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8 cose che fino ad oggi non sapevi su 1997: Fuga da New York

Il 6 novembre 1981 sbarcava in Italia 1997: Fuga da New York di John Carpenter, uno dei film più famosi del regista statunitense, nonché uno dei più iconici.

 

Sono passati ben quarant’anni dall’approdo di questo film nelle nostre sale, eppure riusciamo a percepirne ancora sia il suo carattere universale sia la sua dimensione storica. 

 

La magia che emerge dal Cinema di questo "autore a tutto tondo" -  ricordiamo il suo lavoro come regista, sceneggiatore, compositore, musicista, attore, produttore e montatore - sta proprio nel modo in cui ha sempre maneggiato il Cinema di genere, rimodellandolo a proprio piacimento, stratificandolo e confezionandolo in modo tale che non perdesse mai appeal.

 

Il modo in cui John Carpenter riesce a bilanciare la fruibilità della sua opera con la provocatorietà delle sue idee lo rende davvero un equilibrista nel panorama cinematografico americano.

 

Non fa eccezione 1997: Fuga da New York, distopia fantascientifica e terza pellicola firmata John Carpenter.

 

[Il trailer di 1997: Fuga da New York]

 

 

 A immergerci immediatamente nell’atmosfera fuori dal comune del film è una voce fuori campo:  

1988. L’indice di criminalità negli Stati Uniti raggiunge il 400%.

Quella che un tempo fu la libera città di New York diventa il carcere di massima sicurezza per l’intero Paese. Un muro di cinta di quindici metri viene eretto lungo la linea costiera di Jersey, attraverso il fiume Harlem, e giù lungo la linea costiera di Brooklyn.

 

Circonda completamente l’isola di Manhattan. Tutti i ponti e i canali sono minati. La forza di polizia statunitense, come un esercito, è accampata intorno all’isola.

Non vi sono guardie dentro il carcere, solo i prigionieri. E i mondi che si sono creati.

Le regole sono semplici: una volta entrati non si esce più.

 

Poche volte un voice over si è mostrata tanto chirurgico nell’individuare i primi nuclei tematici come in 1997: Fuga da New York: il cancro della criminalità si diffonde sempre più velocemente, lo Stato decide di amputare ogni arto infetto piuttosto che individuarne la cura: gettati a Manhattan, dove non possono interagire con il mondo esterno, i criminali non sono altro che insetti fastidiosi che disturbano l’ipocrita società americana.

 

Sono fantasmi, creature a cui è stata tolta ogni parvenza di umanità, legate l’una all’altra da un riflesso deformato delle gerarchie che definiscono il mondo esterno. Il mondo dei giusti o, per meglio dire, quelli che si definiscono tali non è quindi certamente salvabile.

 

La scelta di ambientare la storia di 1997: Fuga da New York proprio in quell'anno, quindi in un futuro prossimo alla produzione del film, è indicativa; non è semplicemente la messinscena di una paure remote, ma la rappresentazione iperbolica di un processo di disumanizzazione già in atto.

 

È una consapevolezza che accompagnerà John Carpenter per tutta la sua filmografia successiva, da La Cosa (1982) a Essi Vivono (1988), per citare i suoi film più famosi, e che lo renderanno un regista - passatemi il termine - davvero punk: ogni istituzione, in quanto tale, porta in grembo il seme del male e per questo è l’azione del singolo in relazione alla collettività a doverle distruggere.

 

 

[Lo skyline della Grande Mela in 1997: Fuga da New York]

 

Dalla polizia, rappresentata egregiamente dai metodi poco ortodossi dell’alto commissario di polizia Bob Hauk (Lee Van Cleef), allo stesso meschino Presidente degli Stati Uniti (Donald Pleasence), nessuno è escluso dallo sguardo del giudizio in 1997: Fuga da New York.  

 

Nonostante la cupezza delle tematiche trattate e la fatiscenza, estetica e etica, che impregna ogni avvenimento e personaggio di questo microcosmo, il ritmo sincopato del film rende impossibile un calo di attenzione. 1997: Fuga da New York mette in scena 24 ore di pura azione ma non è mai sbrigativo o frettoloso, frenetico o sopra le righe. 

 

Indubbiamente il merito di questo è anche del suo protagonista, Snake Plissken (Kurt Russell): grazie al modo in cui interagiscono i personaggi e con lui comprendiamo che questo criminale misterioso ha compiuto nella sua vita gesta di ogni tipo.

 

 

[Sapete che il nome di Snake Plissken, protagonista di 1997: Fuga da New York, in italiano è stato adattato come Jena e in coreano come Cobra?]

 

È evidente come l’immaginario western caro a Carpenter sia confluito nella scrittura di questo antieroe, capace di passare da soldato decorato a criminale, senza uno spiraglio di chiara moralità.

 

Questo mistero che ammanta Snake arricchisce il mondo di suggestioni, speculazioni, ipotesi; 1997: Fuga da New York è solo uno spaccato in una realtà distopica a cui non abbiamo accesso ma di cui abbiamo la percezione. 

