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Il mio amico robot - Recensione: tutte le sfumature del cuore

Il mio amico robot del regista spagnolo Pablo Berger, nominato agli Oscar come Miglior Film di Animazione, è un viaggio onirico alla scoperta della reciprocità

Il mio amico robot di Pablo Berger è arrivato nei cinema italiani distribuito da I Wonder Pictures in collaborazione con Unipol Biografilm Collection

 

Presentato in anteprima mondiale al 76° Festival del Cinema di Cannes, Il mio amico robot ha ricevuto il premio Controcampo per il Miglior Film al Festival Internazionale del Film d'Animazione di Annecy e la nomination ai Premi Oscar come Miglior Film di Animazione, categoria in cui ha poi vinto sconfitto Il ragazzo e l'airone di Hayao Miyazaki. 

Il regista spagnolo Pablo Berger si misura per la prima volta con un mezzo mai padroneggiato prima - l'animazione in 2D - e per la seconda volta con un'opera completamente priva di dialoghi, dopo l'esperienza di Blancanieves, film muto del 2012. 

 

Il mio amico robot, prodotto da Arcadia Motion Pictureè ispirato all’omonima graphic novel dell'illustratrice e scrittrice americana Sara Varon uscita nel 2007, in cui si racconta la storia di amicizia tra DOG e ROBOT, in una New York degli anni '80 abitata da animali antropomorfi.

 

[Il trailer italiano de Il mio amico robot]

 

 

Per le animazioni Berger si è affidato alla direzione artistica dell'illustratore e fumettista José Luis Ágreda, suo conterraneo, che ha guidato una squadra di 20 giovani artisti con cui ha sviluppato concetti, personaggi, sfondi, oggetti di scena, color script, l'intera struttura visiva su cui si fonda Il mio amico robot, adattando i disegni della graphic novel al nuovo medium cinematografico.

 

L'attenzione al dettaglio nei colori e nelle espressioni facciali dei personaggi e l'atmosfera vintage della linea classica vestita di contemporaneità ben emergono nel ritratto della giungla variegata dei newyorkesi, con migliaia di personaggi-comparse. 

 

È Berger stesso a spiegare l'idea alla base del progetto:

"Lo stile della graphic novel “Robot Dreams” e del film prende spunto dalla linea chiara della scuola franco-belga e di uno dei suoi maggiori esponenti, Hergé, autore di Tintin.

La realtà viene narrata e rappresentata usando linee chiare e continue, colori piatti e poche ombre. È un pugno visivo. [...]  Il mio amore per il Cinema è in gran parte dovuto ai fumetti. Il mio amico robot è stato concepito come un fumetto che diventa disegni animati.

Per farlo abbiamo sfruttato le caratteristiche tipiche di entrambi i media e la tecnica del panfocus - tutti gli elementi erano presenti in ogni scena. [...] 

 

Con Il mio amico robot volevo tornare all’essenza pura del Cinema. 

Ma questa volta da un’altra angolazione, quella dell’animazione - una forma di rappresentazione e narrazione senza limiti. Tutto il cast artistico e tecnico ha dovuto guardare i film di Charlie Chaplin, Buster Keaton e Harold Lloyd. 

 

La saggezza, l’umanità e l’umorismo di queste opere ci hanno ispirati molto." 

 

 

[Le illustrazioni di José Luis Ágreda dei newyorkesi de Il mio amico robot]

 

 

DOG vive nel suo appartamento a Manatthan, con una routine rodata tra videogiochi, televendite alla TV e comfort food. 

 

L'intensità della vita che sente arrivare dalla finestra di casa sua, da cui guarda accadere la felicità degli altri, accresce però in lui un forte senso di solitudine. Decide perciò di acquistare il kit di montaggio di ROBOT, un automa da compagnia che, da libretto di istruzioni, promette di essere in grado di dimostrare immediato affetto ed empatia. 

