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Oltre il muro - Recensione: cos'è un luogo se non lo vedi? - Venezia 2022

Oltre il muro è il primo di due film iraniani nel concorso principale della 79ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia; il film diretto da Vahid Jalilvand approda nella sezione competitiva dopo che gli altri due lavori dell'autore avevano sempre partecipato alla kermesse - e raccolto riconoscimenti - nella Sezione Orizzonti. 

 

Il regista - anche sceneggiatore e montatore del suo terzo lungometraggio - sceglie di affidarsi prevalentemente a una location e ad un unico momento narrativo per buona parte della narrazione di Oltre il muro, creando così un film estremamente coeso e accattivante.

 

[Il trailer di Oltre il muro]

 

 

Ali (Navid Mohammadzadeh) sta diventando cieco e in un momento di estrema fragilità una donna sconosciuta irrompe nel suo appartamento: è Leila (Diana Habibi), la polizia la sta cercando perché è scappata durante alcuni scontri in cui un poliziotto ha perso la vita. 

Gli agenti sembrano essere estremamente coinvolti nella situazione e, convinti che sia entrata nel palazzo in cui abita il protagonista, lo circondano in attesa di stanare la fuggiasca.

 

I due si ritrovano così segregati nelle stesse quattro mura aspettando di far calmare le acque e di scoprire cosa sia successo al figlio della donna che si era smarrito durante le proteste.

 

 

[Ali ci mostra tutta la cura fotografica di Oltre il muro]


Oltre il muro diventa così un film da camera in cui il dialogo e la componente drammatica prendono il sopravvento, ma in cui la presenza di proteste e scontri, uniti alla spada di Damocle della polizia fuori dalla porta, conferisce una componente di tensione e movimento assolutamente peculiare per questo tipo di Cinema.

 

Un film che risulta quindi ritmato e asfissiante come la situazione di contingenza dei due protagonisti vuole essere rappresentata.

 

Pur avendo Jalilvand molti tratti in comune con il Cinema del dubbio del connazionale Asghar Farhadi, queste componenti appena citate, unite al montaggio curato dallo stesso autore iraniano, donano un ritmo e un movimento al film molto diverso da quello che ci si aspetterebbe: tra scene di guerriglia concitate, inseguimenti, esplosioni e sparatorie non ci sarà spazio per il solo classico dramma dialogico da camera.

 

A queste componenti si aggiunge un insieme di strumenti messi in campo per rappresentare la cecità e la caoticità della memoria traumatizzata grazie a cui in Oltre il muro si assiste a un significativo passo avanti rispetto a Il dubbio, film con cui aveva vinto per la Migliore Regia nella Sezione Orizzonti e che ricordava molto di più l'opera del regista di Un eroe.

 

 

[Leila terrorizzata e con i segni della violenza sociale addosso in Oltre il muro]

 

La fotografia in particolare è uno di questi e prova a raccontare la differenza di sguardo tra i due protagonisti, Ali e Leila, dividendosi in due estetiche totalmente distinte.  

 

Come un novello Hiroshima mon amour in cui la fotografia è curata da due direttori differenti, esiste una differenza abissale - che infine troverà il suo significato - tra la casa di Ali estremamente esposta, contrastata e tagliente a livello di luce e gli esterni decisamente più caldi e in linea con i colori tipici del classico Cinema mediorientale, iraniano in particolare.

 

Per le stesse ragioni descrittive dello stato del protagonista, in Oltre il muro viene fatto un largo uso di macro e inquadrature controluce, quasi come se stessimo adottando il suo punto di vista: grazie agli ultimi barlumi l'uomo riesce infatti a vedere solo i soggetti controluce e gli oggetti attaccati al suo occhio.

 

C'è poi un altro elemento strettamente legato al montaggio e al concetto di ricordo: Jalilvand mette in scena sequenze in cui la memoria di Ali ricostruisce in modi leggermente diversi gli avvenimenti; prima assistiamo a un evento e poi lo osserviamo nuovamente, ma con piccoli cambiamenti.

 

Un modo estremamente intelligente di raccontare la confusione e lo spaesamento dettato dalla perdita della vista, che oltre alla funzione più evidente ha anche un rimando all'importanza degli ambienti in Oltre il muro: veri e propri protagonisti insieme ai personaggi.

 

 

[Il cast di Oltre il muro insieme al regista Vahid Jalilvand]

 

Tutto questo si ricollegherà alla svolta finale, in una costruzione registica estremamente ardita e rischiosa ma che, come raramente accade, in Oltre il muro funziona grazie a quanto seminato lungo tutti i 126 minuti.

 

L'opera di Jalilvand risulta un grido di speranza, voglia di vita e ribellione: un tentativo di rincuorare un Paese che ha subito disgrazie e crudeltà e che come Ali e Leila deve reagire aiutandosi e supportandosi a vicenda.

 

La contrapposizione che Jalilvand crea nei confronti delle forze dell'ordine è infatti centrale: in Oltre il muro è come se l'autore ci dicesse che è proprio lo Stato stesso a spingere i cittadini verso la rabbia e la delinquenza, in una guerra tra poveri cieca e senza quartiere; come se la crescente tensione, alimentata dalle disuguaglianze sociali, venisse accesa da istituzioni incapaci di ascoltare e abili solo nell'usare la forza. 

 

"Immagina che il mondo dorma e che nessuna lettera arrivi a destinazione, 

Immagina che alcuni siano lontani o non siano mai stati in alcun luogo, 

Immagina che tolgano il pane dalla tavola e le parole da un libro, 

i fiori dagli alberi e il sorriso dalle nostre labbra, 

Cosa faranno ai nostri sogni?" 

[Poesia che ha ispirato il regista e con cui si apre Oltre il muro]

 

 

Il film di Vahid Jalilvand è infine impreziosito dalla prova di Navid Mohammadzadeh che, più della sua controparte, tiene incollato lo spettatore a un'opera che gira sempre negli stessi ambienti e che ripete passaggi narrativi più e più volte: una ripetitività che esalta la capacità di mostrare la tragedia di un cambiamento così drastico, sin dall'iniziale tentativo di suicidio, che è uno degli aspetti più convincenti del film.

 

Oltre il muro è quindi un film solido, con più di un guizzo visivo, registico e di montaggio, in cui non sempre il tono drammatico è gestito alla perfezione e si eccede un pochino su alcune sottolineature tematiche e narrative, ma che indubbiamente convince e coinvolge.

 

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