 

Questo splendido film, che oggi entra negli “anta”, nasconde una miriade di segretucci e curiosità: qui parliamo di otto tra queste, sperando che renda ancora più soddisfacente la vostra visione!  

  

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Posizione 8

Il budget a disposizione per 1997: Fuga da New York 

 

Il budget di circa 7 milioni di dollari ottenuto da Carpenter (all'epoca il più corposo mai ottenuto dal regista), non era comunque abbastanza per ricostruire alcune scene totalmente in computer grafica.

Nonostante ciò le inquadrature su quella New York distopica e fluorescente sono probabilmente tra le più emblematiche dell'intero film. 

 

Come si suol dire "la necessità aguzza l'ingegno": per generare le immagini wire-frame è stato costruito un modello in scala della città, dipinto in nero; sono stati poi applicati dei nastri bianchi luminosi sugli edifici, disposti ordinatamente in una griglia, in mezzo a cui è stata fatta passare la cinepresa. 

 

Questa opera di artigianato, tra tagli e modellini, è entrata a far parte della Storia del Cinema; è l'ennesima dimostrazione che non sempre un basso budget può essere una scusa per un cattivo lavoro e viceversa. 

 

Il modello della città inoltre è stato ristampato e riutilizzato per Blade Runner (1982). 

 

Posizione 7

1997: Fuga da New York non è stato girato a New York

 

Sorpresi? Eppure è così realistico, non è vero? 

 

Le riprese si sono svolte principalmente tra St Louis in Missouri, l'Illinois e la California. Sarebbe costato troppo ambientare un film di fantascienza distopica nella Grande Mela e, in particolare, East St Louis in Illinois risultò perfetta allo scopo perché nel 1976 era stata travolta da numerosi incendi. 

 

La scelta della città però non è stata immediata.

In un primo momento sono state vagliate due differenti ipotesi, cioè girare fuori dalla città o in un backlot - un'area adiacente a uno studio cinematografico utilizzata spesso per le riprese all'aperto - ma entrambe le soluzioni sono state scartate.

 

Infine, il location manager Berry Bernardi è stato inviato in un simpatico tour nelle città più fatiscenti degli Stati Uniti per scegliere quale tra queste potessero ricordare il più possibile New York. 

Il resto del lavoro fu reso possibile grazie all'utilizzo di fondali statici, a cui lavorò anche un giovanissimo James Cameron, all'epoca scenografo.

 

Se oggi il regista canadese è considerato un grande innovatore, probabilmente è anche grazie alle esperienze di lavoro maturate sul set di 1997: Fuga da New York. 

 

Posizione 6

Il nome e l'estetica di Snake Plissken sono ispirati a una persona davvero esistita 

 

In fase di scrittura John Carpenter aveva difficoltà ad associare un nome al suo protagonista: voleva qualcosa che potesse essere memorabile e iconico.

 

Un amico gli suggerì quindi il cognome "Plissken", basandosi su una sua conoscenza al liceo: "una specie di duro" che portava un grande tatuaggio del rettile sull'addome, grazie a cui guadagnò il soprannome di "Serpente".

 

"Chiunque abbia un serpente tatuato addosso da qualche parte... quello è il mio tipo di eroe!"

Non possiamo che essere d'accordo con queste parole di John Carpenter, no?

 

Chissà che onore deve essere stato per il vero "Snake" Plissken essere associato a questo film!

 

Posizione 5

Kurt Russell? Troppo "Disney" per la produzione!

 

Proprio così: troppo giovane, troppo "carino", troppo poco impegnato.

Come poteva l'attore di Il computer con le scarpe da tennis (1969) interpretare Snake Plissken? 

 

I produttori puntavano a far ricoprire il ruolo da attori con la faccia da duro come Charles Bronson, Tommy Lee Jones, Chuck Norris.

 

Carpenter aveva già collaborato con l'attore per il film televisivo Elvis, il re del rock (1979) e questa scelta, alla fine, risultò vincente.

I due lavorarono insieme per altri tre film: La Cosa (1982)Grosso guaio a Chinatown (1986) e il seguito/remake di 1997: Fuga da New York, Fuga da Los Angeles (1996).

 

L'attore, che si ispirò a Clint Eastwood per la sua interpretazione, riuscì a far proprie le ispirazioni western a cui Carpenter aveva attinto per la scrittura del personaggio. 

 

Kurt Russell ebbe persino l'idea della benda sull'occhio, per cui tra l'altro ebbe problemi alla vista durante le lunghe riprese, e ancora oggi cita 1997: Fuga da New York come il suo film preferito tra tutti quelli in cui ha lavorato. 

 

Carpenter ci aveva visto lungo: sicuramente oggi non ricordiamo l'attore per il suo bel visino e i suoi lavori giovanili! 

 

Posizione 4

Il casting non facile di Lee Van Cleef

 

La produzione, per il ruolo di Bob Hauk, avrebbe preferito nomi come Burt LancasterKirk DouglasWilliam Holden piuttosto che l'attore di culto delle pellicole western. 

 

Van Cleef inoltre aveva subito un infortunio al ginocchio prima delle riprese e non era completamente guarito quando doveva girare le sue scene.

