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L'Attacco dei Giganti e la Mitologia Norrena: elementi in comune tra anime e mito

Il famoso anime L’Attacco dei Giganti si ispira, sotto diversi aspetti, alla mitologia norrena: proviamo a raccogliere tutti i rimandi presenti all’interno dell’opera di Hajime Isayama

L'Attacco dei Giganti è un anime, ideato dal mangaka giapponese Hajime Isayama e prodotto a partire dal 2013 da Wit Studio (e in seguito dallo studio Mappa). 

 

L'opera narra la storia di Eren, Mikasa e Armin, tre ragazzini nati all'interno di un mondo nel quale l'umanità vive circondata da enormi mura che la proteggono dai giganti, colossali creature mangiatrici di uomini. 

All'interno dell'anime è possibile trovare numerosi rimandi alla mitologia norrena, a partire dal titolo stesso, L'attacco dei giganti, che si rifà ai mostruosi esseri presenti al centro di numerosi racconti mitologici nordici. 

 

Cerchiamo di dare un'occhiata ai principali elementi in comune tra anime e mito. 

 

 

[Eren e Mikasa all'inizio de L'Attacco dei Giganti, nel distretto di Shiganshina]

 

Ymir e la creazione del mondo 

 

In principio fu Ymir, il primo dei giganti.

 

Secondo l’Edda norrena - la principale raccolta di poemi sulla mitologia norrena - all’inizio dei tempi non esisteva nulla se non un immenso abisso, il Ginnungagap

Dall’unione dei vapori caldi e freddi di questo abisso nacque Ymir, il primo gigante, una creatura colossale dal corpo incandescente, da cui discesero la stirpe degli uomini e quella dei giganti. 

 

Allo stesso modo, anche all’interno de L’Attacco dei Giganti la stirpe dei giganti nasce proprio da Ymir.

 

In questo caso, però, Ymir è una ragazzina che - in estremo riassunto - dopo essere caduta al centro di un enorme albero entra in contatto con l’origine di tutta la materia vivente, portando alla luce l’immenso potere dei giganti.

 

 

[L'incontro tra Ymir e la fonte del potere dei giganti come immaginata dai fedeli di Ymir]

 

 

Secondo la mitologia norrena, tra i discendenti di Ymir ci furono Odino, Vili e : queste tre divinità uccisero il proprio progenitore, affogando nel suo sangue l’intera stirpe dei giganti.

 

Dopo l'uccisione ne smembrarono il corpo e costruirono con esso l’intero mondo conosciuto: la carne divenne terra, le ossa montagne, il cranio il cielo e il cervello le nubi. 

Se torniamo alla serie, noteremo che, grazie al potere di Ymir, non solo vennero soggiogati popoli e stati, ma vennero anche costruite città, ponti e infrastrutture. In un certo senso, quindi, Ymir anche qui plasmò il mondo come lo conosciamo. 

In seguito alla morte di Ymir, il suo corpo venne fatto a pezzi e dato in pasto alle tre figlie, Maria, Rose e Sina, per tramandare il potere dei giganti e far sì che non venisse disperso; il nome Ymir, inoltre, deriva dall’antico verbo norreno ymia, che significa “urlare”, ed è quindi traducibile come “colui che urla”. 

 

Il potere del gigante fondatore si attiva esattamente così: con un urlo in grado di creare e controllare la propria schiera di giganti e i soggetti di Ymir. 

 

 

[La trasformazione di Ymir nel gigante fondatore]

 

 

Miðgarðr e Paradis: il giardino recintato 

 

Dopo aver smembrato il proprio progenitore, Odino, Vili e Ve si occuparono di costruire un luogo sicuro per la stirpe degli uomini. 

Decisero di creare al centro dell’universo il Miðgarðr (pronuncia: Midgardr), una parola che significa “giardino di mezzo”. 

