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Hiroshima mon amour: l'amaro ricordo e le lacrime salate

Sembra incredibile accostare un documentario sul Giappone post-bellico, un film tra i più romantici di sempre e la paura di vivere, ma Alain Resnais - uno dei Maestri della Nouvelle Vague - ci è riuscito firmando Hiroshima mon amour: semplicemente un capolavoro senza tempo (non me ne vogliano i critici del web).

 

“Come Il posto delle fragole di Ingmar Bergman, Hiroshima mon amour è il film più importante e straordinario di questi anni.

Entrambi sono film senza una storia, intesa nel senso tradizionale di una catena di fatti che hanno un inizio e una conclusione.

Non c'è inizio né fine in Hiroshima mon amour.” 

Morando Morandini

 

[il trailer di Hirsohima mon amour in occasione del restauro del 2014 a opera della Cineteca di Bologna]

 

 

Sinossi

Guardiamo l'etichetta: un breve riassunto del film.

 

Per riprendere subito la considerazione di Morandini, il racconto di Hiroshima mon amour comincia da una fine (una delle tante in questi 90 minuti), dagli ultimi momenti dell'incontro tra un architetto giapponese e un’attrice francese, dalla loro notte di passione, ma quello che sarebbe dovuto essere l’epilogo di una breve storia d'amore diventa il pretesto per un lungo dialogo nell’arco di trentasei ore tra i due personaggi che da qui in poi chiameremo Lui (Eiji Okada) e Lei (Emmanuelle Riva).

 

Il tutto è accompagnato dalle immagini di Hiroshima in cui presente e passato si uniscono: da un lato ciò che è rimasto e la nuova quotidianità, dall'altro foto e video di repertorio del massacro operato dalla bomba atomica, il museo della città a fare da collante tra i due tempi differenti.

 

 

[La passione tra Lui e Lei perfettamente raccontata in Hiroshima mon amour, con uno dei frame più sensuali della Storia del Cinema]

 

 

Dalla memoria della tragedia nucleare il dialogo si sposta sul passato della donna che racconta delle sue origini nella cittadina di Nevers, l'uomo non vuole lasciarla e quindi scava sempre più a fondo tra questi ricordi.

 

Poco a poco il mistero che avvolge quel luogo sulle sponde della Loira lo incuriosisce sempre più, percependo che qualcosa di molto più profondo e tragico del semplice ricordo nostalgico si annida nelle reticenze dell'attrice. 

 

I due si devono separare: Lei sta finendo le riprese e l'indomani dovrà partire per tornare in Francia, Lui, ormai completamente assorbito da una connessione mai provata prima, non vuole perderla nonostante sia un uomo sposato.

 

 

[Emmanuelle Riva ed Eiji Okada in uno dei momenti di complicità che precedono la prima separazione]

 

 

I due si rincontrano sul set del film in cui la donna sta recitando e, passati attraverso un corteo al servizio del film, proseguono nella loro giornata d’amore: attraverso una dissolvenza quantomai marcata, seppur breve, ci ritroviamo nella casa coniugale di Lui. 

 

Qui la passione e il ricordo continuano a mischiarsi e l'uomo riesce a far breccia nel passato di Nevers: lei gli racconta del grande amore proibito a cui ha dovuto rinunciare, un soldato tedesco nel bel mezzo della guerra.

 

 

[La perfetta trasposizione visiva di come i due tempi e luoghi, Nevers-passato e Hiroshima-presente, si uniscono nel racconto del ricordo in Hiroshima mon amour]

 

In serata i due amanti si spostano in una Tea Room e, mentre condividono una birra, scardinano completamente lo scrigno del passato francese, qui trovano il ricordo del periodo di pazzia e reclusione che ha seguito la violenta e tragica fine di quel primo grande amore durante l'occupazione. 

