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Ghostwatch: il live show BBC che ha causato un suicidio

Il 30 ottobre del 1938, durante il programma radiofonico di racconti antologici The Mercury Theater on the Air, diretto e narrato da Orson Welles, si è fatta la storia del medium quando il regista ha letto un adattamento de La Guerra dei Mondi di H.G. Wells, evitando di ricordare ai radioascoltatori che quanto stavano sentendo era un'opera di finzione. 

 

L'operazione era chiaramente dovuta alla celebrazione del giorno di Halloween da parte di un programma di intrattenimento, eppure l'adattamento del romanzo a interrompere la programmazione radiofonica fu talmente credibile da scatenare episodi d'isteria di massa, seminando il panico. 

 

Un episodio oramai quasi banale da ricordare, poiché estremamente famoso, eppure specchio della potenza dei media e di come ogni nuovo mezzo di comunicazione vada sempre trattato con il rispetto che merita fino a che non se ne è compreso il potenziale e l'impatto che questo può avere sul pubblico. 

 

Orson Welles fu indubbiamente geniale ma, cari lettori, esistono altri episodi relativi al mondo della televisione che hanno segnato con altrettanta potenza la storia dei nuovi media e in particolare quello della TV. 

 

 

 

[Il buon Orson Welles in tutta la sua epicità]

 

 

La televisione è stata, dopo la radio, la nuova frontiera dell'intrattenimento, polarizzando le discussioni di esperti e i confronti riguardo l'impatto sociale che questa poteva causare sull'utenza. 

 

Un po' come si fa da qualche tempo con YouTube e i vari social media. 

 

Se oggi alla televisione diamo del tu e lo spettatore medio è perfettamente in grado di capire i meccanismi di alcuni espedienti di comunicazione, fino agli anni '90 e primi 2000 si stava ancora cercando di esplorare ogni possibile frontiera utile ad accentrare l'attenzione del pubblico, possibilmente strabiliandolo con le unicità del mezzo. 

 

Se in Italia avevamo Mike Bongiorno a sorprendere il concorrente baro, Pippo Baudo a sventare un improbabile suicidio in diretta e su altre stazioni vi erano tentativi di parlare alle nuove generazioni e coniare nuovi format, in Inghilterra l'adorata BBC, che vanta alcuni dei migliori autori del mezzo, andava oltre e cercava di creare show e sceneggiati che potessero alzare l'asticella produttiva oltre lo standard. 

 

 

 

 

 

Uno degli eroi silenziosi di questa rivoluzione è stato Stephen Volk, autore televisivo che propose alla BBC un programma di finzione, dedicato ai fantasmi, seguendo le avventure di una reporter durante l'esplorazione di luoghi infestati, dando vita a una sorta di investigatrice del paranormale del piccolo schermo. 

 

Il tutto sarebbe dovuto culminare in uno speciale, trasmesso in diretta televisiva, durante il quale la crew avrebbe investigato su una famiglia perseguitata da fenomeni poltergeist, supportati dai presentatori in studio a discutere degli sviluppi, raccogliendo le testimonianze del pubblico in ascolto e le loro esperienze a contatto con fenomeni paranormali. 

 

La diretta era scritta e sceneggiata, quindi di palese finzione, e fu l'unica parte della proposta alla quale la BBC si interessò, mettendola in produzione e pubblicizzandola sulla rete dichiaratamente come opera di finzione e badando bene ad aprire il programma con le intro dedicate solitamente alle produzioni fiction BBC e non ai talk show o ai documentari e includendo nei crediti finali i riconoscimenti agli sceneggiatori.

 

BBC non avrebbe mai immaginato che quello show, quell'idea geniale di mockumentary in diretta televisiva, sarebbe diventato un fenomeno talmente potente da portare a un vero ban del contenuto, come fosse stato un artefatto maledetto da lasciare affondare sul fondo dell'oceano.

 

Il 31 ottobre del 1992 la BBC manda in onda Ghostwatch

 

 

[I principali volti a condurre Ghostwatch]

 

L'idea di Stephen Volk aveva, di base, un carattere avveniristico interessante e senza precedenti. 

 

Se oggi ci sembra normale partecipare attivamente alla diretta streaming di un gamer o di un entertainer del web e può apparire desueta la possibilità di interagire, tramite telefono, con una diretta televisiva - nei primi anni '90 i ragazzini chiamavano Solletico in Rai, per parlare con i presentatori o giocare in diretta - nel 1992 non esisteva uno show, men che meno a tema orrorifico, che avvalendosi della diretta televisiva fosse in grado di orchestrare un vero e proprio mockumentary mescolato allo show d'intrattenimento investigativo.

 

Un po' come un Chi l'ha visto? del paranormale, che trascinava inconsapevolmente il pubblico nella trama ingigantendo, in alcuni casi, la portata degli eventi disegnati dagli autori. 

