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Il Dottor Stranamore di Kubrick torna in sala restaurato in 4K

1980-2020: 40 anni senza uno dei più grandi interpreti della Storia del Cinema. In occasione del 40° anniversario della scomparsa di Peter Sellers, avvenuta il 24 luglio 1980, la Cineteca di Bologna porta nelle sale italiane dal 3 febbraio il restauro in 4K del film Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba.

 

 

Il capolavoro sulla follia della Guerra fredda, che Stanley Kubrick trasse nel 1964 dal romanzo Red Alert di Peter George, nel quale Peter Sellers spadroneggia interpretando ben tre ruoli: quelli del capitano Lionel Mandrake, del presidente degli Stati Uniti Merkin Muffley e, naturalmente, del leggendario e diabolico Dottor Stranamore.

 

Il dottor Stranamore - Ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba è distribuito dalla Cineteca di Bologna nell’ambito del progetto Il Cinema Ritrovato. Al cinema, per la distribuzione dei classici restaurati. 

 

 



“Geniale e spericolato – racconta il direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli – satira sulle paure e le miserie della politica, Il dottor Stranamore è un film profondamente figlio dei suoi anni di guerra fredda e allo stesso tempo così disancorato da ogni tempo da essere attualissimo oggi, nel nostro tempo di impazzimento globale.

 

Al centro, ma anche in ogni angolo e interstizio, di questo film straordinario c’è Peter Sellers, il gigantesco Sellers uno e trino che in Stranamore offre una prova ai vertici assoluti dell’arte della recitazione”.

 

Il dottor Stranamore arriva dopo molti film che evocano la Guerra fredda e i pericoli, all’epoca reali, di una guerra atomica mondiale, e precede molti altri film su questo stesso tema.

In La fine del mondo (1959) di Ranald MacDougall, tre sopravvissuti, un campionario umano (una donna bianca, un uomo bianco, un uomo nero interpretato da Harry Belafonte) vagano in una New York distrutta da una nube atomica.

 

Il film esce nello stesso periodo (ma più sommessamente) della produzione a grosso budget, oggi quasi dimenticata, L’ultima spiaggia (1959) di Stanley Kramer, con Ava Gardner, Gregory Peck e Fred Astaire, un ammonimento piuttosto fatalista, tratto da un romanzo di Nevil Shute, in cui le reazioni causate da esplosioni atomiche hanno distrutto poco a poco ogni forma di vita sulla terra.

 

Uscito contemporaneamente al film di Kubrick (ci fu perfino un increscioso processo per plagio, iniziato da Kubrick contro il film rivale), A prova di errore (1964) di Sidney Lumet, con Henry Fonda e Walter Matthau, tratta esattamente dello stesso soggetto ma con accenti più gravi. 

Alla fine del film, per evitare una conflagrazione generale, il presidente americano deve rassegnarsi a dare l’ordine di bombardare New York per compensare la distruzione di Mosca e mantenere l’equilibrio.

 

Il film mostra tutto quello che non vediamo in Kubrick, cioè la gente nella sua vita quotidiana prima della distruzione.

Ma la cosa più stupefacente è che due anni prima aveva fatto la sua comparsa sugli schermi una commedia satirica che rappresentava la minaccia nucleare e mostrava l’esplosione della bomba atomica, “per ridere” ma anche a mo’ di avvertimento.

 

Questa commedia incantevole, portatrice di un messaggio, che raramente viene menzionata a proposito del film di Kubrick, è Il ruggito del topo (1959), di Jack Arnold.

Un attore trasformista – nella scia della tradizione inaugurata nel 1949 da Alec Guinness con Sangue blu di Robert Hamer – interpreta anche qui più ruoli principali, e questo attore già è... Peter Sellers. 

(Michel Chion, Stanley Kubrick. L’umano, né più né meno, Lindau 2006)  

 

 



Stanley Kubrick è fedele al romanzo da cui è tratto, Red Alert di Peter George, senza tuttavia imitarne affatto lo stile. 

