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Ricordi? Un film sulla soggettività della percezione - Recensione

Come fa la nostra mente a scavare nei Ricordi?

 

Qual è il meccanismo, quale lo stimolo grazie al quale ritornano a galla alcune immagini che in tempi più o meno lontani abbiamo visto in prima persona?

 

Ma poi, siamo sicuri di aver effettivamente visto tutto ciò o è frutto della nostra immaginazione, c’è stata una distorsione degli eventi per mano del tempo, della grande gioia o del gran dolore che questi avvenimenti hanno fatto nascere e maturare in noi?

 

 

 

Queste sono le domande che il film di Valerio Mieli ci pone.

 

Perché l’obiettivo non è dirci qual è la verità, una vera risposta non ci viene data e questo semplicemente perché una verità oggettiva sui ricordi non esiste, non può esistere per la natura stessa dei ricordi.

 

Il ricordo è un po’ come una leggenda, un mito: più vengono narrate le gesta di eroi lontani, più si racconta di ere passate, e più è difficile scovare il fondo di verità… ma ci puoi giurare che tutto è nato da qualcosa di reale, un pizzico di verità c’è! 

 

È stato poi il tempo, sapiente sarto, a ricamarci odori, colori, sensazioni derivanti a loro volta da ricordi pregressi e tutto si ripete in un ciclo senza un preciso inizio e una precisa fine.

 

Ma allora è tutta una grande bugia?

Nulla (o quasi) di ciò che chiamiamo “ricordi” è avvenuto davvero?

Nulla ci è accaduto, appartenuto in un certo momento della nostra vita?

 

E stato così bello o brutto come ce lo ricordiamo?

Cosa è accaduto davvero?

E si può dire che qualcosa è accaduta davvero, nel modo in cui è nella nostra mente, o non ha senso essendo noi, dal momento successivo alla nostra nascita, influenzati da tutto e tutti intono a noi, quindi con strumenti di analisi impossibili da calibrare sullo zero?

 

Allo spettatore viene solo data la possibilità di scegliere da che parte stare, decidere se abbracciare una visione ottimistica o pessimistica delle esperienza di vita, trovandosi più o meno in sintonia con l’uno o l’altro protagonista.

 

 

 

 

"È la nostalgia che rende tutto bello e inventiamo una felicità perfetta che non c'è mai stata, o siamo stati davvero felici ma lo capiamo solo dopo?

È da questa domanda che sono partito."

 

Spiega Mieli:

"Come il ricordo permea la nostra esistenza, è un tema affascinante da trattare al cinema perché permette di raccontare, oltre alla vita, l'esperienza della vita: di realizzare, per così dire, un film in soggettiva emotiva.

Spero che la storia dei personaggi risuoni con i ricordi e le emozioni di ciascuno di noi, essendo, secondo me, anche la nostra vita un unico flusso di sensazioni e memoria."

 

Come nel recente Van Gogh - At Eternity’s Gate montaggio e fotografia dichiaravano già dal primo minuto il loro compito da protagonisti, così anche in Ricordi? si mostrano subito per ciò che saranno: preziosi mezzi per farci entrare prepotentemente nelle menti di lui (Luca Marinelli) e di lei (Linda Caridi), per farci spiare nel loro passato ed assistere al presente attraverso i loro occhi.

 

Un lui e una lei senza nomi, non sono importanti.

Non aggiungo altro riguardo le differenze tra i punti di vista dei due, è una deliziosa sorpresa.

 

Daria D’Antonio alla fotografia, Desideria Rayner al montaggio, spero di sentir parlare ancora di loro.

 

Luca Marinelli (Non Essere Cattivo, Lo Chiamavano Jeeg Robot) è ormai uno dei punti di forza del nostro Cinema.

 

La sorpresa è stata la protagonista Linda Caridi, attrice ancora non troppo nota al grande pubblico, che ha saputo giocare bene con dolcezza e delicatezza senza risultare banale.

 

 

 

 

Apprezzatissima la scelta della musica classica come colonna sonora: Bach, Vivaldi, Tchaikovsky, Debussy

 

Vorrei sapere chi, guardandolo, non ha pensato più volte ad un preciso altro film.

Sì: mi riferisco proprio ad Eternal Sunshine of the Spotless Mind.

Come non fare il collegamento?

 

Sia il film di Michel Gondry che quello di Valerio Mieli, accompagnandoci nei meandri della memoria dei rispettivi protagonisti alternano alti e bassi portandoci a gioire, a desiderare una storia come quella che ci viene mostrata, spezzandoci subito dopo il cuore per le pieghe che hanno preso gli eventi.

 

Ma la differenza tra le due opere è sostanziale: nel film del regista francese i protagonisti vogliono cancellare qualsiasi loro ricordo, in quello italiano non c’è un momento in cui non si cerchi di portarne uno alla luce, più o meno recente, serenamente o a fatica.

 

Ed è proprio l’atto del voler ricordare che, per essere tale, chiede elementi come suoni, odori, sensazioni tattili, tutto ciò che normalmente ci fa tornare in mente un pezzo di vissuto.

 

 

 

 

In Eternal Sunshine of the Spotless Mind siamo sommersi dai ricordi di lei, di lui, ma è come se i cinque sensi venissero meno coinvolti. 

 

La presenza di vuoti emotivi, è molto più marcata che in Ricordi? e, andando avanti con la storia, in crescendo (come a seguire la terapia di Joel Barish).

Dal dolore più profondo si arriva quasi all’accettazione di esso.

 

In Ricordì? il dolore resta dolore, la felicità resta felicità, nulla si dissolve o viene cancellato ma tutto viene rimodellato in ricordi che più o meno veritieri, più o meno nitidi, accompagneranno le vite dei loro custodi per sempre.

 

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2 commenti

Giulia

3 mesi fa

Film delicato e emozionante, di una poesia disarmante! Fotografia perfetta per un ritratto a tutto tondo delle personalità dei due personaggi.

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Marco Dal Canto

3 mesi fa

Potrebbe essere interessante

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