 

Gli scontri con la famiglia, le cure imposte, la sofferenza, la reclusione e tanto dolore da divenir pazzi raccontano una tragedia umana e personale che era rimasta sopita, ma che ora si fonde con quella collettiva di Hiroshima su cui il film si era aperto.

  

"Ho letto con sbigottimento che alcuni valutavano l'esplosione della bomba e il dramma di Nevers come se l'uno avesse voluto essere l'equivalente dell'altro.

Non è assolutamente questo.

Al contrario, si oppone il lato immenso, enorme, fantastico di Hiroshima e la minuscola piccola storia di Nevers, che abbiamo rinviato attraverso Hiroshima, come il chiarore della candela è rinviato ingrandito e invertito dalla lente." 

Alain Resnais intervistato da Michel Delahaye (1959) per l'uscita di Hiroshima mon amour.

 

La donna è ormai completamente aperta e senza difese davanti agli occhi di Lui, l’unico a conoscere tutto del passato di Lei.

 

I due iniziano a camminare per le strade di Hiroshima che trasudano e riflettono non solo la sofferenza di cui sono pregne, ma anche quella del ricordo e dell'addio che si sta consumando: dopo un lungo silenzio Lei gli chiede di lasciarla, Lui non vuole, ma alla fine cede alla donna e acconsente.

 

Così come il mare sotto forma di onde e gli scogli, anche i due amanti continuano ad allontanarsi e riavvicinarsi nella notte giapponese: Lei lo respinge assieme al ricordo di Nevers, mentre Lui continua a seguirla e ritorna costantemente cercando di erodere un finale che sembra sempre più vicino e già scritto.

 

In camera il loro amore si dissolve al nero su due bellissime battute:

“Hiroshima, è il tuo nome.” 

“È il mio nome, sì. Il tuo, di nome, è Nevers. Nevers in Francia”.

 

 

[La distanza che Resnais mette, o erode, tra Lui e Lei lungo tutto Hiroshima mon amour racconta il moto armonico dei due amanti più di mille scontri]
 Hiroshima mon amour

 

Breve Commento

Stappiamo e versiamo: un'analisi del film, indipendentemente dalla birra, ma che ci porti nel mood del film.

 

“Non abbiamo avuto nessun obiettivo patriottico o antipatriottico. Abbiamo voluto fare un film sull'amore.

Quelli che lanciano la bomba su Hiroshima, quelli che sono stati rasati dopo la Liberazione, i 110.000 morti di Hiroshima e quelli che rasano la figlia del farmacista di Nevers sono delle vittime di questo accecamento: la guerra”

Marguerite Duras, sceneggiatrice di Hiroshima mon amour.

 

Hiroshima mon amour è senza dubbio un capolavoro, uno dei più grandi film prodotti dalla Nouvelle Vague e probabilmente dal Cinema tutto, di conseguenza cercare di farne qui un’analisi completa sarebbe quantomeno presuntuoso, ma questo non impedisce di provare a guardare alcune delle infinite sfaccettature di quest'opera.

 

Provate a immaginare due pendoli messi a una certa distanza tale che non possano toccarsi, Hiroshima mon amour - per parafrasare la famosissima frase di Celine su Dio nel primo capitolo della Before Trilogy - è lo spazio che si trova tra i due pesi.

 

Alcuni degli aspetti fondamentali del film di Resnais sono proprio la connessione invisibile tra due persone, la distanza tra le loro sofferenze e l'incomunicabilità che si porta dietro il ricordo tragico. 

 

 

[Hiroshima e Nevers, perfettamente raccontati nella loro complementarietà, anche dalle scelte cromatiche in Hiroshima mon amour]
 Hiroshima mon amou

r 

In questo continuo avvicinarsi e allontanarsi tra estremi, ciò che definisce i due protagonisti e i loro movimenti è proprio la sofferenza che li attanaglia: da un lato c'è un uomo che non ha vissuto l'esplosione, ma che conosce bene le macerie che questa ha lasciato in un paese dilaniato, dall'altro il dolore estremamente umano e intimo con cui la guerra ha ferito una giovane donna innamorata dell'uomo sbagliato.

