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Old - Recensione: è sempre e solo questione di tempo

“Tu pensi solo al futuro!” “E tu solo al passato.”

 

Un botta e risposta fondamentale tra due dei protagonisti di Old ci permette di capire ciò di cui vuole parlare M. Night Shyamalan con questo suo nuovo film: l’importanza del tempo, soprattutto nel presente, qui ed ora.

 

Tratto dal graphic novel Castello di sabbia di Pierre Oscar Lévy e Frederik Peeters, Old è quasi interamente ambientato su una spiaggia dove - grazie a una promozione scovata su Internet (“Ci credi che ho trovato questo posto online?”) - delle famiglie e delle coppie si trovano a passare una giornata di relax, un modo per riuscire a estraniarsi da una routine quotidiana che li sta logorando.

 

Trascorrono solo pochi minuti però prima che i sfortunati bagnanti si accorgano che il tempo sulla spiaggia passa in modo completamente illogico: mezz’ora equivale a un anno.

 

[Il trailer di Old]

 

 

Attraverso un thriller con tratti orrorifici, M. Night Shyamalan costruisce sulla spiaggia un microcosmo prettamente di stampo occidentale per rappresentare la tossica cultura del consumismo, un veleno che ci fa perdere la bussola del nostro presente disorientandoci come il varco tra le rocce che non fa scappare i personaggi dalla loro gabbia di sabbia dorata.

 

In Old si instaura fin dai primi momenti un’atmosfera che guarda da vicino i gialli di Agatha Christie, dove la claustrofobica ambientazione funge da benzina per far scoppiare i contrasti tra i vari personaggi presenti sulla spiaggia.

 

Shyamalan osserva con sguardo critico - anche all’interno del film stesso - l’evolversi della situazione, scrutando la superficialità delle varie priorità delle sue pedine, in una scacchiera teatro di mosse imprevedibili ad eccezione dell’onnipresente plot twist finale.

 

 



Vi è quindi la coppia che non è in grado di comunicare a causa di un male in apparenza più grande di loro, chi è ossessionato dall’immagine esteriore del proprio corpo o chi semplicemente vuole solo avere degli amici con cui giocare.

 

La spiaggia accelera il deteriorarsi dei personaggi, sia da un punto di vista estetico che non, mostrando quanto guardare al presente sia fondamentale per ognuno di noi.

Restare bambini anche costruendo castelli di sabbia da adulti può essere la salvezza da un mondo che ci invita continuamente a consumare il nostro tempo negli aspetti irrilevanti delle nostre esistenze, distogliendoci dalle cose importanti come la famiglia, anche se da questo punto di vista alcune scelte all’interno di Old hanno un aspetto un po’ conservatore.

 

Shyamalan ci insegna a dar peso e significato alle immagini, vittime anch’esse di un consumismo sfrenato, ricordandoci di come un film con protagonisti Jack Nicholson e Marlon Brando - un personaggio all’interno del film si chiede continuamente quale sia il titolo (Missouri, diretto dal grande Arthur Penn) - sia dimenticato dai più e che di conseguenza anche il divismo alla sua ennesima potenza sia destinato a sprofondare.   

 

 

[Missouri fu purtroppo un flop di critica e di pubblico, ma fatevi un favore e recuperatelo]

 

 

A mio avviso il problema di Old è proprio l’aspetto critico del film, che finisce per risucchiare tutto il resto.

 

Se l’idea affascinante della premessa iniziale funziona per la prima mezz’ora, con il passare del tempo - e l’invecchiamento dei vari personaggi - l’evolversi della vicenda risulta artificioso e privo di interesse.

 

Ovviamente al regista importa proseguire l’idea su cui poggia Old, ma il sacrificio delle varie sfumature di scrittura dei protagonisti fa scemare tutta la componente ansiogena del film, risultando spesso artefatto nei rapporti e nelle situazioni e manchevole di una vera tensione di fondo. 

 

Shyamalan in certi momenti riesce a creare delle scene a tratti perturbanti - alcuni movimenti di macchina che capovolgono i punti di vista dei personaggi sono assolutamenti mirabili - ma con il passare della durata c'è più voglia di arrivare al finale per noia che per un vero interesse. 

 

Un peccato se si pensa alla componente teorica di Old: ancora una volta, però, il regista e sceneggiatore de Il sesto senso non riesce a tenere le redini della propria opera fino in fondo.

 

Mostrandoci che anche nel suo caso il tempo - questa volta in senso filmico - quando non viene gestito bene può trasformarsi in un’arma a doppio taglio.

 

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