 

“La trasposizione cinematografica deve trovare uno stile proprio, cosa che accade soltanto se il contenuto dell’opera è stato colto fino in fondo.

Procedendo in questo modo, emergerà un altro aspetto della struttura inerente il romanzo”.

 

Già completamente immerso nei preparativi per la realizzazione di quello che si aspetta sarà un thriller realistico, Kubrick si rende conto che la struttura della storia di George (tre azioni parallele si svolgono in tre spazi diversi, senza che i personaggi comunichino tra di loro) può essere concepita anche in forma di farsa, genere più efficace nel veicolare il senso dell’opera. 

 

 

 

 

"Iniziai a lavorare alla sceneggiatura con tutta l’intenzione di fare un trattamento serio del problema di una incidentale guerra atomica.

Mentre cercavo di immaginare il modo in cui le cose sarebbero avvenute nella realtà, continuavano a venirmi in mente delle idee che scartavo perché ridicole.

 

Ripetevo a me stesso: “Non posso farlo. La gente riderà”.

Ma dopo circa un mese iniziai a rendermi conto che le cose che stavo eliminando erano quelle più veritiere.

Dopotutto che cosa c’è di più assurdo dell'idea di due megapotenze disposte a spazzare via ogni forma di vita umana a causa di un incidente, reso più piccante da differenze politiche che alle persone che vivranno tra cento anni sembreranno tanto insensate quanto appaiono a noi oggi i conflitti teologici del Medioevo?

 

Così cominciai a pensare che mi stavo accostando al problema nel modo sbagliato: l’unico modo per raccontare la storia era una commedia nera o, meglio ancora, una commedia da incubo, dove le cose delle quali si ride di più sono proprio gli atteggiamenti paradossali che rendono possibile una guerra nucleare.

 

La maggior parte dell’umorismo di Stranamore scaturisce dalla descrizione del comportamento umano quotidiano, calato in una situazione da incubo, come quando il presidente russo sulla linea rossa dimentica il numero di telefono del quartier generale della difesa aerea del popolo e suggerisce al presidente americano di provare a rivolgersi all’ufficio informazioni di Omsk; oppure come l’ufficiale statunitense che, in virtù dell’assoluto rispetto della proprietà privata, indugia prima di consentire a un ufficiale britannico di sparare a un distributore automatico di Coca-Cola per poter avere le monete necessarie per telefonare al presidente degli Stati Uniti e comunicargli il prefisso d’emergenza che consente l’accesso alle trasmissioni con gli aerei del SAC.

(Stanley Kubrick in John Gelmis, The Film Director as Superstar, Doubleday, New York 1970)  

 

 



Per la scelta del cast, Kubrick si rivolse ancora una volta a Peter Sellers per la sua abilità a interpretare molteplici personaggi.

 

In Lolita Sellers aveva recitato uno stesso personaggio che indossava diversi travestimenti.

Nel caso de Il dottor Stranamore, invece, Kubrick voleva che Sellers recitasse ciò che egli definiva “il protagonista e il protagonista e il protagonista”.

 

In un primo momento Sellers si mostrò riluttante ad accettare di recitare in molteplici ruoli; sentiva che si trattava di un trucco e che gli spettatori l’avrebbero paragonato ad Alec Guinness, che aveva interpretato diversi personaggi in Sangue blu.

Kubrick convinse Sellers che non sarebbe riuscito a trovare un attore più adatto di lui a recitare i ruoli del presidente Merkin Muffley, del comandante di squadriglia Mandrake della RAF (per il quale mise un naso finto) e del dottor Stranamore.

 

Sellers venne pagato un milione di dollari per recitare le tre parti, il che fece coniare a Kubrick la battuta:

“Ne abbiamo avuti tre al prezzo di sei”.

(Bill Krohn, Stanley Kubrick, Cahiers du cinéma 2010)  

 

 



A Sellers piaceva l’opaco presidente Muffley.

