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Tiger King - Recensione: Follia, armi e tigri nella suburbia americana

Tiger King, il re delle tigri: l'uomo del momento. Andate a incontrarlo su Netflix, ne vale la pena.

 

 

Lui, il nostro protagonista indiscusso, è Joseph Allen Maldonado-Passage, noto al grande pubblico con il nome d'arte di Joe Exotic.

 

Joe appartiene fieramente alla categoria di quelli che gli americani chiamano redneck, i bifolchi, gli abitanti delle baracche, delle roulotte, nella zona meridionale degli States.

Quei posti poco raccomandabili, dove è meglio non perdersi o addentrarsi in zone ignote perché "Qui non si chiama il 911, qui si usa la 9mm", avvertono i cartelli sui cancelli.             

 

 

[L'autoproclamato Tiger King, Joe Exotic, in tutto il suo splendore kitsch]

 

Sono i luoghi dei mostri sociali, creati da un territorio sconfinato dove una legge spesso lacunosa non riesce a imporre un'amministrazione.

 

Sono le distese rosse, gli acquitrini infestati da zanzare e alligatori, dove esistono ancora divinità cristiane feroci e vendicatrici per le quali i figli gay non vengono accettati e le figlie vittime di stupri sono ripudiate perché "se la sono andata a cercare".

 

Sono le suburbia polverose, lasciate in balìa a loro stesse, dove freak mostruosi attendono nelle grotte i passanti ignari per poterli torturare, macellare e sbattere nel frigorifero.

Questa era l'immaginario provocatorio e violento che proponeva la denuncia sociale e orrorifica di Le colline hanno gli occhi (1977) di Wes Craven.

 

La docu-serie diretta da Rebecca Chaiklin e Eric Goode ricolloca la visione da fiction del maestro dell'horror americano in un contesto documentario estremamente reale, popolato da folli, egomaniaci, drogati e assassini con una passione smisurata per felini di grossa taglia.

 

 

[Tiger King mostra anche come sia possibile incorrere in "incidenti" nel lavorare in un parco pieno di grossi felini dalle zanne affilate]

 

 

In questo quadro deleterio, nell'arco dei sette episodi, assistiamo al percorso di Joe Exotic nel mondo dell'allevamento delle tigri, della lotta con i suoi "avversari", come ad esempio Carole Baskin, proprietaria di un centro di recupero per animali esotici sospettata di aver ucciso il marito multimilionario e di averlo dato in pasto alle tigri.

 

Quello rappresentato in Tiger King è un vero e proprio universo di follia, dove il susseguirsi degli avvenimenti pare essere un incrocio fra Making a Murderer e Jersey Shore, pieno di personaggi eccentrici in balìa alla loro follia.


Joe gira perennemente armato di pistola ("per gli umani, non per gli animali", ci tiene a precisare), è bigamo, sposato con due uomini - che hanno 30 anni meno di lui - e assume nel suo parco solo ex criminali o sbandati per potergli dare una seconda chance e, ovviamente, poterli retribuire il meno possibile.


Joe il mattacchione, l'uomo dalla grande parlantina e dal grande carisma, che arriva a proclamarsi Tiger King e a imbastire un reality show su se stesso e il suo parco di felini.

 

...e poi gli album musicali, le clip video delle sue canzoni dove la "nemica" Carol Baskin dà pezzetti del marito in pasto alle tigri, le candidature a presidente degli Stati Uniti e governatore dello stato dell'Oklahoma.

 

[I saw a tiger, una delle hit di Joe]

 

 

Nel corso delle sette puntate c'è spazio anche per "Doc" Antle - vero e proprio modello per Joe - proprietario di un parco di animali esotici che gestisce come una sorta di "santone", con tanto di setta al seguito, e dotato un harem di mogli (ben cinque) che tiene psicologicamente in ostaggio. 

Sul buon Doc, ovviamente, girano inistentemente voci sul fatto che si "disfi" delle sue tigri quando sono troppo anziane per garantirgli il profitto desiderato.

 

Ci mancherebbe altro... pensavate sul serio che fosse possibile trovare una parte in causa "normale" in questa storia?

E poi la metanfetamina, le armi,  i tradimenti, gli esplosivi e i signori della droga che sembrano usciti da Scarface... e, in coda, dopo tutti, gli animali: le vere vittime di questa narrazione.