 

Due pesi sulle anime di due persone che, come per i pendoli da cui siamo partiti, sono sia il motivo per cui si avvicinano sia quello per cui si allontanano: la voglia di empatia senza pregiudizio contrapposta alla paura di soffrire ancora, amore e morte, Eros e Thanatos come nell'immaginario ellenico.

 

In questa sofferenza gioca un ruolo fondamentale la bomba, il grande evento che ha segnato la storia di una guerra mondiale. 

 

Little Boy, l'ordigno sganciato il 6 agosto 1945, resta costantemente sullo sfondo delle vicende dei due amanti di Hiroshima mon amour: sia nelle ferite che ha lasciato e con la cui sofferenza si è obbligati a convivere anestetizzandosi, sia soprattutto nell'incapacità di costruire un futuro che permea il rapporto tra i l'architetto e l'attrice.

 

In questo il film della Duras e di Resnais sovverte quelli che erano gli intenti iniziali del progetto, ovvero di realizzare un documentario sull'accaduto di quella mattina d'estate del '45, ma diventa un vero e proprio racconto di come un evento abbia completamente cambiato la percezione di tutti quanti i loro contemporanei.

 

 

[Un frammento dei flashback della sofferenza di Nevers di Hiroshima mon amour]

 Hiroshima mon amour 

 

"Parlando con Marguerite Duras, abbiamo constatato che, anche se nel 1958 bombe atomiche giravano continuamente intorno alla terra, pronte a far esplodere il pianeta, ebbene noi potevamo vivere tranquillamente come se niente fosse.

 

Se qualcuno l'avesse detto cinque o dieci anni prima, non sarebbe stato creduto.

Era l'idea che, alla fine, ci si abitua a tutto.

Allora piuttosto che fare un film sulla bomba atomica, che era la commissione di partenza, da parte di Argos Films, abbiamo avuto voglia di fare un film sull'idea della bomba atomica, che presente sullo sfondo, non sarebbe stata direttamente sullo schermo."

Alain Resnais sugli intenti che hanno guidato lui e Marguerite Duras nella stesura di Hiroshima mon amour

 

Tutto inizia con la sensualissima mano di Lei che viaggia sulla schiena di Lui: il punto d’incontro assoluto, frutto della solitudine che li accomuna.

 

Un primo momento di unità quasi totale che darà senso a tutta l'oscillazione successiva. 

 

Da quel momento di totale fusione e dalla conseguente separazione inizia il gioco di avvicinamenti e allontanamenti di Resnais, che è perfettamente sottolineato dalle scelte di messa in scena: nel corridoio immediatamente successivo i due amanti sono stretti dall'ambiente, poi passati in un esterno gli spazi si allargano e loro si allontanano come uccelli lasciati uscire da una gabbia, si stringono nuovamente nel momento in cui si rincontrano in uno spazio aperto, ma la marea di gente cerca di dividerli, poi a casa di Lui si ritorna a una vicinanza quasi totale rotta dal ricordo e così via.

 

 

[Marguerite Duras, sceneggiatrice di Hiroshima mon amour]

Hiroshima mon amour 

 

In questo moto ondulatorio i drammi intimi dei due personaggi sono fondamentali per la riuscita di Hiroshima mon amour, ma il regista francese mette ben in chiaro sin dal primo momento che entrambi non sono soltanto se stessi, ma sono due figure archetipiche dentro cui sono racchiusi mondi, culture, storie e stili cinematografici differenti e l'interazione tra queste diverse componenti rappresenta lo scheletro tematico del film. 

 

Non è un caso che Hiroshima mon amour si chiuda proprio su un riconoscimento tra i due personaggi, su un momento di connessione totale in un film sull'incomunicabilità e che questo avvenga non tramite i nomi dei due protagonisti, ma attraverso i loro luoghi di nascita e per riflesso i loro passati di sofferenza.