Come se non bastasse, l'attore giunse in aereo da Los Angeles per una sola notte per poi ripartire il giorno dopo.

 

Una notte, tra l'altro, davvero piena di zanzare: in quella caldissima estate la troupe fu tormentata ogni notte durante le riprese da sciami di insetti. 

Come se non bastasse alcuni piani risultarono sfocati, ma era impossibile girare altre inquadrature.

 

Decisamente una serie di sfortunati eventi, ma per una leggenda come Van Cleef questo e altro!

 

Posizione 3

La massiccia eredità culturale di 1997: Fuga da New York 

 

Se vi è capitato di bazzicare per Internet durante un momento di shopping compulsivo e venire attratti da una action figure di Snake Plissken da 1300 dollari non vi sorprendete; nonostante Carpenter abbia sempre sottolineato nella sua opera messaggi anti-capitalistici e avversi al consumismo sfrenato, nel momento in cui la società si appropria delle icone, queste finiscono per non dipendere più dalla loro origine. 

 

Dal terreno fertile di questo film però non sono sbocciati solo feticci per collezionisti, ma anche altri lavori importanti confluiti persino in altri media. 

William Gibson già nel 1984 pubblica il romanzo Neuromante, considerato un manifesto cyberpunk: lo scrittore cita proprio 1997: Fuga da New York tra le sue principali ispirazioni.

 

Hideo Kojima, l'autore che ha dimostrato al mondo quanto i videogiochi possano essere arte, si è ispirato proprio a Snake Plissken per il personaggio di Solid Snake (e di Big Boss!), protagonista della serie Metal Gear Solid

 

Probabilmente se siete stati bambini all'inizio degli anni 2000 il vostro primo approccio con 1997: Fuga da New York è stato il personaggio di Hoss Holgado nel cartone per bambini Le tenebrose avventure di Billy e Mandy, identico a Kurt Russell nel film.

 

Ricordo sbloccato?

 

Volendo fare un salto nel nostro amato Bel Paese una lettura divertente e sempre sagace è quella di Rat-Man, serie di fumetti di Leo Ortolani: l'autore ha realizzato una parodia del film tra i numeri 41 e 44.

 

L'immaginario distopico ispirato alla pellicola di Carpenter è molto vasto: divertitevi per esempio a contare quante volte è stata citata la decapitazione della Statua della Libertà della locandina di 1997: Fuga da New York.

 

Posizione 2

Il suggerimento di J.J. Abrams

Sapete che J.J. Abrams, a soli 15 anni, ha avuto voce in capitolo su una scena del film?

Se non avete ancora visto 1997: Fuga da New York... NON andate avanti alla prossima curiosità!

 

SPOILER

 

L'inquadratura del cadavere di Maggie sotto l'auto del Duca è stata aggiunta dopo la fine delle riprese.

Carpenter e Adrienne Barbeau, interprete di Maggie e all'epoca moglie del regista, hanno filmato la scena nel loro garage.

 

J.J. Abrams dichiarò, durante un'intervista del 2011 alla National Public Radio, che da adolescente era stato il primo a suggerire a Carpenter la poca chiarezza della morte della donna.

 

Il padre del giovane J.J. era un produttore cinematografico, e per questo il ragazzino ha avuto modo di vedere un primo montaggio preliminare del film.

Nel momento in cui Carpenter chiese al suo primo piccolo pubblico le loro impressioni, il giovane Abrams suggerì di inserire una scena extra in cui far comprendere la definitiva morte di Maggie.   

 

Posizione 1

Un presidente degli Stati Uniti... particolare!


Il Presidente degli Stati Uniti in 1997: Fuga da New York è rappresentato come "il figlio dell'amore tra Ronald Reagan e Margaret Thatcher".

 

Nella rappresentazione di questo personaggio - tutt'altro che positivo - emerge anche la posizione del regista nei confronti delle conseguenze prima del thatcherismo e poi della reaganomics: politiche economiche conservatrici di destra che mirano, semplificando il più possibile, a indebolire la regolamentazione del governo e a ridurre la spesa pubblica, favorendo il più possibile il libero mercato. 

 

La lettura politica dei film non è soltanto un'elucubrazione della critica o, almeno, non lo è in questo caso.  

 

John Carpenter inoltre ha originariamente scritto il soggetto di 1997: Fuga da New Yor tra il 1974 e il 1976 come reazione allo scandalo Watergate che è costato l'impeachment al Presidente Nixon, ma nessuno studio lo ha approvato in quanto troppo violento.

 

Soltanto dopo il successo di Halloween (1978) i produttori si sono interessati a questo progetto. 

 

Chi conosce Carpenter sa quanto le sue posizioni politiche si siano sempre incrociate con il suo approccio al Cinema di genere.

Per chi non lo conoscesse... cosa aspettate ancora ad approfondire questo grande autore?

 

Magari partendo proprio da 1997: Fuga da New York.  

 



Chi lo ha scritto

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1 commento

Matteo G

18 giorni fa

Mi piace molto la recensione di Lorenza su questo film iconico.Un vero film cult un mix di generi, tra fantascienza,triller e horror.                                                                                         Carpente un regista di horror dei più grandi.

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