Il fatto che DOG, per colmare il senso di vuoto, scelga come prima opzione quella di "creare" in modo artificiale un amico su misura, senza ritenere valida la possibilità di provare a interagire con il mondo esterno, risulta piuttosto emblematico.

 

Come uno specchio, Il mio amico robot mette in scena l'ansia sociale che si riverbera sull'essere umano quando tenta di creare nuove relazioni, il timore di essere rifiutati, non accolti o capiti, una sorta di esclusione preventiva che diventa isolamento autoindotto.

 

DOG è pieno di amore strabordante, ma non sa come incanalarlo: assumersi il rischio di un ipotetico fallimento con un prodotto puramente meccanico gli sembra la via più facile da percorrere. 

 

 

[DOG costruisce ROBOT ne Il mio amico robot]

 

 

Quando ROBOT prende vita, gli occhi a serranda così docili e il sorriso di metallo così largo confortano lo stato d'animo di DOG. 

 

In pochissimo tempo i due diventano amici inseparabili: DOG è finalmente pronto ad affrontare lo spazio sociale senza riserve e a godere della bellezza della condivisione, rinvigorito dalla presenza di una spalla sempre al suo fianco. 

Il mio amico robot è privo di scene parlate, ma non è di certo un film silenzioso, tutt'altro. 

Il fiorire dell'amicizia tra i due sboccia insieme alla musica che accompagna le attività tra le strade di New York, un'allegria sonora coinvolgente che intensifica la consonanza emotiva e suscita una spontanea immedesimazione nello spettatore. 

 

L'assenza di parole appare assolutamente ininfluente rispetto alla potenza del messaggio. 

Per la colonna sonora il regista Pablo Berger si è affidato nuovamente ad Alfonso de Vilallonga, già compositore per i suoi due precendenti lavori, Blancanieves (2012) e Abracadabra (2017), che ha ideato delicate melodie al piano, ritmi jazz e rumori urbani di sottofondo molto "newyorkesi". 

 

Il suono diventa un livello di espressione attraverso cui leggere il film, con una semantizzazione delle melodie che, oltre a quelle originali di Alfonso de Vilallonga, riprendono brani dal gusto R&B, soul, funk e disco tipico degli anni '80, come September degli Earth, Wind and Fire che fotografa l'attitudine festosa dei personaggi in una lunga sequenza. 

 

 

[DOG e ROBOT ballano tra gli abitanti di New York ne Il mio amico robot]

 

 

Il mio amico robot fornisce un ritratto della metropoli statunitense culturalmente variopinto.  

 

Nonostante la collocazione storica passata, il linguaggio estetico utilizza un registro attuale. 

L'energia vitale pulsa tra le strade dense di personaggi ben identificabili: tramite l'abbigliamento, il lavoro, il modo di camminare, ogni comparsa diventa rappresentativa di una specifica categioria "umana". 

L'ambientazione è il mezzo attraverso cui dipingere la società, dove ogni cultura rivendica il proprio spazio di esistenza.

Bastano pochi secondi per intuire gli stili diversi, soprattutto musicali - punk, hip-hop, etc. - che si fanno portatori di valori condivisi, di un modo di intendere le cose comune a "persone" che si percepiscono affini.

Le classi sociali sembrano però vivere in compartimenti stagni, come se non riuscissero o non volessero parlarsi, confinate ognuna nei propri ideali, nei propri convincimenti e nel proprio status economico. 

 

La New York de Il mio amico robot ci racconta una comunità vivida ma chiusa, che fatica a credere nella possibilità di mescolare gruppi differenti, una città sporca e degradata dove ognuno, nel caos della moltitudine, si ritrova solo a pensare al proprio destino.  

 

 

[Il mio amico robot: uno squarcio della città di New York mentre DOG e ROBOT passeggiano]

 

 

Un giorno DOG e ROBOT decidono di andare al mare insieme sulla spiaggia di Coney Island, spienserati e nutriti della reciproca compagnia. 