 

Lui e Lei, infatti, non sono soltanto gli attori di una delle storia d’amore più belle della storia e drammatiche che il Cinema abbia raccontato, ma allo stesso tempo simboleggiano i due mondi da cui provengono che dopo la guerra si incontrano e che sono profondamente diversi. 

 

Lei è Nevers, Lui Hiroshima e per gradi arrivano a rappresentare Oriente e Occidente nelle loro differenze abissali: da un lato l'impulsività della donna, dall'altra la tranquillità stoica e riflessiva dell'architetto; l'una è aggrappata a un passato lontano e onirico, l'altro conosce bene la realtà dolorosissima delle macerie post-belliche, ma è totalmente proiettato verso il futuro. 

 

 

[I due si riavvicinano prima di ripiombare nel ricordo a casa di Lui in uno dei momenti di maggior vicinanza in Hiroshima mon amour]
Hiroshima mon amour 

 

Proprio attorno a questa dicotomia tra ricordo doloroso e proiezione verso il futuro ruota molto del rapporto tra i due amanti.

 

Entrambi hanno vissuto un avvenimento orribile, ma da un lato questo porta alla voglia di lui di scappare verso tempi migliori, dall'altro in lei resiste l'immobilismo dettato dall'angoscia di una nuova guerra e nuove sofferenze.

 

“Tutto ciò si ripeterà” dice sin dall'inizio ed è una frase da tenere bene a mente nel percorso della donna all'interno di Hiroshima mon amour.

 

Gli sguardi dei due amanti nel film di Resnais sono molto diversi e la distanza, alla fine del film, sembra incolmabile.

 

Questo è ben rappresentato da uno scambio di battute sul disastro nucleare nei primi minuti: 

“Tu non hai visto niente a Hiroshima”, le dice l'uomo. 

“Sì, ho visto. Ho visto questi film. Questi film, li ho visti”, risponde Lei parlando dei famosissimi video girati da Iwasaki sul disastro atomico.

 

In questo si inserisce anche la vena di ragionamento sul mezzo cinematografico che pervade Hiroshima mon amour: il Cinema può essere finzione o documentario e le due prospettive possono dialogare, ma, alla fine, può solo essere un incontro e non una fusione.

 

Lei ci porta nel suo passato tramite i flashback del suo grande amore, Lui ci mostra i segni che la devastazione del passato ha lasciato, senza viaggi nel ricordo, questo perché aver vissuto quella devastazione è ben diverso dal vederla. 

 

 

[I due, anche nei momenti di maggior vicinanza, guardano il mondo da prospettive completamente differenti]
 Hiroshima mon amour

 

Questa differenza di prospettiva è acuita dai differenti mezzi utilizzati: da un lato le immagini di repertorio e l'approccio quasi documentaristico, dall'altro l'immagine cruda, ma empatica ed estremamente narrativa utilizzata nella riproposizione dei ricordi di Lei.

 

Una dicotomia sancita dall'utilizzo di Resnais di direttori della fotografia diversi: Sacha Vierny per Nevers Michio Takahashi per Hiroshima.

 

Una scelta che non è solo una necessità logistica o un vezzo registico, ma che si traduce in scelte ed estetiche profondamente differenti nello stile del film a seconda che ci si trovi nel passato o nel presente.

 

Un dialogo tra mondi cinematografici differenti che nasce assieme all'idea stessa del film - che in un primo momento doveva essere un documentario - Lui è il documentario, lapidario, fermo, sicuro e accurato, mentre Lei è il Cinema di finzione, fatto di flashback, battute emozionanti e trasporto interiore: Hiroshima mon amour è l'impossibile tentativo di sintesi e lo scontro tra questi due universi. 