 

Per costruire questo luogo destinato ad accogliere l’umanità, plasmarono il corpo del progenitore dando forma a un’isola circondata da un oceano impenetrabile, infine protessero questo luogo ergendo una cinta muraria, creata utilizzando le ciglia del gigante Ymir. 

 

Questa è la descrizione del Miðgarðr che viene fornita da Snorri Sturluson, storico del XIII secolo, nella sua Edda in prosa

 

"È una terra circolare lungo i bordi, e attorno ad essa c’è il mare profondo. 

Su queste coste, i figli di Bor (Odino, Vili e Ve) concessero delle terre ai clan dei giganti per poterci vivere. 


Ma nell'entroterra essi costruirono un muro fortificato attorno al mondo per proteggerlo dall’ostilità dei giganti."
 

 

 

[Francesca Baerald - Map of Midgard, disegno per il libro "Gods of Ragnarok era", di Matt Larkin]

 

 

Il legame è evidente: nella serie L'Attacco dei Giganti le tre cinta di mura erette da Re Fritz vengono create appositamente per separare l’umanità dai giganti e inoltre, così come la muraglia mitologica deriva dal corpo del gigante Ymir, anche queste tre mura sono composte letteralmente dal corpo dei giganti colossali, solidificati usando il potere del gigante fondatore. 

 

I nomi delle tre mura, Maria, Rose e Sina, sono gli stessi delle tre figlie di Ymir, e l’isola in cui viene detto che l’umanità si è rifugiata dai giganti ha come nome Paradis

Qual è il significato etimologico di Paradis? Proprio “giardino recintato”, come per Miðgarðr! 

 

Per concludere, posso accennare al fatto che il Miðgarðr sia destinato a essere distrutto durante il Ragnarǫk, la battaglia che secondo il mito nordico porterà il mondo alla distruzione.

Ne riparlerò a breve, quando affronteremo il boato della terra.  

 

Confrontando infine dall’alto uno schema del mondo mitologico e dell’isola di Paradis, non sarà difficile notare una certa somiglianza. 

 

 

[Confronto tra una rappresentazione di Midgard, a sinistra, e l'isola di Paradis, a destra]

 

 

Yggdrasil, il grande albero del mondo e la coordinata 

 

Prima di parlare della distruzione del mondo, vale la pena concentrarsi ancora un attimo sulla sua forma e creazione: all’interno della mitologia norrena a reggere l’intero universo è Yggdrasil, un enorme albero di frassino che tiene in equilibrio i nove mondi creati. 

 

Alla base dell’albero si trovano le tre Norne, creature che rappresentano il passato, il presente e il futuro, che controllano il destino degli esseri umani e mantengono in vita l’albero stesso, cospargendone il tronco con acqua e argilla. 

Tra le radici dell’albero vive un serpente, Níðhöggr, che ne morde le radici nel tentativo di distruggerlo ed è responsabile del caos universale. 

 

Pensiamo ora a L’Attacco dei Giganti e a come Ymir ottenga il proprio potere: la ragazzina scappa, finisce ai piedi di un grande albero, cade in una fonte tra le sue radici e, dopo esser caduta in questo liquido, entra in contatto con un corpo misterioso la cui forma ricorda un serpente, che le dona l’immenso potere che cambierà il mondo per sempre.  

 

 

[L'Attacco dei Giganti: il momento in cui Ymir entra in contatto con l'origine di tutta la materia vivente]

 

L’albero non è soltanto un elemento a sé stante però, anche in questo caso forma una sovrastruttura molto più densa di significato e “cosmica”: dopo la morte di Ymir, infatti, il suo potere viene diviso tra nove giganti, progenitori dell’intera stirpe di Eldia. 

 

Gli eldiani sono legati tra loro dai sentieri che convergono nella coordinata, la cui forma ricorda un enorme albero cosmico da cui si dipartono, come rami, le migliaia di sentieri. Proprio all’interno della coordinata - una distesa infinita di sabbia - vivrà intrappolata per duemila anni Ymir, plasmando con questa sabbia il corpo dei giganti in maniera simile a come le Norne, nella mitologia, modellano l’albero giorno dopo giorno con l’argilla.  

