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Jupiter's Legacy - Cosa non ha funzionato e come non si adatta un fumetto

È ormai nota la notizia della cancellazione di Jupiter’s Legacy, serie tratta dall’omonimo fumetto di Mark Millar.

 

Netflix ha detto di aver liberato il cast da ogni impegno verso il progetto, aggiungendo che Jupiter’s Legacy potrebbe tornare in futuro in una forma diversa.   

La notizia pare abbia sorpreso il pubblico come il peggior colpo di scena mai concepito nella Storia del thriller e della suspense.

 

Cosa non ha funzionato in Jupiter’s Legacy e perché sembra che, eccetto Marvel e poche altre operazioni, adattare un fumetto risulti ancora molto difficile? 

 

“Era meglio il fumetto”

KABOOOOOOOOOM!  

 

Jupiter's Legacy Jupiter's Legacy Jupiter's Legacy 

 

Quando si tentano confronti tra due media diversi - così come quando si parla di adattamenti - si entra in un terreno minato nel quale è molto facile poggiare il piede su una cunetta che nasconde l’innesco di un pensiero tanto sbadato quanto largamente diffuso.   

 

Letteratura, fumetto e prodotto audiovisivo rappresentano tre mezzi comunicativi contraddistinti da peculiarità di linguaggio e fruizione che li rendono molto differenti tra loro.

La grammatica alla loro base crea regole ed esigenze creative diverse, che diventano di fatto le colonne portanti di un’opera.  

 

Senza contare come molto spesso, a giocare un ruolo fondamentale, ci siano molte altre compagini terze rispetto al medium come, per esempio, il tempo dell’opera.

Un fumetto o un libro potrebbero vivere di temi nati da un sentire autoriale sfociato nel momento in cui sono stati concepiti e spesso ci si trova a convertire per lo schermo qualcosa che ormai ha uno storico piuttosto importante, trovandosi tra le mani il dilemma, o in certi casi l’imperativo, di dover applicare la rivisitazione di alcuni temi perché il presente è cambiato e con lui le preoccupazioni del pubblico.    

 

Per queste ragioni, senza entrare per ora in nulla di complesso e specifico, quando si parla di trasposizioni cinematografiche o televisive di fumetti - lasciando fuori i romanzi poiché non inerenti con l’argomento di questo articolo - bisogna tenere a mente i meccanismi utili a rendere possibile la traduzione dalla carta alle immagini in movimento. 

 

 

Jupiter's Legacy Jupiter's Legacy Jupiter's Legacy 

 

Quello che a mio avviso rimane fondamentale, al fine di apportare una buona conversione dal fumetto al Cinema, non è tanto il rispetto assoluto dell’opera originale, quanto la conoscenza della struttura dei totem narrativi del fumetto, al fine di non perdere il senso di quel preciso sottogenere.

 

Come nascono i miti nel fumetto?

Come sono costruiti i suoi eroi e i suoi cattivi? 

Come funziona la logica narrativa del racconto supereroistico, indipendentemente dalla carta? 

Cosa rende il racconto da fumetto così originale e autentico nel parlare a un pubblico rappresentato da una così ampia forbice demografica?

 

Queste sono alcune delle domande che ogni buon sceneggiatore, showrunner o produttore dovrebbe porsi prima di avvicinarsi alle trasposizioni fumettistiche. Domande che in buona parte esistono per ogni genere della sfera audiovisiva, indipendentemente dall’idea che queste siano o meno delle trasposizioni poiché, ovviamente, per ogni opera si entra in domande più mirate e specifiche.  

 

Per quanto concerne Jupiter’s Legacy, stando a quanto ci comunica l’opera stessa, chi ha attuato la trasposizione ha deciso di utilizzare il fumetto di Millar come scheletro per costruire la serie Netflix, rivisitandone ampiamente i temi, gli eventi e creando sostanzialmente una narrativa alternativa rispetto all’opera originale. 

 

Tenendo anche conto di ciò, e di come il pubblico non sia chiamato a conoscere il materiale originale, guardiamo allo show in quanto tale, senza applicare un confronto con il fumetto.   