 

Tutto nel capolavoro di Resnais è fatto per condurre lo spettatore al finale, questo moto ondulatorio tra estremi si stringe sempre di più quasi tendendo al riavvicinamento, ma mancandolo completamente: Lui è Hiroshima, Lei Nevers, si sono incontrati ed è stato bellissimo, ma non possono restare insieme, la realtà e le sofferenze li richiamano.

 

 

[L'angoscia che il passato e la paura di un suo ritorno provocano nella recitazione di Emmanuelle Riva (Lei) sono palpabili]
Hiroshima mon amour 

 

La Birra

Annusiamo e assaggiamo: una scena in cui la birra è protagonista.

 

Per parlare della birra all'interno di Hiroshima mon amour è necessario partire da un #cinefact che ne ha segnato la realizzazione.

 

Quando Resnais venne chiamato dal produttore Anatole Dauman, con cui aveva lavorato al mediometraggio documentaristico precedente Notte e nebbia che aveva riscosso grandissimo successo, il progetto prevedeva un documentario sulla devastazione di Hiroshima: da subito la produzione parte in maniera abbastanza speculare al lavoro precedente e viene chiamato Chris Marker (altro volto noto della Nouvelle Vague e successivamente regista di Sans soleil e La jetée), che era stato assistente in quel caso e che era esperto in merito al Giappone.

 

 

[Alain Resnais, capace di cambiare la Storia del Cinema con un film così unico come Hiroshima mon amour]
 Hiroshima mon amour

  

“Se voi volete un film su Hiroshima, chiedetelo a Dauman, comprate i diritti dei giapponesi: né Marker né io possiamo fare di meglio.

Non possiamo più fare un documentario su un soggetto simile. 

Ciò che farò, è fare un film di finzione”.

Alain Resnais parlando della doppia natura di Hiroshima mon amour.

 

Dopo sei mesi Resnais realizza che Hiroshima mon amour sarebbe dovuto essere un film di finzione e che quindi fosse necessario un nuovo lavoro sulla sceneggiatura. 

 

Dapprima entrambi pensarono a Simone de Beauvoir, la grande pensatrice esistenzialista compagna di vita di Jean-Paul Sartre, il cui pensiero rieccheggia nell'opera pur non avendovi partecipato e il cui rapporto con le vicende di Hiroshima sembrava perfetto.

 

Praticamente subito, però, si virò su Françoise Sagan, ma quest'ultima non si presentò all’incontro con Resnais e da questo incontro mancato nasce la ragione di questo excursus sulla produzione di Hiroshima mon amour

 

 

[Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir a Hiroshima: il pensiero di entrambi riecheggia tra le pieghe di Hiroshima mon amour]
 Hiroshima mon amour

 

Resnais, scottato da ciò che era avvenuto con la Sagan, decide di cambiare ancora idea e - attraverso una conoscenza comune che aveva anch'essa collaborato a Notte e nebbia - contatta uno dei personaggi fondamentali della stagione di rinascita politica, culturale e artistica che stava attraversando la Francia: Marguerite Duras.

 

I due programmano un incontro preliminare davanti a un tè nella casa della scrittrice, ma anche questo incontro non va secondo i piani.

 

Giunto da lei non trova la classica bevanda calda che si accompagna ai biscotti, ma fiumi di birra e cinque ore di dialogo serratissimo: da lì a tre mesi la sceneggiatura della Duras, secondo alcuni paletti imposti dal regista stesso, sarà completata e la birra in una Tea Room si troverà nel perfetto mid-point di Hiroshima mon amour. 

 

Così come i due autori cominciano a lavorare al film davanti a fiumi della nostra bevanda preferita che ha sostituito il tè, alla stessa maniera Lui e Lei si ritrovano proprio in un luogo dedicato a infusi e biscotti davanti a una bottiglia di Sapporo a scavare nelle memorie di Nevers.

