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Attacco al Potere 3: l'ultraviolenza anti-Trump - Recensione

Arriva in sala il nuovo - ed ultimo? - capitolo della saga ''Fallen'': Attacco al potere 3 - Angel has Fallen è il terzo film che giunge dopo Olympus has Fallen del 2013 e London has Fallen del 2016. 

 

I primi due film hanno avuto un inaspettato successo al botteghino, cosa che ha portato inevitabilmente a un nuovo episodio che però, a differenza dei primi due, prende una strada diversa. 

 

In Attacco al Potere 3 ritroviamo Gerard Butler nei panni dell'eroe Mike Banning e scopriamo con gioia che Morgan Freeman ha fatto carriera e che dopo essere stato Portavoce e Vice Presidente adesso è lui il Presidente degli Stati Uniti.  

 

 



Ma se nel primo Attacco al Potere Mike doveva affrontare un assalto alla Casa Bianca da parte dei nordcoreani e nel secondo vedersela con i terroristi che tentavano di eliminare i leader mondiali riuniti a Londra per dei funerali di Stato, in questo film il nemico è diverso. 

Non è più straniero, ma interno. 

 

Attacco al Potere 3 sceglie di andare in una direzione che non sia quella della xenofobia e della paranoia nei confronti del nemico che arriva da fuori, ma al contrario ci racconta una storia dove l'antagonista è ancora più nazionalista dell'eroe.  

 

 

 

Il messaggio politico della saga Fallen è sempre stato fin troppo palese: nel 2013 l'obiettivo su cui indirizzare l'odio del popolo statunitense era Kim Jong-un, da poco divenuto Leader Supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea, nel 2016 gli attentati terroristici dello Stato Islamico giunsero all'apice della loro violenza falcidiando centinaia di persone a Parigi, Orlando e Nizza, e il nemico di Attacco al Potere ha seguito di pari passo il cambiamento degli equilibri politici mondiali. 

 

Ma nel 2019 forse siamo fuori tempo massimo per ritrarre ancora un altro nemico che arriva da fuori. 

Quest'anno il nemico, più pericoloso proprio perché più vicino, più subdolo e più potenzialmente letale, arriva dall'interno. 

 

Ecco che quindi Attacco al Potere 3 ci mette davanti l'eroe Mike Banning che non deve più salvare la vita del Presidente degli Stati Uniti, ma la propria.  

 

 



Un attacco di droni annienta l'intera squadra di sicurezza del Presidente (Morgan Freeman) mentre questi aveva scelto di passare un pomeriggio a pescare, lontano dagli impegni di Washington. 

I droni uccidono tutti tranne il Presidente, che entra in coma, e lo stesso Mike Banning (Gerard Butler). 

 

Se in un attacco terroristico muoiono tutti tranne te, è normale pensare inizialmente che il colpevole sia tu. 

Ma questo dovrebbe poi cambiare una volta ragionato sul fatto che se è così immediato il pensiero, allora la verità sta altrove. 

 

Non per l'FBI di Attacco al Potere 3, che con una naïveté quasi invidiabile si fissa su Mike Banning ritenendolo colpevole dell'attacco: il Presidente non può garantire per lui, nessuno gli crede, gli tocca quindi scappare e cercare di scoprire chi lo stia incastrando, restando contemporaneamente fuori dai radar dell'FBI. 

 

 



Ma per Mike Banning tutto questo non sarà un problema: la sua esperienza maturata in anni di lavoro nei servizi segreti e nella sicurezza nazionale gli permette di prevedere le mosse effettuate da chi lo sta cercando, di restare sempre un passo avanti a loro, di scoprire la verità e anche di fare in modo di comunicarla a chi lo ha ingiustamente accusato, consegnando il colpevole. 

 

La storia non brilla per originalità, ma d'altronde il target di riferimento di questo genere di film non è certo popolato da chi la ricerca, c'è però da sottolineare come il risvolto politico sia spudoratamente di parte nonostante l'aspetto del film faccia pensare a tutt'altro. 

 

La violenza di Attacco al Potere 3 è esagerata: le vittime muoiono davanti ai nostri occhi dilaniate dalle esplosioni e dai colpi di arma da fuoco, le scene d'azione sono girate in maniera ultracinetica e la spettacolarizzazione della morte è portata a livelli a volte insostenibili. 

 

Tutto ciò si inserisce nel solco dei film action muscolari dove l'eroe a stelle e strisce risolverà tutto quanto uccidendo i nemici perché "è giusto così": in un Paese dove vige la pena di morte in 23 Stati la questione morale si pone fino a un certo punto e siamo ormai abituati, fin dagli anni '80, a vedere il protagonista senza macchia che... si macchia di terribili omicidi, esecuzioni sommarie senza giudice e giuria solo perché la storia lo richiede e perché quelli tanto "erano tutti cattivi" [cit.]