L’idea delle tre figure femminili che amministrano il destino degli uomini intrappolandoli all’interno di questo circolo è, nuovamente, perfettamente ripresa dalle tre cinte murarie - le quali, non a caso, portano nomi femminili - che circondano Paradis, intrappolandone gli abitanti e manipolandone l’esistenza. 

 

Così come l’albero cosmico unisce i nove regni della mitologia norrena, allo stesso modo nella coordinata convergono i sentieri che mettono in comunicazione i giganti, a partire dai nove principali, e con essi l’intero popolo dei soggetti di Ymir.

 

 

[Confronto tra Yggdrasil, a sinistra, e la coordinata, a destra]

 

 

Eren, Odino e Loki 

 

Se in principio fu Ymir, è altrettanto vero che, in principio, fu anche Eren Jaeger: suo è lo sguardo su cui si apre la serie L'Attacco dei Giganti, suo il ruolo di protagonista e suo, alla fine, anche quello di vero antagonista dell'anime. 

 

Già la qualità molteplice di protagonista, eroe, antagonista e antieroe di Eren chiarisce l’impossibilità di riassumere il suo carattere: personaggio sfaccettato, travagliato, che nel suo percorso di crescita vive cambiamenti sempre più radicali.

 

Eren sembra mostrare in sé le due facce opposte del mito norreno, incarnando tanto Odino quanto Loki.

 

 

[Confronto tra Odino, Eren e Loki]

 

Il paragone con Odino risulta immediato per alcune ragioni: se infatti l’eroe norreno ha una insaziabile sete di conoscenza, anche Eren è ossessionato dalla voglia di scoprire il mondo, avendo come motore delle sue azioni la libertà

 

In entrambi i casi il desiderio è quello di andare oltre i confini troppo ristretti del mondo conosciuto, superando (o “abbattendo”) le mura che li separano dalla verità. Oltre alla qualifica di “protagonista” e alla sete di verità, ci sono altri elementi, più sottili, a rendere interessante il paragone.  

Nel corso del suo viaggio di ricerca, ad esempio, Odino arriverà ai piedi dell’albero cosmico, Yggdrasil. 

Una volta giunto presso il Pozzo di Urd si caverà un occhio, offrendolo in sacrificio e ottenendo in cambio l’onniscienza, che gli permetterà di vedere tutto il passato, il presente e il futuro

 

Tornando a Eren chiunque ricorderà, nel corso della quarta stagione de L'Attacco dei Giganti, il momento in cui il nostro protagonista si infiltra a Marley, travestendosi da soldato ferito: già lo stratagemma del travestimento è un elemento in comune con il personaggio mitologico; più interessante ancora, però, è il fatto che per travestirsi, anche Eren sacrifica un occhio, proprio come Odino. 

 

Tutto ciò avviene poiché il vero potere di Eren si è risvegliato dopo essere entrato in contatto con il sangue reale di Historia, un potere che gli permette di vedere e percepire allo stesso tempo passato, presente e futuro.

Dal momento dell’acquisita onniscienza Odino diventa ossessionato dal Ragnarǫk e come lui anche Eren da quel momento non riuscirà a fare a meno di pensare al Boato della Terra; ad accomunare gli eroi, la consapevolezza dell’ineluttabilità di questo destino.  

 

Paradossalmente, proprio questo momento di massima identificazione con l’eroe Odino segna anche l’inizio della parabola discendente di Eren, che inizia a vestire i panni dell’antieroe, avvicinandosi sempre più al personaggio di Loki. 

 

 

[L'Attacco dei Giganti: Eren sacrifica il proprio occhio sinistro per infiltrarsi a Marley, travestendosi da soldato ferito]

 

Dalla quarta stagione de L'Attacco dei Giganti Eren comincia a essere sempre più un antagonista: si allontana dai suoi amici, inizia a perseguire uno scopo sempre più personale, accoglie in sé sempre più sofferenza e caos.