 

Jupiter's Legacy Jupiter's Legacy Jupiter's Legacy 

 

Basato su un fumetto di Mark Millar  

 

Steven S. DeKnight, creatore della serie, propone al pubblico un racconto basato su un gruppo di supereroi capitanati da The Utopian, aka Sheldon Sampson, figura basata sull’archetipo di Superman e mosso da una forte morale, messo però in contrasto con un mondo sempre più lontano dai suoi principi.

 

Il protagonista è guidato da un codice che garantisce un’idea alta di giustizia e il ruolo di faro per l’umanità, un esempio a servire da ispirazione, in particolar modo, per gli Stati Uniti d'America.

 

Nel raccontare il conflitto tra The Utopian, la moglie, il fratello, i figli e i membri satelliti del supergruppo, Jupiter’s Legacy vorrebbe basare tutto su come Sheldon Sampson abbia affrontato un personale percorso dell'eroe per conquistare i propri poteri, divenendo capostipite di una rivoluzione sociale che ha salvato gli Stati Uniti dal collasso economico della Grande Depressione.

 

Come anticipato, l’idea di utilizzare la fantasia per veicolare i propri dubbi è sempre stata utilizzata dal fumetto popolare così come dal Cinema di genere, non tanto per fini politici o ideologici, quanto per creare una forte connessione con il lettore, cercando di intercettare le idiosincrasie del presente e assumendo il ruolo di voce rappresentativa di una generazione (o di un suo spaccato).   

 

Certamente, in seconda battuta, l’autore utilizza i suoi personaggi per creare una rappresentazione dei contrasti morali del suo tempo.

 

In tal senso non c’è figura retorica migliore di quella dell’eroe, fatta di buoni e cattivi, di tonalità di grigi e di una morale di base sovversiva rispetto alla nostra realtà; stiamo pur sempre parlando di personaggi che in reazione a un mondo difettoso decidono di creare degli alter ego a prenderne il controllo, arrivando a essere così arroganti da cercare di porre rimedio anche alla morte. 

 

 

Jupiter's Legacy Jupiter's Legacy Jupiter's Legacy 

 

Jupiter’s Legacy, in tal senso, è geriatrico.

 

The Utopian è quello che ora definiremmo come un “uomo figlio del suo tempo”, incastrato in un dilemma morale così scollato dal presente e così mal veicolato rispetto al mondo che descrive da non riuscire a diventare mai interessante.

 

L’idea dell’eroe che non uccide in un mondo violento e moralmente alla deriva, poiché popolato da uomini e donne che chiedono vendetta, non riesce mai a divenire un conflitto potente dentro la narrazione, perché le conseguenze di questa scelta sono a unico appannaggio dei protagonisti e delle loro battaglie interne, ma poco hanno a che vedere con il mondo che li circonda.   

 

Un tema che avrebbe potuto essere anche interessante, ma che non trova espressione ed evita di esplorare la descrizione di una società edonistica e insensibile alla violenza; un tema che avrebbe dato forza all’idea di un presente desensibilizzato rispetto al valore delle singole vite umane, qualcosa che invece The Utopian avrebbe considerato con valore.   

 

Tutto questo in Jupiter's Legacy non esiste.

Non vi è un discorso umano, non vi è un approfondimento che non vada oltre l’autocommiserazione di The Utopian e il suo stolido concetto di codice d’onore costruito per proteggere se stesso più che per servire l’umanità: se questa frase vi suona potente non lo è, perché nemmeno questo aspetto trova davvero sviluppo o spazio nel racconto.

 

Comprendere le figure eroiche da fumetto avrebbe invece aiutato gli sceneggiatori a elaborare qualcosa che, seppur distante dall’opera originale, avrebbe potuto avere molto più mordente.   

 

Escludendo le ipotesi su dove si sarebbe potuto scavare, il viaggio di Sampson e soci verso la scoperta di questi poteri ha portato una nuova era per il genere umano, ma era loro diritto farlo? 

 

Quali sono i loro doveri?   

Cosa significa essere uomo e poi diventare Dio in terra? Come cambia l’essere umano quando ha il potere di un Dio?

