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May December - Recensione: società tabloid - Cannes 2023

Al Festival di Cannes Todd Haynes porta lo scandalo da tabloid con May December, trasformando Julianne Moore in una moderna Norma Desmond

Ci tengo a dirvi fin da subito che May December è a mio avviso uno dei film più interessanti di questa Cannes 76 e molto probabilmente il lavoro di Natalie Portman e Julianne Moore, protagoniste del film, potrebbe essere soggetto di discussione durante la prossima stagione dei premi. 

 

Todd Haynes, per chi non lo conoscesse, è un regista abituato a insinuarsi nelle distorsioni e nei contrasti del nostro presente, scivolando alle spalle della guardia dello spettatore con il fascino di storie d’amore apparentemente morbide. 

Che sia Lontano dal paradiso, che valse la Coppa Volpi a Julianne Moore, o Carol, che oltre a debuttare a Cannes fece incetta di nomination agli Oscar e ai BAFTA, lo scopo di Todd Haynes è quello di abbracciare la controversia ubriacandola di amore, leggerezza e psicosi.

 

Il regista, come un Arsène Lupin del dramma, dopo il suo colpo lascia lo spettatore in compagnia di emozioni contrastanti e la certezza di non sapere bene cosa lo abbia colpito, ritornando con il pensiero a quella visione ancora e ancora.

 

[Una clip di May December]

 

 

In May December seguiamo la storia di Elizabeth (Natalie Portman), famosa attrice impegnata nella produzione di un film indipendente basato sulla storia vera di una coppia del Maine che ha scandalizzato la nazione: si tratta del rapporto tra Gracie (Julianne Moore) e Joe (Charles Melton), divenuti protagonisti dei tabloid statunitensi quando lei, donna sposata di trentasei anni, e lui, ragazzino appena tredicenne, vengono sorpresi in calde effusioni nel retro di un negozio di animali.

 

I due, ora sposati e con figli, vengono sondati da Elizabeth alla ricerca delle complessità morali e psicologiche del rapporto, motivata a scoprire chi sia davvero Gracie e raccontare la sua storia.

 

Todd Haynes con May December prende di petto un argomento spinoso mettendo in chiaro fin da subito che non ha alcuna intenzione di dare in pasto allo spettatore una manciata di situazioni facili.

Il setup narrativo di Haynes mette sul piatto una questione: se il “December” della storia fosse stato un uomo e la “May” una preadolescente, avremmo tutti avuto alcuni gradi di indignazione, ma i giudizi sui protagonisti sarebbero stati forse profondamente diversi, magari anche più abbozzati e meno netti. 

 

May December vuole invece sollevare nello spettatore moltissime domande, perché il personaggio di Julianne Moore dal punto di vista psicologico è molto vicino alla drammatica figura di Norma Desmond in Viale del tramonto, ma la ricerca dedicata al personaggio è più approfondita. Il noir e Hollywood vengono sostituiti dall’indagine sul personaggio di Portman, mentre Melton diventa una vittima silenziosa, inconsapevole, disarmata e ingenua. 

 

Il punto di vista cambia, le tossicità si diramano e May December ci fa capire come il nostro sguardo dedicato al ruolo della donna nel nostro contesto sociale sia ben lontano dall’aver trovato una vera e propria quadra.

 

 

[Un frame da May December]


 

Julianne Moore è straordinaria nella sua interpretazione di una donna apparentemente granitica eppure in precario equilibrio sull’abisso della follia.  

 

La regina di cuori di un regno costruito per rifuggire da qualsiasi incursione da parte del reale, un castello di carte popolato da principi e principesse che non le assomigliano mentre fuori, chi la ricorda davvero, è padrone di una propria disillusione. 

Natalie Portman è per certi versi il voyeurismo del pubblico dei tabloid, la morbosità che passa da Hollywood per sbattere il mostro in prima pagina e lasciare poco altro rispetto allo shock. 

Porta la Boulevard delle stelle nel bucolico Maine: ammorba con la sua posticcia cortesia e le inclinazioni da method acting, racconta la logica del biopic e dà una lezione sul sesso in scena con una prospettiva che si perde tra la Portman di May December e quella reale. 

 

Charles Melton passa da uno show teen come Riverdale a un ruolo tutt’altro che facile in May December, creando nel pubblico una stramba empatia servendosi delle impacciate fragilità del suo personaggio e le tragicomiche sfaccettature della sua storia, che lo lasciano preda delle due protagoniste femminili. 

 

May December è un film divertente, affascinante e nel quale Todd Haynes gioca con le scelte di regia e con la musica per non abbandonare mai l’idea di cosa sia il tabloid, quasi una soap opera da TV del pomeriggio, e senza mai perderee di vista cosa dovrebbe inquietare lo spettatore.  

 

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