 

A fine giornata però ROBOT resta immobilizzato sulla sabbia: il sole e l'acqua di mare hanno arrugginito i suoi circuiti. 

Non riuscendo a spostarlo, DOG riprende la via di casa con l'intento di provare a ripararlo il giorno dopo con gli attrezzi giusti, ma quando torna si rende conto di non poter più accedere alla spiaggia che è stata sigillata per la fine della stagione estiva. 

Inizia così la fase della separazione, uno spartiacque tra i sentimenti felici e quelli più scuri. 

 

DOG è costretto a sperimentare di nuovo la solitudine, che adesso appare come una condizione ancora più dolorosa, perchè abitata dalla nostalgia dei ricordi costruiti insieme. L'amicizia con ROBOT però, nonostante tutto, ha sbloccato in lui la capacità di intessere relazioni e così, con il passare del tempo, DOG coltiva una mentalità aperta a nuove conoscenze, sulla scorta di quella lezione di affetto imparata dal suo amico metallico.

 

Resta, in sottofondo, il pensiero di non essere stato in grado di salvare ROBOT, il senso di colpa per averlo dovuto lasciare da solo sotto le intemperie dell'inverno.

 

 

[DOG guarda da lontano ROBOT rimasto immobilizzato sulla spiaggia ne Il mio amico robot]

 

 

Nel frattempo ROBOT, rimasto bloccato sulla spiaggia, alterna momenti di lucidità ad altri di semi-incoscienza, senza tradire mai il suo spirito ottimista, sicuro che appena potrà l'amico tornerà a recuperarlo.

 

Il titolo originale del film - Robot Dreams - acquisisce da questo momento in poi tutto il suo senso. All'improvviso lo spettatore si trova immerso nel viaggio onirico di ROBOT che non solo sogna di ritrovarsi con DOG, ma colora le forme del suo subconscio, disegnando la mappa dei suoi pensieri più ancestrali, tra desideri e paure. 

Questo passaggio è sorprendente non solo dal punto di vista creativo, ma anche perché segna una svolta nell'andamento della narrazione, finora piuttosto lineare, coerente e "realistica" nel gioco della sospensione dell'incredulità.

 

L'atmosfera attinge al tono favolistico de Il mago di Oz, a cui mescola tinte visionarie, quasi psichedeliche, in cui finzione e realtà si sovrappongono fino a confondere lo spettatore, ammaliato e stordito. 

In questo disvelamento psicoanalitico chi si trova di fronte allo schermo è coinvolto in modo indiretto con l'osservazione e in modo diretto con l'utilizzo dell'espediente della "rottura della quarta parete" di ROBOT che, proprio mentre esce da sé, dalla sua psiche controllata e razionale, strappa anche i confini del suo personaggio.

 

A proposito dell'attività onirica di ROBOT, Berger scrive: 

"Parte essenziale del film sono i sogni del protagonista, ROBOT. Il Cinema è sognare a occhi aperti. 

I sogni di ROBOT sono deliranti, freudiani, espressione magnifica del suo desiderio più intimo di ritrovare il proprio amico DOG. 

 

Sono il suo ritorno a Itaca."

 

 

[Il sogno di ROBOT ne Il mio amico robot]

 

 

Quando DOG e ROBOT arriveranno a sfiorare il loro ricongiungimento, avranno trovato entrambi altri rapporti a cui affidare il proprio cuore. 

 

Non c'è posto per rancore o rimorsi, ma solo per un diffuso sentimento di gratitudine a distanza. Il mio amico robot è un piccolo gioiello di animazione che intenerisce e diverte, risvegliando la capacità di sapersi commuovere. 

Racconta di amicizia, di relazioni, forse - a volte il film sembra suggerirlo - di un vero e proprio amore.

 

Nel finale, pur rispecchiandosi ognuno dentro una vita diversa, si avverte un senso di pacificazione per aver saputo capire come prendersi cura di sé attraverso l'altro, in una corrispondenza d'anima che riempie di significato l'esistenza. 

 

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