 

A questo punto è importante un breve identikit di Loki: nella mitologia norrena il personaggio è situato a metà strada tra gli Asi (le divinità) e i Giganti, è una creatura del caos che unisce in sé l’umano e il mostruoso. 

Prima amico e compagno fidato di Odino e degli altri dei, ne diventa addirittura servitore, lavorando alla causa comune assieme a loro. In seguito li tradisce, uccide Baldur, il più bello degli dei, e viene per questo preso, legato e confinato in una caverna, da cui si libererà solo il giorno del Ragnarǫk, guidando il mondo alla distruzione. 

Se l’elemento della caverna è correlabile solo con un certo sforzo interpretativo a Eren (che in effetti viene comunque legato in una caverna nel corso della terza stagione), per il resto le similitudini sono abbastanza evidenti.

 

Come Loki, anche Eren porta in sé il sangue di due stirpi diverse, è tanto un umano quanto un gigante, e allo stesso modo è inizialmente molto legato al suo intero gruppo di amici, dai quali, col tempo, si allontanerà sempre di più.

Dopo la scoperta del proprio potere, egli diventa in qualche modo anche “servitore” dell’umanità all’interno delle mura, tanto da venire definito come l’unica speranza in grado di salvare il genere umano.

 

Tuttavia, anche Eren a un certo punto si staccherà dal proprio gruppo, tradirà chi gli sta vicino e sacrificherà al caos il proprio senso di giustizia, trascinandoci dentro il mondo intero.

 

 

[L'Attacco dei Giganti: Eren mostra a Mikasa e Armin la mano tagliata, pronto a trasformarsi in gigante]

 

La fine di tutto: il Ragnarǫk e il Boato della Terra 

 

Arriviamo finalmente alla grande battaglia finale: il Ragnarǫk

Il termine, traducibile come “crepuscolo degli dei”, indica nel mito norreno il giorno in cui le forze del caos e dell’oscurità si risveglieranno per dare battaglia alle forze della luce e dell’ordine.

 

Guidate dal dio Loki sulla nave infernale chiamata Naglfar, schiere di creature infernali solcheranno il mondo squassato da terremoti, i due lupi Skoll e Hati divoreranno il Sole e la Luna e tutte le stelle si oscureranno. Alla fine della sanguinosa battaglia, il gigante del fuoco Surtr incendierà il mondo, che dalle proprie ceneri si avvierà quindi a una nuova resurrezione.

Questo momento conclusivo, apice dell’intera narrazione mitologica, corrisponde al climax dell’intera serie L’Attacco dei Giganti

 

Come nel mito, anche nella serie questo evento viene profetizzato e atteso, fino all’inevitabile compimento. 

Nel momento in cui Eren entra in contatto con Zeke, il Boato della Terra ha finalmente luogo: le mura che circondavano l’isola di Paradis si sgretolano, liberando centinaia di migliaia di giganti colossali, pronti a marciare sull’intero pianeta. 

 

Guidati dalla mostruosa figura di Eren, ora trasformato in un colossale gigante scheletrico, i giganti muovono verso Marley, calpestando e incendiando con il loro calore tutto ciò che incontrano sul loro cammino. 

 

 

[Dagli ultimi episodi de L'Attacco dei Giganti]

 

 

Eren incarna adesso archetipo di tutta la follia omicida della guerra e della distruzione causata dall'odio, racchiudendo in sé non soltanto la cattiveria e il desiderio di vendetta di Loki, ma anche la furia di creature come Fenrir e Jormungand

 

Fenrir, secondo il mito, è un gigantesco lupo che durante il Ragnarǫk avanzerà a fauci spalancate, con la mandibola inferiore che tocca terra e la superiore che tocca il cielo, distruggendo e ingerendo tutto ciò che incontra; Jormungand, invece, è il “serpente del mondo” che durante questa marcia omicida avvelenerà l’intera terra al proprio passaggio.