Trafficati come merce, maltrattati, oggetizzati, venduti, uccisi, rinchiusi in gabbie minuscole.

 

Felini, primati, serpenti e alligatori... non sono solo le tigri a essere trattate come pucciosi peluches in Tiger King.


Nessuno è esente dalla follia di Joe e compagni, chiunque può essere calpestato sull'altare della fama, della brama di amore e del desiderio di primeggiare.

 

Di essere il Re delle Tigri.

 

 

 [Il "santone" Doc Antle con uno dei suoi felini]

 

 

Raccontare con esattezza cosa sia esattamente Tiger King è deleterio.

 

Per il semplice fatto che, all'interno di questa docu-serie c'è tutta la follia dell'essere umano e tanti di quegli avvenimenti, colpi di scena e stramberie da poter riempire una serie TV  (pare che Netflix si stia già muovendo in questa direzione) o un lungometraggio.

 

Non a caso, il titolo completo della serie è Tiger King: Murder, Mayhem and Madness.

 

Follie che, però, non sono fini a loro stesse.

Divertono, certo, ma fanno riflettere sulla condizione di molte realtà sociali di uno dei paesi più potenti al mondo, sulla natura dell'essere umano e sulla situazione attuale della vita animale sul pianeta Terra.

 

Dopo lo straordinario successo della prima serie (pare che si siano registrati 34 milioni di spettatori unici dalla data di rilascio), sembra che Netflix stia imbastendo una seconda stagione.

La speranza è che la società di Scotts Valley non si faccia prendere dall'avidità, rovinando un buon prodotto come successo come con La Casa di Carta.

 

 

[Sì, la follia di Tiger King è assolutamente accostabile al caos delle strade di GTA San Andreas]


In tutto il mondo ci sono quattromila tigri che vivono in natura, muovendosi spaventosamente verso l'estinzione.

 

Solo negli Stati Uniti sono diecimila gli esemplari che vivono in cattività.

 

Caos e natura, uomini e governi, leggi assenti e faide: Tiger King, su Netflix.

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7 commenti

Giulia Malizia

3 mesi fa

Finita questa sera. Che dire, dunque? Quando mi sono resa conto di ciò che stavo guardando, ho cercato infinite volte di capire che fosse effettivamente tutto vero. Non ci volevo credere! Dalla crudeltà all'assurdità dei "personaggi" fino a quelle canzoncine idiote, sembrava tutto l'ennesima storia di contrabbandieri armati e violenti. Invece, è tutto reale. Infine, non mi sono schierata da nessuna parte, anche perché non ci sono parti. Nessuno è solo vittima o solo carnefice, ognuno, a suo modo, ha avuto il proprio up e il proprio down. Carina e ironica la puntata conclusiva con John McHale: l'ho rivisto con piacere e ha gestito bene il tutto. 🙈

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Adriano Meis

3 mesi fa

Giulia Malizia
Concordo! L'episodio conclusivo con McHale che racconta le impressioni dei protagonisti post diffusione del documentario è davvero interessante. Ne escono alcuni commenti che danno un impatto maggiore (se è possibile) a quanto si è visto in precedenza.

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Ivan Pasqua

3 mesi fa

Una serie completamente folle e assurda! Mi ha impressionato.

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Iniziata ieri in per curiosità. Pensavo fosse qualche cavolata tipo quelle che trasmettono di Dplay oppure RealTime. Invece mi ha sconvolto. Il personaggio di Joe Exotic sembra essere uscito da un film ma non è così.

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Mike

4 mesi fa

Assurdo davvero! Ma come è stato girato? Cioè tutte le persone che si vedono hanno acconsentito a far girare questo documentario serie?

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Adriano Meis

4 mesi fa

Mike
Ciao Mike! I registi avevano già di partenza una grande mole di materiale, visto che quasi tutto quello che avveniva nel parco di Joe veniva ripreso (per un periodo, banalmente, ha pensato di mettere su un reality). E poi, sì, gli altri hanno acconsentito alla realizzazione del documentario... Non può essere diversamente, se ora lo abbiamo a disposizione su Netflix!

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Mike

3 mesi fa

Adriano Meis
Capito grazie della risposta! Lo recupererò a breve!

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