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Hachiko - Il tuo migliore amico: un commento emozionale

Il professor Parker ogni giorno prende il treno per andare al lavoro, ad accompagnarlo e ad attenderne il ritorno c'è un cane: Hachiko.  La routine viene però interrotta da un'inaspettata tragedia.

Quando si pensa a un film scaldacuore - o spezzacuore - i titoli universalmente riconosciuti si contano sulle dita di una mano, a prescindere dai confini geografici e dal colore della pelle; uno di questi è sicuramente Hachiko - Il tuo migliore amico, il film del 2009 di Lasse Hallström (Chocolat, Buon compleanno Mr. Grape, Le regole della casa del sidro) con Richard Gere e Joan Allen, remake nordamericano di Hachikō Monogatari diretto da Seijirō Kōyama.

 

Il 13 dicembre Hachiko - Il tuo migliore amico tornerà nelle sale italiane in versione digitale distribuito da Lucky Red solo per un giorno: anche chi è riuscito eroicamente e in modo del tutto inspiegabile a sfuggire all'exploit sentimentale di questo film avrà l'opportunità di poter impreziosire i propri occhi con grossi e lucidi lacrimoni.  

 

[Il trailer di Hachiko - Il tuo migliore amico di Lasse Hallström]

 

 

Sono diversi i motivi per cui questo film è rimasto così impresso nella mente degli spettatori. 

 

Innanzitutto perché il film di Hallström è ispirato a una storia vera: un akita di nome Hachiko è diventato famoso perché, dopo la morte improvvisa dell'agronomo giapponese Hidesaburō Ueno nel 1925, si recò ogni giorno alla stazione di Shibuya dove l'uomo partiva ed arrivava quotidianamente in treno.

 

Ad Hachiko nel 1948 è stata anche dedicata una statua a Shibuya a Tokyo - in realtà ne era stata già eretta una nel 1934, poi fusa per lo sforzo bellico - ed il nome di uno degli ingressi della stazione ferroviaria del quartiere. 

 

È una storia di lealtà, fedeltà e amore che sembra fiorire dalla penna di uno scrittore un po' troppo e facilmente sentimentalista; il fatto che la storia di Hachiko abbia radici nella realtà arricchisce il film di un'atmosfera romantica, ma anche ineluttabile. 

 

 

[Richard Gere ha affermato che essere buddhista è stato molto utile per l'immedesimazione nel professor Parker Wilson] 

 

 

Inoltre si può dire senza timore con una dose massiccia di onestà che la presenza di un cane nei film rende ipersensibili o quantomeno poco obiettivi.

 

Questo vale almeno per chiunque abbia un cuore o per chi non sia devoto anima e corpo alla supremazia felina.  

A prescindere dall'ironia l'amore tra un essere umano è un animale è impulsivo, libero dalle sovrastrutture e dalle complicanze delle relazioni, ma anche misterioso: due mondi che interagiscono, creano una rete di legami sotterranei - riti, abitudini, giochi di sguardi e comandi - senza mai comprendersi davvero.

 

Hachiko - Il tuo migliore amico riesce piuttosto bene a definire il legame tra il professore e il fidato compagno a quattro zampe senza delineare il cane secondo caratteristiche umane anche grazie alla scelta di utilizzare più di una volta la prospettiva dell'animale; è un errore piuttosto comune quello di incasellare lo spirito animale negli schemi comunicativi codificati per gli esseri umani e il film fortunatamente ne è quasi privo.  

 

 

[Hachiko e Cate Wilson, interpretata da Joan Allen]

 

È complesso fare una critica del film che trascenda la sfera emozionale; è lecito chiedersi se fosse necessario un remake in salsa hollywoodiana di una storia che in Giappone fa già parte di una sorta di mitologia moderna, è giusto domandarsi se Hachiko - Il tuo migliore amico di Lasse Hallström non faccia parte di una lunga serie di film che coccolano la pigrizia dello spettatore statunitense, che desidera storie riciclate e rivendute in salsa yankee.

 

È sensato dire che il film non eccelle in particolari finezze registiche, soprattutto quando si bazzica nel mondo della cinefilia.

 

D'altra parte non solo è legittimo non abusare del senso critico e dichiarare la sconfitta contro le emozioni, ma è anche salutare: a volte affrontare emozioni semplici come quelle di Hachiko - Il tuo migliore amico è un processo enzimatico della catarsi. 

 

Parola di cinefila e di cinofila. 

 

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