E scrivo un'ovvietà sostenendo che questo tipo di Cinema è sempre stato profondamente reazionario, figlio della cultura delle armi e dell'autodifesa a tutti i costi, un prodotto dell'ossessione nei confronti dello straniero invasore che ci ruba il lavoro, le donne e gli amici, tanto da portarci a vedere come "normale" qualcuno che da solo elimina fisicamente decine, centinaia di persone senza mai porsi il minimo problema etico in merito. 

 

Ma Attacco al Potere 3 fa qualcosa di diverso: ho scritto prima che non è più tempo per il nemico che arriva da fuori, e difatti questa volta il cattivo è un connazionale di Mike, un mercenario.  

 

 



Un ex militare oggi a capo di un'enorme azienda di tecnologia bellica all'avanguardia che recita lo slogan "Make America Strong Again". 

 

E che ha accordi con la Russia per manipolare le elezioni americane, destituire il Presidente in carica e mettere un proprio uomo che possa fare gli interessi dei russi. 

 

Vi ricorda qualcosa? 
Mancano un parrucchino biondo, Twitter, qualche dichiarazione roboante e inopportuna e abbiamo il mondo di Donald Trump. 

 

Attacco al Potere 3 dunque sceglie di puntare il dito contro il vero e attuale Presidente degli Stati Uniti, un uomo entrato sulla scena politica arrivando dallo spettacolo e dall'imprenditoria, un repubblicano che inizialmente nemmeno i repubblicani volevano tra le proprie fila. 

 

Mi chiedo dunque quale sia il pubblico al quale vuole rivolgersi il film e soprattutto che tipo di messaggio voglia lanciare: la critica allo status quo è labile così come quella all'uomo Trump, eppure sono scelte ben precise di sceneggiatura che non passano inosservate e che sicuramente vengono notate dal pubblico americano, solitamente "coccolato" nelle sue convinzioni militaresche da film di questo genere.  

 

 



Ric Roman Waugh, sceneggiatore e regista di Attacco al Potere 3, sceglie di scrivere e girare un film profondamente destroide ma che accusa e critica apertamente chi in questo momento rappresenta in tutto e per tutto la destra americana: un azzardo, forse, un tentativo, quasi sicuramente. 

 

E il film in sé regala delle scene d'azione davvero mirabili - senza svelare troppo dirò solo "il tir" - esplosioni, colpi e strategie militari che sfiorano l'estetica del videogioco, e che quindi faranno la gioia degli appassionati del genere. 

 

Ci sono tantissime cose che esplodono, altrettante che vengono crivellate di colpi, e c'è un Nick Nolte nei panni del padre di Mike Banning che da solo varrebbe il film intero: personaggio autoesclusosi dal mondo, con una morale semplice ma efficace che si riassume in "Qualunque guerra causa conseguenza all'animo umano", un uomo che ha deciso di proteggere solo ed esclusivamente se stesso ma che alla prima richiesta d'aiuto si prodiga fino in fondo.  

 

 



C'è il mestiere di Morgan Freeman, quello di Danny Huston, c'è secondo me un gradino sotto quello di Gerard Butler che forse è arrivato al capolinea per prodotti di questo genere, lievemente imbolsito e stanco, anche se effettivamente rispecchia in tutto il personaggio interpretato. 

 

Se cercate dunque un film d'azione che lasci ben poco spazio al ragionamento, Attacco al Potere 3 vi divertirà nonostante la sua immediatezza e prevedibilità: c'è tutto quello che un fan degli action potrebbe desiderare, compresi degli inseguimenti e delle scene di guerriglia con una cinepresa che non sta ferma un secondo.  

 

 



E se avete visto i due precedenti capitoli, mi sento di dire che molto probabilmente Attacco al Potere 3 sia il migliore della trilogia, grazie a una storia semplice ma in fin dei conti meno banale delle altre e ad una messa in scena pirotecnica dovuta alla mano di un regista precedentemente stuntman, che sa bene come e dove piazzare il punto macchina per ottenere l'effetto più spettacolare possibile. 

 

Un film che, riflettendoci sopra un secondo, si mostra più come satira del genere a cui appartiene, esagerando qualunque cosa apposta per ottenere la saturazione e veicolare un messaggio critico nascosto tra le pieghe della compiacenza.

 

Sotto questo aspetto, il tentativo di Attacco al Potere 3 merita sicuramente più di un applauso. 

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1 commento

Jaimy

1 mese fa

bell'analisi!

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