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Grâce à Dieu e la causa persa da Padre Preynat

Grâce à Dieu è il diciannovesimo lungometraggio di François Ozon ed è forse il film più impegnato (e impegnativo) del regista francese.

 

È stato premiato al Festival di Berlino con il Gran Premio della Giuria ed è la storia di uno scandalo legato al clero transalpino. 

 

 

 



La storia si svolge a Lione nel 2014.

A 40 anni, Alexandre Guérin (Melvil Poupaud), ormai padre di famiglia, decide di denunciare di essere stato vittima di abusi, subiti da bambino, da parte del prete Bernard Preynat (Bernard Verley).

 

Nel film Alexandre dà il via a una vera inchiesta giudiziaria che lo porterà sulle tracce di altre due persone molestate da Preynat: François Debord (Denis Ménochet) ed Emmanuel Thomassin (Swann Arlaud).

 

Troveranno il modo per chiarire la questione?

 

Mentre aspettiamo di vedere il film in sala, l'argomento (scottante) ha già portato alla nascita di diversi problemi legali.  

 

Il primo ("Grâce à Dieu" superato!), riguarda la causa instaurata da padre Bernard Preynat, il cui caso ha ispirato la pellicola.  

 

 



Padre Bernard Preynat ha fatto causa perchè è realmente incriminato per violenza sessuale con l'accusa di aver molestato più di 80 ragazzi.

Il sacerdote, che nega ovviamente tutte le accuse, ha detto che il film mina la sua presunzione di innocenza e che potrebbe influenzare negativamente il suo processo.

 

Per queste ragioni ha chiesto al Tribunale di Parigi di bloccarne l’uscita nella sale.  

Ozon si è difeso sostenendo che il film non ha alcun impatto sul processo, dal momento che i fatti e gran parte della storia sono già ben noti e sono stati resi pubblici dalla stampa.

 

Ozon ha assicurato di essere molto più interessato alle vittime che al clero:

"Non volevo fare un film politico. Ma civile.

E mi sono concentrato sulle vittime.

Il mio obiettivo era mostrare quanto la parola abbia un effetto liberatorio, su chi ha subito gli abusi e sull'ambiente circostante". 

 

"Penso che il sistema legale francese sia abbastanza forte da sopportare l'impatto del film",

ha detto in vista della prima mondiale a Berlino.

"La maggior parte delle persone che ci hanno attaccato non hanno visto il film, quindi fondamentalmente ci stanno facendo causa in linea di principio." 

 

Tuttavia ha aggiunto che sta "affrontando una grande resistenza" in Francia a causa della delicatezza dell'argomento.

 

 



Ozon ha girato la maggior parte del film al di fuori della Francia, a causa dell'opposizione della città di Lione.

Ha anche detto che CanalPlus ha negato il finanziamento a causa dell'argomento. 
 

Il regista, astutamente, ha cambiato i nomi delle vittime nel film.

Ha lasciato, però, invariati alcuni nomi e personaggi: Preynat, il cardinale Philippe Barbarin e il volontario della chiesa Regine Maire, che sono sotto processo con l’accusa di non avere denunciato l’abuso pur conoscendolo.

 

Proprio il volontario ha instaurato un altro giudizio a parte per far rimuovere il suo nome dal film.

 

In udienza, gli avvocati di Ozon e il produttore Mandarin hanno detto che rimuovere il suo nome "significherebbe la morte del film". 

Il film è già stato venduto in tutta Europa, oltre che in Canada, Australia, America Latina e Giappone.

 

A questo punto non è Dio che deciderà, ma la giustizia!

 

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4 commenti

Elena Mercuri

7 mesi fa

Non so se è stata una scelta vincente quella di utilizzare i nomi reali

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Claudia Roggero

7 mesi fa

Elena Mercuri
secondo me si. I fatti sono di pubblico dominio.😔

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Nuriell

7 mesi fa

Opere come queste vengono sempre "zittite" dagli interessati, io spero invece che abbia un grande successo e aiuti il pubblico a entrare in sintonia con le vittime, non solo di pedofilia ma di ogni tipo di violenza.

Però bisogna avere la forza di alzare la testa e parlare, il silenzio porta solo ad altre vittime e a quel punto anche tu sei un po' complice della cosa.

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Claudia Roggero

7 mesi fa

Nuriell
Fight for your right!

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