 

 

[La bottiglia di Sapporo al centro di uno dei momenti più importanti di Hiroshima mon amour]
 Hiroshima mon amour

 

L'alternarsi di vicinanza e lontananza è riproposta in questo elemento scenico: inizialmente bevono in bicchieri separati, ma all’apice della sofferenza del ricordo, Lui la aiuta a bere porgendole il suo e infine sono di nuovo entrambi in grado di bere dal proprio.

 

Quando la birra finisce si porta con sè l’idillio e gli amanti si ritrovano a guardarsi negli occhi consci che il loro tempo sta per scadere.

Lei lo vuole allontanare, Lui non la vuole perdere, ancora ed ancora. 

 

Resnais sottolinea il momento infarcendolo, oltre che di flashback, di movimenti sinuosi (come il lungo carrello che ci avvicina ai due amanti) che ci permettono di scoprire e conoscere questo tavolino come fosse il nostro e alla fine siamo obbligati ad abbandonarlo, ritrovandoci come loro: pieni di dolore e disillusi.

 

 

[Lei pronta, come noi, a gustarsi una buona birra insieme a Hiroshima mon amour]
Hiroshima mon amour

 

Accompagnamento

Il momento migliore, la bevuta: cosa accompagniamo al film?

Ecco un consiglio su cosa bersi mentre si guarda o riguarda ciò di cui abbiamo parlato. 

 

Hiroshima mon amour non è solo un grandissimo esempio di cosa è stata la Nouvelle Vague, ma un vero e proprio turning point della Storia del Cinema mondiale come ci ricorda Eric Rohmer.

  

"Insomma, Alain Resnais è un cubista. 

Intendo dire che è il primo cineasta moderno del Cinema sonoro. Si sono avuti numerosi cineasti moderni nel cinema muto, tra cui Ejzenštejn, gli espressionisti, e anche Dreyer.

Ma credo che il Cinema sonoro sia stato in certo senso più classico del Cinema muto.

Non abbiamo ancora avuto un cinema profondamente moderno che abbia tentato di fare ciò che ha fatto il cubismo in pittura e il romanzo americano in letteratura, cioè attuare una sorta di ricostruzione della realtà a partire da una determinata frammentazione, che può magari sembrare arbitraria agli occhi del profano.

 

E, in questa prospettiva, si può spiegare l’interesse di Resnais per Guernica – che nonostante tutto è un quadro cubista di Picasso, sebbene non si tratti di vero cubismo – e, d’altra parte, si può ben spiegare il fatto che si sia ispirato a Faulkner o a Dos Passos, anche se ciò è avvenuto per il tramite di Marguerite Duras."

Eric Rohmer parlando di Hiroshima mon amour sulla rivista Cahiers du Cinéma, dai cui critici è nata la Nouvelle Vague.

 

Il fatto che il film sia stato premiato dal Sindacato Belga della Critica Cinematografica - oltre alla nomination per la Migliore Sceneggiatura agli Oscar e quella per la Palma d'oro a Cannes - mi sembra un altro segnale non trascurabile.

 

Partendo da questa considerazione il Belgio, come abbiamo già avuto modo di vedere, è patria di una tradizione brassicola unica, fatta di grandissime birre e di un ventaglio tanto ampio di stili da essere facilmente accostabile a qualsiasi situazione. 

 

Non dobbiamo però dimenticare la natura unica del film di Resnais a cui abbiamo appena accennato: perciò non ci apprestiamo a parlare di classiche birre trappiste, di Blanche o dell'universo delle acide di cui i Lambic sono gli esponenti più noti.

 

Hiroshima mon amour è un film riflessivo, romantico e sinuoso e come tale ha sicuramente bisogno di una birra dal tenore alcolico abbastanza importante, ma che allo stesso tempo abbia una natura fortemente varia, per riflettere gli opposti presenti nel film, e per questo la scelta cade su qualcosa di abbastanza beverino e atipico, mascherando in parte la gradazione come un dramma romantico nasconde la sua natura esistenzialista e di profondo ragionamento sulla storia e sul Cinema.