Cosa succede quando il mondo smette di dare rilevanza a mantelli, simboli e alle migliori morali che questi incarnano?  

 

Come la discesa degli eroi, in un periodo storico ben preciso, ha aiutato l’America a creare una nuova narrazione del suo presente?

 

Questo tema, se sfruttato a dovere magari ambientando il racconto unicamente nella sua genesi, avrebbe dato modo di lavorare sugli archetipi supereroistici della Golden Age del fumetto, intavolando un discorso tra finzione e realtà, su cosa abbia significato quel movimento pop per gli Stati Uniti di quel periodo.  

 

 

Jupiter's Legacy Jupiter's Legacy Jupiter's Legacy 

 

Jupiter’s Legacy non riflette partendo dalle figure archetipiche sulle quali si basa.

 

Uno show come The Boys, soprattutto nella seconda stagione, inquadra determinati aspetti del nostro mondo per creare una satira crudele del mito del supereroi, lo show di DeKnight sembra invece occupato a investire molto tempo nel raccontare una storia di origini vuota e ridondante e un presente senza alcuna tensione ideologica tra i personaggi con un protagonista vagamente insopportabile. 

 

Per certi versi The Utopian sembra avere la stessa retorica della serie celentanesca Adrian, si siede nella fattoria in Kansas à la Clark Kent tanto quanto Adrian si siede sul retaggio culturale della Via Gluck e del verde che scompare in favore del cemento e delle palazzine.

 

Serve davvero a poco spargere qui e là una manciata di situazioni ricalcate senza molto senso dal fumetto e ha ancora meno senso nominare ossessivamente personaggi il cui mito non viene costruito, nemmeno quando viene invocato dai vari protagonisti. 

 

Affondando maggiormente in quello che fa la serie, Jupiter’s Legacy sembra un continuo procrastinare rispetto allo sviluppo dei suoi temi e con una lentezza bradipica si muove verso un finale di stagione che, quasi forzatamente, svela il vero cuore della vicenda e l’unico vero conflitto interessante della trama.

Una rivelazione che svela uno scontro ideologico tra i personaggi che non è per nulla descritto e che sembra più che altro intavolato con la disperata ambizione di creare un cliffhanger.  

 

Lo show non ha tensione, non ha personaggi memorabili e spreca ogni singola idea riguardo la costruzione e l’evoluzione dei protagonisti.  

 

A livello tecnico Jupiter’s Legacy brucia le risorse investite da Netflix e in alcuni casi secondo me la messa in scena diventa quasi amatoriale.

Alcuni momenti demoliscono la credibilità dello show, sottolineando l’assenza di talenti capaci di lavorare con effetti speciali, VFX, coreografie adatte alle scene di un combattimento tra supereroi e, sommariamente, con il genere action supereroistico.

La serie sembra quasi non abbia mai visto il coinvolgimento di uno storyboard artist e molte delle scene ambientate nel presente risultano posticce.

 

La gestione dei tempi - il continuo passaggio tra presente e passato - se in un primo momento è morbida con lo spostarsi degli episodi diventa frenetica e chiaro segno di una produzione che ha trovato largo interesse nel raccontare la storia di origini, ma non ha avuto il coraggio di farne il plot della stagione.

La cosa viene spezzata con farraginosi collegamenti a un presente la cui gestione della suspense e della tensione basata sui contrasti e sulla famigerata bomba sotto il tavolo è il segno di una pessima scuola di sceneggiatura, costringendomi a rimandare tutti alla scuola estiva di Alfred Hitchcock

 

In definitiva Jupiter’s Legacy è per me un prodotto che spreca il potenziale delle idee e della produzione, una serie che avrebbe avuto bisogno di uno showrunner più sul pezzo e di registi più a proprio agio con quanto stavano cercando di mettere in scena. 

 

Soprattutto in luce della politica portata avanti da Kevin Feige per le sue serie e di prodotti, apprezzati da critica e pubblico, come il Watchmen di HBO o il The Boys di Prime Video. 

 

 

Jupiter's Legacy Jupiter's Legacy Jupiter's Legacy 

 

Jupiter’s Legacy 

 

Venendo invece alla spinosa questione della trasposizione del materiale originale di Mark Millar, nel caso conosciate l'opera guardare la serie sarà per voi una tortura cinese. 