 

La sceneggiatura prevedeva che arrivasse al tavolo della Stanza della Guerra dal basso, salendo con un ascensore idraulico, come un pupazzo da un pacco a sorpresa, e che avesse un brutto raffreddore.

 

Sellers interpretò la scena con tale energia, balzando in alto con un urlo e recitando ottimamente tutta la parte con un inalatore, che si dovette buttare un intero pomeriggio di riprese, e tagliare la scena, perché nessuno riusciva a smettere di ridere.

 

Alla fine Kubrick decise che preferiva che Muffley fosse l’unico sano di mente in tutta la stanza, per cui Sellers lasciò perdere le sniffate comiche e lo interpretò come una sobria combinazione di Dwight D. Eisenhower e l’aspirante presidente Adlai Stevenson, l’archetipo dell’intellettuale pomposo.

 

Fu proprio il personaggio di Stranamore che creò maggiori problemi sia a Sellers che a Kubrick.

 

Il fisico Edward Teller e l’esperto missilistico Wernher von Braun servirono come modelli per l’aspetto fisico. 

 

 



Memore di Rotwang, lo scienziato di Metropolis di Fritz Lang del 1927, genio tecnocrate e storpio cui si deve il progetto della città del futuro, Kubrick aggiunse il braccio artificiale coperto da un guanto nero che Rudolph Kleine-Rogge aveva usato per la propria interpretazione.

 

Il braccio ragionava per conto suo, facendo il saluto nazista, rifiutandosi di mollare la presa da un regolo calcolatore e prendendo il proprio padrone per la gola, un risultato di una delle improvvisazioni di Sellers.

 

Per la voce si ispirò al newyorkese stretto di Arthur Fellig, mischiandolo con un tedesco sopra le righe.

(John Baxter, Stanley Kubrick. La biografia, Lindau 2006)  

 

 



A un certo punto Kubrick propose a Sellers di interpretare anche il ruolo del maggiore T.J. “King” Kong, l’ufficiale incaricato dei bombardieri B-52 con il compito di lanciare la bomba.

 

Sellers si dibattè nella parte per una settimana senza riuscire a imitare l’accento del Texas.

 

La parte richiedeva una notevole prestanza fisica perché Kong doveva aggirarsi tra botole e scalette, per i diversi livelli dell’aereo fino al vano bombe.

Alla fine Sellers si ruppe una caviglia e non riuscì a portare a termine il suo quarto ruolo.

 

Kubrick ebbe la sensazione che a livello inconscio Sellers si fosse causato di proposito l’infortunio.

Essendo soddisfatto dell’energia e della creatività espresse da Sellers nelle tre parti che gli erano state assegnate decise di scritturare un altro attore per il ruolo del maggiore Kong.

(Vincent LoBrutto, Stanley Kubrick. L’uomo dietro la leggenda, Il Castoro 1999) 

 

Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba torna al cinema restaurato in 4K, 
sul sito di Cineteca di Bologna potete trovare la programmazione delle sale presenti nelle 16 regioni d'Italia che proietteranno il film.

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6 commenti

Andrea Ginanni

9 mesi fa

Un film che mi mancava, grande occasione per recuperarlo al cinema!

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Marta Savastano

9 mesi fa

Stupendo! Grazie ancora alla Cineteca di Bologna per le sue bellissime iniziative!

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Hanza

9 mesi fa

Cavolo non vedo l'ora di vederlo!! 
Speriamo che la Cineteca di Bologna continui cosi e che ci porti altri capolavori del passato al cinema.

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Gabriele Rovello

9 mesi fa

Fantastico 😍

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Yuri Palamini

9 mesi fa

IL mio film preferito!!! Non vedo l'ora di vederlo finalmente al cinema!!! 
I ♥️ Cineteca di Bologna

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Angela

9 mesi fa

É un peccato che il film sarà proiettato solo da piccole sale, mi piacerebbe che anche grandi circuiti, come l'Uci o il The space, aderissero a queste iniziative🙃

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