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Three Thousand Years of Longing - Recensione: esprimi un desiderio - Cannes 2022

Three Thousand Years of Longing significa tremila anni di desiderio, di bramosia, di voglia, e la percezione è che siano passati più o meno tremila anni dall'uscita di Mad Max: Fury Road, l'ultimo film di George Miller arrivato al cinema.  

 

Tilda Swinton e Idris Elba sono i protagonisti del nuovo lungometraggio dell'autore australiano, sbarcato al 75° Festival del Cinema di Cannes fuori concorso per un'anteprima davvero molto attesa. 

 

Il film è una poesia, un atto d'amore nei confronti dell'amore stesso e del desiderio: l'immaginario di George Miller e del suo fidato direttore della fotografia John Seale lo ritroviamo con meno energia e meno ottani rispetto all'ultimo Mad Max, ma è sicuramente presente con la stessa potenza visiva e quella capacità quasi unica di trasportare lo spettatore in un mondo fantastico. 

 

[Il trailer di Three Thousand Years of Longing]

 

 

Tilda Swinton veste i panni di Alithea Binnie, una narratologa che si occupa di storie, una persona solidamente ancorata alla realtà ma affascinata dalle mitologie; Idris Elba è un Djinn, creatura soprannaturale il cui nome è poi mutato nel tempo per diventare quello di "Genio", associato spesso a una lampada. 

 

Esattamente quel tipo di genio, quello che vive intrappolato in una bottiglia e che una volta liberato offre la possibilità di esprimere tre desideri. 

 

Da una parte abbiamo dunque un'accademica, legata al tangibile e al dimostrabile, asociale e chiusa in se stessa, dall'altra una creatura leggendaria, che in migliaia di anni ha vissuto centinaia di avventure ed è pronta a raccontarle.

Tra i due si instaura un rapporto particolare, chiusi in una stanza d'albergo in accappatoio viaggeranno lontano nel tempo e nello spazio all'interno di mondi dalle suggestioni mediorientali, carichi di colori, di creature, di personaggi, di illusioni e di magie. 

 

Probabilmente si tratta solo di una mia supposizione, ma nella rappresentazione del dialogo tra i protagonisti confinati all'interno di una stanza, mentre al contempo sono viaggiatori in terre lontane nei millenni, ci ho trovato più di un collegamento con il recente passato mondiale, quel passato che ha visto un pianeta in lockdown, confinato all'interno delle proprie mura e che aveva la possibilità di viaggiare soltanto grazie alle storie, ai libri e al Cinema. 

 

 

 

 

Three Thousand Years of Longing è un film che mette al centro l'amore e il desiderio, cosa sia giusto amare di noi stessi e degli altri e fin quando sia giusto desiderare.

 

Lo fa con due personaggi agli antipodi, con una donna che non ha niente da desiderare e con una creatura il cui scopo nella vita è quello di realizzare i desideri altrui. 

 

George Miller si basa su uno dei racconti della raccolta Il genio nell'occhio d'usignolo scritta da Antonia Susan Byatt per sprigionare ancora una volta la sua incredibile energia cinematica, spingendo al massimo i limiti di che cosa può raccontare una macchina da presa restando però al contempo intimo e dolce.

 

Il regista usa gli spazi dell'inquadratura per rappresentare una serie di spettacolari tableau vivant senza però mai dimenticare lo storytelling, riuscendo dunque a meravigliare con l'immagine e rapire con il racconto, sfruttando al meglio la possibilità di narrare una storia che ne contiene tante. 

 

 

 

 

È possibile che Three Thousand Years of Longing non incontri le aspettative di tutto il pubblico, a maggior ragione di chi si aspetta una sorta di spin off della saga di Mad Max, e che si tenti a tutti i costi di provare a scardinarne il senso dimenticando però che abbiamo appena assistito a una fiaba, non a una favola. 

 

Il nuovo film di George Miller è a mio avviso un racconto affascinante, un film che vi rapirà il cuore se siete innamorati e che probabilmente, nel caso ancora non lo foste, vi farà innamorare sognando. 

 

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1 commento

Three thousand years of longing sono quelli che percepirò da qui all’uscita! Datemi questo film subito 😍

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