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Hamlet - Benedict Cumberbatch: un attore da palco mondiale

Fra il 2015 e il 2016, in occasione dei 400 anni dalla morte di William Shakespeare, nei cinema di tutto il mondo veniva proposta la registrazione dello spettacolo Hamlet dal National Theatre di Londra, con Benedict Cumberbatch nel ruolo del principe di Danimarca.

 

[Trailer internazionale di Hamlet]

 

 

L'idea della registrazione di uno spettacolo teatrale potrebbe apparire come un'operazione impropria per diverse ragioni.

 

Innanzitutto si può credere che l'evento in questione abbia beneficiato di una distribuzione in forma differita meramente a scopo promozionale; in secondo luogo la specificità della performance teatrale risiede nella sua eccezionalità: a teatro lo spettatore è consapevole di assistere a una performance che non sarà in alcun modo replicabile in forma identica. 

La regista Lyndsey Turner dichiarò in un'intervista che "circostanze eccezionali comportano circostanze eccezionali".

 

ll resto del mondo non poteva essere privato di un evento culturale di tale portata.

 

 

[Il saluto finale alla ribalta del palco di Hamlet che rivela una scenografia imponente e profondamente elaborata]

 

 

Il palco del National Theater di Londra possiede un'ampiezza fuori dal comune. 

 

Il fondale principale presentava una casa nobiliare attraversata da un ampio scalone che metteva in comunicazione il livello superiore con quello inferiore. 

Le scelte registiche permesse da una simile scenografia sono svariate: basti pensare che per l'intera durata dell'ultimo atto tutta l'enorme superficie del palco venne coperta da più di 40 centimetri di terra.

La scena del teschio di Yorick e la resa dei conti finale avveniva fra cumuli di macerie e terriccio, come se si fosse trattato della terra di nessuno fra due trincee nemiche.

In un contesto spettacolarizzato a tal punto il medium cinematografico vi aderì alla perfezione; d'altro canto una performance teatrale in forma registrata presenta delle particolarità, su tutte una leggera forma di montaggio cinematografico. 

Un simile volume di spazio si connetté particolarmente bene alle esigenze della ripresa per il grande e il piccolo schermo. 

 

A noi spettatori in giro per il mondo venne consentito di godere del colpo d'occhio sull'interezza della scena, come è tipico nella sala teatrale, al quale tuttavia si aggiungevano zoomate e inquadrature prettamente cinematografiche, grazie all'utilizzo di carrelli e dolly. 

 

[Il famoso momento di "Essere o non essere" in Hamlet: da notare la lenta carrellata che avvicina il volto dell'attore e drammatizza ulteriormente la sequenza] 

 

 

La scelta di proiettare una delle più grandi pièces sugli schermi di tutto il mondo ha inoltre permesso di valorizzare particolarmente l'espressività degli attori grazie ai frequenti primi piani.

 

La regia di Hamlet non è invadente e risulta quasi invisibile: ciò si percepisce dal senso di completezza che trasmette.

Sebbene stringendo l'inquadratura su di un particolare settore del palco si determinino ampie zone di fuori campo ciò non viene percepito come una selezione.

La selezione della prospettiva dello sguardo avviene dopotutto anche dal vivo, attraverso la prossemica degli attori - che attraverso la platealità dei loro gesti portano l'attenzione degli spettatori a sé - o verso una specifica porzione dello spazio scenico.

 

Innegabile che un incentivo ad approcciarsi a una non semplice visione (lo spettacolo dura più di tre ore ed è, ovviamente, in lingua inglese - sebbene sottotitolato in italiano) è costituito dal nome dell'attore protagonista: Benedict Cumberbatch.

 

Di nuovo, una precisazione di metodo: la recitazione teatrale si distingue sensibilmente da quella cinematografica in particolare per i tempi della lavorazione, che nel secondo caso si possono limitare a ripetizioni di poche battute riprese svariate volte su un set, mentre nel primo caso possono arrivare a interi quarti d'ora senza alcuna interruzione su di un palco. 

Benedict Cumberbatch si è cimentato in prove per il Cinema particolarmente ardue dal punto di vista dell'immedesimazione, come per esempio il suo ruolo in performance capture per la trilogia de Lo Hobbit di Peter Jackson, dove prestò la sua voce e la sua mimica al drago Smaug.

 

Lo stesso ruolo per cui è particolarmente noto negli ultimi anni, Doctor Strange, costituisce una prova attoriale non indifferente a causa del massicio utilizzo di CGI in post-produzione, che non consente agli attori di avere molti riferimenti concreti su cui costruire le proprie reazioni.  

 

 

[Hamlet e l'amico fidato Orazio: la collocazione temporale dello spettacolo è volutamente indefinita e lo si nota dallo stile dei costumi]

 

 

L'esperienza di Hamlet si pone agli antipodi e ne rivela la versalità professionale.

 

L'Hamlet di Cumberbatch per quasi tre ore ha gli occhi velati di lacrime.

Spesso piange.

 

Ottime sono anche le interpretazioni di Ofelia (la sua pazzia mette i brividi) di Polonio e della madre del principe, Gertrude; ma Cumberbatch mette tutto sé stesso in una prova recitativa profondamente emozionale. 

 

[Un estratto dall'intervista a Benedict Cumberbatch proiettata prima dell'inizio dello spettacolo di Hamlet]

 

 

La bellezza del teatro classico risiede nel fatto che l'autore del libretto non dirige la messa in scena, pertanto non esiste un'interpretazione canonica di un personaggio, ma ogni compagnia e ogni attore può applicare il proprio punto di vista.

 

Tre ore di lacrime, rabbia e grida che rivelano un allenamento all'uso della voce degno dei cimenti attoriali più alti.

 

Alla domanda "che cosa provi tutte le sere durante gli applausi finali dopo così tanto tempo calato all'interno di una parte?", postagli in una lunga intervista che funge anche da contenuto promozionale di Hamlet, l'attore rispose non del tutto ironicamente: "Provo fame, sono stanco e affamato"

 

Sul gigantesco palco londinese, fra cambi di scene entusiasmanti (gli unici momenti accompagnati dalla musica), davanti a tutto il mondo, Benedict Cumberbatch ha dato in Hamlet l'ennesima prova della sua indiscutibile, gigantesca bravura.

 

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