 

L’arroganza con la quale il team di sceneggiatori e lo showrunner mettono in un angolo l’intero canovaccio di Millar è eroicamente demenziale, dando la sensazione che chi si sia occupato dell’adattamento non abbia capito o approfondito il materiale di partenza, gettandosi in una totale riscrittura con la convinzione di dare più maturità e profondità ai personaggi.

 

Paradossalmente il risultato finale è, indipendentemente dalla vostra conoscenza del fumetto, un'opera piatta, banale e senza alcuna maturità, minata da un come della gestione dei tempi del racconto abbastanza abominevole.

Ma questo lo abbiamo già assodato.   

 

Tornando all’idea di dover effettuare una traduzione da fumetto a linguaggio per immagini, in particolar modo in relazione al tempo presente, Jupiter’s Legacy aveva indiscutibilmente bisogno di una riscrittura, perché il fumetto ragiona su un momento storico ben preciso che mette sul piatto gli USA post-Bush e dei primi anni di Barack Obama, economicamente portati al collasso.

 

Un incipit molto breve e che vede il suo focus in come alcuni di questi eroi siano fermamente convinti di sapere cosa sia giusto per l’America e quali decisioni debbano prendere i suoi leader al fine di sanare l’emorragia economica e ideologica che la nazione a stelle e strisce sembra aver perduto, portando a estreme conseguenze.

 

L’opera di Miller, tra il volume prequel e il sequel, affonda nell’archetipo dei supereroi della Golden Age del fumetto, viaggiando verso la Silver Age e sposando la modernità dell’eroe da comic, portando il decadimento di una certa ingenuità, ma raccontando anche come l’archetipo di Superman, incarnato da The Utopian, si sarebbe potuto spostare se armato di altre ideologie e se avesse messo a frutto il potenziale di un Dio umano tra gli uomini.  

 

Una trasposizione partendo dal volume prequel, dedicando alle origini lo spazio irrisorio che meritano, avrebbe potuto regalare la possibilità di vedere a schermo uno show visivamente affascinante, un incrocio tra l’estetica di La fantastica signora Maisel e il decadentismo supereroistico di Kick-Ass.

 

Mark Millar scrive un'opera pop di intrattenimento che riesce nel suo intento di narrare una delle più grandi storie di supereroi mai raccontate, esplorando gli archetipi del genere e basando tutto sui contrasti tra i suoi personaggi, su come le loro ideologie li portino a interpretare il loro ruolo nella crescita del loro paese in modi differenti e affascinanti, discostandosi un po’ dalle patinature Marvel e DC per avvicinarsi alle visioni disilluse e decadenti di Millar, rispetto alla figura del supereroe.

 

Jupiter’s Legacy di Mark Millar aveva bisogno di una trasposizione che tenesse conto del cuore dei personaggi, del contesto storico che propone mentre il racconto viaggia attraverso i decenni, per arrivare infine a parlare del presente dipingendo il panorama degli Stati Uniti di oggi e di come ci si è arrivati attraverso le influenze e i mutamenti delle figure supereroistiche, ora concorrenti di un Super Jersey Shore.   

 

 

Jupiter's Legacy Jupiter's Legacy Jupiter's Legacy 

 

Jupiter’s Legacy: Requiem  

 

Mentre Mark Millar si prepara a rilasciare il suo nuovo capitolo della saga, Netflix affossa ogni possibilità di una trasposizione capace di avere alcun mordente.

 

La colpa è da imputare all’incapacità della piattaforma di disegnare un progetto ambizioso, riproponendo gli errori dei produttori dell’era pre-Kevin Feige, convinti di poter realizzare trasposizioni fumettistiche senza conoscere il mezzo, piegando la poetica del fumetto alle logiche di racconti cinematografici e televisivi banali, ridondanti e spesso privi di una qualsiasi riflessione basata sul genere primario, ovvero il racconto fumettistico.   

 

Netflix fallirà ancora con Supercrooks, il prossimo adattamento del Millarworld?

 

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