 

Da queste considerazione deriva la scelta di una Guldenberg di De Ranke: una birra molto particolare nella quale coesistono elementi di differenti stili classici della tradizione belga, ovvero le Tripel e le Saison.

 

De Ranke oggi è considerato un birrificio storico, ma alla sua nascita era un elemento di totale innovazione e fermento, proprio come Alain Resnais rispetto alla Nouvelle Vague e in generale rispetto a tutta la Storia del Cinema.

 

 

[Alain Resnais, Agnes Varda e Jacques Demy: la Rive Gauche in tutto il suo splendore]
Hiroshima mon amour

 

Infatti rispetto a Jean-Luc Godard, François Truffaut (con cui ha anche collaborato in qualità di montatore a Una Visita), Eric Rohmer o Jacques Rivette il percorso dell'autore di Hiroshima mon amour è stato profondamente diverso, pur ritrovandosi nella stessa celeberrima edizione del Festival di Cannes del 1959 con I 400 colpi ed essendo scesi in piazza insieme negli anni della contestazione.

 

Resnais viene infatti spesso identificato come esponente della Rive Gauche (Agnes Varda, Chris Marker, Louis Malle, Jacques Demy) della Nouvelle Vague, ovvero l'ala del movimento anagraficamente precedente, più politicizzata, meno cinefila e meno avversa alla generazione cinematografica precedente, vicina al pensiero politico e filosofico di Sartre, Alain Robbe-Grillet (che infatti ha scritto L'anno scorso a Marienbad) e altri autori dell'epoca.

 

Torinamo però alla Guldenberg come accompagnamento per Hiroshima mon amour.

 

La gradazione e il colore sono tipici da Tripel, a cui tutto l'aspetto visivo rimanda, ma già al naso spunta una nota acidula di troppo per quello che vorrebbe la norma dello stile, tant'è che non usa gli stessi lieviti.

Un'immagine perfetta per i primi minuti del film in cui l'erotismo del loro amore caldo e avvolgente si fonde ai rimandi alla tragedia atomica.

 

Concentrandosi meglio il corpo esile e la carbonazione si spostano più verso il mondo delle Saison e l’olfatto è pieno di sentori acidi, ma al gusto la leggerezza tradisce: arriva la frutta bianca matura, oltre agli agrumi maturi visti in precedenza e che restano però in secondo piano, e il malto torna predominante.

Di nuovo la morbidezza e l'accoglienza del dramma dei due amanti di Hiroshima mon amour che si ritrovano nelle note più dolci e cariche di questa birra.

 

Dopo questa esplosione di dolcezza da Tripel l’evoluzione al palato passa quasi subito a una luppolatura (che si traduce in amarezza) decisa alla quale si aggiunge una nota acida data dai lieviti, pur non dimenticandosi mai nel mare di amarezza della chiusura la dolcezza liquorosa portata dai cereali.

Il ricordo di Nevers rompe la passione e riporta all'amara verità attraverso i momenti in cui le scelte di Resnais si fanno notare maggiormente.

 

Il finale poco dolce e molto amaro riflette benissimo l'incomunicabilità su cui Hiroshima mon amour si chiude.

 

Falsa beverina per un film breve, perché l'amaro e l'astringenza chiamano un altro sorso, ma i sentori sono carichi e la gradazione importante, una birra unica, senza stile ed eguali, un po’ come il film di Resnais secondo Godard:

“Un film che era impossibile prevedere rispetto a ciò che sapevamo già del Cinema“

Jean-Luc Godard

 

A cui risponde prontamente l'autore:

"Infatti, contrariamente a quel che si dice, non c'è niente nel mio film che sia assolutamente nuovo. 

Tutto è già stato fatto... gliel'assicuro."

Alain Resnais parlando di Hiroshima mon amour.

 

Buona visione e buona bevuta! 

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