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8 cose che fino ad oggi non sapevi su Ladyhawke

Ladyhawke è decisamente un film cult, entrato nel corso del tempo nei cuori di moltissimi di noi.

 

Quella diretta da Richard Donner è una favola medievale che è stata in grado di amalgamare armonicamente una serie di elementi: un cast pieno di giovani talenti - all'epoca sulla "rampa di lancio" hollywoodiana - come Rutger Hauer, Michelle Pfeiffer e Metthew Broderick, la mano esperta del direttore della fotografia Vittorio Storaro, l'ottima colonna sonora di Andrew Powell e, soprattutto, la fortissima carica di poesia, romanticismo, avventura e tutte le virtù cortesi proprie della narrazione trobadorica.

 

[Il trailer di Ladyhawke]

 

 

E poi c'è l'Amore, quello con la "a" maiuscola, che unisce e divide Navarre (Rutger Hauer) e Isabeau (Michelle Pfeiffer), i due amanti maledetti "sempre insieme, eternamente divisi".

 

La storia del film viene raccontata allo spettatore attraverso lo sguardo dell'ingenuo ladruncolo Philippe Gaston (Matthew Broderick) - soprannominato le rat, il topo - il quale, dopo essere scappato dalle segrete di Aguillon attraverso le fogne cittadine, viene salvato da morte certa da Etienne Navarre.

 

Navarre, ex capitano delle guardie caduto in disgrazia, progetta di uccidere il malvagio vescovo di Aguillon con l'aiuto di un riluttante Gaston che, viaggiando con il cavaliere, scoprirà la maledizione che condanna l'uomo a vivere separato dalla sua amata Isabeau: di notte lui si trasforma in lupo, la donna, al contrario, di giorno volteggia nei cieli con l'aspetto di un falco.

 

 

[Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer sul set di Ladyhawke]

 

 

Girato completamente in location e set italiani, Ladyhawke ha un'infinita serie di curiosità, a partire dai nomi delle ambientazioni che in lingua originale richiamano direttamente il nostro paese, come nel caso della città/capitale del regno che, in inglese è Aquila, mentre nell'adattamento italiano venne francofonizzata in Aguillon, pensando forse che l'Italia per gli italiani non sarebbe stata una location sufficientemente fiabesca. 

 

Una produzione fantasy così imponente non può che regalare un gran numero di cinefacts relativi agli effetti visivi, la colonna sonora, il casting, gli animali utilizzati sul set o alle scene d'azione del film (sapevate che Hauer non utilizzò praticamente mai la controfigura e che si destreggiò facilmente nei combattimenti con la spada essendo un abile spadaccino?).

 

Abbiamo selezionato gli 8 cinefacts più interessanti su Ladyhawke e ve li proponiamo ora in questa classifica.

 

Pronti?

Buona lettura!

 

Nel frattempo se voleste vederlo, o rivederlo, sappiate che Ladyhawke lo potete trovare su Infinity!

 

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Posizione 8

Michelle Pfeiffer pittrice 

 

Michelle Pfeiffer ha iniziato a dipingere sul set per distrarsi dalla mancanza di casa derivata dalle lunghe riprese in Europa.    

 

Ladyhawke era il settimo ruolo cinematografico della Pfeiffer: il primo in assoluto che le richiese di trascorrere una notevole quantità di tempo al di fuori dei confini degli Stati Uniti.

 

In un'intervista del 1988, l’attrice di Santa Ana dichiarò:

“È stato un film molto difficile e sono stata via per cinque mesi.

È stato il più lungo periodo in cui fossi mai stata così lontana da casa."

 

Per questo motivo, confidò la Pfeiffer,

"Decisi che avevo bisogno di qualcosa che mi appassionasse tanto quanto la recitazione, qualcosa in cui potevo perdermi completamente, con cui distrarmi".

 

Così, fra un ciak e l’altro, l’attrice ha iniziato a dipingere.

Un hobby ormai radicato e che persegue ancora oggi.

 

Posizione 7

La colonna sonora anacronistica

 

Le musiche di Ladyhawke vennero curate da Andrew Powell che, dopo una serie di produzioni come “ghostwriter”, con il film di Donner firmò ufficialmente la sua prima colonna sonora cinematografica.

 

Il lavoro del compositore, direttore d'orchestra e produttore discografico britannico venne però tacciato di essere anacronistico per l’utilizzo di alcuni passaggi rock eseguiti con la chitarra elettrica: un concept musicale che la critica ritenne essere fuori luogo oltre che anacronistico.

 

Donner si difese dalle accuse domandando provocatoriamente

“Come avrebbe potuto un compositore far saltare i membri di un pubblico dai loro posti con due flauti e un liuto?”.

 

A ben vedere, inoltre, la partitura del film si avvale in minima parte di sonorità rock moderne (il musicista la liquidò il tutto quantificandolo con un: "inferiore al 15% del totale"), senza considerare il fatto che Powell compose ben 15 minuti di canto gregoriano per coro maschile, oltre a fare un largo uso dei già citati flauti dolci e liuti.

Posizione 6

La campagna di marketing ingannevole

 

Alcuni dei materiali promozionali di Ladyhawke della major americana che produsse il film, Warner Bros., affermavano che la storia del film era modellata su un'autentica leggenda medioevale europea.

 

“A fantasy film based on a thirteenth-century legend of love and witchcraft” 

(Un film fantasy basato su una leggenda del tredicesimo secolo di amore e stregoneria), recitano i claim sulle vecchie locandine e cover VHS.