 

Il tutto era reso allettante dall'idea di fondere realtà e finzione, e ancora prima dei found footage e di The Blair Witch ProjectBBC Stephen Volk avevano capito quanto il caso Enfield, mediaticamente enorme, avesse portato il pubblico a investire un enorme interesse e coinvolgimento, spronandoli a entrare nella storia di quella che poteva benissimo essere una truffa ben orchestrata o un reale caso di poltergeist

 

L'ambizione era quella di rendere, volutamente, il confine tra le due cose talmente sottile da riuscire a spostare la barriera della sospensione dell'incredulità oltre la soglia della coscienza dello spettatore, quella stessa coscienza che tante volte, al cinema, per molti fattori, non si riesce ad abbattere fino in fondo. 

 

 

 

 

 

Ghostwatch mise quindi in prima serata tutti quegli elementi tipici di una diretta televisiva, dando al pubblico un setting familiare con presentatori, scenografia, collaboratori in studio, degli inviati a intervistare la famiglia presa in esame attraverso un'inchiesta, tanto quanto i vicini e possibili testimoni oculari degli eventi soprannaturali. 

 

Eppure tutto quello che si vedeva era sceneggiato, e a rendere verosimile la formula contribuiva il set-up assolutamente reale di un live show e l'inconsapevole interazione del pubblico da casa.

 

La formula, condita dall'inaspettato investimento emotivo dell'audience, generò un mostro dell'intrattenimento.

 

In un segmento della diretta, la madre della famiglia perseguitata dal poltergeist mette a letto le bambine e, una volta spente le luci, grazie a una delle telecamere piazzate nel tentativo di riprendere ogni fenomeno il pubblico nota una figura spettrale, tempestando di chiamate lo show. 

 

Preso nota dell'accadimento gli autori portano in scena un monitor per rivedere le immagini ma, sulla registrazione, non vi è nulla. 

 

La presenza, ovviamente sceneggiata, cresce con il passare del tempo, fino a diventare centrale all'interno dell'indagine al fine di dare una spiegazione a cosa o chi sta perseguitando la famiglia. 

 

 

 

 

 

Il crescendo diventa sempre più palpabile. 

 

Dei disturbi tecnici causano malfunzionamenti nel collegamento con gli inviati, gli episodi paranormali aumentano e si estendono alla trasmissione, causando un blackout in studio e lo spirito prende possesso del conduttore spingendolo a compiere destabilizzanti e innaturali azioni, portando il tutto verso un climax che causa la tragica fine della diretta, gelando il pubblico della BBC

 

Il Ghostwatch  di Stephen Volk lascia l'Inghilterra shockata, senza difese, attonita al cospetto di un prodotto per loro alieno e, soprattutto, reale, poiché nonostante le pubblicità dei giorni precedenti, in un mondo senza la pressione mediatica di Internet come avvenuto per il programma di Orson Welles, il pubblico ha acceso la televisione per guardare uno show e si è convinto di assistere a una genuina diretta di un'indagine BBC su una famiglia perseguitata da poltergeist.

 

 

 

[Stephen Volk, ideatore di Ghostwatch]

 

Ghostwatch è stato così potente da diventare un fenomeno di portata nazionale, causando sindromi post-traumatiche in alcuni bambini e costringendo una donna a chiamare l'emittente chiedendo un risarcimento danni poiché il marito aveva bagnato i pantaloni durante la visione. 

 

BBC non aveva idea delle conseguenze che lo show, pubblicizzato come un fictional drama, avrebbe causato sul pubblico. 

 

Ghostwatch è diventato sempre più controverso ed è mediaticamente defunto quando un adolescente, affetto da disturbi dell'apprendimento e da alcune disabilità mentali, si è tolto la vita poiché convinto di poter rimanere con la propria famiglia in forma di fantasma, stando al biglietto lasciato prima dell'insano gesto. 

 

 

Lo show è stato sepolto dalla BBC per anni, cancellata la possibilità di replica o terze forme di distribuzioni, salvo poi essere stato riesumato grazie a Internet e alle molte testimonianze di stima che alcuni utenti della rete hanno rilasciato in favore di quello show che li aveva traumatizzati, ma anche spinti a entrare nell'intrattenimento o a diventare amatori del genere horror. 

 

Ghostwatch è stata una delle più grandi operazioni televisive mai realizzate e replicate, in parte, solo dallo show BBC Inside No. 9 e dal loro speciale di Halloween le cui dinamiche, applicate ai tempi moderni, sono state riproposte con molta efficacia, scatenando un differente fenomeno di live tweeting.

 

 

 

[Inside No. 9, speciale Halloween, ve ne ho parlato qui]

 

Ghostwatch, che per anni è circolato nel circuito pirata venduto in VHS da 50 sterline al pezzo, è stato riportato in auge dal pubblico stesso e lo trovate in DVD su Amazon - ovviamente in versione UK.

 

Se siete particolamente interessati esiste anche un documentario: Ghostwatch: Behind the Curtains.

 

Se ci pensate bene, BBC Stephen Volk hanno orchestrato il più grande, e il primo, mockumentary live della Storia della Televisione, declinandolo in una chiave orrorifica senza precedenti e che, per impatto sul pubblico, ha funzionato molto più dei successivi film, come il sopracitato The Blair Witch Project, e gli spesso noiosi found footage che circolano su Internet e che invadono le produzioni cinematografiche di genere. 

 

Ghostwatch, escludendo Inside No. 9, rimane un esperimento televisivo senza precedenti e che nessuno ha mai più replicato con tale potenza e portata.

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