Giunti nei pressi dell’ultima roccaforte rimasta in mano all’umanità, tutti i nostri eroi si scontreranno, al pari degli dei norreni, decretando la fine - e un nuovo inizio - anche di questa storia. 

 

Alla fine di tutto, così come il Ragnarǫk pone fine all’era degli dei, il Boato della Terra mette fine al millenario potere dei giganti.

 

 

[Battle of the Doomed Gods, dipinto di Friedrich Wilhelm Heine (1882)]

 

 

Elenco brevemente alcuni rimandi apparentemente minori, ma ugualmente importanti. 

 

Ne vedremo quattro, meno palesi dei precedenti ma che possono comunque risultare interessanti. 

 

I guerrieri Berserker e gli Ackermann

 

Nel mito norreno, i guerrieri di Odino sono chiamati Berserker, feroci combattenti che, al momento della battaglia, diventavano invasati dello spirito di Odino. 

La trance in cui entrano, chiamata berserkgangr, li rende ancora più forti, insensibili alla sofferenza e violenti, proprio in maniera simile al risveglio del potere degli Ackermann: gli Ackermann infatti - ad esempio Mikasa e Levi - hanno un potere superiore alle altre persone, che si risveglia nel momento in cui scelgono un padrone da proteggere.

 

Il martello e i nani

 

Quando nel corso della quarta stagione viene introdotto il gigante martello, viene spiegato che il suo potere consente di creare armi a piacimento, plasmando la materia. 

Oltre all’evidente richiamo al martello di Thor, il potere ricorda il mondo dei nani nordici, abilissimi fabbri in grado di creare ogni tipo di arma. 

 

Tra le armi da essi create, peraltro, figura proprio il Mjöllnir, il famoso martello appartenente al dio dei fulmini. 

 

 

[L'Attacco dei Giganti: il gigante martello nel corso del combattimento con Eren]

 

 

L’importanza del numero 3 e del numero 9

 

In entrambe le narrazioni questi numeri hanno un ruolo centrale: tre sono le Norne che amministrano il destino della razza umana, tre gli eroi principali del ciclo nordico, tre i mostruosi figli di Loki e ne L’Attacco dei Giganti a questo numero corrispondono le tre figlie di Ymir, le tre cinta murarie e nuovamente i tre protagonisti principali. 

 

Si può facilmente capire l’importanza del numero nove - un tre moltiplicato per sé stesso - ad esempio nella presenza di nove mondi sorretti da Yggdrasil e dei nove giganti fondatori all’interno della serie, oppure al fatto che, nel racconto mitologico, per apprendere l'arte divinatoria e delle rune Odino rimane appeso nove giorni e nove notti all'albero cosmico.  

 

Per un ultimo rimando al numero nove farò invece riferimento al manga: il primo episodio de L'Attacco dei Giganti in Giappone uscì il 9 settembre 2009, la cui trascrizione risulta essere esattamente 09/09/09!

 

ll senso ciclico di distruzione e rinascita

 

L’intero racconto mitologico norreno si basa su questo concetto: secondo la cultura nordica in seguito alla distruzione portata dal Ragnarǫk il mondo si avvia a una rinascita, un nuovo inizio, che vedrà un'era di maggiore pace e splendore. 

 

In maniera simile, L’Attacco dei Giganti presenta un finale in cui, a seguito della quasi totale distruzione portata avanti da Eren, un nuovo mondo si prepara a risorgere sulle ceneri del precedente. 

 

[articolo a cura di Edoardo Rodolfi]

 

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1 commento

Terry Miller

7 mesi fa

Non sono un fan di Attack on Titans, ma questo articolo è semplicemente meraviglioso e quello che amo leggere su questo sito.
Bellissimi i collegamenti e i riferimenti alla mitologia norrena, che trovo estremamente affascinante, con le vicende raccontate nel manga.
Alla luce di questo potrei, cercando di ritagliarmi un po' di tempo, di rileggere il manga da capo.

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