 

Questo non è assolutamente vero, poiché la storia, in realtà, venne interamente concepita dallo sceneggiatore Edward Khamara.

 

Khamara - la cui carriera come autore per il Cinema include Il mio nemico (1985) e Dragon: La storia di Bruce Lee (1993) - non fu per niente soddisfatto di questa campagna di marketing, tanto da intraprendere un'azione legale contro la Warner Bros. che lo risarcì con una somma mai precisata.

 

Nonostante ciò, le fuorvianti promo che sostenevano come Ladyhawke fosse basato su un’antica leggenda non vennero rimosse dal materiale promozionale del film.

 

Posizione 5

Tre falchi e quattro lupi 

 

Quando Ladyhawke entrò nella fase di produzione né gli animatronics né la CGI erano abbastanza avanzati per riprodurre in maniera realistica quanto richiedeva lo script del film.

 

Pertanto le sequenze con le trasformazioni di umani in animali vennero girate alla vecchia maniera: utilizzando gli animali reali sul set (con gli addestratori presenti a controllare) e giocando in montaggio con le sovrapposizioni dei frame.

 

La produzione utilizzò tre falchi diversi - in altrettanti shot differenti nell’arco della giornata - per girare la metamorfosi di Isabeau.

 

Uno di questi falchi era particolarmente difficile da riprendere, poiché arruffava sistematicamente le piume in presenza di Hauer: pare che il pennuto gradisse molto la compagnia dell'attore americano.

 

Per la trasformazione del cavaliere senza paura Navarre vennero “ingaggiati” ben quattro lupi siberiani importati dalla California e fatti arrivare direttamente sui set italiani di Ladyhawke.

 

Posizione 4

I castelli di Luchino Visconti

 

Nonostante Ladyhawke sia stato girato totalmente in Italia (per lo più tra l’Abruzzo, Parma, Cremona, Piacenza e le Dolomiti), i produttori avevano precedentemente considerato l'Inghilterra e l'ex Cecoslovacchia come potenziali location.

 

L'Europa era il luogo più logico per girare il film, dato che era lì che era ambientata la storia scritta da Edward Khamara e visto che, nel Vecchio Continente, i paesaggi e gli edifici medievali di cui la produzione aveva bisogno non mancavano di certo.

 

Nonostante ciò, vista l’inagibilità parziale di alcune location, gli scenografi di Ladyhawke hanno dovuto costruire una chiesa completamente nuova appositamente per il film.

La cattedrale dove hanno luogo le scene finali di Ladyhawke è infatti una ricostruzione - avvenuta nei sacri confini di Cinecittà - della chiesa di San Pietro di Tuscania a Viterbo.

 

Cinefact bonus: tre dei castelli utilizzati per le riprese del film erano di proprietà del nostro Luchino Visconti e della sua famiglia.

 

Posizione 3

Le inesattezze storiche

 

Basandosi sugli elementi geografici e geomorfici, storici e astronomici, le vicende di Ladyhawke hanno luogo presumibilmente nel 1386, in Italia, circa trentasei anni dopo la seconda pandemia di Peste che decimò la popolazione della Vecchia Europa.

 

Eppure, sebbene secondo le cronache monastiche una vera eclissi totale si sia verificata in Italia e in tutta la Francia meridionale il primo gennaio 1386, il dialogo a riguardo fra i protagonisti del film fa riferimento specificamente alle Crociate, ma non vi è alcun accenno riguardo alla Peste Nera.

 

Come se ciò non bastasse, la divisione marketing del film indicò come Ladyhawke si svolgesse durante il XIII secolo, quindi fra il 1201 e il 1300 compreso.

 

Ci sentiremmo di dire che qualche conto non torna. 

 

Forse un po’ di attenzione in più non sarebbe guastata, anche se si parla di un fantasy.

 

Posizione 2

Kurt Russel protagonista 

 

Il produttore e regista del film, Richard Donner, inizialmente aveva scelto Rutger Hauer come malvagio Capitano delle guardie, mentre un attore più giovane, tale Kurt Russell, sarebbe stato Navarre.

 

Hauer non voleva quel ruolo - aveva in precedenza espresso interesse per interpretare la parte del protagonista - ma finì con l’accettare la parte del cattivo.

 

Quando il pupillo di John Carpenter abbandonò il progetto a pochi giorni dall’inizio delle riprese, il personaggio di Navarre venne affidato all’ex replicante Roy Batty di Blade Runner.

 

Posizione 1

Vittorio Storaro e gli italiani rumorosi

 

In un’intervista del 2014 Rutger Hauer raccontò che le cose che ricordava meglio dell’esperienza sul set di Ladyhawke erano “Il cavallo, la lady e il falco”.

 

Dopo aver menzionato con nostalgia i suoi viaggi sui set italiani con il suo camper personale, i combattimenti con la spada e le difficoltà di lavorare con gli animali, dei quali dovette imparare gli atteggiamenti e il linguaggio del corpo, aggiunse:

 

“…e gli italiani non smettevano mai di parlare!

Non erano abituati a fare i film con l’audio in presa diretta e Richard Donner continuava a gridare ‘Fate silenzio, dannazione!’, ma nessuno lo ascoltava, perché non parlavano inglese”.

 

A quel punto, stando alle parole dell’attore, veniva interpellato il direttore della fotografia, Vittorio Storaro (L’uccello dalle piume di cristallo, Apocalypse Now, L’ultimo imperatore), che aveva il compito di zittire i suoi connazionali chiacchieroni. 

 

Quanto avremmo voluto assistere a quelle scene! 

 



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