serie è sempre stato: 

"Si vive insieme, si muore soli".

 

Lo si sente dire parecchie volte dai personaggi dello show e questo è quello che traspare dalle storyline principali.

 

Questi 50 personaggi ci sono stati presentati scavando nel loro passato, presente e futuro tramite flashback e flashforward, ma non solo: con Lost si è parlato a un certo punto anche di flash-sideways.

 

Un espediente narrativo creato per mostrare come sarebbero state le vite dei personaggi se il volo Oceanic 815 fosse atterrato e come le loro esistenze erano diverse dalle vite che conoscevamo prima.

 

Nella realtà parallela coincidente Sun (Yunjin Kim) diceva: 

"Tutti noi ci incroceremo in modi diversi.

Alcuni personaggi si riconosceranno a vicenda e altri no."

 

Ma questo è un discorso molto lungo e difficile da affrontare, e ci vorrebbero pagine e pagine per parlare in maniera approfondita dei numerosi quesiti e delle numerose risposte che questa serie ha messo sul tavolo: dal progetto Dharma ai famosi numeri 4 8 15 16 23 42, dagli Altri all'orso polare… 

 

 

[Matthew Fox nel ruolo di Jack Shephard in Lost]

 

 

Il fatto è che Lost non è stata solo una serie TV, ma un intero universo.

 

Il suo pubblico apriva portali, forum e pagine social per parlare dello show, per teorizzare e per complottare con altri fan. 

 

Una delle grandi novità che Lost portò con sé fu infatti la condivisione mondiale dei sentimenti degli spettatori. 

Il 2004 è l'anno di nascita della serie, ma anche l'anno di nascita di Facebook. 

 

Così come passavano le stagioni di Lost, cresceva la partecipazione degli utenti su forum e social network. 

E una serie TV smaccatamente costruita sulla suspense, sul mistero e sulla conclusione con un cliffhanger di praticamente ogni singola puntata era la serie perfetta per essere discussa in rete. 

 

Fan di ogni parte del pianeta si ritrovavano sui social per speculare in merito a cosa sarebbe successo nelle puntate successive, ci si scambiava frame delle puntate che si pensava nascondessero chissà quale indizio fondamentale, ci si scopriva a lavorare a teorie sul finale assieme a spettatori dall'Australia e dalla Colombia, dall'Irlanda e dalle Filippine, tutti con lo stesso trasporto nei confronti di Lost e, soprattutto, dei suoi personaggi. 

 

Personaggi che la struttura a flashback dello show, dove ogni puntata mostrava il presente del gruppo di naufraghi e il passato di uno solo di loro, ci aveva insegnato a conoscere, a comprendere, ad amare. 

I cui destini interessavano tanto quanto interessava la risoluzione dei misteri. 

 

 



Ma alla fine, dieci anni dopo la sua conclusione, cosa ci ha lasciato Lost?

 

Un enorme affresco sulla perenne lotta tra il Bene e il Male.  

Perché Lost è un'esperienza che parla di religione, spiritualità, morale, oscurità e speranza: tutti gli aspetti dell'esistenza umana vengono trattati da questo show in un modo o in un altro. 

 

Il genere sulla carta sarebbe un'avventura fantascientifica, ma la cosa e viene più volte ribaltata e nel corso delle stagioni si passa dal puro fantasy alla commedia, dal drammatico all'action. 

Sempre tenendo alta la barra della qualità tecnica e senza mai dimenticare i personaggi, i loro tumulti e il loro mondo. 

 

E a tutti noi fan quel mondo manca moltissimo.

Ma non solo a noi, anche al cast che a quanto pare ha festeggiato i 10 anni dal finale della serie. 

 

Daniel Dae Kim, vittima tra l'altro del Coronavirus, ha postato in questi giorni sul suo profilo Instagram un video inedito del cast di Lost mentre canta una canzone, augurando ai suoi compagni di viaggio un buon anniversario per i 10 anni dalla fine della serie.

 

 

 

Il mio consiglio, nel caso non l'abbiate già fatto, è quello di guardare Lost dall'inizio alla fine.

 

Godersi episodio dopo episodio facendosi le giuste domande e condividendo con chi l'ha già vista il proprio pensiero.

 

Anche se in alcuni momenti lo troverete un po' carente non mollatelo a metà, perché solo arrivando alla fine si può gustare a pieno questa meravigliosa opera d'arte.

 

Sì perché per quanto mi riguarda Lost è davvero un'opera d'arte, che non può non essere vista almeno una volta da un maniaco seriale. 

 

So che il finale ha creato un enorme e accanito dibattito tra i fan: c'è chi lo ha amato, chi l'ha odiato e chi ancora oggi non lo ha capito... ma secondo me non è questo il punto.

 

Quello che conta è cosa la serie ha lasciato ad ognuno di noi.

E a me ha lasciato davvero tanto.

 

"C'è solo una fine, tutto il resto è progresso."

 

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